Il Museo Archeologico Prenestino
Piano secondo
Sala IX - La tipologia delle sepolture |
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Questa sala, insieme alle successive X e Xl, è dedicata ai materiali provenienti dalle necropoli prenestine. La necropoli di Praeneste era costituita da più aree tutte poste all'esterno della cinta muraria. Se ne conosce una presso la via Prenestina, a ovest, una presso Porta del Sole, a est, e una in località "Colombella", a sud. Quest'ultima è la più vasta di tutte ed è quella che ha restituito oltre la maggiore quantità di materiali, anche quelli più belli e importanti. Le tombe, segnalate in superficie da cippi, erano in genere costituite da cassoni in tufo o peperino in un unico blocco, coperti da una spessa lastra e del tuffo privi di decorazione. Unica eccezione sono il coperchio di un sarcofago e un'urna di calcare esposti in questa sala. lì primo, databile alla metà del IV sec. a.C., è a tetto displuviato con i frontoni decorati da una testa di Medusa sopra grifi e pantere; sui lati lunghi corre un fregio con animali. La seconda è un'urna a forma di tempietto, deposta insieme al corredo all'interno di una cassa di peperino del solito tipo. Le tombe vanno dall'VIII al II-I secolo, e sono del periodo più antico "orientalizzante" (VIII-VII sec.) le tombe Bernardini, Barberini, Castellani e Galeassi che hanno restituito corredi principeschi, a testimonianza della vivacità dei rapporti commerciali intrattenuti da Praeneste con il resto dell'italia e con l'Oriente. I ricchi corredi funerari provenienti da queste tombe, oggi esposti per lo più al Museo Etrusco di Villa Giulia, nei Musei Vaticani e in quelli Capitolini, dimostrano una volontà di ostentazione, di sfarzo della classe dominante. Accanto ai grandi calderoni con teste di animali sull'orlo, sono state trovate coppe d'argento di manifattura fenicia, coppe emisferiche di vetro, avori, bronzi, le armi del guerriero sepolto e i resti di un carro da guerra, nonché gioielli d'oro lavorati con tecniche orientali come la granulazione. Nella sala sono esposti due sarcofagi in peperino: il primo proveniente dalla necropoli della Colombella, il secondo da quella della Selciata. Nella vetrina è esposto tutto il corredo della tomba 9 della Selciata, costituito da coppette e brocca a vernice nera, askos sovradipinto, strigile di ferro, cista di bronzo con manico costituito da una pantera, vaso di alabastro, specchio e spatola di bronzo, vaghi di pasta vitrea. |
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Sala X - Cippi e segnacoli della necropoli "Colombella". |
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La necropoli della Colombella ha restituito più di trecento segnacoli funerari, dispersi oggi in vari musei e collezioni tra cui il Museo Nazionale Romano, i Musei Vaticani, l'Accade-mia Americana e l'istituto Archeologico Germanico. i cippi funerari più comuni sono quella forma di pigna con foglie d'acanto che dovettero comparire alla fine d IV sec. a.C.; essi rimasero in uso fir alla fine dei lì. Si conoscono, comunque, altri cippi più antichi che prese tano una base di tipo tuscanico, c( sopra un bulbo sferico schiacciato appuntito. Più rari sono i busti funerari, qua tutti femminili che raffigurano personaggi velati, con la mano destra portata al petto, atteggiamento tipico derivato dal tipo statuario dei Pudìcitia; i busti venivano incassati una base parallelepipeda su cui veniva inciso il nome. I nomi erano anche incisi su molti cippi a pigna. i busti datano tra il III e il II sec. a.C. per I presenza di gioielli, gli stessi che vedono graffiti sulle ciste. i cippi più grandi sono alti quasi un metro e mezzo, il più piccolo 7 cm. |
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Cippi e segnacoli della necropoli della Colombella |
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Sala XI - Corredi funebri provenienti dalla necropoli della Colombella. |
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In questa sala sono esposti alcuni corredi funebri provenienti per io più da tombe dei V secolo. È in questo secolo che sembra iniziare a Praeneste una fiorente attività di bronzisti specializzati nella realizzazione di ciste; erano, queste, contenitori per oggetti da toletta, di forma generalmente cilindrica. Gli esemplari più antichi erano in cuoio e lamina di bronzo traforato, sostituiti in seguito da quelli interamente in bronzo con lamina decorata a incisione. La forma cilindrica è quella più diffusa, molto rara quella quadrata, ovale o rettangolare. Sui corpo erano applicati anelli che permettevano di appendere l'oggetto alla parete; il manico posto al centro del coperchio ed i piedi erano piccole sculture a tutto tondo, lavorate a parte e poi saldate alla lamina della cista. Questi oggetti venivano donati alle fanciulle ai momento delle nozze, come si legge nell'iscrizione apposta sulla più famosa di tutte: la celebre Cista Ficoroni conservata ai Museo di Villa Giulia a Roma. lì corredo delle ciste era composto da pettini in osso, specchi, strigili, spilloni, vasetti per unguenti profumati, astucci con scomparti per il trucco e piccoli