|

Isabella
|
Al contrario di quanto comunemente si pensi avviene qui il
ribaltamento delle normali coordinate dellimmagine rappresentata. Il contenuto
significativo, il soggetto religioso o mitologico, intorno al quale si orientava
precedentemente 1intento figurativo, nellatto di farsi servo
della"istoria", viene meno allinteresse delloperatore. Il ritratto
stesso, come definizione dei tratti significativi di un volto o di unimmagine
pubblica reale o immaginaria, non esiste, se non nella pura forma della sua
rappresentazione, della figuratività vuota, nellatto stesso del rappresentare. Con
la scomparsa del racconto mitico o religioso, del linguaggio come sottofondo operante
giustificativo dellimmagine, a cui essa costantemente rimanda, viene in primo piano
il mutismo della visualità pura e del suo fascino. |
|
Improvvisamente non si e più in grado di
assolvere il proprio ruolo di commentatori dellaldilà della tela, delle storie e
dei racconti leggibili che ne costituiscono la trama non tanto segreta:
lintreccio linguistico significativo su cui poggia 1immagine che racconta.
Ciò che rimane, nella sacralità fredda della rappresentazione in sé, è il mutismo
dellimmagine che coinvolge, nel venir meno delle storie e dei racconti. Sullo
sfondo,linsignificante calore della chiacchiera, del pettegolezzo aneddotico da atelier,
sulla vita dellautore, su quella dei personaggi. |

Maria Teresa |
|

Filippo IV |
Tuttavia. Tuttavia la messa in scena del sé rappresentante
non é senza colpe da espiare. Limitazione non si rivolge più, si è detto, né
alla "cosa", né al contenuto, alla "storia", ma allattenzione
stessa fissata sacralmente in uno dei suoi istanti. Mimesi antitetica che vuole fissare
ciò che inevitabilmente è molto problematico: la rappresentazione di Velazquez, legata
al puro reticolo della visibilità, conduce ad un inestricabile intreccio di immagine muta
e di chiacchiera aneddotica. Il Mito, sconfitto sul piano della significatività interna della raffigurazione e del rimando esterno alla vita del
personaggio, esorbita nella vita delloperatore. Oggi io conosco meglio Velazquez di
Filippo IV e dellinfanta Margherita. Anzi, essi stessi non esistono se non
attraverso la rappresentazione che se ne è data oltre la loro vita reale. Velazquez non
si considerava un pittore, ma un uomo di corte. Nel suo secondo soggiorno romano arrivò a
rifiutare un prezioso regalo del papa, perché ai gentiluomini non conviene ricevere
qualcosa in cambio di unattività gratuita. La mitizzazione delloperatore
artistico ormai compiuta nella ieratizzazione
dellartefice e del suo sguardo, sia esso presente, come nel caso di Las Meninas
e di ogni autoritratto sia esso pesante nella sua assenza o, per meglio dire, nella
esteriorità del guardare dal di fuori alla scena
rappresentata. |

|
|