Scialpinismo in alta Valtellina

 

 
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Bormio

L’origine dei toponimo è dubbia e sembra derivare dall'aggettivo tedesco "WORM" = caldo, in riferimento alla presenza nel territorio di sorgenti di acqua termale; una seconda ipotesi che gode di un certo credito presso gli studiosi stabilisce un collegamento fra Bormio ed altre stazioni termali sparse nella zona anticamente abitata da popolazioni nordiche, dove veniva particolarmente venerato "Bormo", dio delle acque.

Architettura Sacra e Profana, Musei e Biblioteche della "Contea di Bormio"
Chiesa Collegiata dei Santi Gervasio e Protasio: la costruzione della chiesa dedicata ai santi protettori di Bormio risale probabilmente alla Tarda Antichità ed una chiesa battesimale di identica dedicazione è attestata fin dal secolo IX. L'edificio fu danneggiato nel 1620 dai soldati grigioni e distrutto dagli spagnoli l'anno successivo: la ricostruzione fu intrapresa a partire dal 1626 ed i lavori furono ultimati nel 1641 dall'Aprile. La facciata, originariamente in pietra, è ornata di un portale in pietra verde di Campello. All'interno il corpo centrale si apre in otto cappelle laterali: notevoli sono i lavori di intaglio, come il tempietto in legno sovrastante il fonte battesimale (opera di Giovanni Tedesco, 1648); gli stalli del coro e gli armadi sono opera dei fratelli Fogaroli. Si nota ancora un imponente organo secentesco. Sull'arco di volta esistente fra la sacrestia e la casa arcipretale si notano gli affreschi raffiguranti il Redentore, gli Apostoli, i Profeti ed una Madonna del Latte, opere databili al 1393. A fianco della Collegiata si erge la mole del Campanile cinquecentesco, restaurato nel 1927.
Bormio - portale antica abitazione

