Cenni di storia
Lo scialpinismo
La Via imperiale d'Alemagna
Lungo la Valle di Fraele passava la Via imperiale d'Alemagna,
importante via di comunicazione che, nel medioevo, permetteva
un'agevole traversata di questo tratto delle Alpi collegando
l'Engadina e la Germania con l'Italia.
Come molte vie transalpine, anche questa doveva essere nota
già in epoche pre-romane, ma divenne famosa solo a
partire dal XII secolo. Ricorda il geografo e storiografo
svizzero Guler che in una piana della valle, nota come Campoluco,
"che non produce né erba né fiori"
furono trovate "di quando in quando meravigliose spade
di ferro, pugnali di bronzo di varia forma e grossi femori
quasi giganteschi". Forse erano le testimonianze tangibili
della veridicità di un'antica leggenda secondo la quale,
lassù, ai tempi di Sant'Ambrogio, vennero massacrati
moltissimi guerrieri pagani.
Capoluogo della valle era San Giacomo di Fraele
con la sua chiesa della cui esistenza si avevano dati certi
a partire dal 1287, e con l'"Osteria della Luisa",
unico punto di sosta e ristoro per carovane, viandanti e alpigiani.
Purtroppo la realizzazione dei bacini artificiali
di San Giacomo e Cancano ha cancellato, per sempre, queste
antiche memorie assieme agli abitati di Cancano di dentro,
Cancano di fuori, Campaccio, Ponte del Forno, Presure e agli
antichi forni per la cottura del minerale estratto dalle locali
miniere di ferro sfruttate fin dal XV secolo.
A difesa del percorso si affacciavano sulla
Valdidentro due torri che ancor oggi svettano sulla stretta
sella da cui si accede alla Valle di Fraele. Salendo da Premadio
la via passava fra le torri vincendo il sottostante salto
roccioso mediante una scalinata di legno i cui gradini potevano
essere rapidamente tolti per difendere il passaggio. A partire
dal 1516, secondo le norme degli "Statuti bormini",
chiunque transitasse per il valico doveva pagare 12 denari
per ogni carico trasportato.
La Valle di Fraele ebbe particolare importanza
strategica nei secoli XVI e XVII allorché la Valtellina
e i suoi valichi furono al centro della politica internazionale
del tempo. Le Tre Leghe, alleate ai francesi e alla repubblica
veneta, non nascondevano mire espansionistiche sul territorio;
l'impero austriaco e la Spagna miravano principalmente ad
avere il controllo dei valichi. In questo complicato e confuso
quadro storico, il 31 ottobre 1635, presso San Giacomo di
Fraele, ebbe luogo una furiosa battaglia fra le truppe francesi
del Duca di Rohan e quelle imperiali del generale Fernamont.
Il Rohan aveva raggiunto San Giacomo penetrando dalla Valle
Alpisella e dalla Val Pettini, il Fernamont vi era giunto
dalla Val Mora. Al termine del fatto d'armi il Fernamont fù
sconfitto lasciando sul terreno circa 2000 soldati e il comandante
francese, prima di lasciare il campo, fece bruciare più
di 70 case coi relativi fienili.
Il sistema idroelettrico Aem in alta Valtellina
La Valtellina, una delle più grandi valli
lombarde, si estende a nord di Milano abbracciando il corso
del fiume Adda, dalle sorgenti al lago di Como.
Gli impianti idroelettrici dell'Aem sono localizzati
lungo il corso superiore del fiume, nell'alta Valtellina da
Stazzona a Livigno. Si tratta di una zona di alto interesse
paesaggistico e naturalistico, in gran parte ancora incontaminata
e inserita nel Parco dello Stelvio.
Il sistema idroelettrico Aem in Valtellina,
esteso su un'area di 1000 km2, produce 1,8 miliardi di chilowattora
l'anno (circa il 50% di tutta l'energia distribuita dall'Azienda
a Milano), utilizzando un dislivello che, in poche decine
di chilometri, supera i 1800 metri. Gli impianti sono il risultato
di 80 anni di sviluppo che hanno portato ad un completo monitoraggio,
su tutto il territorio, delle principali funzioni che intervengono
nella produzione di energia elettrica e ad una completa "teleconduzione"
del sistema idroelettrico da parte del centro operativo di
Grosio.
