QUALE
ASSOCIAZIONISMO OGGI IN ITALIA ?
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Abbiamo
voluto aprire questo nostro Forum a distanza per conoscere il parere
di alcuni rappresentanti del nostro mondo pleinair sull'associazinismo
in Italia. Ve lo proponiamo integralmente e sensa alcuna censura
(ci mancherebbe !!!). Sottolineamo che il ruolo di moderatore, non
ci obbliga ad intervenire sulle dichiarazioni degli intervistati
che restano responsabili di quanto affermano e non coinvolgono in
alcun modo il webmaster. Ringraziamo
pertanto gli intervenuti per essere stati così disponibili a rispondere
alle nostre domande. Precisiamo inoltre che su indicazione di Camillo
Musso le risposte fornite in questo forum, sono date dallo stesso
a titolo personale e pertanto non impegnano ne il Club ACTI Torino
o tantomeno l'ACTI Italia Federazione.
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Partecipano
al FORUM
Pier
Luigi Ciolli del Coordinamento Camperisti, Claudio
Galliani presidente del Caravan Club Gorizia, Ivan
Perriera coordinatore nazionale dell'Unione Club Amici e
presidente dell'Isernia Camper Club, Beppe
Tassone presidente del Club "La Granda" di Cuneo, Giuseppe
Continolo direttore di "Turismo all'Aria Aperta" edito nella
Repubblica di S.Marino, Orlando
Natalucci presidente del Club Campeggiatori Adriatico di
Ancona, Nicola Manes
presidente del Camper Club Pesaro, Oronzo
Balzano Presidente Camping Club del Tavoliere delle Puglie,
William Lanzoni, Presidente
del Campeggio Club di Reggio Emilia, Franco
Morano, Presidente Calabria Camper Club Sila di Rende (CS),
Camillo Musso
Presidente ACTI Torino e ACTItalia Federazione.
L'ordine
del presente elenco dei partecipanti è puramente casuale
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1
- Abbiamo la sensazione che dopo un periodo di relativa calma, il
mondo dei campeggiatori italiani sia in fermento. Qual’è la sua
opinione ?
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Interviene
Pier Luigi Ciolli
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A
PRESCINDERE DA TANTE PAROLE, NON RISULTA IN ATTO ALCUN IMPEGNO TESO
A MODIFICARE L’INOPEROSITA’ CHE ATTANAGLIA DA SEMPRE IL SETTORE.
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Interviene
Claudio Galliani
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Più
che di fermento parlerei di disagio in quanto il fenomeno del turismo
itinerante in autocaravan, a differenza di quanto è accaduto in altri
Paesi d’Europa, non è stato preso in seria considerazione sin dall’inizio
e questo fatto ha portato alla “non tutela” di fatto quasi generalizzata
dell’utente di autocaravan. |
Interviene
Ivan Perriera
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Il
fermento del quale parli, caro Presidente, altro non è che la necessità
che tutti noi camperisti sentiamo viva sulla ns. pelle. La necessità
è chiara in tutti noi ma restano molteplici le formule di Associazionismo |
Interviene
Beppe Tassone
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Si
potrebbe rispondere con una battuta tirando in ballo Vico ed i cicli
e ricicli storici...ma non é così. Alcune associazioni hanno velocemente
percorso un lungo tratto di strada e sono servite da traino un po’
per tutti: nuove idee, la voglia di non più lasciare ad altri la copertura
di spazi nostri, la presa di coscienza che il turismo itinerante rappresenta
un fenomeno economico di enorme importanza , la crescita del numero
di quanti lo praticano, l’imminente entrata in circolazione dell’Euro
con ulteriore caduta delle barriere psicologiche all’interno dell’Europa
rappresentano alcuni degli ingredienti che hanno creato il fermento.
Poi sono da annoverare anche le aspirazioni di alcuni ad assurgere
a posti ed incarichi con maggior visibilità, ma questo non é necessariamente
un male!
Interviene
Giuseppe Continolo
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I
motivi del fermento, che indubbiamente esistono, sono almeno
due: da un lato, c’è una dialettica fisiologica che attraversa
tutte le associazioni che hanno qualcosa da dire e non sempre
sono d’accordo su modalità, tempi e contenuti della comunicazione;
dall’altro lato, non è difficile rendersi conto che nel mondo
dei campeggiatori serpeggia un diffuso senso di insoddisfazione
per il modo secondo il quale vengono gestiti i numerosi problemi
che frenano lo sviluppo del settore (divieti, carocampeggi,
aree di sosta, legislazioni regionali carenti, pesi dei veicoli
ricreazionali, ecc.) da parte della principale Associazione
che dice di rappresentarli.
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Interviene
Orlando Natalucci
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Confermo
senz’altro questa osservazione e ne sono veramente contento.
E’ il miglior segnale che il comparto è vivo ed in evoluzione
alla ricerca di nuovi obiettivi. |
Interviene
Nicola Manes
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Si,
sembra che qualcosa si stia muovendo,qui e là si legge qualche
intervento interessante e comunque mosso da sincera passione
per le sorti della Federcampeggio. Non parlerei di fermento,
poichè nulla vi è di strutturale però, finalmente le acque si
agitano e l’esercizio della riflessione è stimolato. A mio parere
si sconta un certo ritardo, in quanto a pochi mesi dal rinnovo
degli organi statutari, si dovrebbe già essere lontani dalla
fase iniziale e quindi in piena fase di analisi, per poter andare
susseguentemente all’individuazione delle linee strategiche
da affrontare e deliberare in assemblea. |
Interviene
Oronzo Balzano
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Sono
convinto che il mondo dei campeggiatori sia in fermento, si
notava qualcosa nell’aria anche durante i vari dibattiti tenutisi
recentemente, in fiera a Parma, e ritengo che ciò sia importante
per tutti. |
Interviene
William Lanzoni
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Nelle
attuali Associazioni, “il camperista”, essendo la componente
più numerosa ed avendo bisogno di risposte rapide, cerca di
cavalcare diversi “cavalli” alla ricerca del migliore, creando
un certo “fermento associativo”. |
Interviene
Franco Morano
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Sta
crescendo certamente la platea dei turisti che utilizzano il
veicolo ricreazionale per le vacanze e per i brevi fine settimane.
Il dato viene confermato dalle immatricolazioni che sono salite
da 4.000 unità per il 1995 a circa 10.000 unità nel 2.000. Evidentemente
la passione del camper sta contagiando anche le nuove generazioni
e la sua espansione si sta rivelando un vero fenomeno di massa.
La crescita del numero dei camper in circolazione motiva maggiormente
i Club a manifestare la propria presenza sul territorio. |
Interviene
Camillo Musso
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A
me sembra che siano in fermento alcune “associazioni o federazioni”
ma non la maggior parte degli utenti che non possiamo definire
se non in minoranza campeggiatori. Se leggi la posta sui giornali
specializzati, gli utenti si interessano di aree di sosta, per
non pagare, oppure delle patenti e del carico per portarsi dietro
pannelli solari, moto, bici, 200 litri di acqua, manco fossimo
nel deserto, vasche per le acque nere, ma il vero spirito del
vecchio campeggiatore lo trovi in pochissimi. |
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2
- Esistono in Italia numerosi Club ed Associazioni che raccolgono
o coinvolgono solo una parte i campeggiatori, come mai secondo Lei?
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Interviene
Pier Luigi Ciolli
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CHI
SI ORIENTA PER IL CAMPEGGIARE O TURISMO ITINERANTE CON AUTOCARAVAN,
PER SUA NATURA, NON TENDE AD AGGREGARSI. INOLTRE, L’INATTIVITA’ DI
CLUBS E/O ASSOCIAZIONI CONTRIBUISCE A RENDERE IL SETTORE NON RAPPRESENTATIVO
DI UNA GRANDE REALTA’. |
Interviene
Claudio Galliani
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E’
la continuazione alla risposta n.ro 1: la mancanza di “considerazione”
ha portato ad un individualismo diffuso di chi non si sentiva adeguatamente
rappresentato, individualismo favorito dalla facilità di autogestione
e di spostamento insita nei nuovi veicoli abitativi ricreazionali-autocaravan;
infatti un fenomeno del genere (potremo anche definirlo “flessione
di consensi”) si rileva molto meno nell’ambiente dei fruitori di caravan,
per quanto questi, almeno in italia, non siano così numerosi come
gli utenti di autocaravan. |
Interviene
Ivan Perriera
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Mi
spiace dirlo ma, a mio avviso, il primo problema è quello della pigrizia
o, se preferisci, la volontà di “non fare nulla” se non criticare
chi opera. Tanto i risultati ottenuti da pochi sono appannaggio di
tutti. |
Interviene
Beppe Tassone
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I
Club e le Associazioni svolgono un ruolo importantissimo, oserei dire
essenziale e determinante per il futuro del turismo di movimento.
