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Come le tecnologie innevatrici stanno rovinando monti,
pendii e ambiente
Montagne pericolose con la neve artificiale
Batteri sotto gli sci. Un additivo usato nella produzione di neve artificiale
facilita la moltiplicazione di batteri d'ogni tipo, che restano poi
nel terreno e sulla vegetazione. E l'uso di questi sistemi si intensifica
ogni anno, per i mutamenti climatici che stanno riducendo l'innevamento
naturale
Gabriella Zipoli
Fonte: www.ilmanifesto.it
25.11.04
29 novembre 2004
La prima neve ha già imbiancato le montagne alpine, e la stagione
degli sport invernali è ormai alle porte. Dato che i capricci
del clima, o meglio gli effetti del riscaldamento globale, rischiano
di compromettere i grossi profitti legati agli sport della neve, da
qualche anno le piste da sci vengono trattate con neve artificiale.
Un solo esempio: nella passata stagione in Francia la neve artificiale
è stata riversata su 4mila ettari di piste, in 185 stazioni sciistiche.
Si potrebbe pensare quindi che non ci siano problemi per l'economia
alpina, ma sulla neve artificiale i pareri sono molto discordi: chi
guarda solo all'oggi - se operatore turistico, per trarne profitti economici,
oppure se «sportivo» per il proprio immediato godimento
nel praticare lo sci ad ogni costo - considera come una vera manna la
neve sparata dai cannoni; ma per chi invece ha compreso che l'unico
turismo davvero possibile, a media come a lunga durata, è quello
eco-compatibile, la neve artificiale è peggio del fumo negli
occhi.
Già nel 1990 una ricerca, finanziata dal ministero francese del
turismo e dell'ambiente, aveva evidenziato nella neve artificiale la
presenza di goccioline d'olio lubrificante, provenienti dalle macchine
usate per produrla; ovviamente, nei fiocchi di neve che dalle nubi volteggiano
fino a terra l'olio non c'è, e quindi la neve artificiale si
era rivelata un facile veicolo per inquinanti.
Additivo ad alto impatto
Attualmente, un gruppo di ricercatori dell'Università di Torino
in collaborazione con il Cemagref (un ente pubblico francese di ricerca
scientifica e tecnica, che si occupa dell'ambiente montano e di quello
rurale) ha studiato l'impatto ambientale di un additivo, lo snomax:
prodotto e commercializzato da una ditta statunitense, si usa sui campi
da sci da circa vent'anni. Finora nessuno aveva mai analizzato gli effetti
sull'ambiente di questo prodotto, autorizzato in alcuni paesi (in Svizzera,
ad esempio), regolamentato o vietato in altri (come in due provincie
austriache).
Lo snomax si ottiene dalla coltura del batterio Pseudomonas syringae
, che normalmente si trova sulle foglie di moltissime piante e solo
raramente è libero nel suolo, ed è una proteina della
parete cellulare in grado di accelerare la cristallizzazione della goccia
d'acqua. Le cellule batteriche vengono liofilizzate e commercializzate
in pellets, che vengono disciolti nell'acqua destinata alla produzione
della neve artificiale. La «proteina che fabbrica il ghiaccio»
raggiunge il suo effetto a temperature più alte del solito (circa
-3° invece dei normali -6°): in questo modo si risparmia energia,
perché non è necessario raffreddare tanto l'acqua per
trasformarla in neve. La ricerca ha voluto verificare che non ci fosse
traccia dei batteri né nella neve prodotta né nella vegetazione
e nel suolo al disgelo; e per questo ha monitorato, in tre stagioni
invernali consecutive, due località innevate artificialmente:
Antagnod in Val d'Aosta e Valloire nella Savoia francese. Nessuna traccia
di Pseudomonas nella neve, anche se piccole differenze rilevate nella
vegetazione estiva hanno portato i ricercatori «a non poter escludere
deboli effetti a lungo termine». Grande soddisfazione quindi sia
per il committente della ricerca - guarda caso proprio il produttore
dell'oggetto delle analisi, l'americana York Snow Inc. (80 dipendenti
ed un volume d'affari di 40 milioni di euro per il 2003!) - sia per
gli operatori turistici che «vivono» sulla neve artificiale.
Ma di solito il meccanismo della ricerca scientifica si avvicina a quello
delle scatole cinesi: ogni risultato può aprire la via ad un
nuovo ramo di indagine; e così è anche in questo caso,
dato che nella stazione francese si è osservata la presenza,
sia nella neve artificiale che nei cannoni impiegati per produrla, di
batteri fecali in quantità superiore al normale.
Ecosistema delicato
Il problema non è la presenza di questi microrganismi, che si
trovano normalmente sia nell'ambiente sia nella neve naturale, quanto
la loro quantità e la loro velocità di propagazione: al
momento sembra che lo snomax funga da «brodo di coltura»
per i batteri, che quindi si riprodurrebbero molto più in fretta
del normale, col rischio di una pesante contaminazione ambientale.
