Intervista concessa al portale Nord Est News - dicembre 2002

Come hai cominciato?


Beh… a dire il vero la passione per la musica è cominciata a 6 anni con la prima radio transistor che mi fu regalata… me la ricordo ancora, era una national-panasonic color verde/azzurro con la custodia in pelle nera, rigorosamente AM. La sera, a letto dopo "Carosello", cominciavano le mie escursioni nella banda che mi portavano da Lussemburgo a Supersonic. Poi l'avvento delle radio private fece il resto.


Era un periodo di grosso fermento vero?


Si, nel 1980 l'etere triestino contava più o meno 23 emittenti private; con questa varietà di soggetti chiunque aveva la possibilità di provare, di sperimentare e di crescere trasmettendo. Oggi purtroppo non è più così o meglio non era perché ora con la rete ci sono nuovamente grandi possibilità per tutti.


Come ricordi l'emittenza privata di quel periodo?


A parte qualche isolato tentativo di professionalità, la radio era più che altro un punto di ritrovo, un centro che riuniva i collaboratori, amatori, musicisti e giornalisti. Era una fucina di idee e sperimentazioni alle quali spesso mancava il controllo; ne usciva un prodotto ruspante ma nello stesso tempo fresco e dinamico. In generale c'era molto entusiasmo anche negli ascoltatori; ciò spronava i gestori ad andare avanti anche con i conti in rosso.


Com'è avvenuto il passaggio dalla radio alla discoteca?


Nell'81 lavoravo in una radio locale il cui formato era 24 ore discomusic; era il mio paradiso, ero entrato veramente nel mio mondo scoprendo anche di cavarmela bene tecnicamente al mixer.
Se vogliamo il mio maestro (a sua insaputa) fu Renato Posani; ascoltando la sua musica nel locale dove lavorava, cominciai a sviluppare una certa personalità musicale ed affinare le capacità tecniche. Poi vinsi il premio popolarità nella manifestazione organizzata nel 1981 da Fulvio Marion alla discoteca Bowling di Duino. Nel frattempo feci qualche nastrino da ascoltare in macchina al boss della radio al punto che lui stesso mi segnalò quando si presentò l'occasione.


E così arrivò la prima serata??!!


Si… sono passati più di vent'anni ma ricordo ancora la mia prima serata in discoteca; era l'estate del 1982 e all'epoca si faceva il provino, così Franco Diego (il direttore del Tor Cucherna allora una delle disco più rinomate in città ndr), dopo avermi "ascoltato", mi diede appuntamento al sabato sera. A 16 anni fu una grossissima emozione per me, un'emozione che non è mutata nel tempo, un'emozione che si è tradotta in passione per il mio lavoro.


Che musica si faceva allora?


Diciamo che c'erano due tipologie: una più alternativa basata ancora sugli anni ruggenti del rock e del punk e la sempre crescente popolarità della new wave, l'altra che ereditava la raffinatezza della disco, condita di funk, rap ed eurodance; io propendevo per la seconda ma il destino volle che nel 1986 finissi a lavorare al Funny club, il tempio della New Wave dove comunque mi temprai definitivamente.


Un plagio??!!


Assolutamente no; io amo tutta la buona musica e anche allora ero molto curioso; avevo capito che ci sono delle evoluzioni continue che bisogna essere in grado di gestire. Comunque poco dopo arrivò la house music di Chicago che spazzò via tutto quello per cui si facevano discussioni con i direttori dei locali fino alle 5 di mattina…


Quando è avvenuta secondo te la trasformazione professionale?


Nell'89; Il locale in cui lavoravo, nonostante la promessa non mi riconfermò per la stagione successiva; fu molto spiacevole anche perché la stagione era già iniziata ma è proprio in questi frangenti che si misura la capacità di reazione... Dovetti fare le valige e trasferirmi in Svizzera per continuare a vivere di musica. All'inizio fu abbastanza dura ma in seguito ho avuto delle grosse soddisfazioni che mi hanno permesso di girare la Svizzera, la Francia, l'Austria, la Slovenia e recentemente la Svezia.


Si parla da tanto tempo di crisi delle discoteche come modello di divertimento; tu cosa ne pensi?


Dal mio punto di vista, la crisi non si avverte in questo settore; le statistiche parlano chiaro: se andiamo a vedere in numeri quanta gente esce la sera rispetto a 20 anni fa, vediamo che abbiamo fatto notevoli progressi in questa direzione. Il problema semmai è la polverizzazione dell'offerta. Ci sono moltissimi locali, il disco-bar ha ucciso la discoteca. Stiamo assistendo ad un fenomeno implosivo: dai piccoli club eleganti degli anni 70 siamo passati alle megadiscoteche degli anni 80/90 per tornare nuovamente a locali multifunzione di taglio medio-piccolo. Il lavoro c'è sempre, è cambiata la cultura e la tipologia.


Ed in questo il dj ci rimette?


Sicuramente oggi non si può pensare di lavorare come 20 anni fa. I media hanno un po' sommerso la figura del dj visto come elemento propositivo. Ti faccio un esempio, a quei tempi si andava a comprare il disco ascoltato in discoteca, cioè proposto dal dj; ora i pochi che comprano i dischi chiedono la musica che sentono negli spot alla TV ed il dj deve pure suonarli… A volte essere troppo avanti è rischioso perché la gente non è tanto disposta a ballare cose che non ha mai sentito a prescindere dalla qualità delle scelte.


Rischi di diventare un Juke-box?


No questo mai; sono dell'idea che la creatività si manifesta nel modo in cui viene architettata la serata, il repertorio viene scelto in base al livello di gradimento del pubblico ma sappiamo anche che è molto importante l'ambiance; una volta scaldato bene l'ambiente in realtà l'orizzonte delle scelte si apre e qui entra in gioco il "savoir faire" del disc-jockey.


Qual è stata la più bella soddisfazione?


Posso dire che ne ho avute tante; generalizzando ti dirò che ogni serata è una grande soddisfazione… quando vedo la gente ballare, saltare, battere le mani e sorridere felice, penso che non potrei chiedere di più alla vita che mi ha dato la gioia di poter regalare, attraverso la musica, dei bei momenti alle persone.


Secondo te che cos'è il massimo per un vero disc-jockey?


…il massimo per un vero disc-jockey?! (Ci pensa un'attimino ndr) Sicuramente poter condividere la propria musica assieme agli altri…


Allora ci rivediamo tra vent'anni?


…ah ah sii come diceva quella canzone di Lucio Dalla… mah perché no, penso che allora non farò più il dj ma potremo parlare ugualmente di musica con Nord Est News!!!!

 

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