CLUB CAMPEGGIATORI JONICI TARANTO

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Venerdi 20 luglio 2001
QUALE ASSOCIAZIONISMO OGGI IN ITALIA ?
Abbiamo voluto aprire questo nostro Forum a distanza per conoscere il parere di alcuni rappresentanti del nostro mondo pleinair sull'associazinismo in Italia. Ve lo proponiamo integralmente e sensa alcuna censura (ci mancherebbe !!!). Sottolineamo che il ruolo di moderatore, non ci obbliga ad intervenire sulle dichiarazioni degli intervistati che restano responsabili di quanto affermano e non coinvolgono in alcun modo il webmaster. Ringraziamo pertanto gli intervenuti per essere stati così disponibili a rispondere alle nostre domande. Precisiamo inoltre che su indicazione di Camillo Musso le risposte fornite in questo forum, sono date dallo stesso a titolo personale e pertanto non impegnano ne il Club ACTI Torino o tantomeno l'ACTI Italia Federazione.

Partecipano al FORUM

Pier Luigi Ciolli del Coordinamento Camperisti, Claudio Galliani presidente del Caravan Club Gorizia, Ivan Perriera coordinatore nazionale dell'Unione Club Amici e presidente dell'Isernia Camper Club, Beppe Tassone presidente del Club "La Granda" di Cuneo, Giuseppe Continolo direttore di "Turismo all'Aria Aperta" edito nella Repubblica di S.Marino, Orlando Natalucci presidente del Club Campeggiatori Adriatico di Ancona, Nicola Manes presidente del Camper Club Pesaro, Oronzo Balzano Presidente Camping Club del Tavoliere delle Puglie, William Lanzoni, Presidente del Campeggio Club di Reggio Emilia, Franco Morano, Presidente Calabria Camper Club Sila di Rende (CS), Camillo Musso Presidente ACTI Torino e ACTItalia Federazione.

L'ordine del presente elenco dei partecipanti è puramente casuale

Moderatore Massimo Perrini
1 - Abbiamo la sensazione che dopo un periodo di relativa calma, il mondo dei campeggiatori italiani sia in fermento. Qual’è la sua opinione ?
Interviene Pier Luigi Ciolli
A PRESCINDERE DA TANTE PAROLE, NON RISULTA IN ATTO ALCUN IMPEGNO TESO A MODIFICARE L’INOPEROSITA’ CHE ATTANAGLIA DA SEMPRE IL SETTORE.
Interviene Claudio Galliani
Più che di fermento parlerei di disagio in quanto il fenomeno del turismo itinerante in autocaravan, a differenza di quanto è accaduto in altri Paesi d’Europa, non è stato preso in seria considerazione sin dall’inizio e questo fatto ha portato alla “non tutela” di fatto quasi generalizzata dell’utente di autocaravan.
Interviene Ivan Perriera
Il fermento del quale parli, caro Presidente, altro non è che la necessità che tutti noi camperisti sentiamo viva sulla ns. pelle. La necessità è chiara in tutti noi ma restano molteplici le formule di Associazionismo
Interviene Beppe Tassone
Si potrebbe rispondere con una battuta tirando in ballo Vico ed i cicli e ricicli storici...ma non é così. Alcune associazioni hanno velocemente percorso un lungo tratto di strada e sono servite da traino un po’ per tutti: nuove idee, la voglia di non più lasciare ad altri la copertura di spazi nostri, la presa di coscienza che il turismo itinerante rappresenta un fenomeno economico di enorme importanza , la crescita del numero di quanti lo praticano, l’imminente entrata in circolazione dell’Euro con ulteriore caduta delle barriere psicologiche all’interno dell’Europa rappresentano alcuni degli ingredienti che hanno creato il fermento. Poi sono da annoverare anche le aspirazioni di alcuni ad assurgere a posti ed incarichi con maggior visibilità, ma questo non é necessariamente un male!
Interviene Giuseppe Continolo
I motivi del fermento, che indubbiamente esistono, sono almeno due: da un lato, c’è una dialettica fisiologica che attraversa tutte le associazioni che hanno qualcosa da dire e non sempre sono d’accordo su modalità, tempi e contenuti della comunicazione; dall’altro lato, non è difficile rendersi conto che nel mondo dei campeggiatori serpeggia un diffuso senso di insoddisfazione per il modo secondo il quale vengono gestiti i numerosi problemi che frenano lo sviluppo del settore (divieti, carocampeggi, aree di sosta, legislazioni regionali carenti, pesi dei veicoli ricreazionali, ecc.) da parte della principale Associazione che dice di rappresentarli.
Interviene Orlando Natalucci
Confermo senz’altro questa osservazione e ne sono veramente contento. E’ il miglior segnale che il comparto è vivo ed in evoluzione alla ricerca di nuovi obiettivi.
Interviene Nicola Manes
Si, sembra che qualcosa si stia muovendo,qui e là  si legge qualche intervento interessante e comunque mosso da sincera passione per le sorti della Federcampeggio.  Non parlerei di fermento, poichè nulla vi è di strutturale però, finalmente le acque si agitano e l’esercizio della riflessione è stimolato. A mio parere si sconta un certo ritardo, in quanto a pochi mesi dal rinnovo degli organi statutari, si dovrebbe già essere lontani dalla fase iniziale e quindi in piena fase di analisi, per poter andare susseguentemente all’individuazione delle linee strategiche da affrontare e deliberare in assemblea.
Interviene Oronzo Balzano
Sono convinto che il mondo dei campeggiatori sia in fermento, si notava qualcosa nell’aria anche durante i vari dibattiti tenutisi recentemente, in fiera a Parma, e ritengo che ciò sia importante per tutti.
Interviene William Lanzoni
Nelle attuali Associazioni, “il camperista”, essendo la componente più numerosa ed avendo bisogno di risposte rapide, cerca di cavalcare diversi “cavalli” alla ricerca del migliore, creando un certo “fermento associativo”.
Interviene Franco Morano
Sta crescendo certamente la platea dei turisti che utilizzano il veicolo ricreazionale per le vacanze e per i brevi fine settimane. Il dato viene confermato dalle immatricolazioni che sono salite da 4.000 unità per il 1995 a circa 10.000 unità nel 2.000. Evidentemente la passione del camper sta contagiando anche le nuove generazioni e la sua espansione si sta rivelando un vero fenomeno di massa. La crescita del numero dei camper in circolazione motiva maggiormente i Club a manifestare la propria presenza sul territorio.
Interviene Camillo Musso
A me sembra che siano in fermento alcune “associazioni o federazioni” ma non la maggior parte degli utenti che non possiamo definire se non in minoranza campeggiatori. Se leggi la posta sui giornali specializzati, gli utenti si interessano di aree di sosta, per non pagare, oppure delle patenti e del carico per portarsi dietro pannelli solari, moto, bici, 200 litri di acqua, manco fossimo nel deserto, vasche per le acque nere, ma il vero spirito del vecchio campeggiatore lo trovi in pochissimi.
 
2 - Esistono in Italia numerosi Club ed Associazioni che raccolgono o coinvolgono solo una parte i campeggiatori, come mai secondo Lei?
Interviene Pier Luigi Ciolli
CHI SI ORIENTA PER IL CAMPEGGIARE O TURISMO ITINERANTE CON AUTOCARAVAN, PER SUA NATURA, NON TENDE AD AGGREGARSI. INOLTRE, L’INATTIVITA’ DI CLUBS E/O ASSOCIAZIONI CONTRIBUISCE A RENDERE IL SETTORE NON RAPPRESENTATIVO DI UNA GRANDE REALTA’.
Interviene Claudio Galliani
E’ la continuazione alla risposta n.ro 1: la mancanza di “considerazione” ha portato ad un individualismo diffuso di chi non si sentiva adeguatamente rappresentato, individualismo favorito dalla facilità di autogestione e di spostamento insita nei nuovi veicoli abitativi ricreazionali-autocaravan; infatti un fenomeno del genere (potremo anche definirlo “flessione di consensi”) si rileva molto meno nell’ambiente dei fruitori di caravan, per quanto questi, almeno in italia, non siano così numerosi come gli utenti di autocaravan.
Interviene Ivan Perriera
Mi spiace dirlo ma, a mio avviso, il primo problema è quello della pigrizia o, se preferisci, la volontà di “non fare nulla” se non criticare chi opera. Tanto i risultati ottenuti da pochi sono appannaggio di tutti.
