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Il primo impiego dell'innevamento programmato viene fatto risalire all'inverno 1948, in Connecticut (USA), grazie all'intraprendenza di W. Schoenknecht, gestore di una stazione sciistica il quale, per ovviare alla mancanza di neve, decise di trasportare sulle piste da sci circa 500 tonnellate di ghiaccio che, opportunamente lavorate, permisero la pratica dello sci per circa due settimane (Erickson, 1980). I costi si erano rivelati però elevatissimi e, nell'inverno successivo, grazie all'aiuto di alcuni amici, Schoenknecht presentò un primo prototipo di macchinario per la produzione di neve artificiale che, dopo numerosi collaudi, diventò perfettamente operativo nel 1950.
1. sistema a bassa pressione
La produzione di neve artificiale è quindi caratterizzata
da un elevato costo energetico, perciò ogni tecnica economicamente
vantaggiosa e che consenta la produzione di neve in un ampio intervallo
di temperatura è di notevole interesse per l'industria dello
sci.
Nelle regioni sciistiche delle Alpi è in atto una vera e propria corsa verso l'installazione di impianti per la neve artificiale. La mutata distribuzione delle precipitazioni nevose durante l'inverno e l'innalzamento del limite medio della neve dovuto al surriscaldamento del clima ne sono le principali ragioni.
In molti casi l'innalzamento della temperatura dovuto alle emissioni antropiche di anidride carbonica rischia però di rendere vani questi grossi investimenti. A corta e media scadenza innevare artificialmente al di sotto dei 1500 metri rischia di diventare inutile oltre che economicamente poco redditizio. Le temperature rischiano di diventare troppo alte e l'utilizzo di additivi chimici dannosi per l'ambiente diventerebbe indispensabile. Entro la fine di questo secolo si prevede un aumento ulteriore della temperatura globale da 1.5 a 6 °C. Lo scenario più probabile prevede un innalzamento di 2-2.5 °C, ovvero un ulteriore spostamento verso l'alto del limite medio delle nevicate di ca. 300-400 m. La neve artificiale viene prodotta a partire da acqua, aria ed energia. I cannoni spruzzano in un grosso quantitativo di aria piccole gocce d'acqua. Una parte dell'acqua evapora assorbendo una grossa quantità di calore presente nell'aria circostante. La gran parte delle goccioline si raffredda e gela formando dei cristalli di ghiaccio e delle goccioline congelate che cadono come neve artificiale sul terreno. Una parte delle goccioline non riesce a gelare completamente e cade in forma liquida sul terreno penetrando attraverso la copertura nevosa. Solo a questo punto gela completamente formando delle lenti di ghiaccio ecologicamente poco favorevoli.
Il consumo energetico per metro quadrato di pista varia tra i 0.2 e i 2.8 kWh, ovvero dai 2000 ai 27'000 kWh per ettaro (in media 13'000 kWh) (UmweltbundesambtOesterreich 1992). Per dare un ordine di grandezza un' economia domestica di quattro persone consuma in media dai 3000 ai 7000 kWh all'anno. Il consumo energetico per l'innevamento artificiale è doppiamente svantaggioso: gli impianti sono in funzione solo nei mesi invernali dove si constata una grossa domanda di energia. Inoltre spesso dell'acqua ad alto valore aggiunto viene utilizzata per la neve artificiale riducendo il quantitativo totale di acqua a disposizione per l'energia idroelettrica. Ma si sa che i fautori dei cannoni da neve sono poi gli stessi che difendono la lobby dell'energia nucleare. Il consumo di acqua ogni stagione si aggira tra i 200 e i 600 litri per metro quadrato per l'innevamento di base e gli innevamenti successivi. L'acqua viene solitamente attinta da fiumi, ruscelli o dalla rete dell'acqua potabile in un periodo in cui l'acqua è un bene pregiato. Il consumo di acqua è massimo quando tutti i cannoni possono funzionare a massimo regime, ovvero quando si riscontrano delle temperature al di sotto dei -10 °C. A queste temperature la quantità di acqua presente in forma liquida è ancora minore. Se la temperatura dell'acqua attinta è troppo alta è necessario raffreddarla in speciali torri di raffreddamento. La costruzione degli impianti per la neve artificiale prevede la posa delle condutture per l'acqua e dei cavi per l'elettricità. Essa comporta un pesante intervento sul terreno con scavatrici. Disturbi e perdite alla vegetazione, all'Humus e alla fauna del suolo ne sono la spiacevole conseguenza. Le aree coinvolte