Innanzi tutto presidiano il territorio e questo di per sé già giustifica
l’esistenza, poi riescono a svolgere compiti in sinergia con altri
gruppi che si occupano di turismo quali le Pro Loco ed i comitati
festeggiamenti riuscendo così a creare un formidabile offerta turistica
(della quale non si trova pari in Europa) che costituisce una valida
alternativa ai classici tour organizzati. Fatta questa premessa, sicuramente
le associazioni non raggruppano l’intero popolo di ci pratica il turismo
di movimento: questo non é importante, quello che conta é che il “nostro”
turismo stia ormai offrendo, grazie anche ai club, nuove possibilità
di incentivazione turistica. Del resto i percorsi enogastronomici,
le sagre di paese, le località struggenti possono essere vissute in
modo non virtuale solo dall’interno, stando in mezzo alla gente e
condividendone le emozioni: solo il turismo itinerante consente a
pieno di raggiungere questo risultato.
Interviene
Giuseppe Continolo
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A
fronte degli oltre 3,5 milioni di campeggiatori esistenti in
Italia, quelli aderenti a un sodalizio qualsiasi sono poche
decine di migliaia, forse 50-60mila (non considero in questa
categoria il “Ranocchio” che è un club di abbonati a una rivista).
Perché sono così pochi? Probabilmente perché le associazioni
esistenti non sono capaci o non sono in grado di dare delle
risposte puntuali ai loro problemi. C’è poi da notare che le
associazioni alle quali facciamo normalmente riferimento raggruppano
esclusivamente i turisti itineranti dotati di autocaravan, che
tendono così a isolarsi e a formare una sorta di elite del turismo
all’aria aperta. E chi tutela gli interessi di tutti gli altri
(roulottisti, tendisti, ecc.)? La Federcampeggio prese qualche
anno fa la solenne decisione di mutare il suo nome in Federcampeggiatori;
a parte il fatto che continua a chiamarsi Federcampeggio, che
cosa è mutato nella sua linea politica per aderire in pieno
a una reale volontà di diventare il contenitore di tutti i campeggiatori?
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Interviene
Orlando Natalucci
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Le
cause sono molteplici e tutte per certi versi condivisibili,
ma il paragone che secondo me è più calzante, anche se per importanza
di gran lunga inferiore, è quello della politica: in Italia
siamo 50 milioni circa di cittadini con diritto di voto, ma
quanti sono quelli iscritti ai vari partiti? Chi crede in qualche
cosa non sempre deve fare riferimento ai numeri, ma deve portare
avanti le proprie idee. |
Interviene
Nicola Manes
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Verrebbe
subito in mente di rispondere, con un pò di sociologia a buon
mercato,che la causa di tutto ciò possa essere attribuita al
luogo comune dell’individualismo genetico degli italiani. Ma
il problema è più complesso e va correttamente riferito alla
storia della nascita e dello sviluppo del turismo plein air,
alle difficoltà di offrire servizi efficienti e credibili agli
utenti ed alla mancanza di una strategia unificante sul territorio
, in grado di sviluppare quei processi di identificazione necessari
per far sentire il turista plein air, come parte ,anche se piccola,
di un movimento di emancipazione da forme ed abitudini certamente
consolidate di fare turismo, ma piuttosto sorde alla domanda
di libertà, di creatività, di novità, che attraversa il variegato
mondo dei turisti dell’Europa unita. Non va d’altronde dimenticato
che i vari Club italiani hanno sviluppato, con caratteristiche
assolutamente precipue, difficilmente riscontrabili in altre
realtà europee, un gran numero di attività finalizzate non solo
alla organizzazione della mobilità ad uso e consumo dei soli
soci,bensì alla organizzazione di una serie di iniziative volte
alla promozione ed all’accoglienza dei turisti plein air in
generale, appoggiandosi in misura maggiore o minore alla rete
dei Club Questo è sicuramente meritorio però, in mancanza di
una strategia unificante, per esempio nei confronti degli Enti
Locali a livello nazionale, si è sviluppata all’interno dei
Club una sorta di rassegnazione da una parte e dall’altra il
convincimento di poter o dover fare da soli .E questo è un aspetto
che limita fortemente il processo di auto-identificazione nell’ambito
dell’associazionismo. Di qui la diaspora. |
Interviene
Oronzo Balzano
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Sono
nel “mondo dei campeggiatori” solo da 5 anni ed ho effettivamente
notato ciò che questa domanda evidenzia. Anche nella nostra
zona vi sono molti campeggiatori non iscritti a nessun club,
ma francamente non so dare una risposta a questa indifferenza. |
Interviene
William Lanzoni
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Mi
pongo spesso questa domanda e tante sono le motivazioni quanti
sono i campeggiatori. La grande attenzione della stampa specializzata
e delle associazioni nei riguardi del “camperista” ha allontanato
dai Club il “roulottista” relegandolo, ingiustamente, ad un
ruolo secondario nel mondo dell’itinerante tanto da diventare,
nonostante le ruote, il simbolo dello “stanziale”. I giovani
camperisti non hanno certo il tempo di aggregarsi ed associarsi
se non per qualche conveniente convenzione assicurativa: infatti
la base dei Club è formata da persone dai “capelli grigi” desiderosi
di ritrovare una socialità perduta nell’arido mondo del lavoro.
Ultima e non da meno è la litigiosità all’interno delle Associazioni.
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Interviene
Franco Morano
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In
Italia esistono numerosi Club, questo è vero, ma è altrettanto
vero che una minima parte dei Campeggiatori praticanti in tenda,
in caravan ed in camper è iscritta ai Club. Da una stima attendibile
fatta dalla redazione di una tra le più importanti riviste del
settore, in Italia vi sarebbero oltre 2 milioni di campeggiatori
attivi, mentre gli iscritti ai club non superano le 30.000-40.000
famiglie. Il che significa che su 100 campeggiatori utenti,
solo 2 sono iscritti, numero chiaramente insufficiente per rappresentare
e sostenere la difesa del campeggiatore. Probabilmente questa
abulia dipende dal fatto che le Associazioni e le Federazioni
oggi esistenti non offrono delle risposte alle aspettative della
categoria. Alcune associazioni avvertono tale disagio e tentano,
come possono, di accattivarsi la simpatia dei campeggiatori
proponendo facilitazioni su acquisti, abbonamenti, polizze assicurative,
tariffe speciali per fiere e campeggi. Le facilitazioni commerciali
dovrebbero essere un prodotto aggiunto al valore principe che
è quello di far parte con orgoglio di un Club capace di difendere
le proprie scelte di vita. Oggi più che mai, con questo trend
di crescita in atto, le Associazione devono inserirsi nel contesto
pubblico e privato per rivendicare un equo riconoscimento al
nuovo turismo. La forza delle associazioni e, quindi delle Federazioni,
sarà tanto forte quanto più sono i soci. |
Interviene
Camillo Musso
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La
risposta precedente vale anche per questa domanda. 1000 camper
al carnevale di Cento, ma per vedere il Carnevale, 700 camper
al Giubileo a Roma, ma per vedere il papa al Giubileo. Diversamente
i Club fanno poco. Quando organizzi un viaggio, tipo quello
che sto organizzando nelle Baltiche la richiesta base era: posso
venire anche se non vengo al rally Internazionale? Preferisco
girare prima la Norvegia da solo, trovarmi con migliaia di equipaggi
stranieri non mi interessa, ho problemi di lingua, mi annoio.
Siamo ben lontani dai 300.000 soci del Camper e Caravanning
Club Inglese! In Italia il campeggio è sempre stato: O una moda
di élite, come ai tempi di Bergera (quante macchine c’erano
allora?) o un fenomeno di massa nei campeggi perché era più
economico andare con la caravan o con la tenda che in albergo
o pensione. Poi c’è stato l’avvento del camper, e il camperista
è una categoria a se stante. Il camperista è un isolato, non
gliene frega niente della CCI, dei campeggi, vuole viaggiare
a gruppi di due o tre. I club possono fare ben poco sino a che
non saranno gli iscritti ai Club che li attireranno non con
la partita di bocce, ma con iniziative culturali e divulgheranno
questa forma di turismo. |
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3
- Il maggiore raggruppamento italiano è rappresentato da 50 anni
dalla Federcampeggio con le oltre 180 associazioni federate, che
comunque vengono affiancate anche da altre importanti realtà associative
come il Club del Ranocchio, il Coordinamento Camperisti, l’Unione
Club Amici ed ora anche dalla costituenda ACTItalia Federazione.
Tutto questo dinamismo associativo che risultati porta secondo Lei?
