3. Il Signore

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E’ chiaro che nel racconto il matador appare come l’unico personaggio dei "tempi presenti" che conservi, come la sua "arte", un riflesso dell’abbagliante presenza della sovrana eccellenza. Per Hemingway, come per Picasso, l’arte ha a che fare esclusivamente con la verità. Sosteneva di conoscere solo ciò che aveva avuto modo di vedere personalmente. Tuttavia la verità di cui si tratta, come per Picasso, non e altro che la verità del racconto letterario e dell’immagine artificiale che si esplica nei segni della testimonianza appassionata. corrida2_tr.gif (36770 byte)
corrida_tr.gif (12336 byte) Bataille (Hemingway à la lumière de Hegel, pp. 200-1) ha descritto l’intera disposizione del lavoro dello scrittore americano come "la morale del signore scomparso", imparentando il suo sforzo letterario con la Fenomenologia dello spirito hegeliana ed illuminandolo attraverso la dialettica del signore e del servo. All’interno di questo orizzonte interpretativo trova maggiore chiarezza la passione dello scrittore per la caccia e per la pesca, intese come attività gratuite, senza corrispettivo in consumo, e per un "gioco" come la tauromachia.
In ogni caso si tratta di un tentativo impossibile di capovolgimento della storia alla ricerca del prestigio eccellente del signore, caratteristico di un mondo in rovina, ormai perduto. Infatti per la stessa dialettica tra signore e servo (Hegel, Fenomenologia dello spirito, pp. 159 seg.) la coscienza del signore, fondata sul riconoscimento altrui del proprio prestigio, sprofonda in una trascendente inconsapevolezza nel momento in cui non è confermata dalla coscienza servile.

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Hemingway con Antonio alla barrera

 

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Con Luis Miguel e Ava Gardner

 

Ciò che manca al signore nell’epoca del suo splendore effettivo è la lucidità della comprensione (Bataille, Hemingway..., p. 200). D’altra parte lo sforzo di formazione dell’autocoscienza richiede, secondo Hegel, la negazione della Natura (cfr. A. Kojeve, L’idea della morte in Hegel, p. 154), il farsi straniero al mondo dell’animalità. L’autocoscienza del Soggetto pone quindi la necessità della trascendenza cosciente umana contrapposta all’immanenza inconsapevole dell’animale. Tuttavia il terreno su cui poggia la trascendenza è reso quanto mai instabile dalla morte. La fine della trascendenza rivela, con la sua presenza consapevolmente tragica, la mancanza di fondamento di ogni trascendenza.
La conclusione di questo paradosso tra ricerca della trascendenza e impossibilità di essa, richiede, nell’epoca della trascendenza, della separatezza della coscienza, della lucidità intellettuale consapevole, una regressione mitica: la nostalgia per il mondo in rovina del prestigio, la ricerca impossibile dell’immanenza che si attua appunto nella morale del signore scomparso.
"Accettando volontariamente il pericolo di morte in una lotta di puro prestigio, l’Uomo per la prima volta appare nel Mondo naturale" (Kojève, L’idea della morte..., p. 159. Cfr. anche Bataille, Hemingway..., p. 201). Il mondo trascendente si rivela quindi come l’apparizione del mondo trascendentale della parola nostalgica in un tempo inverso di ricerca letteraria, di mito e di racconto sull’immanenza perduta che, nel tempo della sua pienezza, non possedeva parole.
La Natura, nella caccia e nella pesca, nel racconto mitico già inscritto in queste due attività, si pone come lo specchio della trascendenza nostalgica nella ripresa della sfida del combattimento tra eguali. E’ evidente che ancor di più nella tauromachia la nobiltà attribuita al toro da combattimento fonda lo scontro in un gioco, in una partita tra eguali, il cui scopo è la fusione impossibile: divenire il Minotauro, metà uomo e metà toro, sul confine trascendentale mitico tra immanenza e trascendenza. Ant_nat.jpg (14703 byte)
Antonio in un derechazo
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Luis Miguel in un "bacio"

«Le jeu repose d’ailleurs sur le noble aveuglement, ou la noble sottise de la bête» (Bataille, Hemingway..., p. 202), ma ancor di più sulla stupidità, sull’ebete fascinazione che il matador subisce nell’annullamento della coscienza fino al confine dello sfiorare la bestia e con essa la morte, la fine della trascendenza. Abbagliante e affascinante stupidità di automi regolati: non più animali, perché persi per la Natura, perché ormai entro il racconto, racchiusi nel cerchio della parola che sola è in grado, attraverso la nostalgia trascendentale, di evocare l’immanenza.

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