in alta quota non si riprendono neanche a distanza di anni dall'intervento. Spesso la risemina da un effetto artificiale, dato che non avviene con piante indigene. Le piste che possiedono un profilo trasversale omogeneo sono più facili da innevare artificialmente. Per questo spesso l'installazione dei cannoni è accompagnata da un livellamento generalizzato del terreno. Questi interventi dannegiano gravemente i prati con alta biodiversità e altamente specializzati alle condizioni alpine. La flora alpina è minacciata. Le conseguenze per la flora del fondovalle, in prati concimati e composta spesso da piante comuni poco specializzate, sono relativamente modeste. In zone umide e posizionate prevalentemente all'ombra l'accorciamento della stagione vegetativa e l'apporto ulteriore di acqua possono invece causare delle notevoli perdite all'agricoltura di montagna (produzione di fieno). Ad alta quota la vegetazione è altamente specializzata nella sopravvivenza a condizioni climatiche estreme. In genere si tratta di specie con radici profonde che tendono a limitare i pericoli di erosione. Con una stagione vegetativa normalmente relativamente corta le possibilità rigenerative sono assai limitate. L'innevamento artificiale accorcia ulteriormente questo periodo vitale. Sotto la densa copertura artificiale, in particolare in presenza di formazioni di ghiaccio, le piante soffrono di mancanza di ossigeno. Se situazioni di questo tipo si ripetono ogni anno le piante possono divenire più sensibili al gelo. La presenza di sostanze minerali estranee alla regione nell'acqua utilizzata per l'innevamento artificiale modifica a lunga scadenza lo spettro delle specie presenti. Ciò favorisce l'erosione. La conseguenza spiacevole di questo fenomeno è la drastica diminuzione della diversità biologica presente (Cernusca 1992). Se le temperature rimangono alte, per produrre neve artificiale sono utilizzati degli additivi chimici o biologici (batteri morti modificati geneticamente) che facilitano la cristallizzazione dell'acqua. Le conseguenze dell'utilizzo degli additivi possono essere pesantissime per la flora alpina. Da non dimenticare l'inquinamento acustico prodotto dal funzionamento dei singoli cannoni (mediamente 70 DbA a 50 m) INNEVAMENTO ARTIFICIALE E IMPATTO AMBIENTALE G. Giacometti L'innevamento artificiale presenta più problematiche di quanto si possa comunemente pensare. Se l'uso della neve programmata, fino a qualche anno fa, veniva considerato straordinario in senso sia spaziale che temporale, oggi non e più così. Soprattutto in conseguenza di un regime climatico sempre più mitigato, s'inneva sistematicamente per anticipare l'apertura e procrastinare il termine della stagione sciistica, così come s'innevano sistematicamente quei siti che per motivi microclimatici non sono favoriti dall'innevamento naturale. Questa tendenza è ormai generalizzata sia in ambito alpino che appenninico; fra l'altro, il primato nell'uso della neve programmata spetta proprio alla zona dolomitica, dove circa il 70% delle piste possiede un impianto d'innevamento artificiale. Cerchiamo quindi di capire quali sono i problemi relativi a questa pratica, sicuramente foriera di divertimento per chi scia in pista, ma non esente da rischi in ordine alla stabilità dei sistemi ecologici. Mentre la neve naturale trae la sua origine da un processo di sublimazione (cioè da un passaggio diretto dallo stato di vapore allo stato solido) a carico del vapor d'acqua atmosferico a temperature vicine a 0° C., la neve artificiale è prodotta mediante il raffreddamento istantaneo d'acqua atomizzata; il processo non è quindi una sublimazione, bensì una solidificazione, cioè una transizione da liquido a solido. Ciò rende conto delle anomale caratteristiche nivologiche del manto artificiale, che elenchiamo di seguito: l'alto contenuto in acqua liquida, circa il 15-20 %
rispetto al 7-10% della neve naturale; contenendo più acqua,
la neve artificiale pesa di più: circa 350-400 kg per metro