La prima centrale entrò in funzione a
Grosotto nel 1910, lo stesso anno in cui nacque l' Azienda,
l'ultima nella valle del Braulio, è stata inaugurata
nel 1986, a circa 2000 metri di quota. L'energia idroelettrica
è un'energia pulita e deriva da una fonte rinnovabile.
La materia prima è l'acqua, che si rinnova seguendo
il suo ciclo naturale. La produzione non prevede processi
di combustione o chimici di alcun genere e tipo. Nello schema
viene evidenziato il principio su cui si basa la sua produzione.
L'acqua raccolta in un serbatoio scende attraverso una condotta
forzata.
Al termine della caduta fa girare le pale di
una turbina. Un alternatore collegato alla turbina trasforma
l'energia meccanica di rotazione in energia elettrica. Le
linee di trasmissione trasportano l'elettricità là
dove questa è distribuita. In un sistema ben progettato
l'acqua viene utilizzata su più livelli successivi:
in tal modo infatti la stessa acqua serve a far funzionare
più centrali poste "in cascata".

Impianto idroelettrico di Fraele / Viola
L'impianto utilizza le portate derivate dai torrenti Verva,
Viola, Foscagno, Cadangola, Sianno e altre prese minori, raccolte
da un canale derivatore della lunghezza complessiva di km
13/982.
In origine, queste acque alimentavano l'invaso creato dalla
vecchia diga di Cancano (quota immissione invaso 1.856,5 m
slm) e venivano utilizzate sulla centrale di Fraele. La costruzione
della nuova diga di Cancano ha limitato la possibilità
di invasare le acque della Vai Viola ai soli mesi primaverili.
Nella restante parte dell'anno, le portate del
Viola vengono utilizzate sulla centrale di Fraele con l'impianto
funzionante ad acqua fluente.
L'impianto è in esercizio dal 1928.
Bacino imbrifero: 73,13 km²
Dighe / capacità nessun invaso - funzionamento ad acqua
fluente
Centrali: 1 Località lsolaccia - Valdidentro
Potenza installata: 35 MVA
Salto medio effettivo: 520,70 m
Portata massima turbinabile: 7,50 M³ /sec
Quota di restituzione: 1.330,75 m slm
Impianto idroelettrico di Premadio
L'impianto utilizza le acque dei bacini di Cancano
e San Giacomo dove sfocia il canale di gronda Gavia Forni
Braulio, un'opera costituita da 3 tronchi in galleria per
una lunghezza complessiva di 35/505 km che raccoglie le portate
derivate dai torrenti Alpe, Gavia, Frodolfo, Zebrù,
Braulio, Forcola ed alcune immissioni minori.
Sempre nel lago di San Giacomo si immette il
canale derivatore dallo Spoll un sistema di gallerie della
lunghezza complessiva di 23,74 km che, sottopassando lo spartiacque
alpino, raccoglie le acque dell'alta valle di Uvigno, oltre
quota duemila, naturalmente defluenti verso il bacino del
Danubio.
Infine, nel lago di Cancano e per i soli mesi
primaverili, sfocia il canale del Viola. Questo cospicuo sistema
d'accumulo consente la regolazione stagionale delle portate
dell'intero bacino in concessione ad Aem, infatti a valle
della centrale di Premadio si succedono in cascata gli impianti
di Grosio, Lovero e Stazzona.
La centrale di Premadio è in esercizio
dal 1956.