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Interviene
Pier Luigi Ciolli
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MI
SEMBRANO DATI ERRATI PER QUANTO RIGUARDA GLI ULTIMI DUE ANNI PERCHE’ E’
LA NOSTRA ASSOCIAZIONE CHE, CON OLTRE 10.000 EQUIPAGGI ASSOCIATI NEL 2000,
E’ LA PRIMA RIGUARDO AI CAMPERISTI. I DOCUMENTI IN NOSTRO POSSESSO CONFERMANO
CHE NON ESISTE ALCUN DINAMISMO, INFATTI, NONOSTANTE LE REITERATE E.MAIL,
NON CI RIESCE AD ATTIVARE UN CENTRO INFORMATIVO UNIFICATO PER QUANTO RIGUARDA
LE INFORMAZIONI TECNICO-GIURIDICHE. |
Interviene
Claudio Galliani
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Il
dinamismo associativo è, secondo me, sempre positivo, ma ha insito in sè
un grosso rischio: quello di dividere le forze, indebolire la “struttura”
e di conseguenza diminuire la rappresentatività. A mio parere la domanda
andava formulata in modo diverso chiedendosi come mai dette realtà siano
sorte e, sempre a mio parere, la risposta è abbastanza semplice: in campo
federale, già 20/25 anni or sono non ci si rese conto (o non lo si volle
fare) delle potenzialità di sviluppo dell’autocaravan allora agli albori
e il fenomeno fu ampiamente “snobbato” dalla federazione stessa che non
si interessò o si interessò molto “tiepidamente” a gestire ed a far sue
le nuove e diverse esigenze di questi mezzi rispetto alle caravan (allora
in grande maggioranza). E’ da ciò che sono sorte le varie realtà, da questo
che con definizione impropria chiamerei “vuoto di potere”: il popolo dei
fruitori di autocaravan, non sentendosi tutelato e/o rappresentato a sufficienza
dall’unica realtà allora “sulla piazza” diede vita a queste nuove realtà,
sorte dapprima come veri e propri “Enti chiusi” qual è ancor oggi il Coordinamento,
che accetta nelle sue file solo utenti di autocaravan. Quello che raccomanderei
a tutti questi nuovi Organismi è la volontà di trovare dei punti di contatto
per condurre un’azione sinergica a favore del “Turista Itinerante”. Il comportarsi
come i “polli di Renzo” di manzoniana memoria non giova a nessuno, anzi
è addirittura controproducente per tutta la categoria. Buona parte della
responsabilità della nascita di tutti questi organismi è da ascriversi senz’ombra
di dubbio alla federazione, che, da realtà monopolistica qual era fino a
poco tempo fa, non ha saputo capire il mutare delle esigenze e non comprendendolo,
non si è a perta alle nuove esigenze, anzi, molto spesso e più in alcune
regioni che in altre, si è solo trincerata “chiudendosi a riccio” dimostrando
una mentalità conservatrice che è ancora oggi all’origine di numerosi contenziosi
Associazioni-Federazione. |
Interviene
Ivan Perriera
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Credo
che sia corretto avere più opportunità di scelta, l’importante è che ci
sia dialogo sincero fra gli organi nazionali. La concorrenza porta sempre
e indiscutibilmente dei vantaggi per gli utenti in tutti i settori e, nel
ns. caso, abbiamo la possibilità, se d’accordo, di avere un potere contrattuale
maggiore nei confronti delle autorità. |
Interviene
Beppe Tassone
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Innanzi
tutto porta ad un maggiore coinvolgimento delle persone e questo é positivo.
Certo alla fine occorrerà giungere ad una sintesi ed a mettere in funzione
una sorta di tavolo di concertazione. Non é immaginabile che si viaggi disuniti
perseguendo comunque i medesimi obiettivi. L’impressione é quella tutti
guardino al medesimo risultato, parlando con linguaggi diversi a volte anche
laciandosi andare ad infruttuose e sterili polemiche. Non passerà molto
tempo che si inizierà a trovare una lingua comune con la quale parlarsi
e discutere, questo avverrà o per maturazione nostra o perché saranno “altri”
all’esterno del nostro mondo ad imporcelo. L’ho già detto, rappresentiamo
una forza economica di primaria importanza e quindi...siamo appetibili.
Ai vertici delle varie associazioni vi sono peraltro persone responsabili,
intellettualmente corrette, questa é una garanzia sul futuro. Io mi sento
di scommettere a favore!
Interviene
Giuseppe Continolo
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Potrei
cavarmela con una battuta, dicendo che lo sport preferito dagli italiani
è la formazione di club, associazioni, partiti. In realtà, nel nostro
settore, questa particolare cultura ha fatto il suo ingresso solo
in tempi recenti, probabilmente a causa di vuoti di potere esistenti.
Se questo dinamismo sia positivo per il settore è ancora da dimostrare.
La positività è una funzione della reale capacità competitiva e dialettica
di ciascuna associazione, cosa che, almeno per il momento, non è visibile.
Ogni nuovo entrato si preoccupa di non pestare i piedi a quelli già
presenti, dando così uno scarso (forse nullo) contributo alla chiarezza.
A mio parere, non si è ancora capito qual è la vera “mission” di un’associazione
di campeggiatori: è quella di rappresentare il turista in quanto consumatore,
o piuttosto quella di fungere da agenzia viaggi, o più semplicemente
quella di “stare insieme” senza preoccuparsi dei problemi esistenti?
Io sono convinto che oggi come oggi ci sia un forte bisogno di una
autorevole associazione di consumatori che sappia far valere i diritti
di una categoria ancora abbastanza bistrattata. Ma se questa è la
“mission” come si concilia con chi cerca di mettere insieme capra
e cavoli e si associa alla Federturismo per due anni, prima di capire
che era sbagliato, che si fa sponsorizzare dai costruttori di veicoli
ricreazionali, con i quali ha un contenzioso aperto sui pesi, sulle
patenti, ecc., che non è in grado di proporre e “imporre” un modello
di legislazione regionale che tenga conto degli interessi dei campeggiatori? |
Interviene
Orlando Natalucci
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Non
può che portare ad ottimi risultati. La pluralità di opinioni ed il
confronto delle idee porta sempre a raggiungere i risultati migliori.
A tal proposito ho cercato di far sedere ad un unico tavolo, in occasione
della celebrazione del 50° anniversario della fondazione del Club
Campeggiatori Adriatico, che ho l’onore di presiedere, i rappresentanti
delle associazioni di campeggiatori da Lei già menzionate per uno
scambio di idee sulle problematiche oggi maggiormente sul tappeto.
Spero che l’iniziativa possa proseguire con altri incontri per giungere
anche ad accordi parziali, ma tesi a raggiungere degli obiettivi univoci
con un’azione concertata fra tutte le forze organizzate del pleinair. |
Interviene
Nicola Manes
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Mi
verrebbe subito da rispondere che il gran numero di associazioni federative
sia una ricchezza in grado di garantire stimoli sempre più nuovi ed
un contesto in cui è più facile l’esercizio del confronto democratico.
Esaminando però il problema in maniera un po più approfondita, non
si può non considerare il fatto che, a fronte dell’ancora esiguo numero
di campeggiatori esistente in Italia specie se confrontato con i grandi
numeri della Germania, della Francia, Olanda Belgio ecc.,tutte queste
Associazioni sembrano veramente troppe.Anche perchè al di fuori della
Federcampeggio, che per statuto dovrebbe occupare tutta la problematica
inerente il mondo del plein air, queste Associazioni si caratterizzano
per un impegno fattivo e sicuramente meritorio su pochi aspetti della
problematica complessiva : Vedi la tutela legale o l’offerta di servizi
o gli accordi con i campeggi ecc. Non sappiamo ancora come si svilupperà
l’ACTITALIA e cosa sarà in grado di realizzare, speriamo molto, mentre
il Club Amici si caratterizza per una serie di interventi in più campi
che spaziano dai rapporti tra Club,alle convenzioni con campeggi ed
agriturismi.Mi sembra però di interpretare il sentire comune, affermando
che il proliferare di organizzazioni monotematiche o quasi, possa
in qualche modo inibire la capacità di fare lobby e di intervenire
con autorevolezza nei confronti degli interlocutori obbligati. Cosa
assolutamente diversa, mi pare siano le federazioni d’Oltralpe, che
d’altro canto mi pare abbiano anche rapporti cordiali e comunque di
collaborazione. |
Interviene
Oronzo Balzano
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Quello
che definisci “dinamismo associativo” io lo definirei “dispersione
associativa”, ma non per muovere critiche a chicchessia, ma semplicemente
perchè credo non sia ancora ben chiaro che il fine di tutte queste
associazioni è uno solo ed uguale per tutti, allora se proprio si
vuole essere in tanti, che si sia però uniti nel conseguire gli obiettivi
che tutti conosciamo (coinvolgimento dei comuni a chè non discriminino
il turismo itinerante, leggi a favore del pleinair, ecc.) senza stare
a “lottare” per una tessera in più. |
Interviene
William Lanzoni
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“Dinamismo
associativo” sarebbe positivo soltanto se le varie componenti cercassero
di unire gli intenti per raggiungere gli obiettivi fondamentali per
il campeggiatore, ma le rivalità “anche personali” si sovrappongono
agli scopi primari, con il risultato di azioni frammentarie e litigiose.
A questo punto vorrei ricordare alle Associazioni che il loro operato
deve essere in funzione dei Soci e non viceversa. Alla fine cosa chiede
ai suoi rappresentanti il Socio Campeggiatore? La possibilità di fare
turismo itinerante, campeggiare o sostare nel rispetto dei suoi diritti
e doveri come cittadino e nulla più! Questo, in sintesi, i Soci si
aspettano dai Club a livello provinciale e dalle Federazioni in campo
nazionale. |
Interviene
Franco Morano
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La
Federcampeggio è stata costituita 50 anni fa da campeggiatori che
utilizzavano la tenda, poi la caravan, ambedue prevalentemente nel
campeggio. L’interesse principale della federazione, infatti, è stato
fino agli anni 80/90 la tutela di questo turista “ fruitore del camping”.
