3. Tercio de banderillas

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3. Tercio de banderillas

Il torero, non sempre il matador, senza l’ausilio di alcuna esca si avvicina al toro e in tre fasi successive pianta nel morillo, la gobba di muscoli sul collo, tre paia di bastoni multicolori. Lo scopo è di far abbassare ancora la testa della fiera, in modo da favorire il lavoro di chi lo dovrà uccidere, e di correggere gli eventuali difetti di traiettoria. La regola vuole che questa fase si realizzi come un gioco, in modo ritmato e allegro.

Intorno alla fiesta regna un’aria di irrealtà che e propria di ogni rito; e come il rito essa risponde a regole precise e codificate dalla tradizione. Violenza e regola ne costituiscono il fascino nell’eccessiva presenza dell’una come dell’altra. Il paragone con il Sacrificio sembra del resto autorizzato dalla gratuità e totalità dell’annientamento della vittima dal punto di vista del suo essere cosa (cfr. G. Bataille, Teoria della religione, p. 66). Si vuole togliere all’animale il proprio statuto di strumento, di oggetto, per richiamarlo all’intimità del racconto regolato, riportarlo all’essere. Il sacrificio è fondato sulla negazione dell’ordine reale che sola può favorire l’insorgenza dell’ordine mitico. Solo la morte, la prossimità con essa, può rivelare "lo splendore invisibile della vita" (ivi, p. 69). toros y toreros3_tr.gif (32781 byte)
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Il problema incessante posto dall’impossibilità di essere umano senza essere una cosa e di sfuggire ai limiti delle cose senza giungere al sonno animale riceve la soluzione limitata nella festa. (Ivi, p. 74)

La tauromachia moderna ha questa caratteristica in comune con le feste antiche: il regime religioso che sottende il comportamento regolato, l’uccisione rituale, la necessità di sfuggire all’ordine delle cose, l’opportunità di accordarsi in qualche modo con la furia imperiosa, pur nei limiti dello spazio circoscritto dalla realtà che è rappresentata dal circolo vizioso dell’arena mitica.

 

Ma se la parentela con il sacro è fondata sulla presenza dell’intimità nella costante nostalgia di fusione con l’Oggetto che anima le movenze della lidia; se, d’altro canto, la vicinanza al sacro evidenzia il paradosso della tecnica automatica come unico mezzo rimasto al Soggetto per la realizzazione di quella intimità, l’istituzione della tauromachia coinvolge altri meccanismi che la fanno assomigliare al gioco.

Tutto ciò che è mistero o simulacro per natura, è vicino al gioco: ma bisogna che la parte della fantasia e del divertimento prevalga, vale a dire che il mistero non sia visto con riverente soggezione e il simulacro non sia origine o segno di metamorfosi e di possessione (nota) (R. Caillois, I giochi e gli uomini, p. 20).

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Le caratteristiche della tauromachia moderna sembrano soggiacere alle categorie di classificazione che Caillois attribuisce ai giochi. Essa, come del resto tutto ciò che ha a che fare con il sacro, è dispendio (ivi, p. 22). In essa l’automatismo gratuito delle regole e delle movenze, il macchinismo esagerato messo in moto dai contendenti sembrano preconizzare il gioco automatico. Ancora, in essa si ritrovano i quattro metri di classificazione che Caillois utilizza per la distinzione dei giochi: Agon (competizione), Alea (caso o fortuna), Mimicry (simulazione), Ilinx (vertigine)  (ivi, p. 28).

Agon: nell’affetto nei confronti di chi si deve uccidere e nel gioco al rialzo che costringe a figure sempre più complesse e pericolose.

Mimicry: nel senso della teatralità artificiosa del gesto al di fuori della funzionalità, per il gusto del puro effetto coreografico e nel senso di immedesimazione reciproca che conduce l’uomo alla comprensione intuitiva delle possibilità dell’animale e quest’ultimo, regolato dalla sofferenza dei successivi tercios, a comportarsi secondo determinate regole imposte.

Ilinx: nella vertigine della coscienza offuscata, che coinvolge tutti e che fa considerare il rischio come un puro caso tra gli altri, illuminando la sovrana indifferenza di chi sembra non abbia più nulla da perdere e, nella perdita della propria coscienza, tende a confondersi, avvicinandosi sempre di più, con l’oggettualità assoluta rappresentata dall’avversario

Alea: nella fiducia costante nelle reciproche traiettorie dei contendenti, laddove uno dei due, il più pericoloso, per puro caso, può comunque, se non controllato opportunamente, scartare, deviare, rompendo l’incanto del meccanismo.

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