cubo rispetto ai 70- 100 kg, della neve naturale; Inoltre lo strato di ghiaccio che si forma ostacola lo scorrimento sottosuperficiale e l'infiltrazione in falda dell'acqua meteorica, a tutto vantaggio del deflusso superficiale, il quale è il principale responsabile dell'aumento delle portate di piena in caso di precipitazioni intense. Esiste inoltre un altro problema d'ordine ecologico in senso stretto, cioè secondo la valenza che il termine ecologia assume in ambito scientifico. Nella maggior parte dei casi l'acqua utilizzata per la produzione della neve non è disponibile in quota, per cui si ricorre a sollevamento forzato da corpi idrici di fondovalle. L'acqua trasferita in quota tuttavia è ben più ricca d'elementi minerali rispetto all'acqua meteorica che irriga naturalmente i prati e i pascoli alto-alpini nel corso dell'anno, sicché l'ambiente d'alta quota viene a trovarsi modificato dal punto di vista edafico, cioé dell'approvvigionamento di sostanze nutritive da parte dei vegetali. La maggior disponibilità di queste, infatti, permetteranno l'introduzione progressiva, nell'ambito della fitocenosi, di specie più nemorali, cioé più esigenti, rispetto alle tradizionali abitatrici delle praterie alto-alpine, di carattere ben più frugale. Le nuove specie, oltre a trovarsi in ambienti inadatti rispetto al loro temperamento, presentano un minore sviluppo e una minore capacità esplorativa dell'apparato radicale rispetto alla flora endemica. Ciò rappresenta in ultima analisi un'ulteriore causa di destabilizzazione dei pendii. Non serve, infine dilungarsi troppo perché sotto gli occhi di tutti sull'inquinamento acustico generato dai cannoni, e soprattutto sull'enorme consumo di acqua ed energia. L'innevamento di una pista di dimensioni medie, circa 20 ettari, abbisogna di 20 milioni di litri d'acqua e di una quantità d'energia elettrica pari a circa 500.000 kwh, corrispondente al consumo annuo di 200 abitazioni permanentemente occupate. Se tali investimenti sono giustificabili in un'ottica strettamente finanziaria, parecchi dubbi sorgono invece dal punto di vista economico-sociale, poiché le risorse non rinnovabili meriterebbero un'allocazione più proficua. L'innevamento artificiale dovrebbe comunque essere sottoposto alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale); mentre in Svizzera ciò è previsto per superfici innevate superiori a 5 ettari, in Italia nessuna specifica autorizzazione è richiesta e un certo controllo potrebbe avvenire solo a livello locale qualora esistessero vincoli per l'inquinamento acustico e la captazione idrica. Tutte queste considerazioni dovrebbero indurre a gestire l'innevamento programmato con grande cautela ed a richiedere approfonditi studi di impatto ambientale per il rilascio di nuove concessioni.
Additivi L'agente di nucleazione svolge un ruolo essenziale nel processo di trasformazione dell'acqua in ghiaccio Il principio di nucleazione sta alla base di questo cambiamento di stato. In teoria, per gelare, una goccia d'acqua deve raggiungere, prima, la propria temperatura di nucleazione. Allo stato naturale, esistono due tipi di nucleazione distinti, quello omogeneo e quello eterogeneo :
La nucleazione eterogenea
Produzione di neve coltivata Tutto ciò che c'è da sapere su cannoni...e
neve artificiale. Perchè paravento: Perchè palliativo:
Per poter produrre neve anche con temperature elevate si è pensato di manipolare geneticamente il batterio Pseudomonas syringae per poi trapiantarlo in altri microrganismi, per esempio Escheria coli. Questi nuovi batteri manipolati geneticamente sono stati ulteriormente selezionati fino a raggiungere la capacità di formare nuclei di ghiaccio a temperature superiori allo 0. Questo procedimento, negli USA già impiegato negli anni Ottanta, è stato brevettato dal Parlamento europeo nel 1997. Tuttavia non è ancora stato chiarito se questi organismi manipolati geneticamente possano sviluppare conseguenze negative anche perchè sperimentazioni specifiche non ne sono state fatte (ufficialmente). Uno di questi prodotti è lo Snomax, nel quale
non sono stati rinvenuti batteri di Pseudomonas syringae, ma specie
di enterococchi e bacilli vivi, i quali rappresentano una possibile
minaccia sanitaria. Lacqua, nebulizzata in minuscole goccioline
per la produzione di neve, può penetrare nelle vie respiratorie,
nelle falde dell acqua potabile, ecc. Non sono state finora
condotte ricerche sulle possibili conseguenze a medio-lungo termine
dellesposizione delluomo e dellambiente al contatto