Interviene Beppe Tassone
I Club e le Associazioni svolgono un ruolo importantissimo, oserei dire essenziale e determinante per il futuro del turismo di movimento. Innanzi tutto presidiano il territorio e questo di per sé già giustifica l’esistenza, poi riescono a svolgere compiti in sinergia con altri gruppi che si occupano di turismo quali le Pro Loco ed i comitati festeggiamenti riuscendo così a creare un formidabile offerta turistica (della quale non si trova pari in Europa) che costituisce una valida alternativa ai classici tour organizzati. Fatta questa premessa, sicuramente le associazioni non raggruppano l’intero popolo di ci pratica il turismo di movimento: questo non é importante, quello che conta é che il “nostro” turismo stia ormai offrendo, grazie anche ai club, nuove possibilità di incentivazione turistica. Del resto i percorsi enogastronomici, le sagre di paese, le località struggenti possono essere vissute in modo non virtuale solo dall’interno, stando in mezzo alla gente e condividendone le emozioni: solo il turismo itinerante consente a pieno di raggiungere questo risultato.
Interviene Giuseppe Continolo
A fronte degli oltre 3,5 milioni di campeggiatori esistenti in Italia, quelli aderenti a un sodalizio qualsiasi sono poche decine di migliaia, forse 50-60mila (non considero in questa categoria il “Ranocchio” che è un club di abbonati a una rivista). Perché sono così pochi? Probabilmente perché le associazioni esistenti non sono capaci o non sono in grado di dare delle risposte puntuali ai loro problemi. C’è poi da notare che le associazioni alle quali facciamo normalmente riferimento raggruppano esclusivamente i turisti itineranti dotati di autocaravan, che tendono così a isolarsi e a formare una sorta di elite del turismo all’aria aperta. E chi tutela gli interessi di tutti gli altri (roulottisti, tendisti, ecc.)? La Federcampeggio prese qualche anno fa la solenne decisione di mutare il suo nome in Federcampeggiatori; a parte il fatto che continua a chiamarsi Federcampeggio, che cosa è mutato nella sua linea politica per aderire in pieno a una reale volontà di diventare il contenitore di tutti i campeggiatori?
Interviene Orlando Natalucci
Le cause sono molteplici e tutte per certi versi condivisibili, ma il paragone che secondo me è più calzante, anche se per importanza di gran lunga inferiore, è quello della politica: in Italia siamo 50 milioni circa di cittadini con diritto di voto, ma quanti sono quelli iscritti ai vari partiti? Chi crede in qualche cosa non sempre deve fare riferimento ai numeri, ma deve portare avanti le proprie idee.
Interviene Nicola Manes
Verrebbe subito in mente di rispondere, con un pò di sociologia a buon mercato,che la causa di tutto ciò possa essere attribuita al luogo comune dell’individualismo genetico degli italiani. Ma il problema è più complesso e va correttamente riferito alla storia della nascita e dello sviluppo del turismo plein air, alle difficoltà di offrire servizi efficienti e credibili agli utenti ed alla mancanza di una strategia unificante sul territorio , in grado di sviluppare quei processi di identificazione necessari per far sentire il turista plein air, come parte ,anche se piccola, di un movimento di emancipazione da forme ed abitudini certamente consolidate di fare turismo, ma piuttosto sorde alla domanda di libertà, di creatività, di novità, che attraversa il variegato mondo dei turisti dell’Europa unita. Non va d’altronde dimenticato che i vari Club italiani hanno sviluppato, con caratteristiche assolutamente precipue, difficilmente riscontrabili in altre realtà europee, un gran numero di attività finalizzate non solo alla organizzazione della mobilità ad uso e consumo dei soli soci,bensì alla organizzazione di una serie di iniziative volte alla promozione ed all’accoglienza dei turisti plein air in generale, appoggiandosi in misura maggiore o minore alla rete dei Club Questo è sicuramente meritorio però, in mancanza di una strategia unificante, per esempio nei confronti degli Enti Locali a livello nazionale, si è sviluppata all’interno dei Club una sorta di rassegnazione da una parte e dall’altra il convincimento di poter o dover fare da soli .E questo è un aspetto che limita fortemente il processo di auto-identificazione  nell’ambito dell’associazionismo. Di qui la diaspora.
Interviene Oronzo Balzano
Sono nel “mondo dei campeggiatori” solo da 5 anni ed ho effettivamente notato ciò che questa domanda evidenzia. Anche nella nostra zona vi sono molti campeggiatori non iscritti a nessun club, ma francamente non so dare una risposta a questa indifferenza.
Interviene William Lanzoni
Mi pongo spesso questa domanda e tante sono le motivazioni quanti sono i campeggiatori. La grande attenzione della stampa specializzata e delle associazioni nei riguardi del “camperista” ha allontanato dai Club il “roulottista” relegandolo, ingiustamente, ad un ruolo secondario nel mondo dell’itinerante tanto da diventare, nonostante le ruote, il simbolo dello “stanziale”. I giovani camperisti non hanno certo il tempo di aggregarsi ed associarsi se non per qualche conveniente convenzione assicurativa: infatti la base dei Club è formata da persone dai “capelli grigi” desiderosi di ritrovare una socialità perduta nell’arido mondo del lavoro. Ultima e non da meno è la litigiosità all’interno delle Associazioni.
Interviene Franco Morano
In Italia esistono numerosi Club, questo è vero, ma è altrettanto vero che una minima parte dei Campeggiatori praticanti in tenda, in caravan ed in camper è iscritta ai Club. Da una stima attendibile fatta dalla redazione di una tra le più importanti riviste del settore, in Italia vi sarebbero oltre 2 milioni di campeggiatori attivi, mentre gli iscritti ai club non superano le 30.000-40.000 famiglie. Il che significa che su 100 campeggiatori utenti, solo 2 sono iscritti, numero chiaramente insufficiente per rappresentare e sostenere la difesa del campeggiatore. Probabilmente questa abulia dipende dal fatto che le Associazioni e le Federazioni oggi esistenti non offrono delle risposte alle aspettative della categoria. Alcune associazioni avvertono tale disagio e tentano, come possono, di accattivarsi la simpatia dei campeggiatori proponendo facilitazioni su acquisti, abbonamenti, polizze assicurative, tariffe speciali per fiere e campeggi. Le facilitazioni commerciali dovrebbero essere un prodotto aggiunto al valore principe che è quello di far parte con orgoglio di un Club capace di difendere le proprie scelte di vita. Oggi più che mai, con questo trend di crescita in atto, le Associazione devono inserirsi nel contesto pubblico e privato per rivendicare un equo riconoscimento al nuovo turismo. La forza delle associazioni e, quindi delle Federazioni, sarà tanto forte quanto più sono i soci.
Interviene Camillo Musso
La risposta precedente vale anche per questa domanda. 1000 camper al carnevale di Cento, ma per vedere il Carnevale, 700 camper al Giubileo a Roma, ma per vedere il papa al Giubileo. Diversamente i Club fanno poco. Quando organizzi un viaggio, tipo quello che sto organizzando nelle Baltiche la richiesta base era: posso venire anche se non vengo al rally Internazionale? Preferisco girare prima la Norvegia da solo, trovarmi con migliaia di equipaggi stranieri non mi interessa, ho problemi di lingua, mi annoio. Siamo ben lontani dai 300.000 soci del Camper e Caravanning Club Inglese! In Italia il campeggio è sempre stato: O una moda di élite, come ai tempi di Bergera (quante macchine c’erano allora?) o un fenomeno di massa nei campeggi perché era più economico andare con la caravan o con la tenda che in albergo o pensione. Poi c’è stato l’avvento del camper, e il camperista è una categoria a se stante. Il camperista è un isolato, non gliene frega niente della CCI, dei campeggi, vuole viaggiare a gruppi di due o tre. I club possono fare ben poco sino a che non saranno gli iscritti ai Club che li attireranno non con la partita di bocce, ma con iniziative culturali e divulgheranno questa forma di turismo.
3 - Il maggiore raggruppamento italiano è rappresentato da 50 anni dalla Federcampeggio con le oltre 180 associazioni federate, che comunque vengono affiancate anche da altre importanti realtà associative come il Club del Ranocchio, il Coordinamento Camperisti, l’Unione Club Amici ed ora anche dalla costituenda ACTItalia Federazione. Tutto questo dinamismo associativo che risultati porta secondo Lei?
Interviene Pier Luigi Ciolli
MI SEMBRANO DATI ERRATI PER QUANTO RIGUARDA GLI ULTIMI DUE ANNI PERCHE’ E’ LA NOSTRA ASSOCIAZIONE CHE, CON OLTRE 10.000 EQUIPAGGI ASSOCIATI NEL 2000, E’ LA PRIMA RIGUARDO AI CAMPERISTI. I DOCUMENTI IN NOSTRO POSSESSO CONFERMANO CHE NON ESISTE ALCUN DINAMISMO, INFATTI, NONOSTANTE LE REITERATE E.MAIL, NON CI RIESCE AD ATTIVARE UN CENTRO INFORMATIVO UNIFICATO PER QUANTO RIGUARDA LE INFORMAZIONI TECNICO-GIURIDICHE.