Bacino imbrifero: 361 km²
Dighe / capacità 2 - Laghi di Cancano e S. Giacomo
(187 milioni di m³)
Centrali: 1 - Località Premadio - Valdidentro
Potenza installata: 160 MVA
Salto medio effettivo: 646,70 m
Portata massima turbinabile: 25,20 m³/sec
Quota di restituzione: 1.223 m slm
Impianto idroelettrico del Braulio
L'impianto, ultimo tra quelli realizzati da
Aem in Valtellina e situato alla quota più elevata,
può essere considerato un completamento di quello di
Premadio: infatti il canale Gavia Forni-Braulio riversava
la propria portata nell'alveo del torrente Braulio, a quota
2.107 m slm.
Più a valle, a quota 1.986 m slm, un'opera di presa
raccoglieva nuovamente le acque per convogliarle alla diga
di San Giacomo.
L'utilizzo di questa energia, altrimenti dispersa, si rivelò
estremamente interessante in considerazione delle crisi energetiche
degli anni settanta.
L'impianto è composto da una vasca di carico di 9.800
m3,dove ora si immettono le acque del canale Gavia, dalla
condotta forzata e dalla sala macchine.
La realizzazione in caverna è stata una precisa scelta
effettuata per minimizzare l'impatto ambientale, poiche la
zona inserita nel Parco Nazionale dello Stelvio. Particolare
cura è stata posta negli interventi di rinaturalizzazione
delle aree interessate dal cantiere. L'impianto è in
esercizio dal 1986.
Bacino imbrifero: 108,3 km²
Dighe / capacità: nessun invaso
Centrali: 1 - Località Case Bruciate
Potenza installata: 21 MVA
Salto medio effettivo: 133,83 m
Portata massima turbinabile: 16 m³/sec
Quota di restituzione: 1.986,17 m slm
Diga di San Giacomo
La costruzione dello sbarramento prese avvio
nel 1940 con l'obiettivo di creare un grande invaso in Val
Fraele a monte della vecchia diga di Cancano.
La realizzazione subì rallentamenti ed
interruzioni a causa degli eventi bellici e si concluse nel
1950.
L'opera, notevole in rapporto all'epoca sia
per il volume sia per i mezzi di cantiere che per le soluzioni
tecniche impiegate, è una diga di tipo a speroni nella
parte centrale e raccordata a due dighe laterali a gravità
massiccia.
Ai piedi della diga venne realizzata una piccola
centrale idroelettrica che utilizzava il salto esistente tra
la quota di San Giacomo e quella di Cancano.
La centrale fu dismessa e l'edificio sommerso
con la realizzazione della nuova grande diga di Cancano che
oggi, a massimo invaso, lambisce la porzione inferiore del
paramento di valle della diga di San Giacomo.
Nell'invaso affluiscono le portate del canale
dello Spol e del canale Gavia - Forni - Braulio oltre alla
portata naturale del primo tratto del fiume Adda le cui sorgenti
sono nelle immediate vicinanze del bacino.
Localizzazione: Alpi Retiche, Valle di Fraele
- Comune di Valdidentro
Tipo di sbarramento: Rettilineo, a speroni, a gravità
alleggerito
Quota coronamento: 1.951,50 m slm
Altezza max: 91,50 m diga a speroni - 45,5/25,5 m dighe a
gravità
Lunghezza del coronamento: 965 m
Capacità: 64 milioni di m³
Diga di Cancano
La grande diga di Cancano fu realizzata tra il 1953 e il 1956,
serrando, fino a quota 1900, la Val di Fraele alcune centinaia
di metri a valle del preesistente sbarramento di Cancano.
La diga, di tipo ad arco gravità, riceve le acque di
svaso della diga di San Giacomo e le portate del canale Viola
fino a quando il livello non supera la quota di immissione
(1.856,50 m slm).
L'invaso, che fa parte dell'impianto idroelettrico di Premadio,
è, unitamente a quello di San Giacomo, l'elemento di
regolazione stagionale dell'intero sistema idroelettrico Aem
in Valtellina.
Tipo di sbarramento: A volta, arco-gravità
Quota coronamento: 1.902 m slm
Altezza max: 136 m
Lunghezza del coronamento: 381,367 m
Capacità: 123 milioni di m³
Cronologia
1883 Installato il 1° generatore
elettrico, in provincia di Sondrio, azionato idraulicamente.
