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Storie d'oggi


Breve storia dell'indipendenza algerina
Nascita e morte di una nazione
di Leonardo Sacchetti

Gli eventi che caratterizzarono la lotta per l’indipendenza in Algeria sono così serrati e intrecciati che poche righe non possono che tentare di fornire un quadro generale di una delle pagine più importanti di quel complesso processo, seguito alla Seconda Guerra Mondiale, noto ai più come “decolonizzazione”.
Il primo fattore specifico algerino che condizionò questa lotta per l’indipendenza è da ricercare nella particolarità stessa della colonizzazione francese: a differenza di quella britannica, lo spirito che guidò gli statisti francesi nella costruzione dei loro “domini” fu quello di una costante ricerca di “francesizzare” le colonie, fornendo ai paesi occupati tutta una gamma di valori (culturali, politici, ideologici e linguistici) strettamente francesi, e considerando ogni zona conquistata non come una lontana proprietà, ma come un tassello facente parte del medesimo territorio nazionale (“Francia d’Oltre-mare” con ben un milione di francesi).
Ciò può aiutarci a comprendere molte delle difficoltà che seguirono le azioni dei colonizzatori, come dei colonizzati, negli anni ‘50 e ‘60. Pochi potevano aspettarsi le reali conseguenze che il processo di decolonizzazione giocò nel collasso della IV Repubblica, nata dopo la sconvolgente occupazione nazista. Fatto è che la caduta indocinese di Diem Diem Phu segnò un passaggio fondamentale nell’agonia dell’assetto istituzionale, morale e culturale della Francia post-bellica.
Nel marzo del 1954, la nascita del Comité Révolutio-nairre d’Unité et d’Action (CRUA) sembrava essere stato incoraggiato da questa prova di debolezza politica e militare della Francia nel sud-est asiatico. Eppure, i “capi storici” del movimento anticolonialista e indipendentista algerino, quali Didouche Mourad, Ben M’Hidi, Ben Boulaid, Boudiaf, Robah Bitat e Belkacem Krim, avevano vissuto già varie scissioni, tra radicali e moderati, tra chi premeva per una soluzione politica e chi per una militare - incarnata dall’Organismo Speciale (OS), nato nel ‘48 dal Mouvement pour le Triomphe des Libertés Democratiques (MTLD), messalista (dal padre del moderno nazionalismo algerino) -.La frattura, già visibile nel ‘54, era quella che risulterà insanabile al momento dell’indipendenza stessa, nel ‘62: quella tra “capi interni” e “capi esterni” (rispetto all’azione in territorio algerino), cioè sulle differenti ipotesi di sviluppo per il paese.
L’attività del CRUA, comunque, spinse le varie anime del nazionalismo algerino a formare nellì’agosto del ‘55, un Fronte di Liberazione Nazionale (FLN) al Cairo, sotto la protezione dell’egiziano Nasser. La Francia rispose alle azioni del FLN con un’aspra militarizzazione della vita nel paese, fino ad instaurare, sempre nel ‘55, lo “stato d’emergenza” in Algeria. Il debole governo del socialista Guy Mollet si ritrovò a fronteggiare anche le aspre rivendicazioni dei coloni francesi, sempre più oltranzisti. Questi ottennero misure speciali che, attraverso il voto favorevole del Parlamento francese, aumentarono i poteri esecutivi di Lacoste , nuovo Ministro Residente in Algeria. La “linea Morice” (una rete elettrificata sul confine con la Tunisia, base d’appoggio del FLN) rientrò in questo progetto. L’ingresso dei moderati, quali Ferhat Abbas, nel FLN, consentì un aumento del sostegno popolare alle azioni sullo stesso territorio algerino, ma fece emergere anche la prima grave frattura tra “interni” ed “esterni”, emersa al congresso della Soummam (estate del ‘56), in cui fu chiara la divisione del Fronte in un’ala identificabile con il proletariato cittadino e rurale e coi “moujaidin”, e un’ala rappresentante la piccola e media borghesia del paese.
Ma tutto il nazionalismo algerino si ritrovò compatto dopo l’intercettazione dell’aereo marocchino, nei cieli della Tunisia, con a bordo molti dirigenti del FLN, tra cui Ben Bella (incarcerato fino all’indipendenza). Questa violazione dei più fondamentali diritti territoriali, riuscì a portare la “questionealgerina” all’attenzione delle Nazioni Unite e dell’opinione pubblica internazionale, mobilitata tra l’altro da intellettuali del calibro di Jean Paul Sartre. La fine del ‘56, poi, vide nella crisi del canale di Suez, un ulteriore segnale del come la potenza di Francia e Gran Bretagna fosse tramontata rispetto a quella di Stati Uniti e Unione Sovietica. Agli scioperi organizzati dal FLN, dopo l’intercettazione dell’aereo, il generale, Massu, per conto del govrno francese, scatenò la più aspra azione militare contro le rivendicazioni algerine: tra il gennaio ed il settembre del ‘57, ebbe luogo la “battaglia di Algeri”, che riuscì a stroncare le basi del nazionalismo arabo sia in campagna che in città. Le successive rotture interne del FLN fecero illudere il governo francese di aver riportato totalmente sotto controllo la colonia d’Algeria. Da questa situazione di forza e per evitare un veto dell’ONU sulla propria politica, fu approntata una legge-quadro che divideva l’Algeria in territori autonomi, giocando sulle molte rivalità tribali.