Interviene Claudio Galliani
Il dinamismo associativo è, secondo me, sempre positivo, ma ha insito in sè un grosso rischio: quello di dividere le forze, indebolire la “struttura” e di conseguenza diminuire la rappresentatività. A mio parere la domanda andava formulata in modo diverso chiedendosi come mai dette realtà siano sorte e, sempre a mio parere, la risposta è abbastanza semplice: in campo federale, già 20/25 anni or sono non ci si rese conto (o non lo si volle fare) delle potenzialità di sviluppo dell’autocaravan allora agli albori e il fenomeno fu ampiamente “snobbato” dalla federazione stessa che non si interessò o si interessò molto “tiepidamente” a gestire ed a far sue le nuove e diverse esigenze di questi mezzi rispetto alle caravan (allora in grande maggioranza). E’ da ciò che sono sorte le varie realtà, da questo che con definizione impropria chiamerei “vuoto di potere”: il popolo dei fruitori di autocaravan, non sentendosi tutelato e/o rappresentato a sufficienza dall’unica realtà allora “sulla piazza” diede vita a queste nuove realtà, sorte dapprima come veri e propri “Enti chiusi” qual è ancor oggi il Coordinamento, che accetta nelle sue file solo utenti di autocaravan. Quello che raccomanderei a tutti questi nuovi Organismi è la volontà di trovare dei punti di contatto per condurre un’azione sinergica a favore del “Turista Itinerante”. Il comportarsi come i “polli di Renzo” di manzoniana memoria non giova a nessuno, anzi è addirittura controproducente per tutta la categoria. Buona parte della responsabilità della nascita di tutti questi organismi è da ascriversi senz’ombra di dubbio alla federazione, che, da realtà monopolistica qual era fino a poco tempo fa, non ha saputo capire il mutare delle esigenze e non comprendendolo, non si è a perta alle nuove esigenze, anzi, molto spesso e più in alcune regioni che in altre, si è solo trincerata “chiudendosi a riccio” dimostrando una mentalità conservatrice che è ancora oggi all’origine di numerosi contenziosi Associazioni-Federazione.
Interviene Ivan Perriera
Credo che sia corretto avere più opportunità di scelta, l’importante è che ci sia dialogo sincero fra gli organi nazionali. La concorrenza porta sempre e indiscutibilmente dei vantaggi per gli utenti in tutti i settori e, nel ns. caso, abbiamo la possibilità, se d’accordo, di avere un potere contrattuale maggiore nei confronti delle autorità.
Interviene Beppe Tassone
Innanzi tutto porta ad un maggiore coinvolgimento delle persone e questo é positivo. Certo alla fine occorrerà giungere ad una sintesi ed a mettere in funzione una sorta di tavolo di concertazione. Non é immaginabile che si viaggi disuniti perseguendo comunque i medesimi obiettivi. L’impressione é quella tutti guardino al medesimo risultato, parlando con linguaggi diversi a volte anche laciandosi andare ad infruttuose e sterili polemiche. Non passerà molto tempo che si inizierà a trovare una lingua comune con la quale parlarsi e discutere, questo avverrà o per maturazione nostra o perché saranno “altri” all’esterno del nostro mondo ad imporcelo. L’ho già detto, rappresentiamo una forza economica di primaria importanza e quindi...siamo appetibili. Ai vertici delle varie associazioni vi sono peraltro persone responsabili, intellettualmente corrette, questa é una garanzia sul futuro. Io mi sento di scommettere a favore!
Interviene Giuseppe Continolo
Potrei cavarmela con una battuta, dicendo che lo sport preferito dagli italiani è la formazione di club, associazioni, partiti. In realtà, nel nostro settore, questa particolare cultura ha fatto il suo ingresso solo in tempi recenti, probabilmente a causa di vuoti di potere esistenti. Se questo dinamismo sia positivo per il settore è ancora da dimostrare. La positività è una funzione della reale capacità competitiva e dialettica di ciascuna associazione, cosa che, almeno per il momento, non è visibile. Ogni nuovo entrato si preoccupa di non pestare i piedi a quelli già presenti, dando così uno scarso (forse nullo) contributo alla chiarezza. A mio parere, non si è ancora capito qual è la vera “mission” di un’associazione di campeggiatori: è quella di rappresentare il turista in quanto consumatore, o piuttosto quella di fungere da agenzia viaggi, o più semplicemente quella di “stare insieme” senza preoccuparsi dei problemi esistenti? Io sono convinto che oggi come oggi ci sia un forte bisogno di una autorevole associazione di consumatori che sappia far valere i diritti di una categoria ancora abbastanza bistrattata. Ma se questa è la “mission” come si concilia con chi cerca di mettere insieme capra e cavoli e si associa alla Federturismo per due anni, prima di capire che era sbagliato, che si fa sponsorizzare dai costruttori di veicoli ricreazionali, con i quali ha un contenzioso aperto sui pesi, sulle patenti, ecc., che non è in grado di proporre e “imporre” un modello di legislazione regionale che tenga conto degli interessi dei campeggiatori?
Interviene Orlando Natalucci
Non può che portare ad ottimi risultati. La pluralità di opinioni ed il confronto delle idee porta sempre a raggiungere i risultati migliori. A tal proposito ho cercato di far sedere ad un unico tavolo, in occasione della celebrazione del 50° anniversario della fondazione del Club Campeggiatori Adriatico, che ho l’onore di presiedere, i rappresentanti delle associazioni di campeggiatori da Lei già menzionate per uno scambio di idee sulle problematiche oggi maggiormente sul tappeto. Spero che l’iniziativa possa proseguire con altri incontri per giungere anche ad accordi parziali, ma tesi a raggiungere degli obiettivi univoci con un’azione concertata fra tutte le forze organizzate del pleinair.
Interviene Nicola Manes
Mi verrebbe subito da rispondere che il gran numero di associazioni federative sia una ricchezza in grado di garantire stimoli sempre più nuovi ed un contesto in cui è più facile l’esercizio del confronto democratico. Esaminando però il problema in maniera un po più approfondita, non si può non considerare il fatto che, a fronte dell’ancora esiguo numero di campeggiatori esistente in Italia specie se confrontato con i grandi numeri della Germania, della Francia, Olanda Belgio ecc.,tutte queste Associazioni sembrano veramente troppe.Anche perchè al di fuori della Federcampeggio, che per statuto dovrebbe  occupare tutta la problematica inerente il mondo del plein air, queste Associazioni si caratterizzano per un impegno fattivo e sicuramente meritorio su pochi aspetti della problematica complessiva : Vedi la tutela legale o l’offerta di servizi o gli accordi con i campeggi ecc. Non sappiamo ancora come si svilupperà l’ACTITALIA  e cosa sarà in grado di realizzare, speriamo molto, mentre il Club Amici si caratterizza per una serie di interventi in più campi che spaziano dai rapporti tra Club,alle convenzioni con campeggi ed agriturismi.Mi sembra però di interpretare il sentire comune, affermando che il proliferare di organizzazioni monotematiche o quasi, possa in qualche modo inibire la capacità di fare lobby e di intervenire con autorevolezza nei confronti degli interlocutori obbligati. Cosa assolutamente diversa, mi pare siano le federazioni d’Oltralpe, che d’altro canto mi pare abbiano anche rapporti cordiali e comunque di collaborazione.
Interviene Oronzo Balzano
Quello che definisci “dinamismo associativo” io lo definirei “dispersione associativa”, ma non per muovere critiche a chicchessia, ma semplicemente perchè credo non sia ancora ben chiaro che il fine di tutte queste associazioni è uno solo ed uguale per tutti, allora se proprio si vuole essere in tanti, che si sia però uniti nel conseguire gli obiettivi che tutti conosciamo (coinvolgimento dei comuni a chè non discriminino il turismo itinerante, leggi a favore del pleinair, ecc.) senza stare a “lottare” per una tessera in più.
Interviene William Lanzoni
“Dinamismo associativo” sarebbe positivo soltanto se le varie componenti cercassero di unire gli intenti per raggiungere gli obiettivi fondamentali per il campeggiatore, ma le rivalità “anche personali” si sovrappongono agli scopi primari, con il risultato di azioni frammentarie e litigiose. A questo punto vorrei ricordare alle Associazioni che il loro operato deve essere in funzione dei Soci e non viceversa. Alla fine cosa chiede ai suoi rappresentanti il Socio Campeggiatore? La possibilità di fare turismo itinerante, campeggiare o sostare nel rispetto dei suoi diritti e doveri come cittadino e nulla più! Questo, in sintesi, i Soci si aspettano dai Club a livello provinciale e dalle Federazioni in campo nazionale.
