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Cenni di storia
Il forte Venini di Oga E' una solida struttura risalente alla Prima Guerra Mondiale che, contrariamente ad altre fortificazioni, ha mantenuto intatte le sue caratteristiche strutturali perche' e' rimasta operativa, quale struttura di potenziale difesa piu' che di offesa, sino a oltre la meta' del XX secolo, per l'esattezza sino al 1958. Negli anni seguenti, purtroppo, ha subito vari saccheggi (cavi di rame, pezzi di ottone, parti di motori e di serramenti, eccetera) ma comunque il fatto anomalo di essere stato custodito per trent'anni dopo la fine del primo conflitto mondiale ha fatto si' che il Forte di Oga non venisse, pezzo a pezzo, smontato dalla popolazione locale per prenderne ricercate pietre di ottimo granito da costruzione, per giunta gia' squadrate e lavorate, cosa successa altrove. Una visita al Forte di Oga, aperto ai visitatori d'estate, e' d'obbligo per gli appassionati di cultura alpina. Il Forte Venini, così chiamato in onore del Capitano valtellinese Venini, medaglia d’oro al valor militare e che aveva partecipato alla campagna di Libia, è una solida struttura costruita tra il 1908 ed il 1912 a difesa dei principali valichi alpini dell'alta valtellina in vista di un eventuale conflitto con l’impero asburgico, se pur in quel momento alleato. Dominante la conca di Bormio e con un ampio giro d’orizzonte verso le vicine frontiere, sorge tra boschi di larice ed abetaie. Mentre gli altri forti valtellinesi, il Montecchio nei pressi di Colico ed il Sertoli sopra Tirano (costruiti in previsione di un attacco proveniente dalla confederazione Elvetica), non furono utilizzati durante la Prima Guerra Mondiale, il Forte Venini di Oga fu ampiamente sfruttato. Le sue bordate, la cui mira era aggiustata soprattutto da quel pugno di uomini abbarbicati sulla Cima di Trafoi che via cavo telefonico correggevano i tiri, raggiunsero più volte e con precisione anche Trafoi e Gomagoi oltre che la vetta dello Scorlùzzo e la zona del Passo dello Stelvio. Naturalmente i tiri non si potevano avvicinare troppo all’Albergo Svizzero posto sulla Dreisprachenspitze, altrimenti si sarebbe rischiato di violare il territorio neutrale, e così i baraccamenti austro-ungarici, siti di proposito immediatamente a ridosso di esso, avevano la garanzia di non essere bombardati: lì si potevano dormire sonni tranquilli! Caratteristiche della costruzione Il Forte Venini, era armato di pezzi da 120 mm molto particolari che avevano una gittata massima di quasi tredici chilometri (per la precisione 12.800 metri): basti pensare che la gittata dei 120 mm normali era di 7.300 metri. Quattro cannoni erano poi posizionati alle sottostanti Motte di Oga, posizione originariamente prescelta per il Forte di Oga, ed alla soprastante localita' detta Pradec'. D'appoggio al Forte del Dossaccio di Oga era la fortificazione posizionata ai 2.500 metri sul vicino Monte Scale, ove c'erano pezzi da 75A poi sostituiti, nell'autunno del 1915, da una batteria da 149G. Il Forte sorge in un particolare ambiente alpino interessante per gli aspetti naturalistici (vicina torbiera) e si trova a tutt’oggi in ottimo stato di conservazione al punto che nei fossati di gola e nelle aree circostanti si possono ancora osservare (caso assai raro) le originali predisposizioni atte ad impedire ad ipotetici assalitori di avvicinarsi alla costruzione, ossia pericolosi reticolati e punte in ferro disposte a ragno. Presenta una struttura molto robusta che deriva dagli studi di inizio secolo sui forti corazzati del Generale francese Brialmont. L’opera fu realizzata nel quadro di un ampio programma di costruzione di opere difensive predisposte a contrastare una possibile invasione proveniente dalle frontiere del Tirolo. La struttura difensiva, realizzata con grossi blocchi di pietra, è coperta da possenti gettate di cemento ed in punti più sensibili vi sono ancora grossi scudi di acciaio sui quali si aprono piccole feritoie per armi automatiche. Il grande portale ad arco immette nell’androne dotato di un ponte che può scorrere orizzontalmente e quindi in un cortile racchiuso tra alti e possenti muri. Nel lato più protetto vi erano i locali adibiti al confezionamento delle cariche di lancio, le polveriere e la cucina. Nel corpo principale del Forte, disposto su due