LA CARTA DEI VALORI

4 aprile 2000 - AN presenta il suo "Manifesto dei Valori" 

"Valori e idee per l'Italia nuova" 


ROMA. La vita, da tutelare fin dal concepimento. La famiglia, da sostenere e valorizzare come fulcro della società. Il lavoro, da favorire con la partecipazione. La legalità, per un Paese più giusto e sicuro. L'unità Nazionale, come espressione di continuità tra le generazioni. L'Europa, come Patria delle libertà e del rispetto reciproco tra gli Stati che ne fanno parte. Sono i valori contenuti nella "Carta" di Alleanza nazionale. Sono i sei "punti cardinali" della politica della Destra italiana, che sono stati ieri al centro di una manifestazione, alla quale hanno partecipato quattordici città italiane, collegate in videoconferenza con l'Hotel Parco dei Principi di Roma. Valori che costituiscono una piattaforma programmatica per la Destra, che propone agli elettori un "patto" per realizzarli. E così, nell'insolita veste di "gran cerimoniere", al leader di An, Gianfranco Fini, è spettato il compito di fare gli onori di casa, alla presenza di Publio Fiori, Domenico Fisichella, Maurizio Gasparri, Gennaro Malgieri, Gaetano Rebecchini e Gustavo Selva. Ma si è scelto di far leggere la Carta dei Valori ad Angela Mattoni, una ragazza di 18 anni che si accinge a votare il prossimo 16 aprile per la prima volta (Alleanza nazionale, ovviamente): quasi un simbolico appello a tutti i giovani, il suo.

"E' con questa "Carta" - ha premesso Fisichella, prendendo brevemente la parola in apertura - che An si distingue per la sua specificità. Questi principi sono iscritti nei nostri cuori e appartengono a tutti gli uomini che si riconoscono nella nostra civiltà. Per questo, con questo manifesto dei valori, proponiamo un patto agli elettori, affinché ci diano più forza per realizzare tutto quello su cui si fonda la nostra azione politica, nella prospettiva del rinnovamento sociale e istituzionale della nostra Patria. E' un manifesto che fa chiarezza in questo momento difficile, brutale ma anche promettente, che stiamo vivendo".
All'unico intervento politico della giornata, sono seguiti quelli di una serie di ospiti davvero speciali, "ciascuno dei quali - ha anticipato Fini - è un testimone di rigore e coerenza umana nei confronti di questi valori e questi principi". A prendere per prima la parola è stata Antonella Sibio, ispettrice di polizia e vedova di un agente, ucciso a Roma nel giugno 1982, in un attentato dei Nar, la quale ha invocato un'attenzione maggiore da parte dello Stato e del Parlamento nei confronti delle famiglie delle vittime, delle tantissime vittime, cadute solo seguendo il proprio dovere. Eroi contemporanei, troppo spesso dimenticati. Come Gianfranco Paglia, tenente paracadutista gravemente ferito in Somalia, che ha preso la parola subito dopo. Lui, con quel viso bello e gli occhi sinceri, però eroe non si sente affatto, anche se dopo essere rimasto paralizzato agli arti inferiori si è rilanciato con il paracadute. E non si sente nemmeno un simbolo, Gianfranco: "No - dice alla platea commossa di An - non lo sono, sono soltanto uno come tanti, che ha creduto in quello che faceva. Quando mi chiedono se ne è valsa la pena, io rispondo sempre così: preferisco vivere in una carrozzina ma guardarmi la mattina allo specchio e guardare gli altri negli occhi, piuttosto che vergognarmi o sentirmi in colpa per qualche mio comportamento".