La dirigenza ha sempre dedicato le risorse economiche e l’attenzione
maggiore dell’ENTE, verso il campeggio tanto è vero che si impegnata
anche nell’acquisto e nella gestione di vari camping. La stragrande
maggioranza dei dirigenti della Federcampeggio fino agli anni 90 erano
caravanista. L’avvocato Ariani, presidente nazionale fino al 1993,
ha partecipato al rally internazionale d’ Ungheria, svolto verso gli
anni 90, con una tenda e dico questo per significare la sua passione
del campeggio esercitatile benissimo anche con una semplice tenda.
La nuova dirigenza della federcampeggio si è accorta in ritardo dell’evoluzione
del campeggiatore per quanto attiene il veicolo usato ed i siti preferiti.
Mentre si registrava una costante crescita dei camperisti, la Federcampeggio,
dedicava il suo maggiore impegno per risolvere problematiche di bilanci.
Il camperista aveva altre esigenze che sono state recepite da un gruppo
di camperisti di Firenze poi costituito in Coordinamento camperisti.
Più di ogni altra Organizzazione, il Coordinamento si è impegnato
nella difesa legale del camperista ed a proporre moduli di aree di
sosta attrezzate per le esigenze primarie del camper. La sua dirigenza
continua nella sua opera proponendo il “Campeggio municipale” utile
per il turismo itinerante e sfruttabile per le svariate esigenze delle
comunità. Con la pretesa del rispetto di uno Statuto obsoleto, la
Federcampeggio non ha voluto accorgersi di questa domanda ed ha ignorato
le istanze delle associazioni attive ed emergenti. Un buon coltivatore,
per incrementare la raccolta delle sue piante, deve tagliare i rami
secchi per lasciar spazio ai rami verdi. Molti di questi rami, paragonabili
ai club, hanno ritenuto opportuno esprimere la loro potenzialità unendosi
tra loro per una reciproca assistenza. Ha preso corpo, infatti, l’Unione
Club Amici con finalità molto semplici ma altrettanto utili per il
camperista itinerante. Mi riferisco al Camper Stop, alla collaborazione
con le UNPLI e con le aziende agrituristiche. Esprimo, infine un grosso
compiacimento per la nascita dell’ACTITALIA Federazione perché sono
fermamente convinto che dove vi è competizione l’offerta è più completa.
Il monopolio in ogni realtà finisce per annichilire ogni sua iniziativa.
L’ACTI è stata l’Associazione che ha dato vita 50 anni fa all’attuale
Federazione, ed oggi mantiene ancora le potenzialità per far crescere
un’altra Federazione. Nei giorni 9 e 10 giugno c.a., infatti è stata
costituita a Giulianova l’ACT ITALIA Federazione al servizio dei campeggiatori
italiani protesa all’integrazione del turismo italiano nel mondo campeggistico
internazionale. E’ un aspetto irrinunciabile ed urgente in considerazione
che fra qualche mese la Comunità Europea compie un altro passo unificando
le monete degli Stati membro. Tanto dinamismo di base, manifestato
autonomamente dalle più grosse associazioni estese a livello nazionale,
risponde alle varie aspettative del consumatore utente. Necessita
poi che queste componenti, portatori di specifiche competenze, si
uniscano per rappresentare autorevolmente tutto il turismo campeggistico
e camperistico italiano. Le specificità si sono sufficientemente evidenziate.
Bisogna ora inventare un organismo di vertice ed individuare un coordinatore
che sappia unire queste forze. |
Interviene
Camillo Musso
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Occorre
fare dei distinguo: Club del Ranocchio: ha ben poco
a che fare col campeggio, non da le CCI, offre solo vantaggi economici
e organizzativi, si comporta quasi fosse una agenzia, non ha origini
storiche. Coordinamento camperisti: Ha cavalcato
la tigre del dissenso dei camperisti, principalmente a causa del disinteresse
dei problemi pratici che sono sorti con l’esplosione del fenomeno
camper che ha trovato la Federcampeggio (c’ero anch’io) impreparata,
serve al camperista isolato, non da la CCI, non si interessa di Caravan
e tende (sono una sottospecie da evitare) non ha origini storiche,
non ha le credenziali per presentarsi come Club rappresentativo di
una categoria di utenti che dovrebbero comportarsi con eleganza. Federcampeggio:
È l’unica che dovrebbe rappresentare il Tendista, caravannista, camperista.
Nata per radunare le Associazioni, disperse dalla guerra, doveva rappresentare
gli utenti a livello internazionale, doveva tutelarli in Italia coordinando
l’attività di campeggio, tutelandone i prezzi, rappresentando la categoria
nei rapporti con le Amministrazioni Pubbliche, al Governo. Purtroppo
è degenerata, si è disinteressata dei rapporti internazionali, ha
devoluto parte dei suoi compiti alle Unioni regionali, ha esautorato
a poco a poco il Consiglio limitandolo ad una approvazione del lavoro
del Comitato esecutivo (ci sono stato anch’io per parecchi anni voce
clamante nel deserto), ha creato disinteresse e scontento in molti
Club. Vive perché ha un nome, una tradizione che le è stata data dai
fondatori, è una etichetta, cui fa comodo fare riferimento quando
occorrono le CCI, gli sconti, la partecipazione alle manifestazioni
che fanno gli altri e che è comodo offrire ai proprii soci come fossero
proprie.. ACTITALIA Federazione: È nata proprio
perché non poteva, essendo l’erede del Club che ha creato il Campeggio
in Italia, che è stato tra i fondatori della FICC, che ha rappresentato
l’Italia in sede Internazionale con un posto fisso in Consiglio, che
ha ceduto alla Federcampeggio quando è stato tra i fondatori della
stessa e che la Federcampeggio dopo pochi anni ha perso, non poteva,
dicevo lasciare che tutto andasse allo sfascio. Ma è appena nata,
deve ancora essere conosciuta. 2500 CCI già quasi totalmente distribuite,
in poco più di sei mesi sono un bell’inizio. Indubbiamente questa
frammentazione, non dinamismo come l’hai chiamato tu Perrini,non porta
certamente bene. Un conto è avere più federazioni come in Inghilterra,
ma che hanno Club con 300.000 soci, bilanci sull’ordine delle decine
di milioni di sterline, Presidenti che sono Lord o Duchi!!! Unione
Club Amici: E’ un importante organismo, con ottimi presupposti,
ma riuscirà a farsi valere? Noi ACTI Torino vi abbiamo aderito perchè
ne condividiamo le finalità, ma dovrebbe avere più grinta, imporsi
di più. |
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4
- Nelle varie manifestazioni a cui abbiamo partecipato, abbiamo avuto
la sensazione di un movimento più coeso dei campeggiatori d’oltralpe,nonostante
siano presenti più organismi federati. E’ così?
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Interviene
Pier Luigi Ciolli
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NON
CI RISULTA, ALL’ESTERO NON HANNO ATTIVATO ALCUNA INIZIATIVA TECNICO-GIURIDICA
NEL LORO PAESE E/O A LIVELLO EUROPEO |
Interviene
Claudio Galliani
|
Indubbiamente
! Perché le locali federazioni ed associazioni hanno compreso per tempo
verso quale direzione si andava evolvendo il turismo itinerante e ci si
sono adeguate, cosa che la federazione italiana , almeno fino ad oggi e
salvo rare eccezioni di realtà regionali molto efficienti, ha dimostrato
di non saper fare. |
Interviene
Ivan Perriera
|
I
motivi credo che siano gli stessi espressi nella domanda precedente. Quando
esistono varie organizzazioni l’unica possibilità è quella della collaborazione.
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Interviene
Beppe Tassone
|
Sicuramente
oltre frontiera vi é, in facciata, una maggiore coesione, dovuta peraltro
a ragioni “deboli” e quindi da non imitare. Club che si rifanno ad una certa
marca di camper o di caravan, associazioni numericamente più ristrette alle
quali é difficile accedere, una forte caratterizzazione gerarchica. Da noi
vi é più brio ed anche i “numeri” sono ben diversi. Questo, condito con
la nostra natura Mediterranea, provoca maggiori dibattiti all’interno,dai
quali possono scaturire anche divisioni, polemiche , lacerazioni. Ma questo
é il sale della vita: l’unanimismo senza dibattito, senza approfondimento,
senza confronto non porta distante. Potrà apparire un’eresia, ma la situazione
italiana, nonostante tutto, mi sembra la migliore e quella destinata a dare
i risultati maggiori.
Interviene
Giuseppe Continolo
|
Secondo
me, rientriamo nel caso che fa capo all’affermazione che recita: “L’erba
del vicino è sempre più verde”. Non conosco abbastanza il movimento
dei campeggiatori francese da poter esprimere un giudizio motivato.
