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Capitolo uno

 

Dal sillogismo al vulvocentrismo

 

Molto simile alla teoria eliocentrica di Galileiana memoria, la teoria vulvocentrica muove i primi passi già in epoca ellenica, ai tempi di Socrate e Platone; fu difatti uno sconosciuto filosofo minore, o quantomeno considerato tale dagli studi classici, a porre le basi di un nuovo edificio filosofico.

Di tale filosofo è giunta a noi solo una timida testimonianza, consistente in una serie di epistole tra lo sconosciuto maestro e, pare, il Grande Socrate; in tali lettere, risulta che Socrate fu un allievo dell’illustre sconosciuto, cui venne affidato il compito di diffondere e perfezionare le sue teorie.

Alla base del vulvocentrismo, vi è la convinzione che tutto ruota intorno alla "Ricompensa"; la stessa vita dell’uomo non è altro che un infinito tendere alla perfezione di quest’ultima. Grazie ad attenti studi della natura, e delle forme di essa, fu possibile riscontrare pressoché ovunque la forma perfetta della "Ricompensa". Nel tentativo di dimostrare in maniera oggettiva e scientifica, ed è in tale approccio che si denota l’acume del maestro, si scontrò con quelle che erano allora le teorie dominanti e fu costretto all’esilio a Cipro, ove morì facendo perdere le sue tracce. Rimase celebre il motto della sua scuola, da non confondere con un altro motto forse, ingiustamente, più celebre, "Coito ergo sum", la cui traduzione è "Ottengo la Ricompensa, quindi esisto".

Purtroppo tali teorie non trovarono terreno fertile in epoca classica, e nonostante timidi tentativi compiuti da altri filosofi nel corso dei secoli, non vi furono apporti realmente costruttivi. Solo verso gli inizi del 1700 si ebbe un ritorno verso le teorie Protovulviste, soprattutto grazie all’interesse di numerosi scienziati, che permisero alla filosofia vulvica di assurgere a vera e propria scienza esatta.

Intorno al 18° secolo in Germania si ebbe una scissione di tale corrente di pensiero a causa della presenza di elementi femminili nei salotti della cultura tedesca. Da una parte vi erano i puristi, o Clitoridei, in omaggio al fondatore del movimento tedesco Helmut von Clitoriden, secondo i quali l’origine dell’universo non è da attribuirsi alle teorie del divenire, bensì esso è l’espansione di un "Swartzen Holen" (con queste parole veniva definita nell’impero tedesco la "Ricompensa"), da cui era fuoriuscita della materia che raffreddandosi originò il cosmo; d’altra parte vi era il primo gruppo di pensatrici donne, adoratrici di divinità celtiche: un lungo e liscio Totem raffigurante la divinità maschile, circondato da alcune figure dalla forma ellissoidale rappresentanti le ancelle del dio.

Da tale epoca nessun altro pensatore ebbe più la forza di scontrarsi con le verità della teoria vulvocentrica: è per questo che, affascinati dalla ricerca e desiderosi di divulgare il nuovo sapere, cominciammo studi, ricerche ed esperimenti per poter comprendere il funzionamento dell’universo e per spiegare i variegati comportamenti umani.

 


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