Chiesa dei Sassello o della Pazienza: la chiesa fu costruita nel XIV secolo e consacrata quando i bormiesi erano ancora sotto la giurisdizione del vescovo di Coira (probabilmente nel 1405): una iscrizione sull'arco interno della finestra in prossimità dell'altare ricorda che l'edificio fu fatto costruire da Giovanni figlio di Giacomo Gianazzini e che il figlio di lui, Brizio, eseguendo le ultime volontà paterne, la fece affrescare. La chiesa fu fatta riedificare nel 1684 e conserva un affresco quattrocentesco nella lunetta sopra la porta laterale. L'ancona dei Malacrida, eseguita per la chiesa, è ora conservata al Museo Civico.
Chiesa del SS. Crocifisso o di S.Antonio: Nel corso di alcuni restauri ottocenteschi fu rinvenuta una iscrizione gotica che farebbe risalire la costruzione dell'edificio al 1356. Durante una terribile pestilenza presso la chiesa fu costituito un ossario (XVI in.). La costruzione è semplice, a navata unica, con volta a botte e lunette lungo le pareti: primitivamente l'altare era unico e dedicato a Sant'Antonio ma si ha menzione di un secondo altare esistente alla fine del Trecento e dedicato a Sant'Agostino. I pregevoli affreschi che decorano l'interno della chiesa sono stati eseguiti nel Cinquecento. Nella cappella settecentesca appositamente costruita è conservato un Crocifisso ligneo cinquecentesco fatto oggetto di particolare venerazione.
Chiesa di S. Ignazio: la costruzione fu voluta dai Gesuiti ed iniziata quando questi si stabilirono a Bormio, nel 1635: la consacrazione risale al 1674. La chiesa è in stile barocco, forse un po' troppo ricco; l'altare centrale è piuttosto semplice, più ricchi i due laterali dedicati a San Francesco Saverio ed alla Vergine. Il pulpito e l'ancona sono dei bormiesi Donati.L'interno è affrescato da artisti vari: la volta, a cupola, è affrescata da G.B.Muttoni ed ha un orologio sopra l'arco trionfale. Gli affreschi delle pareti sono stati eseguiti da Giacomo Lechi ed Eugenio Ricci. Sui lati sono aperte otto tribune a grata, cui si accede da scale a chiocciola aperte nello spessore della muraglia; le tribune erano state costruite per gli allievi del Collegio Gesuitico, ed è ancora oggi esistente un passaggio a volta che congiungeva il Collegio alla Chiesa.
Chiesa di S. Vitale: dalle testimonianze la chiesa risulta esistente sin dal 1196: ad essa era annesso un piccolo ossario, esistente fino al secolo scorso e dove è ancora visibile la lapide Alberti datata 10 ottobre 1294. L'edificio ha mantenuta quasi inalterata la struttura originale, semplice ed elegante: sui muri esterni, sopraelevati nel quattrocento, sono ancora visibili lacerti di affreschi di un certo pregio databili al secolo XV, ed in particolare sulla facciata sud, prospiciente la via Roma, è raffigurato un crocifisso. All'interno sopra l'altare è visibile una ancona lignea cinquecentesca, scolpita ed intagliata, probabile opera di un artista tedesco; ai lati due statue policrome raffiguranti i santi Gervasio e Protasio. Uno dei due affreschi interni è attribuibile ad un ignoto artista valtellinese della scuola dei Valorsa.
Chiesa di Santa Barbara: sorta per voto pubblico durante la pestilenza dei primi dei Cinquecento, era una chiesetta di campagna fino a quando, nel 1821, il governo austriaco vi fece aprire un cimitero eliminando quelli esistenti presso le altre chiese. Quest'ultimo cimitero fu soppresso nel 1951. La chiesa ha una semplice struttura con abside semicircolare ed un solo altare: la preziosa ancona dorata dai Fogaroli, è ora collocata sull'altar maggiore della Collegiata. Attualmente la chiesa è chiusa al culto.
Casa Anzi: bella costruzione porticata risalente al secolo XV, fu dimora dei botanico Martino Anzi: la facciata è abbellita da finestre quadrangolari inferriate e decorate con motivi a graffito.
Palazzo de Simoni: il Palazzo risale al XVII secolo ed ospita attualmente il Comune, la Biblioteca ed il Museo Civico: l'edificio fu realizzato secondo i criteri della tradizione locale e presenta una sala di riunioni (stua) al piano terreno ed altre stanze internamente rivestite in legno, con pavimenti in pietra e grandi stufe in muratura. All'interno si apre la corte, o giardino, circondato dalle mura perimetrali; risale al medioevo la torre, chiusa alla base.