Probabilmente rientra nella cultura d’oltralpe, il fare fronte comune
per risolvere i comuni problemi, cosa che in Italia è meno sentita,
perché tutti sentono il bisogno di attribuirsi i meriti delle eventuali
conquiste altrui. |
Interviene
Orlando Natalucci
|
Non
conosco a fondo le realtà associative straniere, ma ritengo che all’estero
il concetto di appartenere ad una certa organizzazione di categoria
sia sentito più come un “obbligo” che non una consapevole e libera
scelta. |
Interviene
Nicola Manes
|
Mi
pare di aver già risposto e comunque va riproposta la riflessione
sulle caratteristiche delle Associazioni europee caratterizzate
da un contesto socio economico assolutamente diverso da quello italiano
in cui operare e che per esempio porta i Club ad impegnarsi soprattutto
per la soddisfazione delle esigenze degli associati, specie quando
sono in viaggio per le vacanze. Questo porta naturalmente ad una maggiore
coesione, poichè i servizi offerti, proprio perchè limitati nel numero,
sono più efficienti e rivestono meglio le caratteristiche di obbligatorietà. |
Interviene
Oronzo Balzano
|
Non
posso rispondere perchè mi manca l’esperienza diretta, non ho ancora
partecipato a manifestazioni d'oltralpe. |
Interviene
William Lanzoni
|
Non
penso ci siano grosse differenze rispetto a noi, varieranno i costumi,
ma le divisioni non portano lontano perché alla fine sono “uomini”
e come tali non immuni dagli stessi difetti. (Il prato del vicino
si vede “sempre” più verde). |
Interviene
Franco Morano
|
Non
sono a conoscenza de movimenti d’oltralpe. |
Interviene
Camillo Musso
|
La
situazione, escluso alcuni paesi nordici nei quali il concetto di
campeggiatore è ben diverso dal nostro, e la caravan e la tenda sono
ancora in abbondanza,è molto confusa.Spagna divisa in federazioni
per questioni politiche, Belgio idem, Germania, Francia con difficoltà
interne, anche dove non ci sono più federazioni i Club si presentano
spesso divisi. |
|
|
5
- L’ordinamento legislativo italiano in materia di turismo campeggistico
come lo giudica? Ci può essere un nesso con l’associazionismo, o meglio,
può un ordinamento maggiormente orientato favorirne lo sviluppo?
|
Interviene
Pier Luigi Ciolli
|
E’
DOMINATO DAL CASACCIO, INFATTI, NELLE NORMATIVE REGIONALI / PROVINCIALI
/ COMUNALI PROSEGUONO AD INVENTARE TERMINI NUOVI E/O UTILIZZARE QUELLI OBSOLETI
CREANDO CONFUSIONE. LA NORMATIVA PUO’ CREARE LO SVILUPPO TRA LE ASSOCIAZIONI
SE, COME ACCADUTO PER IL VENETO, SI COGLIE L’OCCASIONE PER LAVORARE INSIEME. |
Interviene
Claudio Galliani
|
L’ordinamento
legislativo, al momento, mi lascia molto insoddisfatto avendo “toccato con
mano” le situazioni di altri Paesi europei quali la vicina Francia, la Spagna,
il Portogallo, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la GranBretagna
ed altri, che si dimostrano molto favorevoli al turista itinerante. Però
un tipo di normativa, quand’anche miope, è stata favorita da alcuni utenti
di autocaravan il cui comportamento molte volte lasciava a desiderare. L’associazionismo
potrebbe giocare un ruolo fondamentale in questo campo, ma ho paura che
“stiamo chiudendo la stalla quando ormai i buoi sono fuggiti”, perché per
sviluppare un corretto turismo itinerante, è necessario instillare negli
utenti di autocaravan alcune regole comportamentali senza le quali non si
è ben accetti da nessuna parte; il problema è rappresentato, a mia esperienza,
soprattutto dai nuovi utenti, anche perché i venditori poco o nulla fanno
per informare il futuro acquirente su quella che dovrebbe essere un’ etica
comportamentale del fruitore di autocaravan. Ricordi il “pezzo” che feci
pubblicare intitolandolo “una lezione di vita” riguardo ad un neo camperista
incontrato nell’area di Vinadio (CN) ? Come tu stesso hai affermato, non
tutti sono iscritti alle associazioni e le associazioni, per conto loro
possono far “pressione psicologica” o azione educativa unicamente nei confronti
dei loro iscritti: ce ne sono troppi che, acquistata un’autocaravan sono
convinti di poter fare ciò che vogliono e dove vogliono ed è così che i
divieti fioccano e tutta la categoria ne risulta danneggiata. |
Interviene
Ivan Perriera
|
Viviamo,
purtroppo, in un Paese dove non esiste il Ministero per il turismo (e la
cosa più grave è che questa demenziale situazione è figlia di un referendum
che tutti noi abbiamo votato) e quindi la situazione del ns. ordinamento
legislativo, a volte contrario al turismo campeggistico, è oggi addirittura
in contrasto con lo sviluppo del turismo in questione. Certamente abbiamo
l’obbligo, come organizzazioni nazionali, di intervenire per favorirne lo
sviluppo anche perchè non ci sono altri che potrebbero farlo per noi. |
Interviene
Beppe Tassone
|
Qui
tocchiamo veramente il punto critico della situazione, un tasto dolente,
la vera, grande palla al piede. Gli operatori turistici, tranne poche eccezioni,
hanno sempre privilegiato la deregulation, convinti che l’assenza di leggi
potesse consentire una maggior libertà d’azione e di efficienza. Fatti,
alcuni anche tragici, hanno dimostrato l’esatto contrario: chi pratica il
turismo sotto le stelle cerca comunque sicurezza, servizi, organizzazione,
capacità imprenditoriale e rifugge (forse ancora di più di chi privilegia
altri modi di fare il turismo) l’avventurismo di chi vuole solo accaparrare
dando ben poco. Leggi sono necessarie, sia per omogeneizzare i comportamenti
delle regioni che (dopo il trasferimento a loro del settore hanno viaggiato
spesso in modo disunito e con velocità diverse), sia per sfruttare a pieno
tutte le potenzialità. La recente Legge Quadro ha dato una prima timida,
ma positiva risposta istituendo un tavolo di concertazione sia a livello
regionale, sia a livello centrale del quale anche le associazioni del turismo
all’aria aperta saranno chiamate a far parte. Occorre ora sapere sfruttare
al meglio questo spiraglio che si é aperto, giocare a tutto campo, volare
alto, diventando noi stessi i principali elementi di proposta e di propulsione.
Il futuro del turismo di movimento in Italia (oserei dire soprattutto nel
Mezzoggirno del Paese) può dare tantissimo: abbiamo bisogno di leggi agili
in grado di favorire lo sviluppo, ma anche di rappresentanti delle nostre
associazioni che, una volta sedutisi al tavolo di concertazione, sappiamo
svolgere fino in fondo il proprio ruolo. Ancora una volta, per fortuna,
è l’uomo che svolge un ruolo centrale: le leggi sono uno strumento, ma la
capacità di farlo funzionare compete anche, o forse soprattutto, a noi.
Interviene
Giuseppe Continolo
|
Sono
tentato di rispondere che è un gran casino. Il federalismo o “devolution”
che dir si voglia è una grande conquista democratica, ma in una materia
complessa come il turismo l’assenza di una legge quadro che detti
delle linee di condotta uniformi per tutte le regioni in materia di
classificazione degli esercizi, ampiezza delle piazzole, e così via,
non può che ingenerare confusione. Mi domando che cosa può pensare
un turista itinerante che entra in un campeggio di una qualsiasi regione
classificato, poniamo, con tre stelle e poi si ritrova in un altro
campeggio in un’altra regione con le stesse stelle e la metà dei servizi
e, magari, un prezzo più caro. C’è solo da augurarsi che i decreti
attuativi della nuova legge quadro sul turismo, che il Governo appena
insediato dovrà emanare, tenga conto di queste istanze. |
Interviene
Orlando Natalucci
|
In
Italia ci sono innumerevoli leggi, molte anche non più attuali, ma
poche quelle relative al nostro comparto e per di più slegate fra
loro. Anche la recente legge sul turismo non mi sembra soddisfi appieno
le esigenze dei campeggiatori in senso lato (turisti con tenda, saccopelisti,
caravanisti e camperisti). Soltanto poche regioni hanno preso a cuore
il problema ed hanno iniziato a legiferare sul nostro comparto: le
Marche è stata la prima ad emanare una legge per la realizzazione
di aree di sosta con un contributo finanziario del 50% della spesa
a fondo perduto: non è sicuramente esaustiva, ma è senz’altro un buon
inizio ed un esempio tangibile di collaborazione tra le amministrazioni
pubbliche e le associazioni di categoria. |
Interviene
Nicola Manes
|
L’Ordinamento
legislativo italiano a livello nazionale è assolutamente carente
sotto tutti i punti di vista e non rende merito allo sviluppo che
il settore ha avuto negli ultimi anni.Lo stesso criterio della rilevazione
statistica, identificata in un nebuloso ‘Settore extra-alberghiero’
in cui c’è tutto e più di tutto, impedisce di avere informazioni certe
sulle dinamiche del settore ed ignora completamente il turismo itinerante.
