C. 3v:
Da Capo bianco ove si dice essere stata la piccola Cartagine, e
che ivi avesse sbarcato il nostro S. Pellegrino, di rimpetto a qu-
ella, quasi a sedici miglia in circa di distanza, vi e la Terra di Cal-
tabellotta, dove un tempo era la vasta Città di Triocula, a lato
di cui dalla parte di Oriente e mezzo giorno vi sono due monticelli chi-
amati Xghjagliari, et Hargione che vogliono dire, presidio, e guardiola.
Sopra più distanti, vi e un altra montagna grande di pietra massic-
cia chiamata Ghuaguaia, che voi dire fortezza; collaterale a questa
in mezzo vi è un pizzone alto e grande, che sin'oggi si chiama castel-
lo ove si ascende per mezzo d'una porta, sca(la?) di pietra, e di fabriche an-
tichissime. In fine poi dalla parte di occidente vi è un alto pizzone
o sia collina chiamata Xghulega che voi dire montauro, che dalla ru-
pe e caverne di questo (monte?) usciva e si nascondeva il Serpe devorato-
re; e poi discacciato da Pellegrino e subissato per sempre.
Era allora habbitata la città di Triocula da perfida genti Saraceni idola-
tri e per divino castigo di Dio erano vessati da un orribile Dragone, che
giornalmente usciva dalla Caverna di quel monte, facendo stragge e ven-
detta a chi per accaso incontrava, ... piena fronte g... fece gran danni, e
li animali e bestiame, e col tempo inoltratosi vicino alla Città si diede in
(p)reda degli uomini habbitanti, cibbandosi delle loro carni, con spavento, con-
fusione, ed orrore di quei miseri, e disgraziati Cittadini. Non sapevano i mes-
chini trovar modi ed arte a poterlo abbattere e destrudere: fatto Consilio
(il) Prefetto, Governadore, e Magistrato di quella Città, divennero d'inbus-
(so)larsi con polise tutti i fanciulli si di uomini che di femine, e chi a sorte nel
giorno usciva la polisa, si andava a dare in cibbo quel misero parvoletto
(all')insaziabile Dragone, il quale con urli spaventose faceva ribombare quel
(a)ria, e quei confini, riempendoli di spavento, e confusione: e cosi rachieta-
vano l'insaziabile fame di quel maligno Serpe; non accorgendosi quei
miseri, che col decorso de tempi doveva farne preda di tutti, e distruder-
(li) anche con tutti gl'altri babitanti in Sicilia. Ma mosso poi a pietà il
misericordioso Dio di quella gente anch Idolatra, a riguardo di quei in-
nocenti Bambini, ispirò all'Apostolo Pietro di mandare in Sicilia quel
gran Campione e valoroso pellegrino, per abbattere, vincere, e destrude-
(re) la perfidia del Paganesimo; sprofondare l'iniquo Serpe; e pianta-
re la vera fede di Gesu cristo signore e redentore nostro; che si dice
essere stato al anno quaranta, doppo la morte di Gesu cristo.
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