L'ambiente montano è caratterizzato da ripidi pendii, la cui
stabilità è precaria. L'habitat della vegetazione, al
di sopra del livello del bosco, è molto delicato a causa del
clima rigido: il periodo vegetativo è molto breve e le gelate
notturne sono frequenti. Se si altera l'equilibrio ecologico, è
difficilissimo ripristinarlo: occorrono molte decine d'anni perché
un'erba autoctona -cioè tipica di una zona - torni a ricoprire
il pendio. Lo si vede molto bene dove si spianano i fianchi della montagna
per realizzare piste da sci: per avere una nuova copertura erbosa a
rapida crescita bisogna riseminare tutti gli anni, e utilizzare concimi
chimici. Esistono studi che evidenziano come l'innevamento artificiale,
arricchendo di acqua il suolo, favorisca la crescita dell'erba; non
si può però generalizzare, dato che questo vale solo nel
caso di un pendio o di un prato particolarmente asciutti: più
acqua fa crescere di più, ma solo le specie vegetali che hanno
bisogno d'acqua, e queste non sono mai quelle tipiche dell'habitat di
alta montagna. Ci può essere quindi anche un aumento del verde,
ma sempre con una grave e irrimediabile perdita di biodiversità
in uno degli ecosistemi più delicati.
La neve artificiale è inoltre molto più pesante di quella
naturale: da 400 a 500 chili al metro cubo, mentre quella naturale è
fra i 100 e i 200. Questo perché il cristallo della neve artificiale,
avendo forma sferica, chiude meglio gli interstizi fra le particelle
e lascia passare poca aria: si riduce la capacità di isolamento
e quindi il freddo raggiunge il suolo molto più in fretta, ghiacciando
la superficie del manto erboso e mettendo in forse la sua ricrescita
nella stagione estiva; inoltre, l'innevamento prolungato fino a stagione
inoltrata comporta un ritardo di circa 20 giorni per l'inizio dell'attività
vegetativa.
Erosione accelerata
In questo modo i pendii vengono esposti ad erosione accelerata, aggravata
dall'aumento dello scorrimento superficiale delle precipitazioni che
non possono infiltrarsi nel terreno a causa dell'impermeabilizzazione
svolta dagli strati ghiacciati: le conseguenze in termini di dissesto
idrogeologico sono ben note.
Quanta acqua ci vuole per fare la neve artificiale? Dipende dallo spessore
dello strato bianco, comunque non meno di 200 litri al metro quadrato:
questo è un grosso problema, perché nelle Alpi i corsi
d'acqua sono in magra proprio nei mesi invernali. In Francia, dove l'80%
delle stazioni invernali usa la neve artificiale, i cannoni consumano
annualmente 10 milioni di metri cubi d'acqua, l'equivalente del consumo
annuo di una città di 170mila abitanti (i calcoli sono dell'Agenzia
francese per il bacino Rodano-Mediterraneo-Corsica). Il confronto dei
dati per unità di superficie evidenzia che l'innevamento artificiale
consuma molto di più di una coltivazione di mais. Di questo passo,
si arriverà a conflitti d'uso dell'acqua, soprattutto nei mesi
invernali: lo dice l'Ufficio parlamentare francese per la valutazione
delle scelte scientifiche e tecnologiche (Opecst), che ha monitorato
la situazione negli ultimi due anni.
Sul Notiziario speciale per la Presidenza del consiglio (gennaio 2004)
nelle «norme in materia di sicurezza nella pratica degli sport
invernali da discesa e da fondo» si legge che «lo Stato,
nel limite massimo di 5 milioni di euro per l'anno 2003, interviene
a sostegno dell'economia turistica degli sport della neve, mediante
la concessione di finanziamenti a favore delle imprese turistiche operanti
in zone colpite da situazioni di eccezionale siccità invernale
e mancanza di neve nelle aree sciabili, con particolare riguardo alla
copertura degli investimenti relativi agli impianti di innevamento artificiale».
Chi pensava che le norme di sicurezza riguardassero l'obbligo per i
gestori degli impianti di apporre sulle piste la segnaletica necessaria,
oppure un comportamento responsabile richiesto agli sciatori, o ancora
l'uso del casco per i minori di 14 anni, rimarrà certamente sorpreso.
Se è vero che sciare su una pista male innevata espone lo sciatore
a rischi elevati per la propria incolumità, è altrettanto
vero che gli stanziamenti previsti per la neve artificiale superano
di gran lunga la necessità di coprire i sassi sulle piste. Mountain
Wilderness protesta, facendo notare come i cannoni da neve, inizialmente
semplici garanti dell'innevamento, siano oggi usati per aprire nuove
piste a quote sempre più alte: il riscaldamento globale infatti
sta provocando l'innalzamento (si prevede anche di 300 metri) del limite
medio delle nevicate.
Tutto come una volta?
A fronte del mutamento, a quanto pare irreversibile, delle condizioni
meteo-nivali (sempre meno neve, sempre meno giorni di neve) la neve
artificiale è abilmente utilizzata per indurre la convinzione
che tutto sia come una volta: il numero degli sciatori può essere
mantenuto alto e costante, anche se l'innalzamento della quota di partenza
degli impianti di risalita (in basso non c'è neve) comporta un
«inevitabile» adeguamento degli impianti (sempre più
veloci, e quindi sempre più voraci di energia). E alti e costanti
sono anche i profitti immediati degli operatori turistici. In ogni caso,
come per ogni palliativo, la situazione è destinata a durare
pochi anni: gli impianti per la neve artificiale producono un pesante
impatto ambientale e quando anche la neve artificiale si scioglie, le
pendici montane appaiono ogni anno più marroni e più secche.
Lo sviluppo (anche turistico) sostenibile è oggi questione generale
di sopravvivenza: dove sono gli investimenti per combattere le vere
cause dell'innalzamento del limite delle nevicate? E'giunto il momento
di adattare le nostre abitudini al clima che cambia: sviluppo (turistico)
sostenibile vuol dire che si scia se c'è neve, e se non c'è
si fanno passeggiate.
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