con questi microrganismi. I prodotti di questo tipo avviano un processo di formazione del ghiaccio accelerato che inizia già a temperature superiori a 0° C. In conseguenza di ciò le piante congelano, o almeno subiscono danni considerevoli. Il danneggiamento delle piante può inoltre essere arrecato dagli additivi stessi, poiché i nuclei cristallizzati di Pseudomonas syringae hanno margini e spigoli molto taglienti ( di questo ultimo eventuale danno ci può anche interessare relativamente perché il silenzio e riposo vegetativo in qualche maniera tutelano lessenza bersagliata). Relativamente ai cannoni da neve: 1. Il consumo energetico. Il consumo energetico per metro quadrato di pista varia tra i 2000 e i 27'000 KW/h per ettaro (in media 13'000 KW/h) (Umweltbundesambt Oesterreich 1992). Il consumo energetico per l'innevamento artificiale è doppiamente svantaggioso: gli impianti sono in funzione solo nei mesi invernali dove si constata una grossa domanda di energia. Inoltre spesso dell'acqua viene utilizzata per la neve artificiale riducendo il quantitativo totale di acqua a disposizione per la produzione idroelettrica.(il discorso peggiora se si pensa a captazioni in acquedotto). 2. Il consumo di acqua pregiata. Il consumo di acqua si aggira tra i 200 e i 600 litri per metro cubo. L'acqua viene solitamente attinta da fiumi, ruscelli o dalla rete dell'acqua potabile in un periodo in cui l'acqua è ridotta. Il consumo di acqua è massimo quando tutti i cannoni possono funzionare a massimo regime, ovvero quando si riscontrano delle temperature al di sotto dei -10 °C. A queste temperature la quantità di acqua presente in forma liquida è ancora minore. 3. Il suolo alpino viene danneggiato. La costruzione degli impianti per la neve artificiale prevede la posa delle condutture per l'acqua e dei cavi per l'elettricità. Essa comporta un pesante intervento sul terreno con scavatrici. Disturbi e perdite alla vegetazione, all' humus e alla fauna del suolo ne sono la spiacevole conseguenza. Le aree coinvolte in alta quota non si riprendono neanche a distanza di anni dall'intervento. Spesso la risemina dà un effetto artificiale, dato che non avviene con piante autoctone e senza lobiettivo della costituzione di un prato polifita. Le piste che possiedono un profilo trasversale omogeneo sono più facili da innevare artificialmente. Per questo spesso l'installazione dei cannoni è accompagnata da un livellamento generalizzato del terreno. Questi interventi danneggiano gravemente i prati con alta biodiversità. 4. La flora alpina è minacciata. Le conseguenze
per la flora del fondovalle sono relativamente modeste.Nel piano alpino
e subalpino, nelle zone umide e posizionate prevalentemente all'ombra
l'accorciamento della stagione vegetativa e l'apporto ulteriore di
acqua possono invece causare delle notevoli perdite all'ambiente di
montagna (produzione di fieno e, comunque, preservazione della biocenosi
autoctona). Ad alta quota la vegetazione è altamente specializzata
nella sopravvivenza a condizioni climatiche estreme. In genere si
tratta di specie con radici profonde che tendono a limitare i pericoli
di erosione. Con una stagione vegetativa normalmente corta le possibilità
rigenerative sono già molto limitate. L'innevamento artificiale
accorcia ulteriormente questo periodo vitale. Sotto la densa copertura
nevosa artificiale,che strutturalmente è molto più simile
al ghiaccio, le piante soffrono di mancanza di ossigeno. Se situazioni
di questo tipo si ripetono ogni anno le piante possono divenire più
sensibili al gelo. La presenza di sostanze minerali E come funzionano questi cannoni? Perchè allora non spingere direttamente e semplicemente fuori l'acqua dai cannoni? Perchè l'acqua si espande quando si congela e perchè ha una alta temperatura di fusione. Temperatura di fusione significa che si può sfreddare
circa mezzo litro d'acqua, diciamo da 18° a 17.5° oppure da
1° a 0.5° con un "costo energetico" di 1055 Joule,
ma per convertire la stessa quantità d'acqua dallo stato liquido
a 0° in ghiaccio alla stessa temperatura (0°), è necessaria
un'energia calorica 144 volte superiore. Così, un cannone sparaneve compie un procedimento di 4 fasi:
Ecco i maggiori requisiti per produrre neve: Giganteschi quantitativi d'acqua: per coprire una superficie
di 60 metri per 60 metri (1/2 campo da calcio) con una coltre di 15
centimetri di neve saranno necessari 566 metri cubi di neve o 283
metri cubi d'acqua. Cioè 283.000 litri d'acqua, oppure se volete
10 TIR pieni. Immaginiamo 30 giorni consecutivi 24 ore su 24 di "sparo"
per stagione. Quanta acqua sarà utilizzata? Oppure 14.400 TIR. Oppure un bacino pieno d'acqua di
1/2 kilometro di lunghezza, per 90 metri di larghezza per 16 di altezza...
