III.5 IL MULINO DEL PALANCONE


The Palancone's water-mill All'estremo nord del borgo, sulla riva sinistra del Torrente Mugnone, sorgeva un mulino ad un palmento con annessa l'abitazione del mugnaio.
Fino a qualche anno fa era ancora visibile una piccola porzione della massicciata che, molto probabilmente, costituiva le sue fondazioni.
A monte del mulino, il corso d'acqua era sbarrato da una traversa denominata il Palancone che permetteva di invasare le acque del torrente per alimentare il mulino stesso.
Quest'ultimo, attraverso una stradella interna che correva tra la Faentina ed il Mugnone, traversando tutto l'abitato, era collegato con la fornace di Fontalla.
Non esistendo apparente legame tra le attività esercitate nelle due costruzioni e non essendovi specifiche necessità di affiancare la via Faentina ad una strada secondaria, si può avanzare l'ipotesi che quest'ultima preesistesse al percorso principale e che addirittura ne rappresentasse un più antico tracciato.
Il mulino di Pian di Mugnone viene citato per la prima volta nel 1° Catasto del 1427 come proprietà di Andrea di Giovanni d'Andrea di Neri di Lippo: "... 1 mulino posto in Pian di Mugnone con casa in detto posto e confini sudetti. Usane dentro muro chiamato Palancone. Il detto mulino non si tiene in affitto perchè està 6 mesi allanno che non a acqua da poter macinare e perchè lacquedotto è 6 mesi che macina quello che guadagna. Del guadagno da a me la metà saia 45 al mese che i tutto non viene moggia di grano".
Il regime idrologico del Torrente Mugnone è infatti marcatamente stagionale per cui, nonostante il Palancone, durante i mesi estivi ed autunnali, la quantità d'acqua disponibile non era sufficiente a far lavorare il mulino che, alla fine dell'anno, presentava bilancio passivo.
Al mulino era annesso un campo, che da esso prendeva il nome, lavorato da certo Giovannello di Cianco il quale, probabilmente, svolgeva anche mansioni di mugnaio nel periodo di attività del mulino.
Nella Decima Repubblicana del 1498 il mulino risulta appartenere alla compagnia di Santa Maria di Monticegli: Monistero di S.Piero Gattolino. In quegli anni vi lavorava come mugnaio Giovanni di Marco.
Come già abbiamo visto, l'avvento di un ordine religioso su una proprietà la faceva automaticamente scomparire dalla documentazione catastale a causa dell'esenzione fiscale di cui la Chiesa godeva. Per questo motivo non si hanno più notizie del mulino per oltre cent'anni.
Nei due secoli successivi, benchè nei documenti si citi il campo prospiciente, non viene tuttavia più nominato il mulino.

In prossimità di Pian di Mugnone, nell'arco dei secoli, furono attivi almeno altri due mulini di cui si ha notizia.
Uno è nominato nel Catasto del 1470. Il mulino, a due palmenti, si trovava in località Bagno alla Cicala (Calderaio) e vi lavorava Francesco di Giovanni; ne era proprietario il Vescovado di Fiesole. Il secondo mulino viene menzionato nel Catasto Lorenese del 1776 a nome di Francesco di Marco di Antonio Cosi ed è così descritto: "un mulino a 1 palmento con 4 case contigue e colombaia che sono N°29 stanze con le cantine. Due casolari fuori rasente il Mugnone che servono la ruota d'acqua e un casolare verso la strada. Posto nel popolo della Badia di Fiesole luogo detto Le 3 Massa" (località Il Manzolo).


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