utopie

Capitoli I-III; IV-V ; VI; VII; VIII; IX; X ; XI; XII; XIII; XIV; XV-XVI; XVII-XVIII; XIX; XX; XXI-XXII.

 

Apocalypsis Iesu Christi

Giovanni riceve l'indicazione di raccontare quanto detto da Cristo circa il futuro dell'umanità.

(versione latina e immagini tratte da Biblia Sacra Vulgatae Editionis Sixti V. jussu recognita et Clementis VIII auctoritate edita, Venetiis: apud Nicolaum Pezzana, MDCXC, 952-968)

E' la Rivelazione della venuta di Cristo sulla terra - parusìa- alla fine del mondo.

E' l'unico (canonico) tra i tanti testi apocalittici nati nel periodo alessandrino (equivalenti allo sviluppo della  religioni del mistero nel mondo greco-romano), fa parte del nuovo testamento deuterocanonico (testi riconosciuti come ispirati solo dopo il IV secolo). Oltre che nei testi profetici classici del Vecchio Testamento, le visioni apocalittiche prendono corpo anche in imitatori più tardi (Libro di Daniele 190 a.C., Libro di Enoch).

Non esiste ancora la dogmatica cattolica, e nemmeno l'etica (l'amore per gli altri), come dimostra l'appello alla lotta contro il mondo in nome della certezza della vittoria finale. Il passo necessario oltre il livello dell'ascetismo filoniano e stoico è la determinazione di un mondo-altro, che compensi le tribolazioni del mondo presente. Questa sarebbe la funzione popolare dell'Apocalizze (ENGELS 1895)

Scritta in greco "veicolare" (koiné dialogikòs, quello conseguente all'espansione di Alessandro Magno).

Interpretazioni:  

allegorica-spirituale: il regno di Cristo in Terra sarebbe il regno della Chiesa, la Bestia l'Anticristo (di volta in volta la corruzione nel potere sia nella struttura laica che nell'ecclesiastica). Si inizia con il donatista Ticonio e Agostino, poi Gioacchino da Fiore, gli spiritualisti francescani e Dante, se ne trovano tracce in Lutero nella riforma. 

storicizzante (zeitgeschichtlich):  prevale l'esigenza di contestualizzare tutti i contenuti del libro, che sarebbe stato scritto in funzione anti-romana da Giovanni figlio di Zebedeo nei giorni dell'assedio di Gerusalemme (69-70: i gentili attorno al tempio - nel capitolo XI - sarebbero i romani dell'imperatore Flavio); il numero della Bestia, 666, è riferito a Neron Caesar; che ritornerà a sterminare Roma. In una seconda interpretazione la data dello scritto è spostata agli ultimi anni di Domiziano (indicazione già data da Ireneo alla fine II secolo, sostenuta dal Mommsen). Engels 1895 fa notare che nel II secolo erano molti coloro che si autoproclamavano profeti: uno di questi, Peregrino-Proteo, è bene descritto per il suo carattere avventuriero da Luciano 160. Secondo Bauer il cristianesimo fu dapprima un precipitato del mondo romano nell'epoca dei Flavii, come popolarizzazione della cultura prodotta da Platone, dagli stoici  e da Filone (basta sacrifici fisici, basta il simbolo sacrificale dell'agnello-Cristo che si sacrifica per tutti), mentre la letteratura neotestamentaria - compresa dunque l'Apocalisse, è un prodotto dell'epoca degli Antonini (II secolo). Oggetto dapprima della critica radicale degli illuministi, nel primo Ottocento il testo dell'Apocalisse fu storicizzato dalla  Scuola di Tubinga sia  teologicamente (con F.D.Strauss), poi da Bruno Bauer  (e Renan 1836, che pubblicizzò - attraverso varie copiature - le tesi di quest'ultimo). Quando ci si accorse che su una base giudaica si inseriva una novità notevole, il fatto cioè che la salvezza era possibile per tutti gli uomini, e non solo per i giudei, Völter 1882 risolse il problema ipotizzando nell'Apocalisse una stratificazione di documenti diversi, giudaici e cristiani. 

mitologico-astrale-escatologica: si rivelano influssi babilonesi (i 24 seniori, indice della numerazione mesopotamica; la lotta tra Marduk e i mostri del Caos) oltre che caldaici, giudaici, astrologici ellenistici (ciclo della donna), il tutto amalgamato dall'ispirazione cristiana dell'estensore finale. Si tratterebbe dunque di una summa dell'apocalittica tradizionale: sostenuta da Gunkel in opposizione alla storicizzazione, tale interpretazione si sviluppò con LOISY 1923, Boll, Norden

 

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Riferimenti:

GUNKEL 1921: H. Gunkel, Schopfung und Chaos in Urzeit und Endzeit, Gottingen:19212

LOISY 1923: Alfred Loisy, L'Apocalypse de Jean, Paris:1923

ENGELS 1882: Friedrich Engels, Bruno Bauer und das Urchristenthum, in Sozialdemokrat (Zurich), 1882, nn. 19 e 20 - tr.it. di Fausto Codino in ENGELS 1953

ENGELS 1883: Friedrich Engels, The book of Revelation, in The Progress (London), 1883, II, 112-113 - tr.it. di Fausto Codino in ENGELS 1953

ENGELS 1895: Friedrich Engels, Zur Geschichte des Urchristenthums, in Neue Zeit, 1895,I, 4-12,36-43 . tr.it. di Fausto Codino in ENGELS 1953

ENGELS 1953: Friedrich Engels, Sulle origini del Cristianesimo, Roma:Rinascita, 1953 (collazione a c. di Ambrogio Donini, dei tre testi di Engels 1882, 1883 e 1885)

LUCIANO 160: Luciano di Samosata, Della morte di Peregrino, 160 ca

RENAN 1836: Ernest Renan, Les origines du Crhistianisme, I, Paris:1836-83

VÖLTER 1885: D. Völter, Die Entstehung der Apokalypse, Freiburg:18852

 

 

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