1888 L'illuminazione elettrica arriva a Sondrio e a
Morbegno.
1893 Il comune di Sondrio prende in esame l'ipotesi
di un impianto d'illuminazione stradale che si costituirà
5 anni più tardi.
1894 Viene inaugurato l'impianto d'illuminazione di
Delebio.
1895 Entra in funzione la centralina di S. Giacomo
Filippo, in Valle Spluga.
Tirano viene illuminata con l'energia prodotta dalla centralina
costruita dalla società tiranese "La Forza Elettrica".
1896 Viene inaugurato l'impianto elettrico di Novate
Mezzola.
1897 Nasce la Società Elettrica Morbegnese che
con la costruzione della centralina di Cosio alimenterà
il capoluogo della Bassa Valtellina.
1899 Viene costituita a Ponte in Valtellina la società
"L'Elettrica" che, realizzando la centralina di
Roncale sul torrente Valfontana, illuminerà il capoluogo
di quel comune (6 settembre 1899).
1901 Viene costruita, a Talamona, una centralina sul
torrente Roncaiolo.
Allaciamento di Villa di Chiavenna a una centralina realizzata
in località S. Bernardo sul Torrente Vertura.
Allacciamento di 3 frazioni di Campodolcino con una centralina
costruita sul torrente Rabbiosa.
1902 Viene costruita una centralina sull'Adda, in località
Mulini di Tiolo da parte dell'Unione Elettrica Intercomunale
che la allaccia a Grosio, Grosotto e Sondalo.
La centralina verrà sottesa nel 1917 dall'impianto
della centrale di Boscaccia, costruito dall'AEM
1904 Torre S. Maria è il primo centro della
Valmalenco a essere illuminato elettricamente.
Chiesa e Lanzada vengono allacciate alla centralina di località
Curlo, sul torrente Mallero.
Spriana viene alimentata da una centralina di Prato.
1906 Elettricità ai bagni di Bormio.
Centralina a Gombaro in Sondrio.
1907 Il comune di Sondrio rileva gli impianti della
società "L'elettricità in Sondrio".
1909 Centralina per l'albergo Madesimo.
Il primo decennio del 900
Gordona, Traona, Prata, Mese, Menarola, Novate, Mantello,
Dubino, Cino e alcune frazioni entrano a far parte, o, comunque,
si rafforzano, in campo idroelettrico.
1911 Illuminazione elettrica di molti alberghi.
Allacciamento di Colda alla rete di Sondrio.
1912 Cambiamenti nel campo idroelettrico nel comune
di Piuro.
1913 Centralina in località Dosso di Rasura.
Altre frazioni vengono allacciate alla rete di Sondrio.
Il comune di Sondrio si collega con la centrale Mallero. E'
la prima volta che viene utilizzata localmente energia elettrica
prodotta in centrali realizzate per esigenze extra provinciali.
1914 Alimentazione di Bianzone, Villa di Tirano e Stazzona
(Elettrovilla-Bianzone), Chiuro, Casacce, complesso ospedaliero
di Prasomaso, in Tresivio (L'Elettrica di Ponte).
La ditta Piccoli costruisce 2 elettrodotti a 8000 volt.
1915 L'Unione Elettrica Intercomunale di Grosio estende
la propria rete di distribuzione a Mazzo, Tovo e Vervio e,
successivamente anche a Lovero.
Il comune di Tirano rileva gli impianti della società
"Forza elettrica di Tirano".
1916 Nasce la Società Elettrica Parravicini,
a Morbegno, che rileva gli impianti della ditta Piccoli e
ne realizza di nuovi.
1917 S. Croce e Borgonuovo di Piuro vengono allacciate
a una centralina costruita sul fiume Mera.
Dopo la Prima Guerra Mondiale
Negli anni Venti la diffusione dell'uso di energia elettrica
è favorita anche dalla presenza sul territorio provinciale
di numerosi elettrodotti, a media tensione, realizzati per
alimentare i cantieri.
