Le ambiguità dell’esistenzialismo contemporaneo

 

 

È un dato di fatto immediatamente verificabile che il primo filosofo esistenziale è stato Kierkegaard, il problema è che per certi versi è stato anche l’ultimo, l’unico. Si può affermare, e dimostrare, che l’esistenzialismo contemporaneo ha completamente tradito il messaggio kierkegaardiano capovolgendone spesso il senso o piegandolo alle proprie esigenze. "Fra la metafisica dell’immanenza di Hegel che chiude il singolo nel Tutto e la teologia della salvezza di Kierkegaard che riporta il singolo nell’alternativa teologica della libertà per Cristo o contro Cristo [Cfr. "La malattia mortale", P. II, cap. III, B], l’esistenzialismo ha optato per l’ontologia dell’esistenza: tra lo storicismo teologizzante di Hegel e la Provvidenza cristiana di Kierkegaard, l’esistenzialismo contemporaneo prospetta lo storicismo radicale dell’esistente umano che si attesta nella scelta di essere se stesso" [S. Kierkegaard, "Opere", a cura di C. Fabro, Sansoni editore, Firenze 1972, pp. LIV- LV]. Il pensiero del grande danese sembra dissolversi; per quanto i vari indirizzi esistenziali divergano fra loro sembrano avere un fatto in comune: il rifiuto del fondamento metafisico-teologico dell’esistenza. Kierkegaard risulta essere così il "grande sconosciuto" dell’esistenzialismo contemporaneo che, sia esso di sinistra o di destra, alla fine stempera la libertà nella dialettica del finito e opta per soluzioni diverse:

  1. Sartre ha optato per Cartesio ed il ritorno ad una sorta di dualismo materia-spirito;
  2. Heidegger ha optato per Kant-Hölderlin-Hegel-Nietzsche considerando il cristianesimo come "platonismo del popolo";
  3. Jasper ha optato per Kant-Hegel-Nietzsche-Marx-Weber ed ha considerato la posizione di Kierkegaard come patologica, assolutista e schizofrenica;
  4. Karl Barth ha optato per la Riforma.

"Se si raffronta dunque la posizione di Kierkegaard con gli sviluppi che essa ebbe ad opera dei pensatori della Kierkegaard-Reinassance sembra legittimo un giudizio di negatività nei loro riguardi. Kierkegaard aveva combattuto il romanticismo proprio quanto alla categoria che ne regolava l’organizzazione categoriale: la necessità. Aveva chiarito che una filosofia della necessità non è in grado di giustificare le categorie cui fa appello per costituirsi. [...] La filosofia si era pertanto rivelata nella sua ineliminabile connessione alla singolarità dell’esistenza. Tale singolarità, contrapposta alla necessità del romanticismo, appariva fondata nella possibilità. Solo se la possibilità era la più pesante di tutte le categorie, solo cioè se essa condizionava quelle di realtà e di necessità, conferendo loro l’ambito della loro validità _ ricadente dunque all’interno di quello della possibilità _, solo a queste condizioni era possibile dare contemporaneamente fondamento ad una filosofia non mistificatrice e ad una singolarità non meramente presenziale ed irrazionale. [...] Ora, in un modo o nell’altro, le correnti che abbiamo esaminato mettono a capo ad una dottrina della impossibilità del possibile nella propria possibilità. Ma questo era proprio la struttura del romanticismo come sistema della necessità. [...] La polemica contro la scienza e la tecnica, la svalutazione della ragione e delle sue tecniche concrete, l’appello a formule piene di nulla ed incapaci di offrire il più piccolo aiuto all’uomo concretamente impegnato, l’equivoco linguistico sovente cercato e mantenuto, questi ed altri simili atteggiamenti che sovente la Kierkegaard-Reinassance ha in comune con il romanticismo, denunciano il fallimento del suo tentativo di oltrepassamento del romanticismo sul piano categoriale, cioè il suo fallimento nell’assunto d’una genuina fedeltà al Kierkegaard filosofo" [P. Chiodi, "L’esistenzialismo", classici della filosofia, Loescher editore, Torino 1994, pp. XXIX.- XXX]. Alla fine non si può non essere concordi con il giudizio di Fabro: "l’esistenzialismo finisce per essere un’etichetta incollata su di un barattolo vuoto" [S. Kierkegaard, "Il problema della fede", antologia delle opere a cura di C. Fabro, Editrice La Scuola, Brescia 1978, p. XXXII].


Prologo

Kierkegaard: una figura enigmatica

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Le ambiguità dell'esistenzialismo moderno

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