Il “nodo” della comunicazione

 

 

La comunicazione come “figura letteraria”

Da questo punto di vista si può affermare che la produzione letteraria di Kierkegaard presenta un triplice aspetto.

  1. La comunicazione indiretta si ha nella produzione pseudonima. In polemica con i suoi critici Kierkegaard ha più volte ribadito di distanziarsi dai suoi pseudonimi. "Non si tratta però di una semplice "finzione" letteraria. L’"inganno" [...]è di natura dialettica. Costituisce come un "segno" che deve destare il telos, cui è volto il ritmo dell’esistenza. [...] La "finzione", quindi, è in "funzione" esistenziale" [G. Cristaldi, "Il ‘senso’ della fede in Kierkegaard", ISU, Milano 1983, p. 32].
  2. La comunicazione diretta si ha con i "Discorsi edificanti", che via via si determineranno come "Discorsi cristiani".
  3. "Si dà la comunicazione indiretta-diretta, che si può pure chiamare comunicazione "mista", non però nel senso di sovrapposizione o di contaminazione, ma nel senso dialettico di compenetrazione. È il caso degli pseudonimi di Climacus e Anti-Climacus, dietro i quali Kierkegaard compare come editore. Kierkegaard cioè si muove sia sul piano di Climacus come in quello di Anti-Climacus, senza identificarsi né con l’uno né con l’altro. Da ciò l’"eresia dialettica" dello pseudonimo-editore colui che parla è "nessuno", ma l’"editore è una persona reale la quale sa di essere giudicata da questo discorso dello pseudonimo"" (Papirer) [Ibid., pp. 25 - 26].

La comunicazione come “figura teoretico-esistenziale”

"La dialettica della comunicazione è da intendere nel quadro della distinzione tra pensiero soggettivo (esistenziale) e pensiero oggettivo. Il pensiero oggettivo è indifferente rispetto al soggetto pensante. Esso pone tutto in "risultato", mentre il pensiero soggettivo pone tutto "in divenire". La caratteristica del pensare soggettivo è la riflessione doppia: cioè l’universale nell’esistenza. [...] Mentre la comunicazione del pensare oggettivo è diretta, in quanto la forma di questo è l’oggettività del "sapere", la comunicazione dell’esistenza non può che essere indiretta e la sua arte è la maieutica. Il fondamento della comunicazione indiretta è la stessa struttura dell’esistente, sintesi di finito e infinito. [...] La comunicazione indiretta è, quindi, ambigua, perché è ambigua l’esistenza, che pur essendo finitezza sporge nell’infinito" [Ibid., p. 26].

La comunicazione come “figura teologico-cristiana”

"Sia la comunicazione etica che quella etico-religiosa ha come fine non un "sapere" ma una "realizzazione". Ma la realizzazione sul piano semplicemente etico si compie sempre dentro un orizzonte di immanenza, mentre sul piano etico-religioso si ha la trascendenza del "paradosso assoluto" cui corrisponde il paradosso della fede, come decisione di libertà, per cui il momento caratteristico della dialettica della comunicazione etica è la "maieutica", mentre quello della comunicazione etico-religiosa è la "testimonianza con autorità". [...] La comunicazione etico-religiosa si inscrive nella verità della realtà. Ora la verità della realtà esistenziale è che l’esistenza è ad un tempo storica e spirituale, posta all’incrocio tra l’orizzonte del finito e la verticale dell’infinito. L’esistenza si costruisce nel tempo, ma con una vocazione che travalica il tempo e attinge l’eterno. Chiudersi nell’immanenza significa dimenticare l’aspetto verticale della realtà. Nella "Malattia mortale" Anti-Climacus dirà che "l’io si fonda trasparente in Dio". L’autenticità dell’esistenza è connotata dal rapporto alla Trascendenza. Ma la verità della realtà dice ancora di più: dice il "paradosso assoluto" cioè l’Uomo-Dio, la realtà di Cristo, che è "la Verità". L’esistenza è perciò chiamata a porsi in rapporto con Lui. La comunicazione etico-religiosa, proprio perché coinvolgente la verità della realtà, passa per Cristo. Ciò chiede la decisione della fede e l’impegno della testimonianza" [Ibid., pp. 27 - 28].


Il gioco degli pseudonimi

Il nodo della comunicazione

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