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![]() estratto dalla tesi di laurea "Riqualificazione ambientale: percorsi e corridoi ecologici" dell'Ing. Francesca GOSTINELLI |
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Cenni storiciL'area dei Renai è stata a tutti gli effetti un tratto attivo dell'Arno fino al sedicesimo secolo circa, periodo in cui è documentato il rinforzamento degli argini in riva destra soprattutto allo scopo di creare nuovi terreni da coltivare. Al momento della costruzione della ferrovia, la separazione tra i Renai e l'Arno fu definitiva. Il terreno risultava molto fertile a causa del ricevimento delle acque che saltuariamente esondavano dal Bisenzio e ciò ne ha giustificato l'uso agricolo intenso fino agli anni Cinquanta. L'area compresa tra il corso del Bisenzio, il corso dell'Arno e la Viaccia è stata ribattezzata 'i Renai" da quando sono iniziate le escavazioni per l'ottenimento di inerti negli anni '70. Questa parte occupa circa 210 ha di terreno, mentre la parte restante, che pur si può collegare a questa come morfologia e storia, tra la Viaccia, l'Arno e la Via de' Bassi, ne occupa circa 60, per complessivi 270 ha circa. La definizione di isola, ancora oggi in uso, è forse nata nel periodo in cui l'Arno inondava nella Piana coi suoi bisarni formando degli isolotti; del resto dal ponte di Signa questo triangolo di terra sembra davvero un'isola lambita dalle acque dell'Arno e del Bisenzio. Osservando l'area si vedono chiaramente i laghetti che si sono formati in seguito all'affioramento della falda nei cavi dei Renai, determinando un problema ecologico da non sottovalutare; da studi idrogeologici è stato rilevato che la falda si trova mediamente a 6 m sotto il piano di campagna. Da quando furono sospese le escavazioni nel 1978 per mezzo di lavaggio degli inerti sfruttando tutti gli impianti un tempo funzionanti per le operazioni di cava, ma al momento della cessazione delle precedenti attività estrattive l'area risultava in stato di completo degrado. La Regione Toscana ha perimetrato l'area soltanto con la delibera n0 406 del 30/9/1986, nella quale si inseriscono i Renai ufficialmente tra le aree protette; le misure di salvaguardia previste dalla Legge 3 dicembre 1993, n0 493 hanno imposto il vincolo di non edificazione su tutta la zona. Nel P.R.A.E. (Piano Regionale per le Attività Estrattive) approvato con una delibera emessa nel 1995, la zona dei Renai non è stata ricompresa nella "Carta delle cave e dei bacini estrattivi" e, come si afferma nell'articolo 14, ciò implica che tutta l'area viene automaticamente destinata ad essere oggetto di interventi di recupero ambientale e funzionale. Lo stesso P.R.A.E. prevede come incentivo al recupero ambientale dei cavi un periodo di massimo 3 anni in cui si possono continuare le escavazioni per la vendita del materiale inerte ricavato, imponendo come limiti che la quantità commercializzata non superi il 30% del totale escavato e che l'utile di impresa non vada oltre il 20% dei costi di recupero.
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