La legge quadro di recente approvata non aggiunge niente e si limita
alla proposta di realizzazione di una non meglio identificata Consulta
che, per chi conosce le procedure ed i meccanismi di organizzazione
politica delle deliberazioni nel nostro paese, è molto facile che
si riveli un puro esercizio dialettico privo di una qualsiasi capacità
di condizionamento. Diverso è il discorso nei confronti delle Regioni
che, a mio parere, anche se può non piacere, non può che essere sviluppato
in quanto le stesse, da un punto di vista legislativo e normativo
sono le vere depositarie dei poteri nel campo del turismo.
|
Interviene
Oronzo Balzano
|
Sicuramente
da rivedere, a parte qualcosa di valido (ma spesso disatteso!) del
nuovo codice della strada, andrebbero presi in considerazione i campeggi
molti dei quali non proprio in regola con le più elementari norme
di sicurezza; ci vorrebbe un numero maggiore di pozzetti di scarico,
ecc. Un ordinamento maggiormente orientato può sicuramente favorire
lo sviluppo dell’associazionismo. |
Interviene
William Lanzoni
|
La
mancanza di leggi appropriate o ancor più di leggi non rispettate
dalle amministrazioni locali (vedi i parcheggi), determinano nel singolo
l’impossibilità di difendersi ed ancor più, questo, non vede nell’Associazione
la risoluzione dei suoi problemi, perché anche quest’ultima si trova
in grosse difficoltà senza un chiaro ordinamento legislativo. Favorendo
il compito delle Associazioni, con leggi adeguate, sicuramente, il
campeggiatore si sentirebbe più rappresentato e si avvicinerebbe più
facilmente a chi lo può aiutare. |
Interviene
Franco Morano
|
Con
l’abolizione del Ministero del Turismo, sono state demandate alle
Regioni compiti sulla regolamentazione del turismo. Alcune regioni
hanno recepito l’evoluzione del turismo campeggistico ed hanno adeguato
le rispettive leggi regionali. La regione Calabria, per quanto mi
riguarda, è ferma alla legge n. 28 del 1968 quando l’Arca aveva presentato
il primo autocaravan denominato Noè. Era compito della Unione regionale
Calabria sensibilizzare le varie Giunte regionali per adeguare la
vecchia legge alle nuove domande del settore turistico all’aria aperta.
L’Associazione Campeggiatori Sila, si è sempre dichiarata disponibile
a rafforzare quella Unione per essere rappresentativa negli interessi
dei campeggiatori calabresi e di tutti i campeggiatori. Lo Statuto
federale, però consentiva l’inamovibilità di quel Gruppo dirigente.
L’Associazione che rappresento, sta impegnando alcune Forze politiche
regionali per emanare una nuova Legge sul turismo all’aria aperta.
Insisteremo, inoltre, perché vengano previsti nel nuovo disegno di
legge, i campeggi municipali proposti dal Coordinamento Camperisti. |
Interviene
Camillo Musso
|
Esiste
ancora un ordinamento legislativo o vi sono tanti ordinamenti diversi
e spesso contradditori? Sarebbe compito della Federazione accreditata
a tutelare queste cose, ma lo fa? Per quanto riguarda l’ACTI ITALIA
dateci tempo. |
|
|
6
- Parliamo di servizi ai campeggiatori, le aree di sosta per esempio per
i camperisti come le giudica? E’ auspicabile un loro aumento o è meglio
razionalizzare l’accoglienza in campeggio?
|
Interviene
Pier Luigi Ciolli
|
ANCORA
NON ENTRA NEL CERVELLO DEGLI ADDETTI AL SETTORE E DEI PUBBLICI AMMINISTRATORI
CHE LE AREE DI SOSTA ATTREZZATE MULTIFUNZIONALI DEVONO ESSERE ALLESTITE
PERCHE’ INDISPENSABILE PER RENDERE EFFICACI I PIANI COMUNALI DI EMERGENZA.
PER QUANTO RIGUARDA I CAMPEGGI, PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEL CARO TARIFFA
E PER RISOLVERE IL PROBLEMA INERENTE GLI INTERVENTI DI PROTEZIONE CIVILE,
NELLA PROSSIMA LEGISLATURA PRESENTEREMO LA PROPOSTA DI LEGGE DI ATTIVARE
I CAMPEGGI MUNICIPALI MULTIFUNZIONALI COME DA FILE IN ATTACHED CHE CONFIDIAMO
PUBBLICHERETE. VEDREMO SE ANCHE QUESTA VOLTA CI TOCCA INTERVENIRE DA SOLI
OPPURE QUALCHE CLUBS E/O ASSOCIAZIONE SI UNISCE NEL LAVORO, PASSANDO DALLE
CHIACCHERE ALL’IMPEGNO CONCRETO E VERIFICABILE. |
Interviene
Claudio Galliani
|
Se
le aree di sosta sono ben gestite ed il comportamento dei fruitori di autocaravan
è corretto sono senz’altro una realtà da sviluppare al massimo; non sarei,
conoscendo la situazione e la mentalità imperante nei gestori di campeggio
italiani, molto favorevole a questa seconda ipotesi; se i campeggi fossero
gestiti come per esempio in Francia e Danimarca tale possibilità potrebbe
anche venir presa in esame. |
Interviene
Ivan Perriera
|
Interessante
mi sembra la proposta del Camping Club di Pesaro di fare chiarezza. L’Italia
comincia ad avere parecchi (anche se ancora pochi) “punti sosta” che vengono
troppo spesso definiti “Area di sosta” ed è comunque auspicabile un aumento.
Ma non si può tralasciare la razionalizzazione dei campeggi che devono avere
degli spazi da dedicare ai mezzi di passaggio che vogliono sostare in strutture
più sicure e “servite”. Al momento c’è il “Camperstop” ma potrebbero nascere
altre iniziative o potremmo intervenire per fare approvare una legge che
faccia diventare la predetta tariffa del Camperstop come obbligatoria in
tutti i campeggi. |
Interviene
Beppe Tassone
|
La
monocultura non é mai bella: il turismo itinerante, poi, ha insiti in sè
la ricerca continua di esperienza nuove, di modi diversi di vivere, l’accettazione
del diverso, il desiderio di conoscere. Anche le strutture, quindi, devono
essere molteplici, in grado di offrire al crescente numero di utenti proposte
svariate. Il campeggio resta il luogo principale ove i mezzi del turismo
devono sostare, soprattutto se il periodo é di media o lunga durata. Le
aree di sosta attrezzate svolgono contemporaneamente un ruolo importantissimo,
soprattutto a favore di chi privilegia la sosta breve o cerca un luogo ove
trascorrere un week end. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo: dobbiamo offrire
(noti, pongo le nostre associazioni in una posizione di azione e non più
di solo utilizzo del lavoro e delle proposte di altri) servizi sempre maggiori,
sempre più utili, sempre più rispondenti alle necessità di chi viaggia col
camper. Penso ai milioni di stranieri, anche anziani che verranno nei prossimi
anni in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, per trascorrere lunghi
periodi. La scommessa è quella di offrire loro, oltre a luoghi splendidi,
a manifestazioni interessanti, a proposte enogastronomiche di alto valore,
anche servizi nuovi ed adeguati favorendo anche la nascita di cooperative
in loco di tipo sociale. Penso all’assistenza medica, alla lavanderia, alla
cucina, a proposte di viaggi di modesta entità: il turista itinerante, al
pari di ogni altro turista, va vezzeggiato e capito, a lui occorre dare
risposte concrete. Ho l’impressione che la bella spiaggia o lo struggente
pianoro montano non bastino più, anche perché altri stati si stanno attrezzando.
Interviene
Giuseppe Continolo
|
Sono
senz’altro favorevole a una maggiore diffusione delle aree di sosta,
purché siano affidate in gestione a persone responsabili (i club?)
che ne garantiscano la funzionalità, l’efficienza, la sicurezza. E
poiché queste garanzie hanno un costo, è giusto che il campeggiatore
metta da parte i sogni di trasformare il turismo itinerante in un
turismo “assistito”. I servizi, se sono tali, si pagano. Se si accetta
questa affermazione, appare chiaro che il problema della scelta tra
area di sosta e campeggio si riduce a una questione di mera convenienza,
dove ciò che conta è il rapporto prezzo/qualità del servizio. |
Interviene
Orlando Natalucci
|
Non
bisogna mai arrivare a scelte drastiche: entrambe le soluzioni sono
da perseguire in funzione delle diverse realtà locali e contingenti.