1918 L'AEM costruisce il serbatoio di La Ganda per
la centrale di Grosotto.
1919 Cepina (Valdisotto) viene alimentata da una centralina
sul fiume Adda.
Sernio e Cologna vengono allacciati alla rete di distribuzione
dell'AEM di Tirano.
Castionetto (Chiuro) viene alimentata con una centralina costruita
allo sbocco della Valfontana.
Viene fondata la Edison.
La Falck costruisce la centrale di Boffetto.
1920 Premadio, Isolaccia (Valdidentro), Oga (Valdisotto)
vengono allacciate alla centralina di S. Gallo della Società
Elettrica di Bormio.
Aprica viene collegata alla rete di distribuzione della Società
Elettrovilla di Bianzone con un elettrodotto a 5000 volt che
da Stazzona raggiunge l'abitato.
La Società "L'Elettrica" di Ponte la propria
rete di distribuzione a Tresivio, Poggiridenti, Nigola e S.
Giacomo di Teglio.
Chiusura della centrale Rasica causa dell'apertura di nuova
centrale costruita dalla Società Lombarda al Ragno
di Villa di Tirano, l'AEM di Tirano riceverà l'energia
compensativa alla cabina di consegna di Madonna di Tirano.
Costituzione del C.I.A.V. (Consorzio Intercomunale Alta Valtellina)
che curerà i rapporti energetici con l'AEM di Milano
in base alla Convenzione del 1906.
La Società Lombarda (Poi Vizzola) sopraeleva il Lago
Pirola e il lago Palù con un sistema di dighe.
1921 Viene costruita dalla ditta Ciapponi-De Stefani
la centralina di Albaredo.
Alimentazione di Montagna da una centralina costruita sul
torrente Davaglione.
Allacciamento di Caiolo ad una centralina costruita sul torrente
Val Canale.
Alimentazione di Livigno da una centralina costruita sul torrente
Spol.
1922 Viene inaugurata la centralina d'Albosaggia costruita
dalla ditta Sartorelli.
In Val Masino entra in funzione la centralina di Filorera.
I Bagni del Masino fruiscono, da diversi anni, dell'energia
prodotta con una propria centralina.
1923 Gli abitanti di Piateda, Boffetto e Sazzo vengono
forniti di energia da una centralina costruita in Valbona
sul torrente Serio.
1924 La Società Molinanca costruisce in Chiavenna
, sul Mera, una centralina per fornire energia a alcuni stabilimenti
locali.
La Edison inizia la costruzione dell'impianto della centrale
del Gran San Bernardo, finito nel 1928 con la grande diga
del lago di Truzzo.
1925 La Ditta De Bianchi fornisce energia elettrica
a Dazio mentre la Società Elettrica Morbegnese a Traona.
La Edison Inizia l'impianto Mese di terminato nel 1927.
1926 L'Elettrica di Ponte estende la propria rete a
Teglio (in concorrenza con L'Elettrovilla-Bianzone).
La Falck inizia lo sbarramento stagionale del lago di Venina.
1927 La ditta Vaninetti di Delebio alimenta Piantedo.
1928 In Valdisotto la Società Massaniga alimenta
i complessi ospedalieri di Pineta, Sortenna, Vallesana e gli
abitati di Le Prese e Mondadizza.
L'AEM costruisce il grande bacino del Cancano Fraele.
La Falck costruisce la centrale di Venina e di Armisa.
Dal 1929 alla Seconda Guerra Mondiale
La grave crisi economica del 1929 provoca una drastica diminuzione
nel consumo di energia elettrica.
Gli utenti di interi paesi si staccano dalla rete di distribuzione
e, più in generale, in tutti i paesi della Provincia
molte abitazioni limitano l'uso di energia elettrica all'accensione
di una sola lampada mobile che viene trasferita da un vano
all'altro attraverso passaggi praticati nei divisori e nei
pavimenti.
