
Déjeuner sur l'erbe da Manet |
Il rifiuto del rimando tuttavia, conduce ad un gioco della superficie
segnata che si sposta di segno in segno. Di fronte alla mancanza di vertigine del
profondo, che costituiva il fascino e la sacralità dellarte classica, si installa
una vertigine della superficie che orienta il movimento in senso orizzontale, nella
ossessione moltiplicativa delle copie diverse, in una vertigine della quantità e
nelleccesso dellapparizione che si attua nella sovrabbondanza del segno e del
colore. |
Daltra parte la ricerca di unazione così pura da essere
assimilata a quella della Natura si presenta anchessa mitica, nel senso della
irreperibilità di quella purezza senza pensiero, senza tecnica, senza mezzo e senza
scopo attribuita, mitologicamente, appunto, alloggettualità delle immagini
trascendente e autoimponentesi ormai perduta. Questa nuova sacralità mitica
dellimmagine si orienta quindi verso un mutismo ancor più radicale. |
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Ad essa manca anche il riferimento astratto alle condizioni stesse del
rimando e della rappresentazione che avevano fatto la fortuna del quadro di Velazquez. Ad
essa rimane come compito il puro esercizio tecnico delloperare, che aspira ad un
risultato contraddittorio e annullante: lassenza di profondità originaria e ormai
introvabile si è fatta rifiuto della profondità, approccio alla maschera.
Il compito è di raggiungere lannullamento della tecnica, dei mezzi e dello scopo
dellorizzonte dellapparenza, pur rimanendo allinterno di
quellorizzonte stesso. |

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