Vedo sicuramente con favore l’aumento delle aree di sosta nelle realtà
meno battute dai flussi tradizionali del turismo, zone interne e collinari,
comuni di piccole dimensioni, ma molto attraenti per il loro modo
di vivere completamente diverso dalle realtà della stragrande maggioranza
delle città di piccole o grandi dimensioni, con valori umani e paesaggistici
di notevole rilievo, ma sconosciuti ai più. E’ altrettanto auspicabile
che i campeggi attrezzino al loro interno apposite aree da destinare
al turismo itinerante limitandone la permanenza ad un massimo di 48
ore e ad un costo giornaliero forfettario inferiore alle 20 mila lire
giornaliere. Non è utopia: nei campeggi gestiti dal nostro Club Adriatico
questo sistema è già funzionante da quattro anni (L.16.000/ notte/equipaggio)
ed anche l’Unione Club Amici ha promosso con la Federcampeggio l’iniziativa
“Camper Stop”. Anche in questo la Regione Marche è intervenuta ed
ha previsto che ogni campeggio di nuova costruzioni debba avere obbligatoriamente
almeno 1000 metri quadrati di superficie per i turisti itineranti. |
Interviene
Nicola Manes
|
Sarò
telegrafico, anche perchè illustrare tutti i motivi che hanno portato
le Marche ad elaborare la lprima legge sulle aree di sosta in Italia
sarebbe troppo lungo ed il discorso ci porterebbe lontano Il turismo
itinerante ha logiche, esigenze e necessità che solo in parte possono
essere soddisfatte dai campeggi per come sono organizzati in Italia.
In Francia per esempio è tutto diverso. L’area di sosta, normata ed
organizzata come una vera e propria struttura ricettiva, in Italia,differenziata
dai parcheggi che sono ben altra cosa, è in grado di soddisfare le
esigenze dei turisti plein air e va promossa in tutto il paese. |
Interviene
Oronzo Balzano
|
Questa
è una bella domanda! Le aree di sosta sono sicuramente importanti,
ma vanno gestite e attrezzate bene, altrimenti sono solo dei “parcheggi”,
ma per fare ciò vi sono dei costi e quindi degli oneri da far pagare
a chi vi sosta (ma qualsiasi camperista credo sia disposto a pagare
a fronte di una fornitura di servizi). Però non sarebbe neanche una
cattiva idea se i gestori dei campeggi aderissero tutti alla famosa
formula Camper-Stop. |
Interviene
William Lanzoni
|
L’area
di sosta si adatta alla dinamicità del camper ed è ideale per un turismo
itinerante con soste di pochi giorni. Il campeggio deve adeguarsi
al camper con piazzole apposite in modo che si possa usufruire del
mezzo, come fosse un automobile, per brevi itinerari. Le due strutture
hanno articolazioni diverse ed è per questo che possono convivere
adattandosi alle varie esigenze del campeggiatore. La legge del mercato
deciderà quale sarà la struttura più adeguata. |
Interviene
Franco Morano
|
Le
aree di sosta rappresentano, ad oggi, uno strumento indispensabile
per la fruizione dei nostri veicoli ricreazionali. Hanno la loro prevalente
valenza per le soste brevi. Credo saranno più funzionali e, soprattutto,
più curati i campeggi municipali proposti dal Coordinamento Camperisti.
Nel frattempo è auspicabile che le Società che gestiscono le aree
di servizio autostradale si adeguino alle leggi dello Stato ( art.
185 del nuovo Codice della strada ) che impone loro la creazione di
dette aree. Colgo l’occasione per segnalare che l’area di servizio
Tarsia Nord sulla SA-RC, ha realizzato tale presidio ecologico ed
è stato reso funzionante solo a seguito di nostri solleciti ed a minacce
di denunce trasmessi all’ANAS di competenza. Quando l’utenza reclama
i propri diritti, le risposte arrivano. Per le soste più lunghe auspicherei
l’utilizzo del campeggio che consente un soggiorno più soddisfacente
per eventuali figli a bordo. Questo elementare accorgimento protrae,
ancora per qualche anno, l’unità della famiglia nel corso delle vacanze.
|
Interviene
Camillo Musso
|
Aree
di sosta: spesso traformate in accampamenti per nomadi, spesso agglomerato
di umanità che nulla ha a che vedere con lo spirito del campeggiatore,
che vorrebbe vivere all’aria aperta, o sostare con dignità e sicurezza
per poter accedere alle città. Il Camperista non può paragonarsi ad
un barbone che ha bisogno del letto gratuito e va a prendere la minestra
all’albergo dei poveri. Perché l’automobilista deve pagare il parcheggio
e il camperista no? Perché il caravannista non può lasciare la caravan
e muoversi con la macchina? Il problema del parcheggio non esiste
solo per i camper, e l’accanirsi contro di essi è una violazione dei
diritti civili, ma parimenti non si può pretendere di occupare troppo
spazio in località ove già la sosta delle auto è difficoltosa. Occorrerebbe
una politica che creasse parcheggi ad hoc per i camper come si sono
fatti quelli sotterranei per le vetture. Nel tarantino, le aree di
sosta che ho visto per esempio hanno risolto il problema di impedire
la sosta selvaggia lungo le spiagge, a San Marino pure. Occorre che
vi sia un interlocutore, ma dove è? |
|
|
7
- L’Italia della ricettività campeggistica sta decisamente cambiando.
Ma è veramente pronta secondo Lei ad accogliere i campeggiatori itineranti?
|
Interviene
Pier Luigi Ciolli
|
NON
MI RISULTANO CAMBIAMENTI IN ATTO, MAGARI. |
Interviene
Claudio Galliani
|
Finché
in periodo di alta stagione la stragrande maggioranza dei gestori continuerà
a pretendere una sosta di almeno una settimana, saremo molto lontani da
quanto richiesto dai fruitori di autocaravan; un notevole passo avanti
è stato fatto con l’iniziativa UCA del “camper stop”, ma, se analizziamo
le risposte dalla tabella pubblicata dalla stessa UCA, i mesi di Luglio
ed Agosto sono generalmente esclusi a tale iniziativa. Un cenno particolare
andrebbe anche rivolto alle tariffe dei campeggi: si ha la netta impressione
che alcuni gestori in 3 mesi vogliano guadagnare di che vivere per tutto
il resto dell’anno praticando tariffe che non trovano giustificazione
con i servizi offerti. In molti Paesi d’Europa ed in campeggi forse più
belli ed attrezzati dei nostri, le tariffe sono anche più del 50% inferiori
e, a quanto pare, se tali strutture restano aperte, i loro gestori non
muoiono di fame.
|
Interviene
Ivan Perriera
|
No,
non ancora, anche se molti gestori (e parlo per i camperisti o i roulottisti
itineranti) hanno capito che la soluzione dei loro problemi è quella di
rendere produttive le loro strutture nei periodi di bassa e media stagione.
Sono ancora troppo pochi i campeggi aperti tutto l’anno e troppo pochi sono
i tre mesi di apertura minima che la legge concede ai campeggi. |
Interviene
Beppe Tassone
|
A
questa domanda ho già parzialmente risposto prima. Penso proprio di sì,
a patto che si adegui, che sappia investire nel proprio futuro, che non
si fermi all’attuale, mentre altri Paesi si stanno muovendo in modo concreto.
La sicurezza dei luoghi di sosta, innanzi tutto, deve essere privilegiata,
assieme con l’offerta complessiva. Troppe strutture al Sud, soprattutto,
sono aperte per pochi mesi l’anno: si obietterà che turisti non vengono
in bassa stagione. E’ il classico cane che si morde la coda, occorre investire
in informazione ed adeguare i servizi: siamo parte essenziale dell’Europa,
la nostra moneta da gennaio sarà simile a quella di milioni di altri concittadini
europei. Questo é il nostro grande vantaggio, ma occorre avere il coraggio
di darsi da fare. Ho tanta fiducia nei giovani e nell’imprenditoria giovanile.
Ho, soprattutto, tanta fiducia nelle nostre associazioni. Sono convinto
che sapranno investire il loro tempo e, se lo possiedono, il loro denaro
impegnandosi direttamente in questo settore. Nell’interesse del nostro hobby,
del nostro Paese ed anche dei nostri figli. Si tratta di una scommessa importante
e di un impegno che, personalmente, mi sento di sottoscrivere in prima persona.
Interviene
Giuseppe Continolo
|
C’è
anche un altro modo di porre questa domanda: sono pronti i turisti
itineranti a farsi accogliere dalle città che li ospitano? |
Interviene
Orlando Natalucci
|
Qui
il discorso è forse un po’ complesso e bisogna tener presente due
esigenze contrarie: 1) il gestore di campeggio è solitamente un imprenditore
(fatta eccezione per alcune realtà dove la gestione è affidata ad
associazioni di campeggiatori) che tende giustamente a realizzare
nella sua impresa il massimo del profitto e cerca di soddisfare le
richieste del mercato che oggi richiede con sempre maggior insistenza
la disponibilità di bungalows; 2) il campeggiatore sta cambiando la
sua connotazione. C’è un ritorno massiccio dei giovani all’uso della
tenda per brevi periodi concentrati nelle prime due decadi di agosto,
un sempre minore uso delle caravan itineranti per periodi di 15/20
giorni, una diminuzione dell’uso del sistema degli “stagionali”, mentre
è in forte aumento il numero dei campeggiatori possessori di camper
che prediligono però non sostare nei campeggi perché i prezzi sono
troppo elevati. E’ evidente che i gestori di campeggio sono portati
a trasformare la loro ricettività orientandola su quel comparto che
economicamente è più redditizio a scapito dei campeggiatori itineranti.
|
Interviene
Nicola Manes
|
No,
direi proprio di no, il massimo che si è potuto ottenere è il CAMPER
STOP, o le convenzioni ma tutte e pur sempre limitate ai periodi di
bassa stagione.E quando la maggior parte dei turisti si muovono per
andare in vacanza, ci si trova di fronte ai soliti problemi. Purtroppo
la ricettività campeggistica ,è vero, sta cambiando MA IN PEGGIO.