Casa Alberti: all'esterno si apre un portale litico a sesto acuto sormontato da uno scudo ornato da un fiore a cinque petali, stemma dell'antica famiglia De Murchi: in facciata si apre pure una svelta bifora gotica con colonnetta centrale.
La Torre Civica o Torre delle Ore: ha questo nome a causa della meridiana un tempo visibile sulla facciata, dipinta dal Nesini. Sulla Torre era stata posta la "bajona", campana usata per convocare la popolazione in caso di adunanze o di pericolo, che purtroppo crollò nel 1376, durante l'attacco delle truppe viscontee; rifusa nel 1488, fu ricollocata nell'antica posizione e vi rimase fino all'incendio dei 1855, quando fu ulteriormente fusa e ridotta nelle dimensioni.
Kuèrc: risalente al XIV secolo, se ne ha menzione dal 1387 come luogo dove veniva amministrata la giustizia e tenute le adunanze: alle sue colonne venivano appese le sentenze. L'attuale Kuèrc, o Coperto di Sopra, simile nella forma e nello stile all'antica struttura medievale, fu rifatta più volte e particolarmente dopo l'incendio dei 1855. Sotto il Kuèrc si celebravano alcune fra le cerimonie più tipiche dei carnevale bormiese, l'elezione del 'Poclestà dei Matti".
Casa Settòmini: la casa è cinquecentesca, in pietra con finestre protette da inferriate in ferro battuto. Notevole il cornicione sporgente che riprende la forma triangolare del tetto, sorretto.
Casa Buzzi: l'edificio risale con tutta probabilità al XIV secolo ed era inizialmente dotato di una Torre. La casa ha l'ingresso principale in via Anzi mentre quello secondario, oltre il giardino, è difeso da una cancellata in ferro battuto: la struttura conserva alcuni notevoli particolari architettonici come portali, loggiati e finestre inferriate. Durante il secolo scorso la casa fu adibita a "stazione" delle diligenze che collegavano la Valle padana con la Valle Venosta.
Torre Alberti: esistente già nel XIII secolo, variamente adibita nel corso dei secoli a struttura difensiva o edificio scolastico: conserva essenzialmente i suoi caratteri medievali, con muratura in pietra a vista e strette finestre che si aprono scandendo la divisione dei piani. Sotto il tetto si notano i mensoloni in triplice aggetto, forse destinati a sostenere una struttura aggettante. Il portale medievale è a sesto acuto.
Ex Ginnasio in vicolo Ginnasio: all'interno, all'inizio della scala, è visibile un affresco cinquecentesco che riproduce gli stemmi dei Visconti e del re di Francia.
Casa De Gasperi: sorge in via Roma. L'edificio, in stile barocco, risale al XVII secolo ed è ornato in facciata da un pregevole affresco attribuito al De Magistris: notevole il bel portale barocco.
Ponte di Combo sul Frodolfo: è menzionato fin dal XII secoIo come unica via d'entrata e di uscita per la strada di Poira. L'attuale ponte, dalla caratteristica struttura a schiena d'asino, con al centro due cappellette frontali, risale al 1591. il ponte è in pietra grigia e fu restaurato ai primi dei Settecento.
La Biblioteca Civica, situata in Palazzo De Simoni, possiede un patrimonio bibliografico valutato in oltre 20.000 volumi. Interessanti le raccolte di storia locale ed il fondo del Pio Istituto Scolastico, già dei Padri Gesuiti, con oltre 3.500 volumi (secoli XV/XVII). Importante l'Archivio Storico dei Comune dotato di numerose pergamene, atti dei processi civili e penali (numerosi quelli relativi alle streghe) ed una sorta di stradario trecentesco o "liber stratarum".
Il Museo Civico: aperto nel 1962 e disposto su due piani dei Palazzo De Simoni, custodisce una raccolta etnografica di notevole valore, in modo da offrire al visitatore una immagine esauriente sulla vita quotidiana nell'antica contea con la ricostruzione di alcuni ambienti tipici, degli antichi mezzi di trasporto e dagli attrezzi della vita contadina. Nella sezione storico-artistica sono raccolte alcune opere provenienti dalle chiese della zona ed una serie di ingenui ma pregevoli ex-voto.
Il Giardino Botanico Rezia: interessantissimo Orto Naturalistico dove sono riunite le più importanti specie della flora locale.
Il Museo Naturalistico-Mineralogico: situato nella casa del naturalista Edy Romani, in via Ortigara, comprende all'incirca 500 campioni di cristalli e fossili ritrovati nei dintorni di Bormio oltre a pochi esemplari di fauna locale.

