1. Passeillo

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toros y toreros3_tr.gif (32781 byte) 1. Paseillo

I toreri entrano sul ruedo a tempo di musica e marciano verso il palco della presidenza. Giunti qui sotto, salutano il presidente e si apprestano a combattere il primo toro.

L’automa, come corpo tecnico simulato dalla razionalizzazione del corpo reale, è il rappresentante generico della specie a cui appartiene la sua immagine. Esso, avendo perso le caratteristiche della persona individuale, costituisce una simulazione tecnica della vita basata sull’utilità o che fonda a sua volta, nella perdita della coscienza individuale, l’uso distorto della tecnica nell’abbandono del valore d’uso e nell’approccio al gioco e al sacro, sul terreno dello spreco gratuito delle risorse. Il comportamento automatico è da intendersi in primo luogo come un tentativo di "abbassamento" a livello di vita animale da parte della coscienza umana, secondo la concezione razionalistica del mondo animale; in secondo luogo come simulazione di un innalzamento impossibile, ricreato tecnicamente, all’orizzonte mitico della verità nostalgica di una comunicazione totale tra Soggetto e Oggetto: abbandonare il sé e, nel farsi rappresentante generico della vita, farsi coinvolgere nella vertigine del movimento regolato e della sovrana indifferenza. Paseillo.jpg (27431 byte)
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Luis Miguel Dominguin
La temporada del 1959 fu certamente una delle ultime che si ricordino in modo particolare. Due uomini nel cerchio mitico dell’arena si contendevano la palma del miglior matador. L’uno, Luis Miguel Dominguin, già tragico nell’aspetto e nella maschera del volto, nonostante la mondanità da cui era circondato, nonostante la presenza di belle donne intorno a , già famoso, appena tornato ai combattimenti.
L’altro, Antonio Ordoñez, suo cognato e amico fraterno, più giovane, dall’aria scanzonata, pronto a tutto, in possesso di tutta la tradizione tecnica in grado di fargli superare con facilità tutte le difficoltà della lidia anche più complessa. Si affrontarono in un mano a mano rimasto famoso, che sarebbe durato tutta l’estate, procurando ferite e riconoscimenti ad ambedue, fino a giungere ad una delle più belle corridas de toros mai realizzate in assoluto a Malaga il 14 agosto, durante la quale furono concessi dieci orecchi, quattro code e due zoccoli Ant_fin.jpg (22396 byte)
Antonio Ordoñez
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Hemingway e Antonio Ordoñez
Ma la particolarità della temporada del 1959 non si ferma all’eccezionalità dell’evento in che si snodò per le arene di Spagna. Intorno al cerchio mitico dell’arena, testimoni dell’atto, ognuno secondo la propria disposizione, altri due uomini, tra gli altri, tornavano alla passione per la tauromachia che aveva contraddistinto la giovinezza di ambedue e che proprio in quell’anno, negli stessi momenti, li attirava ancora nella fascinazione inspiegabile della lidia, tenendoli legati alla figurazione di una morte spiegata dinanzi agli occhi. Ernest Hemingway e Pablo Picasso.
Il primo dalla parte di Antonio Ordoñez scrisse un secondo libro sulle corride, l’altro fu al fianco di Luis Miguel Dominguin, al quale chiese una prefazione al suo libro di disegni sulla corrida: amici personali e fan faziosi. L’eccezionalità dell’evento è senza precedenti, date le testimonianze che furono lasciate: tracce di una storia di tori, toreri e amicizie appena fuori del tempo e delle mode del tempo. pablo_luis.jpg (17246 byte)
Pablo Picasso con Luis Miguel Cocteau e Lucia Bosè

1. Passeillo 2. Tercio de varas 3. Tercio de banderillas 4. Tercio de la muerte 5. Arrastre

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