Interviene Franco Morano
La Federcampeggio è stata costituita 50 anni fa da campeggiatori che utilizzavano la tenda, poi la caravan, ambedue prevalentemente nel campeggio. L’interesse principale della federazione, infatti, è stato fino agli anni 80/90 la tutela di questo turista “ fruitore del camping”. La dirigenza ha sempre dedicato le risorse economiche e l’attenzione maggiore dell’ENTE, verso il campeggio tanto è vero che si impegnata anche nell’acquisto e nella gestione di vari camping. La stragrande maggioranza dei dirigenti della Federcampeggio fino agli anni 90 erano caravanista. L’avvocato Ariani, presidente nazionale fino al 1993, ha partecipato al rally internazionale d’ Ungheria, svolto verso gli anni 90, con una tenda e dico questo per significare la sua passione del campeggio esercitatile benissimo anche con una semplice tenda. La nuova dirigenza della federcampeggio si è accorta in ritardo dell’evoluzione del campeggiatore per quanto attiene il veicolo usato ed i siti preferiti. Mentre si registrava una costante crescita dei camperisti, la Federcampeggio, dedicava il suo maggiore impegno per risolvere problematiche di bilanci. Il camperista aveva altre esigenze che sono state recepite da un gruppo di camperisti di Firenze poi costituito in Coordinamento camperisti. Più di ogni altra Organizzazione, il Coordinamento si è impegnato nella difesa legale del camperista ed a proporre moduli di aree di sosta attrezzate per le esigenze primarie del camper. La sua dirigenza continua nella sua opera proponendo il “Campeggio municipale” utile per il turismo itinerante e sfruttabile per le svariate esigenze delle comunità. Con la pretesa del rispetto di uno Statuto obsoleto, la Federcampeggio non ha voluto accorgersi di questa domanda ed ha ignorato le istanze delle associazioni attive ed emergenti. Un buon coltivatore, per incrementare la raccolta delle sue piante, deve tagliare i rami secchi per lasciar spazio ai rami verdi. Molti di questi rami, paragonabili ai club, hanno ritenuto opportuno esprimere la loro potenzialità unendosi tra loro per una reciproca assistenza. Ha preso corpo, infatti, l’Unione Club Amici con finalità molto semplici ma altrettanto utili per il camperista itinerante. Mi riferisco al Camper Stop, alla collaborazione con le UNPLI e con le aziende agrituristiche. Esprimo, infine un grosso compiacimento per la nascita dell’ACTITALIA Federazione perché sono fermamente convinto che dove vi è competizione l’offerta è più completa. Il monopolio in ogni realtà finisce per annichilire ogni sua iniziativa. L’ACTI è stata l’Associazione che ha dato vita 50 anni fa all’attuale Federazione, ed oggi mantiene ancora le potenzialità per far crescere un’altra Federazione. Nei giorni 9 e 10 giugno c.a., infatti è stata costituita a Giulianova l’ACT ITALIA Federazione al servizio dei campeggiatori italiani protesa all’integrazione del turismo italiano nel mondo campeggistico internazionale. E’ un aspetto irrinunciabile ed urgente in considerazione che fra qualche mese la Comunità Europea compie un altro passo unificando le monete degli Stati membro. Tanto dinamismo di base, manifestato autonomamente dalle più grosse associazioni estese a livello nazionale, risponde alle varie aspettative del consumatore utente. Necessita poi che queste componenti, portatori di specifiche competenze, si uniscano per rappresentare autorevolmente tutto il turismo campeggistico e camperistico italiano. Le specificità si sono sufficientemente evidenziate. Bisogna ora inventare un organismo di vertice ed individuare un coordinatore che sappia unire queste forze.
Interviene Camillo Musso
Occorre fare dei distinguo: Club del Ranocchio: ha ben poco a che fare col campeggio, non da le CCI, offre solo vantaggi economici e organizzativi, si comporta quasi fosse una agenzia, non ha origini storiche. Coordinamento camperisti: Ha cavalcato la tigre del dissenso dei camperisti, principalmente a causa del disinteresse dei problemi pratici che sono sorti con l’esplosione del fenomeno camper che ha trovato la Federcampeggio (c’ero anch’io) impreparata, serve al camperista isolato, non da la CCI, non si interessa di Caravan e tende (sono una sottospecie da evitare) non ha origini storiche, non ha le credenziali per presentarsi come Club rappresentativo di una categoria di utenti che dovrebbero comportarsi con eleganza. Federcampeggio: È l’unica che dovrebbe rappresentare il Tendista, caravannista, camperista. Nata per radunare le Associazioni, disperse dalla guerra, doveva rappresentare gli utenti a livello internazionale, doveva tutelarli in Italia coordinando l’attività di campeggio, tutelandone i prezzi, rappresentando la categoria nei rapporti con le Amministrazioni Pubbliche, al Governo. Purtroppo è degenerata, si è disinteressata dei rapporti internazionali, ha devoluto parte dei suoi compiti alle Unioni regionali, ha esautorato a poco a poco il Consiglio limitandolo ad una approvazione del lavoro del Comitato esecutivo (ci sono stato anch’io per parecchi anni voce clamante nel deserto), ha creato disinteresse e scontento in molti Club. Vive perché ha un nome, una tradizione che le è stata data dai fondatori, è una etichetta, cui fa comodo fare riferimento quando occorrono le CCI, gli sconti, la partecipazione alle manifestazioni che fanno gli altri e che è comodo offrire ai proprii soci come fossero proprie.. ACTITALIA Federazione: È nata proprio perché non poteva, essendo l’erede del Club che ha creato il Campeggio in Italia, che è stato tra i fondatori della FICC, che ha rappresentato l’Italia in sede Internazionale con un posto fisso in Consiglio, che ha ceduto alla Federcampeggio quando è stato tra i fondatori della stessa e che la Federcampeggio dopo pochi anni ha perso, non poteva, dicevo lasciare che tutto andasse allo sfascio. Ma è appena nata, deve ancora essere conosciuta. 2500 CCI già quasi totalmente distribuite, in poco più di sei mesi sono un bell’inizio. Indubbiamente questa frammentazione, non dinamismo come l’hai chiamato tu Perrini,non porta certamente bene. Un conto è avere più federazioni come in Inghilterra, ma che hanno Club con 300.000 soci, bilanci sull’ordine delle decine di milioni di sterline, Presidenti che sono Lord o Duchi!!! Unione Club Amici: E’ un importante organismo, con ottimi presupposti, ma riuscirà a farsi valere? Noi ACTI Torino vi abbiamo aderito perchè ne condividiamo le finalità, ma dovrebbe avere più grinta, imporsi di più.
4 - Nelle varie manifestazioni a cui abbiamo partecipato, abbiamo avuto la sensazione di un movimento più coeso dei campeggiatori d’oltralpe,nonostante siano presenti più organismi federati. E’ così?
Interviene Pier Luigi Ciolli
NON CI RISULTA, ALL’ESTERO NON HANNO ATTIVATO ALCUNA INIZIATIVA TECNICO-GIURIDICA NEL LORO PAESE E/O A LIVELLO EUROPEO
Interviene Claudio Galliani
Indubbiamente ! Perché le locali federazioni ed associazioni hanno compreso per tempo verso quale direzione si andava evolvendo il turismo itinerante e ci si sono adeguate, cosa che la federazione italiana , almeno fino ad oggi e salvo rare eccezioni di realtà regionali molto efficienti, ha dimostrato di non saper fare.
Interviene Ivan Perriera
I motivi credo che siano gli stessi espressi nella domanda precedente. Quando esistono varie organizzazioni l’unica possibilità è quella della collaborazione.
Interviene Beppe Tassone
Sicuramente oltre frontiera vi é, in facciata, una maggiore coesione, dovuta peraltro a ragioni “deboli” e quindi da non imitare. Club che si rifanno ad una certa marca di camper o di caravan, associazioni numericamente più ristrette alle quali é difficile accedere, una forte caratterizzazione gerarchica. Da noi vi é più brio ed anche i “numeri” sono ben diversi. Questo, condito con la nostra natura Mediterranea, provoca maggiori dibattiti all’interno,dai quali possono scaturire anche divisioni, polemiche , lacerazioni. Ma questo é il sale della vita: l’unanimismo senza dibattito, senza approfondimento, senza confronto non porta distante. Potrà apparire un’eresia, ma la situazione italiana, nonostante tutto, mi sembra la migliore e quella destinata a dare i risultati maggiori.
Interviene Giuseppe Continolo
Secondo me, rientriamo nel caso che fa capo all’affermazione che recita: “L’erba del vicino è sempre più verde”. Non conosco abbastanza il movimento dei campeggiatori francese da poter esprimere un giudizio motivato. Probabilmente rientra nella cultura d’oltralpe, il fare fronte comune per risolvere i comuni problemi, cosa che in Italia è meno sentita, perché tutti sentono il bisogno di attribuirsi i meriti delle eventuali conquiste altrui.
