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Un poeta brasiliano vince il Premio Internazionale CAMAIORE

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Nella Toscana Nord Occidentale, delimitata a Ovest dal Mar Tirreno e a Est dalle Alpi Apuane, si estende la Versilia, una terra dove è possibile crogiolare al sole su una spiaggia di bianca e finissima rena, tuffarsi in uno splendido mare blu, e in breve tempo salire fino su alte vette alpine attraversando una pianura rigogliosa e dolci colline da favola. Un territorio dove numerosi sono i monumenti di interesse storico, dove accanto all'alta tecnologia e alla modernità sopravvivono ancora tradizioni antiche e mestieri altrove scomparsi.

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Il territorio del Comune di Camaiore, fa parte di questa zona denominata Versilia che è conosciuta in tutta Italia per le sue bellezze storiche e paesaggistiche.

Il Comune di Camaiore, che si estende dal Mar Tirreno alle Alpi Apuane, è costituito dal Capoluogo e da 23 frazioni. Il Capoluogo, che prende il nome dal latino Campus Mayor, si trova in una bellissima vallata alle pendici delle Alpi Apuane ed è ricco di monumenti importanti come la Chiesa della Badia, splendido complesso monumentale dell' VIII secolo.

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Le frazioni sono tutte piccoli gioielli d'arte e tutte indistintamente meritano una visita. La più famosa sicuramente è Lido di Camaiore dalla spiaggia di sabbia finissima, vero paradiso per le vacanze estive.

 

tp5x.jpg (24571 byte)Il territorio è ricco, inoltre, di antiche tradizioni popolari come quella dei "tappeti di segatura" che vengono realizzati nelle strade del centro storico la notte della vigilia del Corpus Domini o la "Luminara" realizzata con lumini a olio ogni tre anni in occasione del Venerdì Santo, e di manifestazioni culturali e sportive.

Il Premio Letterario Camaiore, edizione 1999ha preso in esame le opere in lingua italiana di autori viventi pubblicate nel periodo compreso tra il 1° febbraio 1998 ed il 31 gennaio 1999 E' stata resa nota la cinquina degli autori finalisti che si contenderanno il riconoscimento, selezionata dalla giuria tecnica presieduta da Francesco Belluomini e composta da Alberto Cappi, Marcello Ciccuto, Elio Pecora, Paolo Ruffilli, Ciro Vitiello e Valentino Zeichen.

premio1.jpg (26928 byte)La giuria tecnica ha anche stilato i primi verdetti: il premio Camaiore-Proposta, riservato all'opera prima di autori under 35, è andato alla raccolta di poesie «Le farfalle di Bertleby» di Antonio Alleva, edizioni Tracce; riconoscimento speciale a Cesare Ruffato con l'opera «Scribendi licentia» (Marsilio). Infine, il premio speciale internazionale è stato assegnato a Reynaldo Valinho Alvarez per «II sole nelle viscere» (Campanotto), tradotto dal poeta Gaetano Longo.

Giovedì 24 giugno, nella villa Emilia al Lido, le copie dei cinque libri finalisti sono state consegnate ai 50 componenti la giuria popolare che dovranno scegliere il vincitore di questa tredicesima edizione del premio. La composizione della giuria, lo ricordiamo, è stata accuratamente studiata in modo da garantire la rappresentatività di tutte le categorie sociali ed economiche. Assieme ai volumi, i giurati hanno ricevuto anche la scheda per la votazione, su cui potranno indicare una sola preferenza. Giungono notizie anche dal Brasile: Reynaldo Valinho Alvarez, vincitore del premio speciale internazionale per la raccolta "II sole nelle viscere" (Campanotto), ha scritto per esprimere la propria soddisfazione ed annunciare il desiderio di essere presente a Camaiore l'11 settembre prossimo (ore 21), in occasione della cerimonia di premiazione dei vincitori che si terrà all'hotel Le Dune di Lido di Camaiore.

Nell'Albo d'oro del premio, nomi prestigiosi della letteratura italiana contemporaneane, per quello internazionale: nel 1987 Karol Woityla e Evgenij Evtusenko; nel 1998 Lawrence Ferlinghetti

«Meno istituti all'estero e più corsi di italiano»

Rilanciare la nostra cultura nei Paesi stranieri: un incontro promosso dalla Farnesina che avanza proposte radicali

Meno scuole italiane all'estero e più corsi di lingua italiana negli istituti stranieri. La cura per rilanciare la cultura italiana, proposta dal presidente della commissione Esteri del Senato, Giangiacomo Migone, è radicale. Sulla presenza culturale dell'Italia al di fuori dei confini e sulle politiche di promozione si è discusso ieri nell'incontro promosso dalla Farnesina. Presenti il ministro degli Esteri Lamberto Dini e il sottosegretario Patrizia Toia.