La tendenza infatti ineludibile e difficilmente contrastabile poichè
mossa da una richesta di mercato sempre più in aumento,è quella dello
stanzialismo col proliferare abnorme di mobilhouses e caravan con
verande a capanna, preingressi ecc. Come si dice "E’ difficile andare
in paradiso a dispetto dei santi ‘ Gli interessi sono così forti e
radicati che reputo impresa quasi disperata, l’impegno in questa direzione. |
Interviene
Oronzo Balzano
|
C’è
ancora da lavorarci, ma tutto sommato la mia opinione è certamente
ottimistica. |
Interviene
William Lanzoni
|
I
campeggi sono quasi totalmente occupati dagli “stagionali” o “stanziali”
che dir si voglia e non sono in grado di ricevere un ulteriore aumento
di equipaggi itineranti e questo sussiste già da diversi anni. Nei
periodi di alta stagione solo le aree di sosta possono far fronte
al turismo itinerante, dato l’avvicendamento degli equipaggi, cosa
che non succede nei campeggi ormai trasformati in villaggi residenziali
senza ricambio. |
Interviene
Franco Morano
|
Quasi
tutti i campeggi stanno sottraendo spazio al campeggio per realizzare
bungalow o mini appartamenti in muratura. Evidentemente la domanda
va in quel senso e le strutture si adeguano. Sarà difficile avere
attenzione verso il turismo camperistico da parte dei gestori di campeggio
in quanto nasce un contenzioso sull’entità delle tariffe. Per il camperista,
munito di veicolo autosufficiente, le tariffe di soggiorno sono alte,
mentre per il gestore le tariffe in vigore sono appena sufficienti
per coprire le spese annue di gestione. Alcuni operatori hanno recepito
la nuova domanda attrezzando il campeggio con aree specifiche e allargando
la stagione per ospitare i campeggiatori d’oltralpe. Un grande impulso
all’ adeguamento dei campeggi esistenti sarà dato dalla creazione
dei campeggi municipali che oltre ad offrire la base per i week-end,
fungeranno, anche come calmiere nel mercato dell’offerta campeggistica. |
Interviene
Camillo Musso
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Sino
a quando la maggior parte delle Regioni non si interesseranno dei
campeggiatori itineranti, ma continueranno a chiamare le nostre strutture
extra-alberghiere (che risonanza fonetica con un’altra terminologia
extra-com….) non si concluderà nulla. Sino a che come è avvenuto in
Piemonte si daranno i contributi per i campeggi da 400.000.000 in
su da parte della Regione, mentre le case per ferie ecc. risultano
privilegiate, non risolveremo nulla. Non bastano i Comuni come Torino
che ha pubblicamente comunicato che presto costruirà uno dei più attrezzati
campeggi, con un’area apposita per la sosta itinerante sia diurna
che notturna, a prezzi contenuti. |
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- L’avvento delle nuove tecnologie e di internet in particolare, possono
aiutare il pleinair?
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Interviene
Pier Luigi Ciolli
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INDUBBIAMENTE
PERCHE’ CONSENTONO DI SCAMBIARE MESSAGGI IN TEMPO REALE, A COSTI QUASI NULLI.
IL PROBLEMA E’ CHE I RESPONSABILI DEI CLUBS /ASSOCIAZIONI PREFERISCONO NON
LEGGERLI PER EVITARE DI LAVORARE. LE TECNOLOGIE ESISTONO, MANCANO LE PERSONE
CHE SI DEDICHINO ALLO SVILUPPO DEL SETTORE. SONO PRONTO SEMPRE A RICREDERMI,
ANZI SPERO CHE QUESTE VOSTRE INTERVISTE POSSANO CONTRIBUIRE AD ATTIVARE
UN LAVORO IN COMUNE. |
Interviene
Claudio Galliani
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Indubbiamente.
La “Rete” è un veicolo importantissimo di informazioni ed ognuno può trovare
sempre più le risposte che maggiormente lo interessano; la Rete serve anche
alle associazioni per tenersi in contatto in tempo reale e diffondere molto
più celermente e capillarmente che in passato le iniziative e le proposte. |
Interviene
Ivan Perriera
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Certamente
si. |
Interviene
Beppe Tassone
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Assolutamente
sì! Anche se una buona parte di chi ha i capelli bianchi e pratica il turismo
di movimento é al di fuori della logica di internet, la nuova tecnologia
é in grado sia di agevolare e favorire la conoscenza da parte di altri paesi,
sia di interessare strati nuovi, più giovani, coinvolgendoli in modo diretto.
Alcuni Club hanno investito, e parecchio, su internet con risultati eccezionali.
Il mio, ad esempio, in poco più di due anni ha raggiunto una mailing list
di oltre 7.000 persone alle quali settimanalmente giungono sul proprio computer
le news ed il sito ha toccato i 50.000 accessi annui. Certo, anche in questo
caso, le tecnologie non debbono diventare il fine, ma solo uno dei tanti
mezzi che debbono essere privilegiati. Insomma, se il nostro hobby é soprattutto
sentimento, emozioni, voglia di comprendere e capire, non sarà mai un computer
ad offrire tutto questo, ma certo potrà agevolarci. Io sul turismo all’aria
aperta sono pronto a scommettere, così come sul mio Paese e sul futuro che
anche grazie alle nostre associazioni sapremo garantirgli in uno dei settori
strategicamente più importanti, quello del turismo. Non è un caso che proprio
al Sud tanto si stia muovendo, quello che stanno facendo questa rivista
ed il suo Club la dice lunga su tante cose. Soprattutto indica chiaramente
che la strada che é stata imboccata é quella giusta e che siamo in tanti
a percorrerla, provenienti da regioni diverse, portatori magari anche di
esperienze dissimili, ma uniti in un unico, grande progetto che finalmente
ci consente di parlare un medesimo linguaggio e di guardare ad un futuro
che é assolutamente roseo.
Interviene
Giuseppe Continolo
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Certamente!
Si pensi a quanto sta già accadendo: il turista itinerante che voglia
muoversi in maniera ragionata ha a disposizione numerose fonti informative
(i “siti”) per documentarsi sui luoghi che intende visitare e sulle
eventuali manifestazioni che vi si svolgono. Se non le ritiene sufficienti,
ha la possibilità di seguire il “filo d’Arianna” dei contatti, via
e-mail, con le persone del luogo (gli amici dei club) per avere altre
informazioni e, soprattutto, giudizi di merito sulla qualità delle
proposte. Lo stesso dicasi per chi vuole acquistare un veicolo ricreazionale
e non si fida delle sole affermazioni del venditore: le piazze virtuali,
che molti siti mettono a disposizione, possono aiutare a orientare
meglio le scelte e a trovare il mezzo che più si addice a una certa
situazione. Internet è, inoltre, uno strumento che aiuta il viaggiatore
a non sentirsi mai solo. |
Interviene
Orlando Natalucci
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Qualsiasi
mezzo di comunicazione, a maggior ragione Internet, in grado di agevolare
le conoscenze e lo scambio di informazioni sono di notevole supporto
al mondo del turismo all’aria aperta sempre alla ricerca del nuovo.
Ma come in tutte le cose non bisogna abusare perché poi l’utenza si
disorienta ed allora forse la tecnologia diventa solo un “commercio”
e quindi orientata allo sfruttamento economico del campeggiatore e
non al suo servizio. |
Interviene
Nicola Manes
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SICURAMENTE,
già oggi è così ed è auspicabile che un numero sempre maggiore di
utenti utilizzi internet per comunicare od organizzarsi le proprie
vacanze. |
Interviene
Oronzo Balzano
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SI,
sicuramente, oggi ad esempio un GPS aiuta a viaggiare senza troppe
difficoltà e Internet aiuta a comunicare e a conoscere realtà nuove.
Tutte cose che ambisce chi ama il pleinair! |
Interviene
William Lanzoni
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Ogni
mezzo, ogni sistema che avvicina serve. Internet, sicuramente, aiuterà
le associazioni ad essere più vicine, a confrontarsi e a dialogare
con più facilità e il turismo itinerante ne avrà un grande beneficio.
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Interviene
Franco Morano
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Sono
ottimi strumenti di comunicazione tra gli utenti. Anche le Associazioni
trovano utile servirsi di tale veicolo di comunicazione per programmare
iniziative di vario tipo e coinvolgere una platea molto più numerosa
nelle tematiche del settore. |
Interviene
Camillo Musso
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Le
nuove tecnologia, internet sono fondamentali, ma sarebbe necessario
che venissero tenute aggiornate. Purtroppo manca in certi casi chi
ha il tempo di fare ciò. |
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