Il Parco dei Renai
estratto dalla tesi di laurea "Riqualificazione ambientale: percorsi e corridoi ecologici"
dell'Ing. Francesca GOSTINELLI
 


Il ridisegno del paesaggio

In fase di recupero ambientale la copertura vegetale costituisce un problema importante da risolvere. Per il parco è necessario introdurre colture che

  • non necessitino di ingenti trattamenti antiparassitari (per non mettere in pericolo ulteriore la falda acquifera)
  • valorizzino la funzione ricreativa, facilitando anche gli accessi ai laghi per lo svolgimento di sports acquatici
  • contribuiscano alla stabilità del suolo
  • siano esteticamente apprezzabili (per la riqualificazione del paesaggio).

Considerando poi che la zona sarà soggetta a periodiche inondazioni, la vegetazione costituita da specie palustri può andare ad occupare solo determinate zone, in quanto la maggior parte del territorio non sarà normalmente a contatto diretto con l'acqua. Il ridisegno del paesaggio deve procedere mantenendosi coerente al ruolo che quest'area ha acquisito nella storia: il paesaggio da ricreare deve essere comunque rurale, quindi antropico e non naturale, solidale alle scelte di rivalutazione del parco agricolo effettuate da tutti i Comuni limitrofi . Per la scelta della copertura in fase erbacea, il caso dei Renai può essere assimilato a quello del Lago di Bilancino dove sono state effettuati alcuni esperimenti che hanno portato alla determinazione di specie foraggiere adatte al recupero di ambienti rurali con presenza di laghi.

Le associazioni ambientalistiche hanno fatto presente il loro disappunto riguardo il, a loro parere mancato, ridisegno del paesaggio. Assieme ad un gruppo di dottorandi in scienze agrarie si sono esaminate le specie scelte nel progetto Consiag.

Ne sono nate le seguenti considerazioni

  • Robinia pseudoacacia: è riconosciuto che tale specie diventa infestante nei popolamenti trattati a ceduo, soprattutto quando i turni sono troppo brevi, perché la sua capacità pollonifera è superiore a quella delle specie italiane trattate a ceduo;
  • Allanthus altissima Mll.: generalmente viene utilizzata per il consolidamento di discariche franose. Può risultare infestante per la grande quantità di polloni radicali emessi sia per la moltiplicazione tramite seme. Le foglie emanano cattivo odore, come anche il legno della pianta.

Queste due specie non sono consigliate nell'area in esame e potrebbero essere sostituite da specie autoctone.

  • Populus nigra L. : si trova spesso lungo i corsi dei fiumi, in quanto colonizza ghiaioni e alluvioni ciottolose. Vegeta con difficoltà nei luoghi con ristagno d'acqua.
  • Acer campestre L. : si trova come componente del bosco planiziario e colonizza anche terreni argillosi.
  • Arundo donax: caratterizza tutti i corsi d'acqua della piana in quanto è adatta a suoli da umidi a molto bagnati.

Queste tre specie sono molto adatte alla zona anche perché ormai fanno parte del paesaggio e quindi contribuiscono al consolidamento di corridoi ecologici caratterizzati da un'omogeneità di fondo (almeno per favorire la ricolonizzazione di alcune specie).

  • Acer platanoides L. : si ritrova di solito in zone montane, in aree dove prospera il Fagetum.
Tali alberi non sono proponibili per una zona di pianura come questa.
  • Cupressus arizonica Greene: generalmente usata a scopi ornamentali, caratterizza zone con scarsa presenza di acqua (anche aree subdesertiche). Non offre molto neanche dal punto di vista estetico.
Quest'ultima specie è sostituibile da altre specie di conifere.

Il processo di ridisegno del paesaggio è possibile nelle aree più interne della cassa, all'esterno delle fasce di ambito Al e A2 poiché all'interno di esse non si possono prevedere filari o siepi ornamentali. In tale area si possono operare dei cambiamenti nella vegetazione scelta seguendo gli orientamenti suggeriti alla pagina precedente.

È degno di nota inoltre il fatto che l'intera area de "I Renai" è soggetta alle norme del Piano Paesistico Regionale approvato in Toscana con Delib. 19/7/88, n. 296. Quest'ultimo particolare si inserisce come conferma all'effettiva vocazione a parco della zona: gli antichi equilibri sono ormai compromessi, ma bisogna lavorare sul territorio attuale per ottenerne dei nuovi che provochino la formazione di ecosistemi e climax diversi da avviare alla stabilizzazione.

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