Il nodo della comunicazione
La comunicazione come figura letteraria
Da questo punto di vista si può affermare che la produzione letteraria di Kierkegaard presenta un triplice aspetto.
La comunicazione come figura teoretico-esistenziale
"La dialettica della comunicazione è da intendere nel quadro della distinzione tra pensiero soggettivo (esistenziale) e pensiero oggettivo. Il pensiero oggettivo è indifferente rispetto al soggetto pensante. Esso pone tutto in "risultato", mentre il pensiero soggettivo pone tutto "in divenire". La caratteristica del pensare soggettivo è la riflessione doppia: cioè l’universale nell’esistenza. [...] Mentre la comunicazione del pensare oggettivo è diretta, in quanto la forma di questo è l’oggettività del "sapere", la comunicazione dell’esistenza non può che essere indiretta e la sua arte è la maieutica. Il fondamento della comunicazione indiretta è la stessa struttura dell’esistente, sintesi di finito e infinito. [...] La comunicazione indiretta è, quindi, ambigua, perché è ambigua l’esistenza, che pur essendo finitezza sporge nell’infinito" [Ibid., p. 26].
La comunicazione come figura teologico-cristiana
"Sia la comunicazione etica che quella etico-religiosa ha come fine non un "sapere" ma una "realizzazione". Ma la realizzazione sul piano semplicemente etico si compie sempre dentro un orizzonte di immanenza, mentre sul piano etico-religioso si ha la trascendenza del "paradosso assoluto" cui corrisponde il paradosso della fede, come decisione di libertà, per cui il momento caratteristico della dialettica della comunicazione etica è la "maieutica", mentre quello della comunicazione etico-religiosa è la "testimonianza con autorità". [...] La comunicazione etico-religiosa si inscrive nella verità della realtà. Ora la verità della realtà esistenziale è che l’esistenza è ad un tempo storica e spirituale, posta all’incrocio tra l’orizzonte del finito e la verticale dell’infinito. L’esistenza si costruisce nel tempo, ma con una vocazione che travalica il tempo e attinge l’eterno. Chiudersi nell’immanenza significa dimenticare l’aspetto verticale della realtà. Nella "Malattia mortale" Anti-Climacus dirà che "l’io si fonda trasparente in Dio". L’autenticità dell’esistenza è connotata dal rapporto alla Trascendenza. Ma la verità della realtà dice ancora di più: dice il "paradosso assoluto" cioè l’Uomo-Dio, la realtà di Cristo, che è "la Verità". L’esistenza è perciò chiamata a porsi in rapporto con Lui. La comunicazione etico-religiosa, proprio perché coinvolgente la verità della realtà, passa per Cristo. Ciò chiede la decisione della fede e l’impegno della testimonianza" [Ibid., pp. 27 - 28].