La sintassi dello sguardo rappresentativo è costituita dalla
somiglianza strutturata in visibilità leggibile. II testo, ritiratosi dalla
fondazione mitica dellimmagine, si dispone come orizzonte della visibilità
somigliante. Lo sguardo diviene il testo stesso della rappresentazione: la natura
umana rappresentata consiste nelleffigie. Leffigie, orientata
sintatticamente nellapparenza, consiste a sua volta nel "carattere" dello
sguardo: sguardo muto, ma riconoscibile come tale, perché rivolto
allesterno nellaffacciarsi dellumanità. Di tutti gli
sguardi concentrati nella rappresentazione non posso più dire nulla rispetto al
personaggio, alla sua storia. Ciò che rimane è la
neutralità della riconoscibilità umana dello sguardo che si
incrocia con il mio nellistante della visione. II volto nulla esprime, se non il
proprio essere effigie neutra di un carattere imprecisabile e nello stesso tempo di un
mondo in cui è inserita. La malinconia del ritratto è del tutto inscritta in questo rapporto di muta reciprocità di
sguardi neutri. |
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Filippo IV |
 


Las Hilanderas |
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I nomi che si incontrano nella chiacchiera aneddotica della
scena familiare divengono anchessi consueti e
conosciuti nella loro significanza, come il volto dellantenato sconosciuto, ma non
per questo estraneo. Essi, Margherita, le sue damigelle, Maribarbola, la serva obesa, la
dueña e il guardadame, José Nieto, lo stesso Velazquez, offrono il loro
sguardo allo sguardo reciproco dei sovrani attraverso un processo progressivo di
concentrazione verso un unico punto focale dellattenzione, che coincide con il
nostro sguardo muto.
Lirretimento dello sguardo umano, il fascino della visibilità, si installa nelle
effigi inesplicabili, pur nella loro banalità familiare. Più importante è il carattere rappresentato e tanto meno il suo sguardo è significativo. Cosa vogliano questi occhi a. noi rivolti nessuno
può dirlo aldilà del fascino dellincontro degli sguardi; fino allestrema
confusione degli sguardi più lontani, ancora più vuoti nella loro imprecisione, quelli
dello spettatore richiamato aldilà della soglia e dei sovrani nello specchio. Meccanismo
questo di sfumatura e straniamento in seguito presente in lavori anche più tardi, in
Venere allo specchio e in Las Hilanderas. |
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 Venere allo specchio |
Ma tra i personaggi della messa in scena istantanea ve ne
sono due che sfuggono a questo gioco degli sguardi concentrati. Si tratta di due figure in
primo piano, sulla destra, che, invece di partecipare a questa scena rituale di
celebrazione, sono impegnati in tuttaltre occupazioni . Il nano sulla destra, il suo
nome pare fosse Nicola Pertusato, è impegnato a sollecitare il cane. Lo sguardo del nano
è distratto, decentrato rispetto alla scena del voto nei confronti della sovranità.
Altrettanto decentrato è lo sguardo del cane, volto verso il basso, chiuso nella sua
animalità, in una "presenza" che tuttavia si nega alla messa in scena, se non
come ornamento apparentemente periferico. Ancora effigie, esso sfugge però alla completa
caratterizzazione di immagine significativa in quanto tale. Del resto in tutta
lopera di Velazquez è consueta questa presenza di uno sguardo "naturale". |
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Pertusato e il cane |

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Dalla particolare affezione a soggetti che
raffigurano nani, buffoni di corte, a cui il pittore dedicò spesso ritratti, alla
attenzione ossessiva nei confronti degli animali stessi, spesso rappresentati in modo
simile al cane di Las Meninas ,il cane di Giacobbe riceve la tunica di Giuseppe
del 1630,

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il cavallo di Las Lanzas
del 1635,

il gatto di Las Hilanderas del l657. |
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il cane addormentato del Ritratto dellinfante Carlos
in abito da cacciatore del 1635, 
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Lo sguardo naturale del1animale raffigurato si nega
allincontro diretto con lo sguardo dello spettatore, si volge verso il basso,
esclude 1interesse, annuncia una chiusura della visibilità e
della leggibilità che pone in atto il preludio alla conclusione di ogni rappresentazione:
lo sguardo chiuso, ebete, non significativo e neanche significante. Nel negare ogni
possibile rapporto, anche in linea di principio, cosa che invece accade agli sguardi dei
"personaggi", delle effigi, esso prelude già alla maschera,
allassenza del rapporto, allo sguardo senza traiettoria di unimmagine mitica
muta e non leggibile, neanche in linea di principio, tutta superficiale, senza
profondità, sciolta nel segno del suo farsi. |
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