3. Apparenza

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Velazquez non fu pittore di soggetti religiosi né di mitologie (nota 1). I suoi interessi pittorici e figurativi, fin dai primi bodegones dell’apprendistato sivigliano, si incentrano principalmente sulla visibilità delle cose, sul loro stato di apparenza. II naturalismo di Velazquez è stato giustamente concepito, quindi (nota 2), come altrettanto derealizzante, quanto il manierismo e il mitologismo dei suoi contemporanei. La pittura di Velazquez pone in campo anch’essa lo stupore come tutta l’arte barocca; ma si tratta qui non di uno stupore rispetto alla"istoria", alla mitologia rappresentata, ma della meraviglia rispetto al carattere di pura apparenza, visibilità immateriale, di cui sono costituite le sembianze degli uomini e delle cose. Si tratta dello stupore della rappresentazione in sé, che dovè cogliere anche altri suoi contemporanei: da Cartesio ai Logici di Port-Royal.

La rappresentazione poggia esclusivamente sullo stato di apparizione degli oggetti pur nella geometrica sacralità dello spazio figurativo barocco. Una sacralità rinnovata nella laica venerazione dell’organizzazione visiva della realtà, attraverso l’idea del "comporre" secondo direttrici geometriche preordinate. D’altra parte la sacralità dell’opera di Velazquez si annuncia paradossalmente nella rinuncia ad ogni mito; nel farsi istantaneo reportage di vita; nella sacralizzazione, infine, della forma stessa della rappresentazione, messa in scena forse per la prima volta con consapevolezza razionale, ponendo 1’azione nel mezzo degli sguardi incrociati che condurranno, nel loro complesso intreccio, a stabilire il rapporto tra gli sguardi interpretativi dell’autore e dei primi fruitori della sua opera, tutti già presenti nella rappresentazione. La messa in opera del meccanismo della creazione artistica, nella rappresentazione di Velazquez, diviene una immagine sacra nella storia dell’arte occidentale per questa fissazione artificiosa dell’istante preciso della operazione aldilà del consueto muoversi e operare dell’artista. L’oggetto, fissato nel suo stato di apparizione e nello stesso tempo di apparenza è l’atto stesso del dipingere, del rappresentare. In questa fissazione dell’istante, come nella istantanea fotografica, consiste il fascino del puro rappresentare.

Nota 1

Ortega y Gasset, J. 1943 Introduction a Velazquez, ora in Papeles sobre Velazquez y Goya, Madrid, 1980.Tr. it. di C. Vian, Carte su Velazquez e Goya, Electa, Milano 1984. p. 57

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Nota 2

Ivi, p. 55

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1. La rappresentazione 2. II gioco degli sguardi 3. Apparenza 4. Ritratti 5. La sintassi

 

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