Interviene Orlando Natalucci
Non conosco a fondo le realtà associative straniere, ma ritengo che all’estero il concetto di appartenere ad una certa organizzazione di categoria sia sentito più come un “obbligo” che non una consapevole e libera scelta.
Interviene Nicola Manes
Mi pare di aver già risposto e comunque va riproposta la riflessione sulle caratteristiche delle Associazioni    europee  caratterizzate da un contesto socio economico assolutamente diverso da quello italiano in cui operare e che per esempio porta i Club ad impegnarsi soprattutto  per la soddisfazione delle esigenze degli associati, specie quando sono in viaggio per le vacanze. Questo porta naturalmente ad una maggiore coesione, poichè i servizi offerti, proprio perchè limitati nel numero, sono più efficienti e rivestono meglio le caratteristiche di obbligatorietà.
Interviene Oronzo Balzano
Non posso rispondere perchè mi manca l’esperienza diretta, non ho ancora partecipato a manifestazioni d'oltralpe.
Interviene William Lanzoni
Non penso ci siano grosse differenze rispetto a noi, varieranno i costumi, ma le divisioni non portano lontano perché alla fine sono “uomini” e come tali non immuni dagli stessi difetti. (Il prato del vicino si vede “sempre” più verde).
Interviene Franco Morano
Non sono a conoscenza de movimenti d’oltralpe.
Interviene Camillo Musso
La situazione, escluso alcuni paesi nordici nei quali il concetto di campeggiatore è ben diverso dal nostro, e la caravan e la tenda sono ancora in abbondanza,è molto confusa.Spagna divisa in federazioni per questioni politiche, Belgio idem, Germania, Francia con difficoltà interne, anche dove non ci sono più federazioni i Club si presentano spesso divisi.
5 - L’ordinamento legislativo italiano in materia di turismo campeggistico come lo giudica? Ci può essere un nesso con l’associazionismo, o meglio, può un ordinamento maggiormente orientato favorirne lo sviluppo?
Interviene Pier Luigi Ciolli
E’ DOMINATO DAL CASACCIO, INFATTI, NELLE NORMATIVE REGIONALI / PROVINCIALI / COMUNALI PROSEGUONO AD INVENTARE TERMINI NUOVI E/O UTILIZZARE QUELLI OBSOLETI CREANDO CONFUSIONE. LA NORMATIVA PUO’ CREARE LO SVILUPPO TRA LE ASSOCIAZIONI SE, COME ACCADUTO PER IL VENETO, SI COGLIE L’OCCASIONE PER LAVORARE INSIEME.
Interviene Claudio Galliani
L’ordinamento legislativo, al momento, mi lascia molto insoddisfatto avendo “toccato con mano” le situazioni di altri Paesi europei quali la vicina Francia, la Spagna, il Portogallo, la Danimarca, la Svezia, la Norvegia, la Finlandia, la GranBretagna ed altri, che si dimostrano molto favorevoli al turista itinerante. Però un tipo di normativa, quand’anche miope, è stata favorita da alcuni utenti di autocaravan il cui comportamento molte volte lasciava a desiderare. L’associazionismo potrebbe giocare un ruolo fondamentale in questo campo, ma ho paura che “stiamo chiudendo la stalla quando ormai i buoi sono fuggiti”, perché per sviluppare un corretto turismo itinerante, è necessario instillare negli utenti di autocaravan alcune regole comportamentali senza le quali non si è ben accetti da nessuna parte; il problema è rappresentato, a mia esperienza, soprattutto dai nuovi utenti, anche perché i venditori poco o nulla fanno per informare il futuro acquirente su quella che dovrebbe essere un’ etica comportamentale del fruitore di autocaravan. Ricordi il “pezzo” che feci pubblicare intitolandolo “una lezione di vita” riguardo ad un neo camperista incontrato nell’area di Vinadio (CN) ? Come tu stesso hai affermato, non tutti sono iscritti alle associazioni e le associazioni, per conto loro possono far “pressione psicologica” o azione educativa unicamente nei confronti dei loro iscritti: ce ne sono troppi che, acquistata un’autocaravan sono convinti di poter fare ciò che vogliono e dove vogliono ed è così che i divieti fioccano e tutta la categoria ne risulta danneggiata. 
Interviene Ivan Perriera
Viviamo, purtroppo, in un Paese dove non esiste il Ministero per il turismo (e la cosa più grave è che questa demenziale situazione è figlia di un referendum che tutti noi abbiamo votato) e quindi la situazione del ns. ordinamento legislativo, a volte contrario al turismo campeggistico, è oggi addirittura in contrasto con lo sviluppo del turismo in questione. Certamente abbiamo l’obbligo, come organizzazioni nazionali, di intervenire per favorirne lo sviluppo anche perchè non ci sono altri che potrebbero farlo per noi.
Interviene Beppe Tassone
Qui tocchiamo veramente il punto critico della situazione, un tasto dolente, la vera, grande palla al piede. Gli operatori turistici, tranne poche eccezioni, hanno sempre privilegiato la deregulation, convinti che l’assenza di leggi potesse consentire una maggior libertà d’azione e di efficienza. Fatti, alcuni anche tragici, hanno dimostrato l’esatto contrario: chi pratica il turismo sotto le stelle cerca comunque sicurezza, servizi, organizzazione, capacità imprenditoriale e rifugge (forse ancora di più di chi privilegia altri modi di fare il turismo) l’avventurismo di chi vuole solo accaparrare dando ben poco. Leggi sono necessarie, sia per omogeneizzare i comportamenti delle regioni che (dopo il trasferimento a loro del settore hanno viaggiato spesso in modo disunito e con velocità diverse), sia per sfruttare a pieno tutte le potenzialità. La recente Legge Quadro ha dato una prima timida, ma positiva risposta istituendo un tavolo di concertazione sia a livello regionale, sia a livello centrale del quale anche le associazioni del turismo all’aria aperta saranno chiamate a far parte. Occorre ora sapere sfruttare al meglio questo spiraglio che si é aperto, giocare a tutto campo, volare alto, diventando noi stessi i principali elementi di proposta e di propulsione. Il futuro del turismo di movimento in Italia (oserei dire soprattutto nel Mezzoggirno del Paese) può dare tantissimo: abbiamo bisogno di leggi agili in grado di favorire lo sviluppo, ma anche di rappresentanti delle nostre associazioni che, una volta sedutisi al tavolo di concertazione, sappiamo svolgere fino in fondo il proprio ruolo. Ancora una volta, per fortuna, è l’uomo che svolge un ruolo centrale: le leggi sono uno strumento, ma la capacità di farlo funzionare compete anche, o forse soprattutto, a noi.
Interviene Giuseppe Continolo
Sono tentato di rispondere che è un gran casino. Il federalismo o “devolution” che dir si voglia è una grande conquista democratica, ma in una materia complessa come il turismo l’assenza di una legge quadro che detti delle linee di condotta uniformi per tutte le regioni in materia di classificazione degli esercizi, ampiezza delle piazzole, e così via, non può che ingenerare confusione. Mi domando che cosa può pensare un turista itinerante che entra in un campeggio di una qualsiasi regione classificato, poniamo, con tre stelle e poi si ritrova in un altro campeggio in un’altra regione con le stesse stelle e la metà dei servizi e, magari, un prezzo più caro. C’è solo da augurarsi che i decreti attuativi della nuova legge quadro sul turismo, che il Governo appena insediato dovrà emanare, tenga conto di queste istanze.
Interviene Orlando Natalucci
In Italia ci sono innumerevoli leggi, molte anche non più attuali, ma poche quelle relative al nostro comparto e per di più slegate fra loro. Anche la recente legge sul turismo non mi sembra soddisfi appieno le esigenze dei campeggiatori in senso lato (turisti con tenda, saccopelisti, caravanisti e camperisti). Soltanto poche regioni hanno preso a cuore il problema ed hanno iniziato a legiferare sul nostro comparto: le Marche è stata la prima ad emanare una legge per la realizzazione di aree di sosta con un contributo finanziario del 50% della spesa a fondo perduto: non è sicuramente esaustiva, ma è senz’altro un buon inizio ed un esempio tangibile di collaborazione tra le amministrazioni pubbliche e le associazioni di categoria.
