![]() |
MATERIALI DEL CORSO IL PROGETTO DI STRADE
aggiornamento: 9/1999 (a cura di Giuseppe Di Giampietro) |
WebStrade Home page down/sfoglia |
Osservazioni sulla mobilità nell'area pescarese (contributo al PRG di Montesilvano e alla valutazione delle scelte progettuali sull'ex tracciato ferroviario) . . |
||
. | .
il testo e i disegni di questa proposta sono stati inviati il 25 agosto 1999 - ai sindaci di Pescara e Montesilvano, - ai responsabili del progetto della G. Governativa - alle associazioni e alla stampa locale . |
|
Si tratta di un contributo alla discussione
del PRG di Montesilvano, adottato e sottoposto alle osservazioni in questo
periodo, ma anche di una risposta alle domande dei cittadini della zona
che non vogliono abbandonare questa "strada-parco" ai veicoli, sia pure
pubblici, ma chiedono un boulevard urbano a dimensione di pedone e di ciclista.
. |
. | |
La proposta, di diversa sistemazione dello spazio disponibile nel tratto tra Pescara e Montesilvano, è realizzabile con poche varianti rispetto al progetto in corso di realizzazione, ma dimostra come non bastano i tecnici e gli specialisti, anche se bravi e sensibili, a decidere il futuro della città. Occorre il confronto, la partecipazione dei cittadini e la voglia di pensare al futuro della città, e non solo alla costruzione di opere. | ||
Ex tracciato ferroviario un’alternativa possibile. |
||
Montesilvano, 25 agosto 1999 Si discute animatamente in città di traffico, di congestione, di strade da realizzare per alleviare il problema della mobilità nell’area pescarese. Anche perché, quando tra qualche mese aprirà la nuova multisala nella zona degli alberghi di Montesilvano, è facile prevedere l’inondazione di un fiume di macchine, chiuse tra lungomare e statale 16. E’ anche esplosa la polemica, qualche giorno fa, da parte degli abitanti di Pescara che non hanno intenzione di lasciare la nuova strada-parco sull’ex tracciato ferroviario ai mezzi pubblici, filobus o altri mezzi a basso impatto ambientale che siano, quando finalmente questa nuova opera sarà inaugurata. In realtà è troppo bella una strada alberata, arredata, ampia e ”senza macchine”, per passeggiare, per andare in bici e attraversare la città come in un boulevard, da pensare di doverla lasciare per il transito dei pur nuovi filobus. Ma quell’opera, che costerà oltre 60 miliardi e collegherà l’aeroporto con la stazione di Pescara, fino a Montesilvano e a Silvi, è una linea di trasporto pubblico strategica, in gran parte in sede propria, che dovrebbe creare un’alternativa all’auto per i collegamenti nell’area metropolitana pescarese. Si rassegnino dunque pedoni e ciclisti a lasciare la bella strada parco e ad accontentarsi dei marciapiedi. Un conflitto tra il desiderio di un boulevard per passeggiare e le esigenze del trasporto di massa? Viene prima la strada, il filobus o la passeggiata.? . |
||
Hanno ragione gli abitanti di
Pescara.
Se è vero che il trasporto pubblico in sede propria è una priorità ineludibile nel riuso dell’ex tracciato ferroviario, sono anche legittime le aspirazioni degli abitanti ad avere, dove c’era la barriera ferroviaria che ha tagliato per oltre un secolo la costa, finalmente un passeggiata verde che ricuce, collega, e attraversa la città, passando per la stazione, la pineta, i parchi, gli impianti sportivi, e che arriverà, un giorno, anche agli alberghi e al fiume Saline, e oltre. |
||
E finalmente una passeggiata che
sia un parco, e non una strada, seppure alberata e dotata di “pista”.
In realtà, guardando il progetto del secondo tratto della strada parco, in comune di Montesilvano, si scopre che il progetto attuale è tutto centrato sulla realizzazione di un’infrastruttura stradale per la mobilità; un progetto che non si preoccupa abbastanza delle “modalità deboli” (pedone e ciclista), e ancora meno degli aspetti urbanistici della città che attraversa. Un’opera ben fatta, ma pensata dagli ingegneri del trasporto pubblico, senza ascoltare gli urbanisti ed i cittadini. . |
||
1. due marciapiedi
non fanno un boulevard.
A Montesilvano il sedime ferroviario è più ampio che a Pescara, intorno ai 20 metri. Ma troppo spazio è riservato alla strada per i filobus, ben 7 metri e mezzo, e alla pista ciclabile, un’altra strada di 2 metri e mezzo. Ai pedoni sono riservati due “marciapiedi” laterali di 3 metri, che seppur ampi ed alberati, sono pur sempre dei marciapiedi. |
||
2. barriere
urbanistiche.
Alla fine si tratta di una strada larga (a due corsie, come la statale 16) percorsa da mezzi veloci. Rischiosa da attraversare e pericolosa per i bambini. Anche i ciclisti hanno una pista asfaltata con spartitraffico, per correre veloci . |
||
3. le fermate
sono solo pensiline.
