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Dolore-felicità Spunti sulla filosofia della morale alla luce di questioni d'attualità.
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ambito Guercino, S.Girolamo XVII sec. |
21/10/01 ( da Umberto Galimberti su Repubblica 21/9/01). Nell'esistenza individuale il dolore prevale - dal punto di vista quantitativo - sulla felicità. Ma la condizione originaria, che secondo Omero e filosofia platonica è identificabile con il male (meglio sarebbe non essere mai nato) secondo NATOLI 2000 è proprio la FELICITA' "perché é impossibile sperimentare una perdita là dove non c'è stato un possesso, così come non è possibile sperimentare la negatività laddove non c'è stata la positività". Secondo Natoli tale condizione è quella della "pienezza che nel momento in cui la si possiede, se ne é, in effetti, posseduti". Per cui, come evento che ci possiede, della felicità non possiamo produrre una definizione, in quanto possiamo solo "viverla". Per questo l'uomo "non sa" di essere felice, ma "si sente" felice. Questa è la dimensione (senza il tempo, che così come consuma la felicità ci fa sopravvivere al dolore) dell'Età dell'oro o del Paradiso Terrestre (la felicità come dimensione di identificazione tra Io e Tutto viene indicata da Freud come fusione, stato dell'essere che caratterizza per breve periodo la prima infanzia).
C'è inoltre una differenza radicale con il dolore, del quale si cerca sempre la ragione, mentre della felicità - finché si è felici - non ci si interroga affatto. La felicità non dimenticata entra nella dimensione del dolore, e ne trasforma l'esperienza, sotto forma di desiderio. Quest'ultimo non è infatti niente altro che la memoria (inconscia) della felicità.
La reazione al desiderio può essere quella della rinuncia in quanto il desiderio infinito provoca dolore (posizione stoica), oppure il controllo del proprio destino (eudaimonia, modello classico di felicità, identificabile con la virtù), oppure la posposizione in un'altra vita, dopo questa vita di dolore, della sua realizzazione (felicità cristiana), oppure realizzazione di sé nel mondo (tipica dell'età moderna, cfr. DELUISE-FARINETTI 2001). In quest'ultima dimensione (che secondo me è prefigurata dall'etica epicurea) si può arrivare all'impostazione positivistica (BOIRON 2000) offerta dalle neuroscienze: felicità è la armonia dei tre cervelli: il rettiliano (area ipotalamica delle funzioni di autoconservazione), il limbico (regolazione automatismi), il corticale (ragione e produzione creativa).
Infine la felicità in termini piccolo-borghesi (evitare di essere infelici): "Una vogliuzza per il giorno, una vogliuzza per la notte, fermo restando la salute. Noi abbiamo inventato la felicità, dicono i piccoli uomini, e strizzano l'occhio" (Nietzsche).
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DELUISE-FARINETTI 2001 Flavia De Luise - Giuseppe Farinetti, Storia della felicità. Gli antichi e i moderni. TO:Einaudi, 2001
BOIRON 2000 Christian Boiron, Le ragioni della felicità, MI:Angeli, 2000
NATOLI 2000 Salvatore Natoli, La felicità, MI:Feltrinelli, 2000