Ogni possibile trattativa si arenò dopo che i bombardieri francesi rasero al suolo il villaggio di Sakheit Sidi Youssef, l’8 febbraio del ‘58, in cui si presumeva fossero rifugiati i rapitori di 4 militari francesi. Lo sdegno internazionale fu grande e, mentre in Algeria i coloni militari, capeggiati dai generali Massu eSalan, rispondevano con la formazione di un Comitato di Salute Pubblica (il 13 maggio) e gli algerini si mobilitavano nelle piazze, l’agonia della IV Repubblica risultò irreversibile. Dal 1 giugno di quell’anno, il vecchio generale De Gaulle prese in mano la nazione, dichiarandosi favorevole da subito a una “riconcilia- zione” tra Francia ed Algeria, abbandonando ogni tentativo d’ “integrazione”. Da lui ebbe origine il “Piano di Costantine” (3 ottobre), che prevedeva, a favore del popolo algerino, una riforma agraria e una serie di investimenti per far decollare l’industria del paese, dalle enormi ricchezze energetiche (ecco la ragione per cui DeGaulle, in un primo tempo, cercò di separare la ricca zona sahariana dal nord del paese), e per avviare progetti sociali e di scolarizzazione.
Il governo Provvisorio della Repubblica Algerina (GPRA), costituitosi il 19 settembre e presieduto da F.Abbas, rifiutò qualsiasi dialogo che eludesse la volontà dell’indipendenza del FLN. La dirigenza del GPRA tentò , in quei mesi, di ottenere una maggiore copertura politica da Mosca e da Pechino, mentre la stessa Assemblea generale dell’ONU riconosceva il diritto del popolo algerino all’autodeterminazione e all’indipendenza. Le aperture di De Gaulle inquietarono gli oltranzisti coloni francesi. Nella notte tra il 21 ed il 22 aprile del ‘61, i generali Salan, Challe, Zeller e Jouhand attuarono un colpo di stato, che incontrò una ferma sconfessione da parte di De Gaulle e una sostanziale indifferenza del grosso dell’esercito francese di stanza in Algeria.
Nel cercare di velocizzare la risoluzione della crisi, dopo aver ottenuto pieni poteri per via plebiscitaria (nel gennaio del ‘61), De Gaulle avviò i colloqui di Evian coi rappresentanti del GPRA (ora presieduto dal “duro” Ben Khedda), sempre più intransigenti, vista anche l’intensa attività terroristica dellaneonata Organization de l’Armée Secréte (OAS), di estrema destra. La firma del cessate il fuoco e l’indizione del referendum sull’indipendenza per l’1 luglio del ‘62, risultato della seconda Conferenza di Evian (18 marzo del ‘62) aprì la strada a un massiccio esodo di coloni dall’Algeria. Il 3 luglio, il GPRA poteva entrare ad Algeri e dichiarare l’indipendenza del paese (5 luglio).
Nel momento stesso della nascita della nazione algerina, con Ben Bella presidente, prima del governo e poi della repubblica, nella rottura tra “interni” ed “esterni” si inserì anche la forza del cosiddetto “esercito delle frontiere”, capeggiato da Houri Boemediéne, vicino alle posizioni degli “esterni” ma con una notevole forza militare sul territorio stesso. L’alleanza tra quest’ala del nazionalismo e quella vicina a Ben Bella, che godeva di grande prestigio internazionale, con la scelta di una via araba al socialismo, non riuscì a sopravvivere all’enorme crisi economica prodotta dallo sfruttamento coloniale e dagli otto anni di guerra, escludendo dal processo di formazione della nazione tutti coloro che si riconoscevano nel fronte “interno” del FLN e, più in generale, la maggioranza contadina.
Nel ‘65, con il “redressement revolutionaire” di Boumediéne, la forza di militari emerse con tutte le scelte economiche che comportò (statalizzazione e industrializzazione forzata). Dunque, quasi una continuità nel ruolo che l’esercito , prima francese e poi algerino, ha giocato nella vita del popolo algerino; su labili caratteristiche di consenso sociale è andato poggiandosi il potere in Algeria. Non si può dimenticare di dire la profonda eco che le efferatezze compiute sui patrioti e sui civili algerini ebbero nella coscienza di tutti i francesi.


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