Le fermate del mezzo pubblico sono le solite due pensiline con panchina, noiose per aspettare il mezzo, anche se ogni tanto passa qualcuno, sui pattini o in bici. Luoghi di attesa, non poli di nuova urbanità. |
||
4. la qualità
urbana, a Silvi e a Pescara.
Ma basto poco per fare di una strada una passeggiata, un luogo di urbanità e di qualità. Basta guardare a Silvi e a Pescara. Quello che fa la differenza tra una strada larga e il lungomare di Silvi è l’ampia strada pedonale sotto i pini, tra gli oleandri, le panchine e le aiuole. Anche a Pescara, il lungomare degli stabilimenti e delle palme è una strada pedonale di quasi 10 metri che caratterizza tutta la riviera nord. . |
||
5. proposta:
centralità al pedone.
Senza rinunciare alla linea del trasporto pubblico, si possono ascoltare gli abitanti e gli urbanisti. Si può pensare sull’ex ferrovia ad un boulevard pedonale di quasi 10 metri, con a fianco una sede protetta per il mezzo pubblico, che in corrispondenza delle stazioni si apre in una piazza attrezzata, luogo di sosta, scambio e urbanità. |
||
6. una pista
ciclopedonale.
Invece di mettere un marciapiede di 3 metri a destra e un altro a sinistra della linea filoviaria, si possono accorpare e fare una passeggiata alberata. Se anche la pista ciclabile è a raso, con la stessa pavimentazione, solo di colore diverso, si può pensare ad un percorso ciclopedonale di 8,5 metri. Solo se c’è traffico intenso occorre separare i flussi tra pedoni e ciclisti: forse alla festa di Sant’Andrea. . |
||
7. sei metri
bastano per due filobus.
Se davvero sulla strada debbono passare solo mezzi pubblici, cadenzati anche ad intervalli brevi, ma discontinui, la sede di corsa può essere più stretta, ed i mezzi possono rallentare incrociandosi. Norme tedesche prevedono l’incrocio agevole di mezzi pesanti a 50 km/h su una strada di 6,5 metri. Anche meno se si tratta di mezzi su sede guidata. Tutto spazio da recuperare ai pedoni. |
||
8. banchine
rialzate.
Se il mezzo pubblico deve essere efficiente, e agevole deve essere la “salita” dei viaggiatori, le banchine debbono essere rialzate alle fermate, attrezzate con scivoli per disabili e carrozzine. La fermata può diventare un luogo urbano attrezzato con telefono, orologio, fontana, toilette, eventuale punto di ristoro o edicola: cose che uno si aspetta di trovare su una passeggiata. o in un punto di sosta. |
||
9.
aspetti urbanistici, dov’è il PRG?
Ma non si tratta solo dei dettagli costruttivi di un’opera pubblica. Il viale è il pezzo più importante della riqualificazione della città costiera, una occasione irripetibile; per la qualità dell’opera, per tutto quello che c’è sopra la strada, a fianco, agli incroci e lungo il percorso. Oggi si discutono le scelte del nuovo piano regolatore di Montesilvano, in questi giorni in esposizione per ricevere le osservazioni dei cittadini, ma sul piano regolatore di questa importante opera c’è sono il segno verde sull’ex ferrovia, che all’improvviso si interrompe quando arriva alla zona grigia del piano particolareggiato del Saline, e lì scompare come un fiume carsico. Nient’altro. E gli ingegneri dell’Arpa, anche bravi, si occupano di trasporti, non di città. . |
||
10.
(strade passanti, trame pedonali, cavatoni e piantate...)
Giustamente non si è voluto aprire una nuova strada sull’ex ferrovia, né farla attraversare dalla miriade di stradine perpendicolari: solo pochi incroci per dare gerarchia alle trasversali e favorire la precedenza al trasporto pubblico. Ma non si può creare una nuova barriera tra le due città. In corrispondenza delle fermate-stazioni la sede protetta si deve aprire, trovare confluenza alla rete dei percorsi pedonali che vengono dalla collina e vanno al mare. Camminamenti alberati che disegnano a pettine la nuova trama verde centrata sul viale e il mezzo pubblico: Il tracciato degli antichi cavatoni di bonifica, o quelli delle piantate di pini che collegavano le ville agli arenili, segni e memoria di un passato recente e di un disegno urbano da riscoprire, a cui dare significato. Le fermate-slargo possono essere nodi di quelle trame verdi. . |
||
11. (rete
di percorsi pedonali e politica per le due ruote).
Non basta una pista ciclabile per avere un’alternativa modale, né un corso lastricato per ridare un’importanza alla mobilità pedonale. Occorrono reti continue, interconnesse protette e qualificate. Per permettere ai bambini di fare con sicurezza il percorso casa scuola, per scegliere la bicicletta senza rimpianti, non solo per il passeggio, ma anche per andare a fare la spesa, al lavoro, per sbrigare le pratiche presso gli uffici. E in ogni luogo pubblico ci aspettiamo di trovare percorsi accessibili, punti per la sosta bici, percorsi protetti e connessi. Sono i nodi e le reti di questa città accessibile e sicura che vorremmo riconoscere |
||
12.