Interviene Nicola Manes
L’Ordinamento legislativo  italiano a livello nazionale è assolutamente carente sotto tutti i punti di vista e non rende merito allo sviluppo che il settore ha avuto negli ultimi anni.Lo stesso criterio della rilevazione statistica, identificata in un nebuloso ‘Settore extra-alberghiero’ in cui c’è tutto e più di tutto, impedisce di avere informazioni certe sulle dinamiche del settore ed ignora completamente il turismo itinerante. La legge quadro di recente approvata non aggiunge niente e si limita alla proposta di realizzazione di una non meglio identificata Consulta che, per chi conosce le procedure ed i meccanismi di organizzazione politica delle deliberazioni nel nostro paese, è molto facile che si riveli un puro esercizio dialettico privo di una qualsiasi capacità di condizionamento. Diverso è il discorso nei confronti delle Regioni che, a mio parere, anche se può non piacere, non può che essere sviluppato in quanto le stesse, da un punto di vista legislativo e normativo sono le vere depositarie dei poteri nel campo del turismo.
Interviene Oronzo Balzano
Sicuramente da rivedere, a parte qualcosa di valido (ma spesso disatteso!) del nuovo codice della strada, andrebbero presi in considerazione i campeggi molti dei quali non proprio in regola con le più elementari norme di sicurezza; ci vorrebbe un numero maggiore di pozzetti di scarico, ecc. Un ordinamento maggiormente orientato può sicuramente favorire lo sviluppo dell’associazionismo.
Interviene William Lanzoni
La mancanza di leggi appropriate o ancor più di leggi non rispettate dalle amministrazioni locali (vedi i parcheggi), determinano nel singolo l’impossibilità di difendersi ed ancor più, questo, non vede nell’Associazione la risoluzione dei suoi problemi, perché anche quest’ultima si trova in grosse difficoltà senza un chiaro ordinamento legislativo. Favorendo il compito delle Associazioni, con leggi adeguate, sicuramente, il campeggiatore si sentirebbe più rappresentato e si avvicinerebbe più facilmente a chi lo può aiutare.
Interviene Franco Morano
Con l’abolizione del Ministero del Turismo, sono state demandate alle Regioni compiti sulla regolamentazione del turismo. Alcune regioni hanno recepito l’evoluzione del turismo campeggistico ed hanno adeguato le rispettive leggi regionali. La regione Calabria, per quanto mi riguarda, è ferma alla legge n. 28 del 1968 quando l’Arca aveva presentato il primo autocaravan denominato Noè. Era compito della Unione regionale Calabria sensibilizzare le varie Giunte regionali per adeguare la vecchia legge alle nuove domande del settore turistico all’aria aperta. L’Associazione Campeggiatori Sila, si è sempre dichiarata disponibile a rafforzare quella Unione per essere rappresentativa negli interessi dei campeggiatori calabresi e di tutti i campeggiatori. Lo Statuto federale, però consentiva l’inamovibilità di quel Gruppo dirigente. L’Associazione che rappresento, sta impegnando alcune Forze politiche regionali per emanare una nuova Legge sul turismo all’aria aperta. Insisteremo, inoltre, perché vengano previsti nel nuovo disegno di legge, i campeggi municipali proposti dal Coordinamento Camperisti.
Interviene Camillo Musso
Esiste ancora un ordinamento legislativo o vi sono tanti ordinamenti diversi e spesso contradditori? Sarebbe compito della Federazione accreditata a tutelare queste cose, ma lo fa? Per quanto riguarda l’ACTI ITALIA dateci tempo.
6 - Parliamo di servizi ai campeggiatori, le aree di sosta per esempio per i camperisti come le giudica? E’ auspicabile un loro aumento o è meglio razionalizzare l’accoglienza in campeggio?
Interviene Pier Luigi Ciolli
ANCORA NON ENTRA NEL CERVELLO DEGLI ADDETTI AL SETTORE E DEI PUBBLICI AMMINISTRATORI CHE LE AREE DI SOSTA ATTREZZATE MULTIFUNZIONALI DEVONO ESSERE ALLESTITE PERCHE’ INDISPENSABILE PER RENDERE EFFICACI I PIANI COMUNALI DI EMERGENZA. PER QUANTO RIGUARDA I CAMPEGGI, PER RISOLVERE IL PROBLEMA DEL CARO TARIFFA E PER RISOLVERE IL PROBLEMA INERENTE GLI INTERVENTI DI PROTEZIONE CIVILE, NELLA PROSSIMA LEGISLATURA PRESENTEREMO LA PROPOSTA DI LEGGE DI ATTIVARE I CAMPEGGI MUNICIPALI MULTIFUNZIONALI COME DA FILE IN ATTACHED CHE CONFIDIAMO PUBBLICHERETE. VEDREMO SE ANCHE QUESTA VOLTA CI TOCCA INTERVENIRE DA SOLI OPPURE QUALCHE CLUBS E/O ASSOCIAZIONE SI UNISCE NEL LAVORO, PASSANDO DALLE CHIACCHERE ALL’IMPEGNO CONCRETO E VERIFICABILE.
Interviene Claudio Galliani
Se le aree di sosta sono ben gestite ed il comportamento dei fruitori di autocaravan è corretto sono senz’altro una realtà da sviluppare al massimo; non sarei, conoscendo la situazione e la mentalità imperante nei gestori di campeggio italiani, molto favorevole a questa seconda ipotesi; se i campeggi fossero gestiti come per esempio in Francia e Danimarca tale possibilità potrebbe anche venir presa in esame.
Interviene Ivan Perriera
Interessante mi sembra la proposta del Camping Club di Pesaro di fare chiarezza. L’Italia comincia ad avere parecchi (anche se ancora pochi) “punti sosta” che vengono troppo spesso definiti “Area di sosta” ed è comunque auspicabile un aumento. Ma non si può tralasciare la razionalizzazione dei campeggi che devono avere degli spazi da dedicare ai mezzi di passaggio che vogliono sostare in strutture più sicure e “servite”. Al momento c’è il “Camperstop” ma potrebbero nascere altre iniziative o potremmo intervenire per fare approvare una legge che faccia diventare la predetta tariffa del Camperstop come obbligatoria in tutti i campeggi.
Interviene Beppe Tassone
La monocultura non é mai bella: il turismo itinerante, poi, ha insiti in sè la ricerca continua di esperienza nuove, di modi diversi di vivere, l’accettazione del diverso, il desiderio di conoscere. Anche le strutture, quindi, devono essere molteplici, in grado di offrire al crescente numero di utenti proposte svariate. Il campeggio resta il luogo principale ove i mezzi del turismo devono sostare, soprattutto se il periodo é di media o lunga durata. Le aree di sosta attrezzate svolgono contemporaneamente un ruolo importantissimo, soprattutto a favore di chi privilegia la sosta breve o cerca un luogo ove trascorrere un week end. Ma fermarsi qui sarebbe riduttivo: dobbiamo offrire (noti, pongo le nostre associazioni in una posizione di azione e non più di solo utilizzo del lavoro e delle proposte di altri) servizi sempre maggiori, sempre più utili, sempre più rispondenti alle necessità di chi viaggia col camper. Penso ai milioni di stranieri, anche anziani che verranno nei prossimi anni in Italia, soprattutto nelle regioni del Sud, per trascorrere lunghi periodi. La scommessa è quella di offrire loro, oltre a luoghi splendidi, a manifestazioni interessanti, a proposte enogastronomiche di alto valore, anche servizi nuovi ed adeguati favorendo anche la nascita di cooperative in loco di tipo sociale. Penso all’assistenza medica, alla lavanderia, alla cucina, a proposte di viaggi di modesta entità: il turista itinerante, al pari di ogni altro turista, va vezzeggiato e capito, a lui occorre dare risposte concrete. Ho l’impressione che la bella spiaggia o lo struggente pianoro montano non bastino più, anche perché altri stati si stanno attrezzando.
Interviene Giuseppe Continolo
Sono senz’altro favorevole a una maggiore diffusione delle aree di sosta, purché siano affidate in gestione a persone responsabili (i club?) che ne garantiscano la funzionalità, l’efficienza, la sicurezza. E poiché queste garanzie hanno un costo, è giusto che il campeggiatore metta da parte i sogni di trasformare il turismo itinerante in un turismo “assistito”. I servizi, se sono tali, si pagano. Se si accetta questa affermazione, appare chiaro che il problema della scelta tra area di sosta e campeggio si riduce a una questione di mera convenienza, dove ciò che conta è il rapporto prezzo/qualità del servizio.
