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58 | Bossi prende il cannone | hendrix_7chess | 17 Giugno 2003 |
Bossi prende il cannone
Articolo prelevato da www.ilmanifesto.it del 17-06-2003
Bossi prende il cannone
Il leader della Lega chiede a Marina e Finanza di sparare
contro gli immigrati clandestini, poi smentisce l'intervista. Ma i suoi colpi
vanno a segno. La sinistra chiede le dimissioni, An e i centristi si indignano.
E la verifica di governo slitta alla prossima settimana
GIOVANNA PAJETTA
ROMA
Livia Turco chiede che il governo riferisca alle camere,
Fausto Bertinotti e i Verdi invocano direttamente le dimissioni di Umberto
Bossi. «Se un signore che sta al governo propone di bombardare una popolazione
inerme, non si può stare a guardare - si indigna il segretario di Rifondazione
- Il governo deve affrontare un vulnus così grave. E io non escludo nostre
iniziative in parlamento». Ovvero una mozione di sfiducia contro chi, dalle
colonne del Corriere della sera, ha dichiarato che «Marina e Finanza si
dovranno schierare a difesa delle coste e usare il cannone. O con le buone o con
le cattive i clandestini vanno cacciati». Ma l'intervista di Umberto Bossi non
ha scatenato solo la sacrosanta protesta delle sinistre. Le «cannonate» con
cui si vorrebbero colpire le imbarcazioni degli immigrati hanno infatti pressoché
affondato la già difficle verifica di maggioranza. Tanto che Silvio Berlusconi,
che non l'ha mai amata, ne ha subito approfittato per confermare che mercoledì
vedrà Gianfranco Fini, ma del vertice della Casa delle libertà, invece, non se
ne parlerà fino alla prossima settimana. «E' un'idea da troglodita. Bossi
vuole sentire il rombo delle cannonate, ma tanti altri vorrebbero sentire il
silenzio di Bossi» era stata la reazione immediata dell'Udc Follini, mentre il
suo collega Giovanardi ricordava che «nessuno si è mai sognato di sparare
addosso ai 50 milioni di italiani che sono emigrati in ogni parte del mondo».
Persino il nazionalleato Buontempo diceva «mi rifiuto di credere che una
persona normale possa pensare di lasciare in acqua chi è in pericolo, o
addirittura di usare le armi contro chi è in mare». E se dalle parti di Forza
Italia per tutta la giornata si faceva finta di niente è solo perché ci aveva
pensato Silvio Berlusconi in persona a protestare di buon mattino. Così, già
prima di pranzo, Bossi dettava alle agenzie la sua smentita. «Il contentuo
dell'intervista non rispecchia assolutamente il mio pensiero - giurava il leader
della Lega - Quello che penso in merito all'immigrazione clandestina e alle
carrette del mare è identico a ciò che sostiene il trattato di Palermo, non
ancora firmato dal nostro governo come hanno fatto invece altri paesi». Niente
cannoni insomma, ma più semplicemente libertà d'arrembaggio delle navi nemiche,
come spiegava subito dopo Roberto Calderoli. «Bisogna superare la
Montego bay, che considera l'arrembaggio, ancorchè in flagranza di reato, come
atto di pirateria - diceva il dirigente leghista - E il tratttato di Palermo lo
consente, perché equipara il trasporto di clandestini alla tratta degli schiavi».
Basta lasciar passare qualche ora però, per capire che la smentita di Bossi non
vale niente. Non solo perché il Corriere della sera, in uno stringato
comunicato, «conferma il contenuto dell'intervista rilasciata dal ministro per
le riforme». «Il paese è diviso in due, da una parte i cittadini che vogliono
il controllo dell'immigrazione e dall'altra una classe politica che boicotta la
Bossi-Fini - rilancia infatti in serata, dai microfoni di Radio Padania,
il capo della Lega - La gente è incazzata, ha capito che bisogna muoversi. Ma
qui attaccano chi fa una battuta e non quelli che non fanno le regole». Per
tutto il pomeriggio del resto alla radio leghista si erano sentiti tuoni,
fulmini e cannonate contro i «lavavetri» o gli immigrati in generale. Del
resto da Treviso Giancarlo Gentilini, due volte sindaco e oggi vicesindaco della
città, rivendica orgoglioso: «Già nel 1995 avevo proposto di affondare le
navi a cannonate, anche se dopo aver sbarcato le persone».
La questione del resto, anche se la verifica di maggioranza è stata rinviata,
povrebbe sbarcare già venerdì al consiglio dei ministri dove il titolare del
Viminale dovrebbe presentare un decreto attuativo della Bossi-Fini. Ma forse
Beppe Pisanu eviterà il confronto con Bossi, approfittando dell'assenza di
Silvio Berlusconi, a Salonicco per il passaggio delle consegne per avviare il
semestre italiano di presidenza europea. E Gianfranco Fini, che anche ieri è
tornato a chiedere che la verifica sancisca una «maggiore collegialità»
nell'azione del governo, mercoledì dovrà accontentarsi di scambiare due parole
con un presidente del consiglio con la testa altrove. In Europa, per l'appunto,
o nella lettura dei titoli dei giornali sulla sua «deposizione spontanea» del
giorno prima al processo Sme.