La conseguente maggior disponibilità di energia crea
fra le aziende distributrici una forte concorrenza che, talvolta,
è all'origine di situazioni paradossali, come quella
degli utenti di Teglio, contesi fra tre società.
Gli effetti della crisi si protraggono fino alla guerra d'Etiopia
e solo a partire dal 1936 si verifica una consistente ripresa
dei consumi di energia. L'aumento della richiesta è
favorito anche da una maggiore utilizzazione di elettrodomestici,
la cui diffusione era stata, nel frattempo, oggetto di intensa
campagna promozionale sostenuta dall'applicazione di tariffe
ridotte e da sensibili sconti sugli oneri di allacciamento.
Negli anni trenta si costruiscono ancora delle piccole centraline
e vengono estese le linee di distribuzione agli abitanti di
alcune frazioni dei comuni di Sondalo, Vervio e di Ponte.
1931 La diga del serbatoio Spluga regola tutto il bacino
sopra a Isolato in Valchiavenna con 32 milioni di metri cubi.
1932 La Falck costruisce la centrale di Zappello.
1935 La Falck costruisce la centrale di Vedello.
1938 L'AEM, dopo la stasi della depressione, costruisce
il nuovo serbatoio di Sernio.
La Edison occupa tutta l'area nord di Novate-Mezzola con i
bacini del Mera e del Liro.
La Falck inizia la costruzione dello sbarramento di Scais.
1940 Entra in funzione la nuova centrale di Gombaro
che alimenta gli stabilimenti Fossati di Sondrio.
Negli anni 40 l'energia elettrica raggiunge alcune frazioni
nei comuni di Bianzone e Colorina
Dal 1945 al 1960
La ricostruzione succeduta alla parentesi bellica 1940-45
determina un progressivo aumento dei consumi di energia elettrica
favorito, in provincia, dalla presenza di numerosi cantieri
per la costruzione di nuovi impianti idroelettrici.
La società Edison, subentrata alla "Cisalpina"
costruisce un elettrodotto da Mese a Villa di Chiavenna.
Anche in Valle Spluga la rete a 20000 volt viene estesa alle
cabine di trasformazione che alimentano altri 5 centri abitati.
Le vecchie centraline sono sottese dai nuovi impianti che
utilizzano tutti i corsi d'acqua di una certa rilevanza delle
due vallate e vengono pertanto disattivate.
La Società Vizzola costruisce in Valmalenco nuove linee
elettriche ad 8000 volt.
1956 Questa stessa società realizza una linea elettrica
da 8000 volt in Valmasino, e sempre negli anni cinquanta,
acquisisce le utenze dislocate nei comuni di Fusine e Cedrasco
e amplia la distribuzione nel comune di Teglio.
La Società Falck costruisce, sul versante orobico valtellinese
linee elettriche a 10000 volt alle quali vengono allacciati
molti centri abitati (da Faedo all'Aprica, Agneda.....).
L'AEM di Milano, in Alta Valtellina, modifica a 23000 volt
la rete e la estende.
La nazionalizzazione
Il 6 dicembre 1962 viene approvata dal parlamento la legge
n. 1643 che decreta la nazionalizzazione dell'industria elettrica
e trasferisce all'ENEL (Ente Nazionale per l'Energia Elettrica)
gli impianti di produzione di energia elettrica esistenti
sul territorio nazionale ad eccezione di quelli di proprietà
di aziende municipalizzate o autoproduttrici.
La distribuzione in provincia viene affidata alla zona di
Sondrio nell'ambito dell'esercizio distrettuale della Lombardia
Nord del compartimento di Milano.
Alla zona confluiranno, gradualmente, gli impianti di 32 aziende.
Gli impianti di distribuzione nazionalizzati sono stati oggetto,
dalla seconda metà degli anni Sessanta, di una massiccia
opera di rinnovamento e potenziamento per renderli più
funzionali e metterli in grado di soddisfare convenientemente
i bisogni energetici conseguenti al notevole sviluppo economico
verificatosi anche in Valtellina e Valchiavenna.