E chiaro che nel racconto il matador
appare come lunico personaggio dei "tempi presenti" che conservi, come la
sua "arte", un riflesso dellabbagliante presenza della sovrana eccellenza.
Per Hemingway, come per Picasso, larte ha a che fare esclusivamente con la verità.
Sosteneva di conoscere solo ciò che aveva avuto modo di vedere personalmente. Tuttavia la
verità di cui si tratta, come per Picasso, non e altro che la verità del racconto letterario e dellimmagine artificiale che si
esplica nei segni della testimonianza appassionata. |
 |
 |
Bataille (Hemingway à la lumière de
Hegel, pp. 200-1) ha descritto lintera disposizione del lavoro dello scrittore
americano come "la morale del signore scomparso", imparentando il suo sforzo
letterario con la Fenomenologia dello spirito hegeliana ed illuminandolo attraverso
la dialettica del signore e del servo. Allinterno di questo orizzonte interpretativo
trova maggiore chiarezza la passione dello scrittore per la caccia e per la pesca, intese
come attività gratuite, senza corrispettivo in consumo, e per un "gioco" come
la tauromachia. |
In ogni caso si tratta di un tentativo impossibile di capovolgimento della
storia alla ricerca del prestigio eccellente del signore, caratteristico di un
mondo in rovina, ormai perduto. Infatti per la stessa dialettica tra signore e servo
(Hegel, Fenomenologia dello spirito, pp. 159 seg.) la coscienza del signore,
fondata sul riconoscimento altrui del proprio prestigio, sprofonda in una trascendente
inconsapevolezza nel momento in cui non è confermata dalla coscienza servile. |

Hemingway con Antonio alla barrera
|

Con Luis Miguel e Ava Gardner
|
Ciò che manca al signore nellepoca del suo splendore effettivo è la lucidità della comprensione (Bataille, Hemingway..., p.
200). Daltra parte lo sforzo di formazione dellautocoscienza richiede, secondo
Hegel, la negazione della Natura (cfr. A. Kojeve, Lidea della morte in Hegel,
p. 154), il farsi straniero al mondo dellanimalità. Lautocoscienza del
Soggetto pone quindi la necessità della trascendenza cosciente umana contrapposta
allimmanenza inconsapevole dellanimale. Tuttavia il terreno su cui poggia la
trascendenza è reso quanto mai instabile dalla morte. La fine della trascendenza rivela,
con la sua presenza consapevolmente tragica, la mancanza di fondamento di ogni
trascendenza. |
La conclusione di questo paradosso tra ricerca della trascendenza e
impossibilità di essa, richiede, nellepoca della trascendenza, della separatezza
della coscienza, della lucidità intellettuale consapevole, una regressione mitica: la
nostalgia per il mondo in rovina del prestigio, la ricerca impossibile dellimmanenza
che si attua appunto nella morale del signore scomparso. |
"Accettando volontariamente il pericolo di morte in una
lotta di puro prestigio, lUomo per la prima volta appare nel Mondo naturale"
(Kojève, Lidea della morte..., p. 159. Cfr. anche Bataille, Hemingway...,
p. 201). Il mondo trascendente si rivela quindi come lapparizione del mondo
trascendentale della parola nostalgica in un tempo inverso di ricerca letteraria, di
mito e di racconto sullimmanenza perduta che, nel tempo della sua pienezza, non
possedeva parole. |
La Natura, nella caccia e nella pesca, nel racconto mitico già inscritto
in queste due attività, si pone come lo specchio della trascendenza nostalgica nella
ripresa della sfida del combattimento tra eguali. E evidente
che ancor di più nella tauromachia la nobiltà attribuita al toro da combattimento fonda
lo scontro in un gioco, in una partita tra eguali, il cui scopo è la fusione impossibile:
divenire il Minotauro, metà uomo e metà toro, sul confine trascendentale mitico tra
immanenza e trascendenza. |
 Antonio in un derechazo
|
 Luis Miguel in un "bacio"
|
«Le jeu repose dailleurs sur le noble aveuglement,
ou la noble sottise de la bête» (Bataille, Hemingway..., p. 202), ma ancor di
più sulla stupidità, sullebete fascinazione che il matador subisce
nellannullamento della coscienza fino al confine dello sfiorare la bestia e con essa
la morte, la fine della trascendenza. Abbagliante e affascinante stupidità di automi
regolati: non più animali, perché persi per la Natura,
perché ormai entro il racconto, racchiusi nel cerchio
della parola che sola è in grado, attraverso la nostalgia trascendentale, di
evocare limmanenza. |
|