Particolarità Naturalistiche

Il territorio di Bormio è compreso per la sua quasi totalità nel Parco Nazionale dello Stelvio, coperto da splendidi boschi di abeti, abeti rossi, ontani, pini cembri, larici e betulle: nel sottobosco si nota la presenza di flora di pregio e, in autunno, di funghi porcini. La vallata bormiese, grazie alla presenza delle acque termali, consente la crescita della felce e di alcune altre piante termofile. L'alto bormiese si differenzia a causa dell'affioramento di calcari e dolomie, rocce che consentono boscaglie a rodoclendro irsuto, pino mugo ed erica, secondo la diversa esposizione al sole. La zona è habitat ideale per numerose specie faunistiche alpine, dai grossi mammiferi quali cervi, camosci, caprioli e stambecchi, ai roditori come lepri, marmotte, scoiattoli ed ai piccoli carnivori (volpi ed ermellini); fra i volatili si segnalano oltre duecento diverse specie.



Usi, Costumi eTradizioni

Caratteristica della popolazioni dell'Alta Valtellina era l'abitazione composta da parti in legno e parti in muratura dove figuravano sostanzialmente due locali: l'uno, la stua, era adibito a soggiorno e camera, era interamente rivestito con tavole di legno e riscaldato da una stufa in muratura (la pigna); l'altro, più semplice e rustico, era adibito a cuciria. Esempi di questa tipologa abitativa sono ancora presenti nelle valli. Accanto agli insediamenti permanenti esistevano varie tipologie di insediamenti estivi, gli alpeggi: questi si diversificavano secondo la grandezza della costruzione e l'utilizzazione (semplice ricovero di pastori, abitazione familiare ed abitazione familiare con stalla); normalmente gli alpeggi erano costruzioni dai muri di pietra o, al più, dalla struttura di pietra e le rifiniture in legno.
Nel territorio dell'Alta Valtellina si ritrovano ancora esempi di mulini, che macinavano grano e frumento sfruttando l'energia delle acque, e caselli, ricoveri in muratura dove veniva conservato il latte. I costumi tradizionali, inizialmente molto semplici e quasi rozzi, hanno subito una notevoie evoluzione nel corso dei secoli fino a trasformarsi negli attuali abiti indossati da uomini e donne in occasione di feste e raduni folcIorici composti, per le donne, in uno scamiciato in panno nero con scollo quadrato ed ampia gonna al polpaccio, arricchita da una o più fasce di stoffa rossa; completano lo scamiciato la camicia bianca, dalla semplice arricciatura a girocollo chiusa con un nastro rosso, il grembiuie ed il fazzoletto da testa, coloratissimi, le calze e gli zoccoli o mocassini: questo costume femminile fu creato ex-novo, negli anni Trenta, appunto per feste ed incontri. Gli uomini hanno calzoni al ginocchio trattenuti in vita da una lunga fusciacca rossa, un'ampia camicia di lino coperta, nei giorni freddi, da un mantello nero di lana fermato su una spalla; calze e sopracalze di panno di lana coprono le gambe fino al polpaccio.
Tipico dell'abbigliamento maschile il cappello, un feltro scuro a tese ribassate in modo da raggiungere il bavero dei mantello. Tipiche figure delle valli erano i cacciatori ed i commercianti di pelli, i calzolai ed i venditori ambulanti, detti Kramer, provenienti dalla Bassa Valtellina, che fungevano da tramite fra gli abitati più dispersi ed i grossi centri di mercato. L'abilità degli artigiani locali era nota ed apprezzata anche all'estero, dove i valligiani emigravano più o meno spontaneamente (in particolare nelle zone della Renania, della Baviera e della Boemia).Oggi le tradizioni antiche sono riproposte in occasioni di feste tradizionali quali i "pasquali" (allegorie a soggetto religioso realizzate e condotte su portantina per le vie delle contrade), il gabinàt (epifania), gli scherzi di fine gennaio e soprattutto il carnevale, quando vengono rappresentati "l'uomo e la donna dei bòsch" (presente, questa, solo in Valdisotto) , cioé i "selvadegh" soggetti di favole e leggende diffuse un po' ovunque nell'arco alpino. Personaggi delle leggende popolari sono i confinà, cioè peccatori condannati a causa dei peccati commessi in vita a vivere in luoghi solitari battendo le rupi con enormi mazze.
Bormio - i "Pasquali"

Specialità gastronomiche

Un viaggio in Valtellina permette di gustare "sul posto" alcune specialità note ed apprezzate a livello nazionale: ricordiamo i vini D.O.C., prodotti nella parte meridionale e centrale della provincia di Sondrio. Si fregiano della Denominazione d'Origine Controllata i rossi Valtellina, Valtellina Sforzato, Valtellina. Superiore Sassella, Valtellina Superiore Grumello,Valtellina Superiore Inferno e Valtellina Superiore Valgella, ideale accompagnamento per i pizzoccheri, la polenta taragna e gli altri saporiti piatti della cucina locale.
La cucina valtellinese si basa su ingredienti semplici: il burro, i salumi, i formaggi e la polenta o la pasta fatta con farina di grano saraceno (fraina). Notissima la bresaola, salume preparato con tagli pregiati di manzo, è di paternità contesa tra Valtellina e Valchiavenna; particolarmente noti agli intenditori sono anche i prosciutti di capra e cavallo (il violino e la slinzega). I formaggi, registrati con il marchio D.O.P. sono il Casera e lo Scimudin, formaggio a pasta cruda salato in salamoia: la crosta, sottile e morbida, è di colore bianco-grigiastro, la pasta è di colore giallo-paglierino ed ha un caratteristico gusto dolce e cremoso. Naturalmente presso i rivenditori locali si possono gustare numerose varianti note e meno note di formaggi freschi e stagionati.