Aperta la stagione all'Arena di Verona

77° Festival, Giugno - Agosto '99

arena1.gif (37094 byte)Il Cairo grande capitale occidentale su modello di Parigi o di Londra. Un?idea come questa oggi ci sembra praticamente impossibile da realizzare, ma nel 1870 circa, pochi mesi dopo l?inaugurazione del Canale di Suez (17 novembre 1869), il Kedivé d?Egitto Ismail Pascià (che regnò dal 1863 al 1879), ha proprio queste intenzioni. Convinto che la spinta economica del nuovo canale sarebbe stata rilevante, vuole trasformare il Cairo modellandola sulle grandi capitali europee, dotandola di enormi boulevards e di un grande teatro d?Opera, costruito nel 1869 e oggi non più esistente perché distrutto da un incendio. Ma la ?grandeur? del Kedivé non si limita all?aspetto urbano della città. Essendo l?opera lirica in quel periodo il ?caleidoscopio? culturale di una nazione, Ismail Pascià vuole fondare anche l?opera nazionale egiziana, che dovrà fondere elementi della cultura musicale autoctona con quelli della musica europea ?colta?. Da questa esigenza nasce il progetto ?Aida?. Il Kedivé affida il compito ad Auguste Mariette, il famoso egittologo francese scopritore del Serapeum di Memphis e del tempio della Sfinge. La scelta del musicista si limita a tre nomi, ognuno dei quali esprime la cultura musicale di una nazione: Verdi ?in primis?, Gounod e Wagner in alternativa. L?opera deve essere ambientata nell?antico Egitto e il soggetto, già in qualche modo delineato nel progetto, non ha alcun precedente letterario alle spalle. Chi può contattare Verdi? Il Kedivé e il suo fido Mariette pensano a Camille Du Locle, autore insieme con Méry del libretto del ?Don Carlos?. Du Locle, oltre ad essere direttore dell?Opéra-Comique a Parigi è anche l?uomo di fiducia di Verdi in Francia. Tra gli ultimi giorni del 1869 e i primi del 1870 l??affare d?Egitto? passa dalle mani Mariette a quelle di Du Locle che immediatamente contatta il musicista di Busseto. Verdi si appassiona al soggetto e, il 28 maggio 1870, scrive a Du Locle:

(...) Ho letto il programma Egiziano. È ben fatto; è splendido di ‘mise en scéne’ e vi sono due o tre situazioni, se non nuovissime, certamente molto belle. Ma chi l’ha fatto? - vi è dentro una mano esperta, abituata a fare, e che conosce molto bene il Teatro. (...)

gli autori del ‘progetto’ sono Mariette e lo stesso Kedivé. Ma sulla vera paternità del soggetto di Aida ancora oggi imperversa il mistero: si va dall’ipotetico ‘plagio’ di Mariette nei confronti di una novella del fratello Eduard, ‘La fiancée du Nil’, fino a cronache dell’antico Egitto risalenti ad Erodoto e a Diodoro Siculo. In ogni caso, l’idea di un soggetto libero da precedenti letterari che potesse svilupparsi di pari passo con la partitura, magnetizza l’interesse di Verdi. libret.jpg (15996 byte)Per il compositore di Busseto, infatti, è la ‘’musica che deve possedere il dramma’’ e non il contrario. Lui legge il soggetto sempre in chiave musicale, riducendo un intero testo drammatico ad una scarna intelaiatura di azioni ‘musicabili’ che possano dare origine alla costruzione ‘melodrammatica’ dell’opera. Con ‘Aida’, per la prima ed ultima volta nella sua vita, Verdi si trova nelle mani un soggetto originale, non ricavato da drammi preesistenti. Lui che fino a quel momento (e anche in seguito), ha sempre attinto a drammi di Schiller, Shakespeare, Byron, Hugo, Voltaire, Gutierrez, etc. Ed è sempre stato costretto ad ‘aggredire’ la sostanza drammatica di questi testi fino a ridurla ad una serie di schizzi musicabili di forte valenza teatrale. Verdi accetta di fare l’Aida e detta le sue condizioni:

Eccomi all’affare d’Egitto, e prima di tutto bisogna che mi riservi tempo a comporre l’opera, perché si tratta di lavoro a vastissime proporzioni (come si trattasse della ‘Grande Boutique’ [L’Opéra di Parigi]) e perché bisogna che il poeta italiano trovi prima i pensieri da mettere in bocca ai personaggi, e ne faccia la poesia. Ammettendo dunque che io possa arrivare in tempo, eccovi le condizioni.
1. Farò fare il libretto a mie spese. 2. Manderò pure a mie spese persona al Cairo, per concertare e diriggere (sic!) l’opera. 3. Manderò copia dello spartito e lascierò (sic!) l’assoluta proprietà del libretto e della musica pel solo regno d’Egitto, ritenendo per me la proprietà del libretto e della musica per tutte le altre parti del mondo.

In compenso mi si pagherà la somma di centocinquantamila franchi, pagabili a Parigi dalla Banca Rotschild al momento in cui verrà consegnato lo spartito. Eccovi una lettera asciutta e secca, come una cambiale. Si tratta d’affari e mi perdonerete, mio caro Du Locle, se per ora non mi dilungo in altre cose.

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