Interviene Orlando Natalucci
Non bisogna mai arrivare a scelte drastiche: entrambe le soluzioni sono da perseguire in funzione delle diverse realtà locali e contingenti. Vedo sicuramente con favore l’aumento delle aree di sosta nelle realtà meno battute dai flussi tradizionali del turismo, zone interne e collinari, comuni di piccole dimensioni, ma molto attraenti per il loro modo di vivere completamente diverso dalle realtà della stragrande maggioranza delle città di piccole o grandi dimensioni, con valori umani e paesaggistici di notevole rilievo, ma sconosciuti ai più. E’ altrettanto auspicabile che i campeggi attrezzino al loro interno apposite aree da destinare al turismo itinerante limitandone la permanenza ad un massimo di 48 ore e ad un costo giornaliero forfettario inferiore alle 20 mila lire giornaliere. Non è utopia: nei campeggi gestiti dal nostro Club Adriatico questo sistema è già funzionante da quattro anni (L.16.000/ notte/equipaggio) ed anche l’Unione Club Amici ha promosso con la Federcampeggio l’iniziativa “Camper Stop”. Anche in questo la Regione Marche è intervenuta ed ha previsto che ogni campeggio di nuova costruzioni debba avere obbligatoriamente almeno 1000 metri quadrati di superficie per i turisti itineranti.
Interviene Nicola Manes
Sarò telegrafico, anche perchè illustrare tutti i motivi che hanno portato le Marche ad elaborare la lprima legge sulle aree di sosta in Italia sarebbe troppo lungo ed il discorso ci porterebbe lontano Il turismo itinerante ha logiche, esigenze e necessità che solo in parte possono essere soddisfatte dai campeggi per come sono organizzati in Italia. In Francia per esempio è tutto diverso. L’area di sosta, normata ed organizzata come una vera e propria struttura ricettiva, in Italia,differenziata dai parcheggi che sono ben altra cosa, è in grado di soddisfare le esigenze dei turisti plein air e va promossa in tutto il paese.
Interviene Oronzo Balzano
Questa è una bella domanda! Le aree di sosta sono sicuramente importanti, ma vanno gestite e attrezzate bene, altrimenti sono solo dei “parcheggi”, ma per fare ciò vi sono dei costi e quindi degli oneri da far pagare a chi vi sosta (ma qualsiasi camperista credo sia disposto a pagare a fronte di una fornitura di servizi). Però non sarebbe neanche una cattiva idea se i gestori dei campeggi aderissero tutti alla famosa formula Camper-Stop.
Interviene William Lanzoni
L’area di sosta si adatta alla dinamicità del camper ed è ideale per un turismo itinerante con soste di pochi giorni. Il campeggio deve adeguarsi al camper con piazzole apposite in modo che si possa usufruire del mezzo, come fosse un automobile, per brevi itinerari. Le due strutture hanno articolazioni diverse ed è per questo che possono convivere adattandosi alle varie esigenze del campeggiatore. La legge del mercato deciderà quale sarà la struttura più adeguata.
Interviene Franco Morano
Le aree di sosta rappresentano, ad oggi, uno strumento indispensabile per la fruizione dei nostri veicoli ricreazionali. Hanno la loro prevalente valenza per le soste brevi. Credo saranno più funzionali e, soprattutto, più curati i campeggi municipali proposti dal Coordinamento Camperisti. Nel frattempo è auspicabile che le Società che gestiscono le aree di servizio autostradale si adeguino alle leggi dello Stato ( art. 185 del nuovo Codice della strada ) che impone loro la creazione di dette aree. Colgo l’occasione per segnalare che l’area di servizio Tarsia Nord sulla SA-RC, ha realizzato tale presidio ecologico ed è stato reso funzionante solo a seguito di nostri solleciti ed a minacce di denunce trasmessi all’ANAS di competenza. Quando l’utenza reclama i propri diritti, le risposte arrivano. Per le soste più lunghe auspicherei l’utilizzo del campeggio che consente un soggiorno più soddisfacente per eventuali figli a bordo. Questo elementare accorgimento protrae, ancora per qualche anno, l’unità della famiglia nel corso delle vacanze.
Interviene Camillo Musso
Aree di sosta: spesso traformate in accampamenti per nomadi, spesso agglomerato di umanità che nulla ha a che vedere con lo spirito del campeggiatore, che vorrebbe vivere all’aria aperta, o sostare con dignità e sicurezza per poter accedere alle città. Il Camperista non può paragonarsi ad un barbone che ha bisogno del letto gratuito e va a prendere la minestra all’albergo dei poveri. Perché l’automobilista deve pagare il parcheggio e il camperista no? Perché il caravannista non può lasciare la caravan e muoversi con la macchina? Il problema del parcheggio non esiste solo per i camper, e l’accanirsi contro di essi è una violazione dei diritti civili, ma parimenti non si può pretendere di occupare troppo spazio in località ove già la sosta delle auto è difficoltosa. Occorrerebbe una politica che creasse parcheggi ad hoc per i camper come si sono fatti quelli sotterranei per le vetture. Nel tarantino, le aree di sosta che ho visto per esempio hanno risolto il problema di impedire la sosta selvaggia lungo le spiagge, a San Marino pure. Occorre che vi sia un interlocutore, ma dove è?
7 - L’Italia della ricettività campeggistica sta decisamente cambiando. Ma è veramente pronta secondo Lei ad accogliere i campeggiatori itineranti?
Interviene Pier Luigi Ciolli
NON MI RISULTANO CAMBIAMENTI IN ATTO, MAGARI.
Interviene Claudio Galliani
Finché in periodo di alta stagione la stragrande maggioranza dei gestori continuerà a pretendere una sosta di almeno una settimana, saremo molto lontani da quanto richiesto dai fruitori di autocaravan; un notevole passo avanti è stato fatto con l’iniziativa UCA del “camper stop”, ma, se analizziamo le risposte dalla tabella pubblicata dalla stessa UCA, i mesi di Luglio ed Agosto sono generalmente esclusi a tale iniziativa. Un cenno particolare andrebbe anche rivolto alle tariffe dei campeggi: si ha la netta impressione che alcuni gestori in 3 mesi vogliano guadagnare di che vivere per tutto il resto dell’anno praticando tariffe che non trovano giustificazione con i servizi offerti. In molti Paesi d’Europa ed in campeggi forse più belli ed attrezzati dei nostri, le tariffe sono anche più del 50% inferiori e, a quanto pare, se tali strutture restano aperte, i loro gestori non muoiono di fame. 
Interviene Ivan Perriera
No, non ancora, anche se molti gestori (e parlo per i camperisti o i roulottisti itineranti) hanno capito che la soluzione dei loro problemi è quella di rendere produttive le loro strutture nei periodi di bassa e media stagione. Sono ancora troppo pochi i campeggi aperti tutto l’anno e troppo pochi sono i tre mesi di apertura minima che la legge concede ai campeggi.
Interviene Beppe Tassone
A questa domanda ho già parzialmente risposto prima. Penso proprio di sì, a patto che si adegui, che sappia investire nel proprio futuro, che non si fermi all’attuale, mentre altri Paesi si stanno muovendo in modo concreto. La sicurezza dei luoghi di sosta, innanzi tutto, deve essere privilegiata, assieme con l’offerta complessiva. Troppe strutture al Sud, soprattutto, sono aperte per pochi mesi l’anno: si obietterà che turisti non vengono in bassa stagione. E’ il classico cane che si morde la coda, occorre investire in informazione ed adeguare i servizi: siamo parte essenziale dell’Europa, la nostra moneta da gennaio sarà simile a quella di milioni di altri concittadini europei. Questo é il nostro grande vantaggio, ma occorre avere il coraggio di darsi da fare. Ho tanta fiducia nei giovani e nell’imprenditoria giovanile. Ho, soprattutto, tanta fiducia nelle nostre associazioni. Sono convinto che sapranno investire il loro tempo e, se lo possiedono, il loro denaro impegnandosi direttamente in questo settore. Nell’interesse del nostro hobby, del nostro Paese ed anche dei nostri figli. Si tratta di una scommessa importante e di un impegno che, personalmente, mi sento di sottoscrivere in prima persona.
Interviene Giuseppe Continolo
C’è anche un altro modo di porre questa domanda: sono pronti i turisti itineranti a farsi accogliere dalle città che li ospitano?
Interviene Orlando Natalucci
Qui il discorso è forse un po’ complesso e bisogna tener presente due esigenze contrarie: 1) il gestore di campeggio è solitamente un imprenditore (fatta eccezione per alcune realtà dove la gestione è affidata ad associazioni di campeggiatori) che tende giustamente a realizzare nella sua impresa il massimo del profitto e cerca di soddisfare le richieste del mercato che oggi richiede con sempre maggior insistenza la disponibilità di bungalows; 2) il campeggiatore sta cambiando la sua connotazione. C’è un ritorno massiccio dei giovani all’uso della tenda per brevi periodi concentrati nelle prime due decadi di agosto, un sempre minore uso delle caravan itineranti per periodi di 15/20 giorni, una diminuzione dell’uso del sistema degli “stagionali”, mentre è in forte aumento il numero dei campeggiatori possessori di camper che prediligono però non sostare nei campeggi perché i prezzi sono troppo elevati. E’ evidente che i gestori di campeggio sono portati a trasformare la loro ricettività orientandola su quel comparto che economicamente è più redditizio a scapito dei campeggiatori itineranti.