(concentrare la domanda, attività, urbanità, attrattori lungo
la linea, anche densità)
Contrariamente a quanto dichiarato nei documenti del piano regolatore non
si tratta di aprire, rompere sfoltire la barriera ferroviaria. Più
alta è la concentrazione della domanda lungo la linea del trasporto
pubblico maggiore sarà la sua importanza e il peso nel sistema della
mobilità metropolitana e quindi la possibilità di migliorarne
le prestazioni . Anche perché non si può continuare ad avere
sulla Statale 16 un traffico giornaliero medio di oltre 24.000 veicoli:
è incompatibile con la capacità ambientale dell’area. Occorre
pensare di ridurlo di 10.000 veicoli almeno, fornendo delle alternative
reali al traffico privato su gomma. Se si deve rendere consistente lo spessore
dell’asse arboreo e collegarlo ai brani di verde esistente, se piazze,
slarghi e gallerie si debbono aprire in corrispondenza delle fermate e
dei principali percorsi pedonali trasversali, intorno edifici anche alti
e densi possono ospitare servizi, attrezzature e uffici, collegati a distanza
pedonale al trasporto pubblico. Purché sia riconoscibile la trama,
collegata con continuità e qualificata.
. |
||
13.
(la linea non finisce a viale Europa).
Già importanti attrattori di mobilità sono collegati dalla strada-parco: la stazione di Pescara, le Naiadi, in futuro l’aeroporto, non possono mancare l’università e il palazzo di giustizia. E’ ovvio che devono essere sulla linea anche il multisala Warner, il palazzo dei congressi e gli alberghi. Ma la linea non solo deve passare vicino a questi poli, può addirittura entrare dentro agli edifici e strutturare centri di interscambio su più piani con parcheggi park and ride, e di là ci sono Città S. Angelo e Silvi. La rete, i nodi, le localizzazioni, i posti di lavoro, i servizi, gli interscambi, la sosta: devono essere sistemi interconnessi. |
||
14.
(il sindaco protesta per la stazione, ma…)
Se la stazione ferroviaria di Montesilvano non ha una ragione economica per le grandi direttrici nazionali occorre pensare alla necessità per il futuro di una rete espressa regionale per il corridoio centrale adriatico che non può che poggiare sulla ferrovia. E le stazioni sono i punti di interscambio con i sistemi urbani e le reti di trasporto locale. La stazione, madre della città di Montesilvano e di tutti gli scali adriatici, non può essere una barriera urbana, un ramo secco, un detrattore urbanistico. Diventerà un nodo di interscambio, dove far confluire filobus, autobus, linee di adduzione del percorsi urbani ed extraurbani lungo l’asta Vestina. Non si può non intuire e ignorarlo nelle scelte localizzative ed edilizie del piano particolareggiato del Saline, occorre costruire il futuro o almeno lasciare aperta l’opzione. |
||
15.
(infine, parliamone)
Non si tratta delle modalità di costruzione di un’opera pubblica ma del futuro della nostra città e della qualità della vita per tutti noi. La discussione delle scelte che ci riguardano non sono competenza esclusiva di tecnici o amministratori, la partecipazione dei cittadini rende consapevoli e può migliorare la qualità e l’efficacia delle scelte. Il piano regolatore è uno dei momenti più alti in cui la città riflette su se stessa, ma occorre continuare la riflessione sulle alternative, le conseguenze e le opportunità che abbiamo davanti per costruire la città futura. Giuseppe Di Giampietro, arch, phd
|
||
|
I contenuti di
questa proposta, a favore di boulevard urbano che, dando priorità
ai pedoni e ai ciclisti, senza rinunciare al trasporto pubblico, sappia
creare una vera alternativa all'automobile e, nello stesso tempo, contribuisca
a ridisegnare la struttura urbana e l'immagine dell'area, come successione
di spazi percorsi e attrezzature di uso pubblico, sono divenuti delle
proposte di Osservazioni al piano regolatore generale del Comune
di Montesilvano, in particolare:
Oss. n. 4, rete di piste ciclabili Oss. n. 5, rete di percorsi pedonali, recupero di cavatoni e piantate Oss. n. 12, riqualificazione dell'ex ferrovia. FIRMA ANCHE TU. Puoi sottoscrivere il testo delle osservazioni che condividi e contibuire direttamente alla realizzazione di queste idee, facendo pressione sull'ente pubblico. TENIAMOCI IN CONTATTO. Comunica le tue idee per e-mail, Internet
è lo strumento giusto per permettere alle idee di confrontarsi,
di riconoscersi e mostrarsi come identità collettiva.
|
|
|
||
![]() |
torna alla pagina precedente |
![]() |
Torna all'indice | ![]() |
Vai alla pagina successiva |