Sono parole, ha osservato Fini, che vanno diritte al cuore e che devono suonare come un monito. Ma ha commosso tutti anche la testimonianza di Gianluigi Ferretti, un ex emigrato oggi rientrato in Patria, che ha testimoniato l'impegno dei tanti partiti dall'Italia per andare a cercare fortuna all'estero ("Ho fatto parte dell'Italia fuori dall'Italia" ha rilevato) e che ha ringraziato la Destra (e in particolare Mirko Tremaglia) per la pluridecennale battaglia per concedere il diritto di voto ai nostri connazionali. "Ho conosciuto la fame e so come l'Italia ufficiale non si sia occupata degli emigranti. Solo la Destra ha sempre difeso i nostri diritti. E comunque vada a finire - ha detto - l'iter parlamentare della legge, nella storia resterà come una grandissima vittoria della Destra".
A Rosa, una lavoratrice che opera nel mondo della sanità (settore che a suo dire, è in totale "sfacelo"), il compito di illustrare difficoltà e problemi dei lavoratori "in Patria", mentre una testimonianza dal mondo dell'industria (in particolare dell'artigianato) è arrivata dall'imprenditore Leopoldo Facciotti.
Da Milano, in collegamento satellitare, c'erano invece Ignazio La Russa (che ha invitato tutti a portare in campagna elettorale il distintivo con il simbolo di An e la scritta "Il mio cuore batte a Destra") e Alfredo Mantica. A prendere la parola dal capoluogo lombardo come testimonial, però, sono stati Don Mario Sozzi della comunità "Promozione umana", l'avvocato Antonino Cusimano, ex-procuratore capo a Monza dove oggi è assessore di An al Comune, e Maria Teresa De Martino di Montegiordano, professoressa e madre di cinque figli, che guida un'associazione che sostiene le famiglie numerose. "Faccio parte di una specie in via di estinzione - ha detto ironica la De Martino - ho cinque figli, sono un insegnante di latino e porto i miei figli nelle scuole non statali. Se non sono un panda io!". Ma Fini ha subito ribadito l'impegno di An per la famiglia, la cultura classica e la parità scolastica.
Dopo la lettura da parte di Massimo Pedroni, di alcune pagine scelte, tratte dalle opere di Vincenzo Cardarelli e Giuseppe Mazzini, Roma si è messa in collegamento con Napoli, dove c'era Italo Bocchino a presentare Marcello D'Orta, ricordando di aver insegnato in classi composte anche di 45 alunni, ha rilevato l'importanza della scuola come possibilità di riscatto sociale per i più giovani, soprattutto al Sud, e ha puntato l'attenzione sulla questione Meridionale, quale nodo da sciogliere per risollevare le sorti dell'intero Paese.
Ma l'intervento che ha riscosso più applausi (e non solo quelli dei romani, visto che anche nelle altre città italiane collegate in videoconferenza è stato apprezzatissimo) è stato quello di Don Pierino Gelmini, che ha ricordato l'impegno della Comunità Incontro, da lui guidata, nella lotta all'alcolismo e alle tossicodipendenze. "Siete un partito coerente - ha detto, rivolgendosi a Fini e al presidente della Provincia di Roma, Silvano Moffa, seduto tra gli spettatori, con il quale negli ultimi mesi ha instaurato un rapporto di collaborazione - che sta dimostrando di essere fedele ai suoi ideali. Alla Sinistra, invece, vorrei dire che non si può curare la droga con la droga. La riduzione del danno non sconfigge la piaga, la droga di Stato non è meglio della droga di strada. Bisogna proclamare, invece, una cultura della vita, per far sì che i giovani tossicodipendenti tornino a vivere e non a sopravvivere".


Don Gelmini non ha risparmiato frecciate né a Rosy Bindi ("Più che un ministro della Sanità sembra una Ayatollah. Perché non fa un monitoraggio sull'uso del metadone? Sa il ministro quanto costa allo Stato e, soprattutto, è d'accordo, sull'uso di una sostanza che trasforma i nostri ragazzi in zombie?"), né al sindaco di Roma, Francesco Rutelli ("Doveva arrivare il Giubileo e aspettare nove morti per scoprire che a Roma ci sono tanti barboni in difficoltà?") accusando in generale la Sinistra di non aver alcuna capacità prospettica.
A Fini, dunque, il compito di tirare le somme della giornata: "Se la politica vive quotidianamente del teatrino delle dichiarazioni sulle alleanze, in questa perenne campagna elettorale, finisce per non interessare più i cittadini che giustamente si allontanano, e non vanno più a votare - ha sottolineato il leader di An - Ma se invece torna ad occuparsi delle idee e racconta, come abbiamo fatto noi oggi, le storie di chi vive giorno dopo giorno questi valori, allora tutto torna ad avere significato". E' un invito, ma anche la dimostrazione che la Destra sa parlare al cuore della gente. "L'invito è di guardare con fiducia ad An - ha aggiunto Fini - perché la nostra battaglia sia una battaglia vincente. Perché la Destra, con i valori che diedero vita al Congresso di Fiuggi, segue questi principi nella sua azione quotidiana. E, come è stato anche ribadito nella Conferenza di Verona, è una forza di principi e di programmi, che vuole aiutare la nostra società a crescere e ad innovarsi, senza dimenticare ideali e tradizioni". La Carta è una sintesi di tutto questo.

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