Quanto è aggressivo un sistema di innevamento
artificiale? Moltissimo. La rete si estende per chilometri e chilometri su e giù per le pendici: migliaia di metri di tubi d'acciaio, cavi elettrici, tombini e orrende protuberanze. Si può fare un esempio dimensionale di un sistema
di cannoni sparaneve? Secondo gli imprenditori "oggigiorno é assolutamente necessario usare la generazione di neve artificiale per le piste. Questo é il risultato di stagioni invernali con scarsità di neve tanto quanto della maggiore aspettativa degli sciatori". Ed ecco le caratteristiche del loro gioiellino: E' nuovo impianto, completamente automatizzato, e composto
da: 5 innevatori automatici; I problemi generati da un sistema di innevamento artificiale sono quindi tantissimi. Riassumiamo quelli che riteniamo più evidenti, e attendiamo vostre aggiunte o indicazioni. -depauperamento delle falde acquifere (carenza di acqua per uso potabile, sanitario, irriguo, antincendio, collassamento terreni) -impoverimento dei corsi d'acqua (carenze di cui sopra, aumento concentrazione di inquinanti civili - fogne -, agricoli, industriali) -inquinamento atmosferico (locale - scarichi dei compressori diesel - o dislocato - dove l'energia assorbita viene prodotta) -inquinamento acustico (i 7 bar di pressione richiesti alla bocca di uscita di ogni cannone provocano un rumore intenso e continuativo: disturbo alla quiete pubblica, disturbo alla fauna selvatica) -indebolimento della costituzione manto erboso (da pressione
- la neve artificiale è più compatta di quella naturale
-, da carenza di ossigeno, da maggior durata del periodo "al
buio", da agenti chimici eventualmente presenti nell'acqua);
per tutto ciò l'erba resiste meno agli agenti atmosferici e
perde le capacità di trattenuta: la pioggia dei temporali estivi
ed autunnali porta via sempre più materiale: dilavamento. Rischi
idrogeologici. -avvelenamento delle falde acquifere (da agenti chimici
eventualmente presenti nell'acqua, essenzialmente sali: questo punto
è ancora provare sono in corso diversi studi indipendenti,
ma critiche pesanti agli additivi si sollevano in Svizzera e Stati
Uniti, principale accusato: lo Snomax, prodotto di un'industria inglese
ora acquistata dalla Eastman Kodak Co. (uno dei maggiori sponsor olimpici
peraltro). -distruzione di piante, tappeto erboso, radici di alberi
e di flora in generale, disturbo della quiete della fauna selvativa
(i lavori di realizzazione della rete sono particolarmente intrusivi
- si scavano trincee per decine di chilometri su e giù per
prati e boschi, si stendono chilometri di tubi di plastica, acciaio
e gomma, il tutto con ruspe e macchinari rumorosi/inquinanti). danno paesaggistico: sporgenze dei cannoni (da 1 a 4,5
metri) in inverno come in tutte le altre stagioni. consumo energetico: spesso l'azione notturna dei cannoni è illuminata da potenti fari. (Sono stati segnalate illuminazioni anche durante il giorno). ..continua
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