piani dei quali oggi quello superiore è adibito a museo, vi erano gli alloggi, i magazzini, il comando, la sala dei generatori e così via. Capaci serbatoi d’acqua erano opportunamente interrati per servire da riserva, per oltre un mese, in caso d’assedio. Cupole girevoli ospitavano i cannoni, che erano del calibro relativamente modesto di 120 mm ma di tipo speciale che permetteva, come detto, gittate fino a 12.800 metri contro i 7.300 metri degli analoghi calibri ordinari. Le mitragliere di dotazione Modello Gartner non erano certo quanto di meglio offrisse la tecnica all’inizio della Grande Guerra. Poiché, stabilizzatosi il fronte, queste armi non potevano essere utilizzate sul posto, gli Alpini le trasportarono in Val Zebrù, ove trovarono modo di servirsene al meglio. L'utilizzo durante la prima Guerra Mondiale Nel corso della guerra altre artiglierie furono dislocate nei dintorni del Forte in posizioni particolarmente favorevoli per battere le montagne tenute dagli avversari. Cannoni di medio calibro furono perciò posizionati alle Motte di Oga e al Pradèc’. Ad integrare e ad alternarsi con la possente azione delle artiglierie del Forte e dei suoi dintorni, furono per tutto il corso della guerra chiamati i pezzi dislocati sul Monte delle Scale e sul Monte Forcellino, che a seconda delle particolari esigenze entravano in azione. Per tutto il corso della Grande Guerra, il Forte rimase attivo con le proprie artiglierie che parteciparono alle azioni contro lo Scorluzzo, la Nagler, il Cristallo, la Trafojer e così via, rintuzzando all’occorrenza le offensive avversarie. Per costruirlo si provvide alla realizzazione di una "decauville" (trenino che correva su una strada orizzontale) che raggiungeva la vicina val Cadoléna, ove venivano estratte ghiaia e sabbia. Il cemento era portato con la ferrovia fino a Tirano, poi con i cavalli veniva trasportato in loco. V’è da notare che l’attuale strada che conduce ad Oga è stata costruita per portare a termine la costruzione del Forte. Prima si utilizzava una vecchia mulattiera, a tratti più ripida, che ancora esiste. Alla sua realizzazione parteciparono più di quattrocento uomini che lavorarono intensamente per quattro anni. Per tutta la guerra esso fu molto attivo. In particolare nel luglio del 1918 i suoi colpi, unitamente a quelli delle altre postazioni difensive dell’intero bormiese, respinsero un violento attacco austro-ungarico. In quella vicenda un noto spettatore dell’epoca riporta che ben ottocento bombe austriache arrivarono sul bormiese, ma i proiettili erano sparati quasi a caso, non avendo loro degli osservatori in zona che potessero affinare il tiro sui bersagli. Dopo la Grande Guerra sino ai giorni nostri Negli anni che seguirono la fine della guerra, decretata nel novembre del 1918, il Forte non fu dismesso, essendo prossimo alla nuova frontiera. Affidato alla Guardia di Frontiera, con un nucleo di circa trenta uomini, nel 1935 fu anzi rafforzato con la costruzione della cosiddetta "Casermetta" posta prima dell’ingresso, ricavata da una baita in pietra di alpigiani. Sulla Casermetta si possono ancora intravvedere le scritte propagandistiche inneggianti al regime fascista. Verso la fine degli anni 1930 al Dossàccio ritorna una compagnia di artiglieri. Tutto viene revisionato, le anime dei cannoni vengono sostituite ed il Forte di Oga è pronto di nuovo per difendere l’alta Valtellina. Dopo la II Guerra Mondiale e fino al 1958 la costruzione gode di ottima salute, ingranaggi e marchingegni vengono periodicamente ingrassati ed assumono nuova efficienza. Dall’estate del 1958 i cannoni, che per oltre mezzo secolo hanno guardato verso i confini con spirito di difesa più che di offesa, vengono venduti come ferraglia a peso, inizia il degrado ed il vecchio manufatto bellico vede il saccheggio di cavi di rame, pezzi di ottone, parti di motori e di serramenti, addiruttura la pompa dell’acqua. Si perdono così importanti testimonianze materiali di quella storia. Oggi il Forte viene tenuto aperto durante l’estate a cura della Comunità Montana come monumento storico, compreso l’annesso piccolo museo. Visitarlo è il minimo che possiamo fare, non solo per ricordare i tempi lontani ma anche per sostenere con la nostra presenza il bisogno di continuare a custodirlo.
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