Interviene Nicola Manes
No, direi proprio di no, il massimo che si è potuto ottenere è il CAMPER STOP, o le convenzioni ma tutte e pur sempre limitate ai periodi di bassa stagione.E quando la maggior parte dei turisti si muovono per andare in vacanza, ci si trova di fronte ai soliti problemi. Purtroppo la ricettività campeggistica ,è vero, sta cambiando MA IN PEGGIO. La tendenza infatti ineludibile e difficilmente contrastabile poichè mossa da una richesta di mercato sempre più in aumento,è quella dello stanzialismo col proliferare abnorme di mobilhouses e caravan con verande a capanna, preingressi ecc. Come si dice "E’ difficile andare in paradiso a dispetto dei santi ‘ Gli interessi sono così forti e radicati che reputo impresa quasi disperata, l’impegno in questa direzione.
Interviene Oronzo Balzano
C’è ancora da lavorarci, ma tutto sommato la mia opinione è certamente ottimistica.
Interviene William Lanzoni
I campeggi sono quasi totalmente occupati dagli “stagionali” o “stanziali” che dir si voglia e non sono in grado di ricevere un ulteriore aumento di equipaggi itineranti e questo sussiste già da diversi anni. Nei periodi di alta stagione solo le aree di sosta possono far fronte al turismo itinerante, dato l’avvicendamento degli equipaggi, cosa che non succede nei campeggi ormai trasformati in villaggi residenziali senza ricambio.
Interviene Franco Morano
Quasi tutti i campeggi stanno sottraendo spazio al campeggio per realizzare bungalow o mini appartamenti in muratura. Evidentemente la domanda va in quel senso e le strutture si adeguano. Sarà difficile avere attenzione verso il turismo camperistico da parte dei gestori di campeggio in quanto nasce un contenzioso sull’entità delle tariffe. Per il camperista, munito di veicolo autosufficiente, le tariffe di soggiorno sono alte, mentre per il gestore le tariffe in vigore sono appena sufficienti per coprire le spese annue di gestione. Alcuni operatori hanno recepito la nuova domanda attrezzando il campeggio con aree specifiche e allargando la stagione per ospitare i campeggiatori d’oltralpe. Un grande impulso all’ adeguamento dei campeggi esistenti sarà dato dalla creazione dei campeggi municipali che oltre ad offrire la base per i week-end, fungeranno, anche come calmiere nel mercato dell’offerta campeggistica.
Interviene Camillo Musso
Sino a quando la maggior parte delle Regioni non si interesseranno dei campeggiatori itineranti, ma continueranno a chiamare le nostre strutture extra-alberghiere (che risonanza fonetica con un’altra terminologia extra-com….) non si concluderà nulla. Sino a che come è avvenuto in Piemonte si daranno i contributi per i campeggi da 400.000.000 in su da parte della Regione, mentre le case per ferie ecc. risultano privilegiate, non risolveremo nulla. Non bastano i Comuni come Torino che ha pubblicamente comunicato che presto costruirà uno dei più attrezzati campeggi, con un’area apposita per la sosta itinerante sia diurna che notturna, a prezzi contenuti.
8 - L’avvento delle nuove tecnologie e di internet in particolare, possono aiutare il pleinair?
Interviene Pier Luigi Ciolli
INDUBBIAMENTE PERCHE’ CONSENTONO DI SCAMBIARE MESSAGGI IN TEMPO REALE, A COSTI QUASI NULLI. IL PROBLEMA E’ CHE I RESPONSABILI DEI CLUBS /ASSOCIAZIONI PREFERISCONO NON LEGGERLI PER EVITARE DI LAVORARE. LE TECNOLOGIE ESISTONO, MANCANO LE PERSONE CHE SI DEDICHINO ALLO SVILUPPO DEL SETTORE. SONO PRONTO SEMPRE A RICREDERMI, ANZI SPERO CHE QUESTE VOSTRE INTERVISTE POSSANO CONTRIBUIRE AD ATTIVARE UN LAVORO IN COMUNE.
Interviene Claudio Galliani
Indubbiamente. La “Rete” è un veicolo importantissimo di informazioni ed ognuno può trovare sempre più le risposte che maggiormente lo interessano; la Rete serve anche alle associazioni per tenersi in contatto in tempo reale e diffondere molto più celermente e capillarmente che in passato le iniziative e le proposte.
Interviene Ivan Perriera
Certamente si.
Interviene Beppe Tassone
Assolutamente sì! Anche se una buona parte di chi ha i capelli bianchi e pratica il turismo di movimento é al di fuori della logica di internet, la nuova tecnologia é in grado sia di agevolare e favorire la conoscenza da parte di altri paesi, sia di interessare strati nuovi, più giovani, coinvolgendoli in modo diretto. Alcuni Club hanno investito, e parecchio, su internet con risultati eccezionali. Il mio, ad esempio, in poco più di due anni ha raggiunto una mailing list di oltre 7.000 persone alle quali settimanalmente giungono sul proprio computer le news ed il sito ha toccato i 50.000 accessi annui. Certo, anche in questo caso, le tecnologie non debbono diventare il fine, ma solo uno dei tanti mezzi che debbono essere privilegiati. Insomma, se il nostro hobby é soprattutto sentimento, emozioni, voglia di comprendere e capire, non sarà mai un computer ad offrire tutto questo, ma certo potrà agevolarci. Io sul turismo all’aria aperta sono pronto a scommettere, così come sul mio Paese e sul futuro che anche grazie alle nostre associazioni sapremo garantirgli in uno dei settori strategicamente più importanti, quello del turismo. Non è un caso che proprio al Sud tanto si stia muovendo, quello che stanno facendo questa rivista ed il suo Club la dice lunga su tante cose. Soprattutto indica chiaramente che la strada che é stata imboccata é quella giusta e che siamo in tanti a percorrerla, provenienti da regioni diverse, portatori magari anche di esperienze dissimili, ma uniti in un unico, grande progetto che finalmente ci consente di parlare un medesimo linguaggio e di guardare ad un futuro che é assolutamente roseo.
Interviene Giuseppe Continolo
Certamente! Si pensi a quanto sta già accadendo: il turista itinerante che voglia muoversi in maniera ragionata ha a disposizione numerose fonti informative (i “siti”) per documentarsi sui luoghi che intende visitare e sulle eventuali manifestazioni che vi si svolgono. Se non le ritiene sufficienti, ha la possibilità di seguire il “filo d’Arianna” dei contatti, via e-mail, con le persone del luogo (gli amici dei club) per avere altre informazioni e, soprattutto, giudizi di merito sulla qualità delle proposte. Lo stesso dicasi per chi vuole acquistare un veicolo ricreazionale e non si fida delle sole affermazioni del venditore: le piazze virtuali, che molti siti mettono a disposizione, possono aiutare a orientare meglio le scelte e a trovare il mezzo che più si addice a una certa situazione. Internet è, inoltre, uno strumento che aiuta il viaggiatore a non sentirsi mai solo.
Interviene Orlando Natalucci
Qualsiasi mezzo di comunicazione, a maggior ragione Internet, in grado di agevolare le conoscenze e lo scambio di informazioni sono di notevole supporto al mondo del turismo all’aria aperta sempre alla ricerca del nuovo. Ma come in tutte le cose non bisogna abusare perché poi l’utenza si disorienta ed allora forse la tecnologia diventa solo un “commercio” e quindi orientata allo sfruttamento economico del campeggiatore e non al suo servizio.
Interviene Nicola Manes
SICURAMENTE, già oggi è così ed è auspicabile che un numero sempre maggiore di utenti utilizzi internet per comunicare od organizzarsi le proprie vacanze.
Interviene Oronzo Balzano
SI, sicuramente, oggi ad esempio un GPS aiuta a viaggiare senza troppe difficoltà e Internet aiuta a comunicare e a conoscere realtà nuove. Tutte cose che ambisce chi ama il pleinair!
Interviene William Lanzoni
Ogni mezzo, ogni sistema che avvicina serve. Internet, sicuramente, aiuterà le associazioni ad essere più vicine, a confrontarsi e a dialogare con più facilità e il turismo itinerante ne avrà un grande beneficio.
Interviene Franco Morano
Sono ottimi strumenti di comunicazione tra gli utenti. Anche le Associazioni trovano utile servirsi di tale veicolo di comunicazione per programmare iniziative di vario tipo e coinvolgere una platea molto più numerosa nelle tematiche del settore.
Interviene Camillo Musso
Le nuove tecnologia, internet sono fondamentali, ma sarebbe necessario che venissero tenute aggiornate. Purtroppo manca in certi casi chi ha il tempo di fare ciò.
 

 

 

 

 

 

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