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IL RITORNO AL PASSATO DELL' ONOREVOLE BINDI
Divampa in questi giorni la polemica pro e contro la Bindi per la Riforma Ter della Sanità. Lo scontro in atto, ampiamente amplificato, fra il Ministro della Sanità e parte della classe medica, purtroppo non permette al cittadino di approfondire gli altri istituti del decreto. Analizzando compiutamente il decreto e confrontandolo con i precedenti decreti di riordino, De Lorenzo, Garavaglia , appare evidente il ritorno al passato della Bindi Il ripristino di alcune norme presenti nella prima riforma sanitaria (833) emanata dalla sua collega Tina Anselmi e il marcato statalismo di alcuni istituti porterà di fatto ad un arretramento della Sanità Italiana rispetto ad altri paesi evoluti. Non vi è dubbio che la riforma (??) Bindi porterà : - all'abolizione del concetto di aziendalizzazione nelle strutture sanitarie pubbliche - al ridimensionamento e declassamento del ruolo e dei compiti della Regione in materia di programmazione ed organizzazione sanitaria. - alla sistemica presenza di rappresentanti dei partiti nel controllo della gestione anche tecnica delle aziende sanitarie. - all'accentramento al Ministero della Sanità di ogni competenza in materia di formazione di base , complementare , continua ed aggiornamento professionale, con conseguente delegittimazione del positivo ruolo svolto finora dalle Regioni, delle Aziende pubbliche e private e delle Associazioni sanitarie e sociali no profit. Appare evidente che mentre tutti auspicano interventi e leggi a favore del decentramento o del federalismo anche in Italia il Ministro della Sanità con il classico "colpo di coda" rivitalizza il centralismo e lo statalismo nella Sanità L'emanazione di una importante legge o decreto determina sempre il precostituirsi di schieramenti. La lettura di alcuni articoli ci porta a considerare che: L'ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) si vede ripristinare dopo 10 anni un ruolo di programmazione e controllo che i decreti di riordino avevano abolito. Le OOSS confederali si vedono ribadire per decreto un ruolo di coinvolgimento politico nell'elaborazione dei piani sanitari regionali e di politiche generali distrettuali. Gli albi, ordini, collegi professionali, vengono legittimati a occuparsi del mercato del lavoro rispetto alle singole professioni e contrattare il fabbisogno di personale sanitario con il Ministero. Tale ruolo era finora di competenza delle organizzazione di rappresentanza sindacale per il tramite di istituti contrattuali, leggi o linee guida regionali. Ai medici viene ribadito l'esclusività della dirigenza medica in tutti i servizi, dipartimenti e nel distretto (versione rivisitata dell'ex Poliambulatorio INAM,) e nella Commissione nazionale per la formazione continua e dei crediti formativi E gli infermieri'''…………..ancora una volta, merce di scambio!! Cancellata all'ultimo momento la norma sulla dirigenza infermieristica il Collegio Infermieri ha ottenuto dal Ministro Bindi un coinvolgimento attivo nella determinazione del fabbisogno di personale ed il coinvolgimento nelle sottocommissione della Commissione nazionale per i crediti formativi. Fortunatamente non tutti gli infermieri si riconoscono nel Collegio anche se in Italia vige per gli infermieri l'obbligatorietà di iscrizione. E' grave che una dirigenza dei Collegi plauda alla Bindi sui quotidiani prima di ottenere per iscritto quanto concordato. Irrita pensare che un ministro scriva in un decreto che " i contratti collettivi nazionali di lavoro individuano specifici elementi di penalizzazione, anche di natura economica, per il personale che nel triennio non ha conseguito il minimo di crediti formativi stabiliti dalla commissione nazionale" quando la stragrande maggioranza degli infermieri ritenendo obiettivo primario per la professione le specializzazioni e l'aggiornamento anziché la laurea in scienze infermieristiche attendono da quattro anni che il Ministero autorizzi corsi di specializzazione che aziende e regioni hanno proposto in materia di formazione post base. E' scandaloso pensare a forme di penalizzazioni quando nelle aziende non tutti gli infermieri possono utilizzare i giorni previsti dal contratto attuale di lavoro per l'aggiornamento e sono costretti ad utilizzare ferie e riposi compensativi per partecipare ai corsi che alcune associazioni no profit ed aziende lungimiranti periodicamente organizzano. Se questo è il futuro è meglio pensare a nuove rappresentanze ed alleanze che favoriscano l'avvento di una servizio sanitario meno statalista e centralista di quello attuale.
Il Presidente Minelli Giuseppe
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