strumenti per la pulizia e la cura della bellezza femminile. La decorazione incisa sui coperchio e sul corpo della cista raffigurava per io più scene mitologiche o scene di vita quotidiana. Di produzione locale erano anche gli specchi dalla caratteristica forma allungata e manico fuso insieme al disco; essi avevano una faccia luci- data riflettente, e l'altra incisa anch'essa con scene per io più mito-logiche. in una vetrina è esposto un corredo proveniente dalla necropoli della Selciata; esso è composto da strigili, aes rude, scarabei in pasta vitrea, pedine da gioco, unguentari in pasta vitrea, pesi di basalto. Le altre tre vetrine sono dedicate ad oggetti provenienti dalla "Colombella"; oltre alle ciste e a ben 13 specchi sono esposte anche delle placchette di osso decorate (rivestimento di cofanetti), lucerne e un piede fittile simbolo dei viaggio nell'aldilà. Dalla necropoli di Porta S. Martino provengono le paraguance di elmo in bronzo. |
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Particolare di una cista: Dioniso e satiro |
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Sala XII - Mostre temporanee |
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La sala è dedicata a mostre temporanee. Alle pareti sono affissi dei mosaici pavimentali: uno con tessere di cotto di età repubblicana; un altro con tessere in bianco e nero raffigurante grifi e cavalli marini, di età imperiale; due parti di pavimento scutulatum del II-I sec. a.C. |
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Sala XIII - Sala XIV - Statue e teste votive fittili provenienti dal Santuario d'Ercole |
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Gli oggetti esposti in queste due sale provengono tutti dai santuario di Ercole. Era, questo, un altro luogo di culto molto importante, oltre quello già famoso di Fortuna, situato ai margini della città bassa, presso l'incrocio delle principali vie di comunicazione dei fondo valle. li ritrovamento di alcune basi di tufo che fungevano da supporto per statuette di bronzo con dedica ad Ercole, hanno permesso l'identificazione dei luogo. Esse, unite alla posizione periferica dei tempio hanno fatto ipotizzare che la funzione dei santuario fosse quella di protezione delle greggi transumanti tra il Lazio e l'Abruzzo. Un frammento di decorazione fittile dei tempio, databile ai 550 a.C., presuppone a quell'epoca l'esistenza dell'edificio. L'ingente serie di ritrovamenti di terrecotte che si sono succeduti dal Settecento agli anni Settanta di questo secolo testimoniano una intensa frequentazione dei santuario che durò dai V fino al il sec. a.C. il santuario di Ercole, nonostante le depredazioni clandestine, ci ha restituito migliaia di doni votivi in terracotta e numerosissimi frammenti interessanti anche per l'estrema varietà tipologica: dalle statue a grandezza naturale alle teste di piccolo formato, dalle statuette di offerenti, di divinità, di animali ai bambini in fasce, dai votivi raffiguranti parti e organi del corpo umano a quelli che riproducono gli oggetti più disparati, fino ai modelli in miniatura di edifici e altari. Nelle vetrine è esposta una vasta gamma di questi votivi. |
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Sala XV - La decorazione architettonica |
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Gli elementi di terracotta che fin dai tempi antichi rivestivano gli edifici templari, per io più con la finalità di proteggere dalle intemperie le travi lignee dei tetti, divennero ben presto anche elementi decorativi. Questi elementi erano esposti ad una continua usura e quindi a continue sostituzioni. Le parti rovinate, però, non venivano buttate ma, essendo considerati oggetti sacri, parte cioè di un edificio sacro, venivano sepolti in fosse all'interno degli stessi santuari, come si faceva con gli ex '(010 dei fedeli. Le terrecotte, realizzate per io più a stampo, venivano applicate su vari elementi: gli architravi come lastre di rivestimento, gli spioventi frontonali (sime), le antefisse (gli elementi terminali dell'ultimo coppo spiovente) e le decorazioni dei frontone. Nei Vi sec. a.C. queste decorazioni si incontrano soprattutto nei temi della corsa dei carri, dei banchetto, dei trionfo. Le sime prenestine, databili al 500 a.C., rappresentano un unicun tipologico in quanto solo esse, tra quelle conosciute, presentano una fascia baccellata più alta dei normale e utilizzano un fregio narrativo che rappresenta simbolicamente il trionfo, l'eroizzazione dei capo aristocratico. Le lastre esposte in questa sala provengono da due santuari vengono da due santuari: uno nella zona di S. Rocco all'ingresso della città l'altro nell'area di S. Lucia. Le antefisse adottano il sistema decorativo cosiddetto "campano. fregi vegetali o busti femminili inquadrati da nimbo baccellato. Quelle di, Palestrina provengono dai santuario di Ercole. Numerosi esemplari ", con presentano due personaggi a figura intera: un Eros nudo, in atto di suonare il doppio flauto, e una menade vestita di chitone che accenna un passo dl danza; per io stile sono databili ai III-II sec. a.C. |
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