LE TERME

La presenza di acque termali a Bormio è nota fin dal tempo dei Romani: la prima fonte che ne fa menzione è la "Naturalis Historia" di Plinio il Vecchio, risalente al I secolo d.C.; successivamente l'utilità delle cure presso il bacino termale di Bormio è magnificata da Cassiodoro, ministro presso la corte dell'imperatore Teodorico (VI sec. in.). In onore di questi famosi estimatori, due delle nove sorgenti termali sono ricordate con i nomi di Pliniana e Cassiodora. Durante il Medioevo nella località dove sono attualmente situati i "Bagni Vecchi" è localizzata una chiesa intitolata a San Martino.
L'utilizzazione delle acque e degli edifici annessi viene regolamentata dagli Statuti comunali fin dal XII secolo, ma il vero e proprio sviluppo delle strutture collegate risale a tempi assai più vicini a noi e consolida la propria importanza grazie all'apertura della strada dello Stelvio (1825), che consentii una notevole facilitazione all'accesso turistico. Nel 1913 si arriva alla costituzione di una 'Società Anonima" per lo sfruttamento delle acque.

Le nove sorgenti termominerali sgorgano in una zona compresa tra i 1280 ed i 1420 m. di quota, ad una temperatura variabile tra i 37 ed i 43'c.: la composizione chimica permette di definirle acque solfato-alcalino-terrose e si distinguono in base alla radioattività, alla caratteristica di depositare fanghi in colonie solfobatteriose ed alla presenza di ferro. Le applicazioni terapeutiche riguardano le sindromi reumatico-uricemiche, i trattamenti susseguenti fratture e traumi e le affezioni della zona genitale: le terapie alle vie respiratorie sono effettuate attraverso inalazioni, mentre la terapia idropinica è risolutiva nei casi di gastrite, colite ed insufficienza epatica. Per le malattie della pelle si effettua la balneoterapia. Gli stabilimenti termali offrono la possibilità di usufruire inoltre dei seguenti trattamenti: massaggi estetici, bagni con idromassaggi, saune, fanghi, piscine e palestre per ginnastica e riabilitazione.

La storia

Di origine ligure, curtis regia sotto i Longobardi, eretta in contea nel secolo X dagli imperatori tedeschi, divenuta possesso dei vescovi di Coira, passò ai Visconti nel 1350 ottenendo numerosi privilegi. Contesa tra Como e i Grigioni, che l’occuparono nel 1512, saccheggiata dagli svizzeri nel 1620 e incendiata dagli Spagnoli nel 1621, Bormio fu unita alla Lombardia nel 1721. Questo breve percorso storico ci conduce attraverso date alla realtà geo-politica odierna del comune valtellinese ma senza tener conto di altri importanti elementi.

La Valtellina e la Valchiavenna infatti, hanno rivestito nella storia un’importanza superiore a quella che sarebbe logico aspettarsi vista la povertà e le ridotte dimensioni del territorio. Le due valli tuttavia hanno sempre assunto una rilevanza dal punto di vista politico ed economico all’interno dei rapporti tra Italia e stati europei a causa della loro posizione che ne faceva un punto strategico difensivo al centro della cerchia alpina e un nodo fondamentale nelle comunicazioni verso il Nord Europa. I bacini dell’Adda e del Mera sono stati un punto chiave per il controllo dei transiti tra l’Italia e gli stati tedeschi.

La stessa denominazione di “Magnifica Terra” o “Magna Terra di Bormio e le onorate valli”, assegnata in passato a tutta la zona a monte della strettoia di Serravalle, va al di là degli aspetti naturali e definisce un territorio volutamente circoscritto nella sua autonomia, orgoglioso del particolare articolarsi, sin dai tempi più lontani, della sua vita sociale.

 

 
 


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