articolo pubblicato nel numero di marzo 2006
Come hai detto scusa?
di Edoardo Milani
Dalla rivoluzione industriale, l'universo sonoro che ci circonda è cambiato parecchio e il ‘900 proprio per le sue guerre caotiche e la presenza massiccia delle sue macchine potrebbe essere chiamato il secolo del rumore, ovvero il primo secolo del rumore visto che gli anni 2000 non sembrano essere diversi . In questa società così avanzata tecnologicamente, non ci si rende conto di quanto in realtà siano imperfette da questo punto di vista le macchine che ci circondano. In fase di progettazione una delle prime cose che vengono sacrificate per abbattere i costi è proprio la silenziosità. Così invece degli uccellini, le foglie, il vento sentiamo motori e ruspe. Quando ci rintaniamo nell'intimità della “quiete” domestica, siamo inseguiti da altri fastidiosissimi rumori continui come quelli delle lampade neon, ventole di computer, televisori o monitor che fischiano anche con l'audio chiuso, compressori del frigorifero etc…
Tutti rumori ai quali non facciamo caso visto che ce li portiamo appresso dalla nascita ma che influenzano negativamente il nostro sistema nervoso e possono arrecare danni all'apparato uditivo. La nostra categoria come quella dei musicisti è pure maggiormente a rischio a causa delle periodiche esposizioni a forti pressioni acustiche prodotte dagli impianti di amplificazione. Siamo circondati dall'inquinamento acustico, costante e continuo ma soprattutto quasi impossibile da sopprimere. La soglia dell'udito umano si è leggermente ridotta rispetto qualche secolo fa e sempre più spesso prendono piede iniziative commerciali che fiutando il business propongono come soluzione l'acquisto di un apparecchio acustico. Anche questo dimostra che la sordità, continuando di questo passo diventerà una malattia sociale.
Il nostro povero orecchio, organo raffinato e delicatissimo con caratteristiche che anche il migliore microfono può solo invidiare, viene così sottoposto a un continuo e stressante lavoro. Se stiamo un po' attenti, ce ne accorgiamo. Pensate ad esempio al momento di coricarvi dopo una prestazione da sabato sera con cuffia preascolto alta e impianto al massimo consentito ( 102 dB [?!] quando il limitatore è acceso!!!). Nel 99% dei casi (per non dire 100…) vi ritroverete con una diminuzione temporanea dell'udito e un compagno un po' monotono e insistente nella testa: l'acufene (la sensazione che vi fischino le orecchie). Senza approfondire con termini medici e psicoacustici inopportuni in questa sede, diremo che l'orecchio ha risposto in questo modo allo stress di una breve esposizione ad alti livelli sonori. Nella maggior parte dei casi il deficit scompare dopo poche ore ma è provato che con esposizioni frequenti e continue la perdita tende a diventare permanente.
Qualche anno fa, nei locali pubblici è entrata in vigore una legge che impone una perizia fonometrica e l'istallazione di un apparato di limitazione del suono, una legge di parametri complessi difficile da applicare e da far rispettare (visto che in alcuni club non è raro avvertire la soglia del dolore) e che comunque cambia per le feste all'aperto. Per le forze dell'ordine vale la stessa regola: nel traffico cittadino è più difficile rincorrere un motociclista (in questo caso indegno di essere definito tale) che può causare un'invalidità permanente sfrecciando a tutta birra con lo scarico bucato piuttosto che multare un'infrazione per divieto di sosta. Manca perciò una sensibilizzazione sui pericoli dell'inquinamento acustico e sui gravi danni che esso può provocarci. Che fare allora per tutelare il nostro prezioso udito? Ecco alcuni consigli che possono far sorridere ma altrettanto rivelarsi utili:
1 – Nel traffico cittadino al solo sospetto di passaggio di mezzi che sviluppano un'elevata pressione acustica (camion, bus, moto, ambulanze etc..) non esitare a chiudere i condotti uditivi con le dita e tenerli chiusi durante il loro passaggio.
2 – Quando si frequentano locali con musica ad alto volume, concerti rock etc., portare sempre con se dei tappi antirumore. Ce ne sono di vari tipi in commercio acquistabili in farmacia. Ponderare con onestà il livello sonoro e indossare i tappi in tutte quelle situazioni a rischio come, pressioni acustiche troppo alte, esposizioni prolungate o distanza ravvicinata dai diffusori. Nel caso di una propria performance si potranno indossare i tappi prima e dopo riducendo così il tempo di esposizione (NB: importante allontanarsi notevolmente dalla fonte sonora prima di togliere i tappi antirumore dalle orecchie e in seguito riavvicinarsi lentamente per permettere all'orecchio di riadattarsi alle pressioni acustiche).
3 – Nei dj set usare possibilmente una cuffia chiusa e nei momenti dove l'ascolto non serve, tenerla comunque indossata spenta. Sebbene leggermente l'orecchio percepirà in minor misura le pressioni acustiche dell'impianto. Cercare di mantenere il livello sonoro il più possibile nei limiti di legge, evitare le distorsioni.
4 – Le urla dei vocalist sono potenziali minacce ai nostri timpani. Si creano dei picchi altissimi che possono anche compromettere il buon funzionamento dell'impianto di amplificazione. Per farli lavorare il trucco c'è e consiste nel dosare con attenzione il volume del microfono abbassando leggermente la musica mentre parlano e quando possibile collegare un compressore-limiter in cascata tra microfono e mixer. Si raccomanda di evitare i feedback da microfono.
5 – Evitare l'ascolto prolungato con i miniauricolari che si inseriscono nel canale uditivo. Se usati irresponsabilmente (volume a palla…) possono danneggiare l'udito; ciò sta scritto pure su tutti i manuali di istruzioni di questo tipo di apparecchi.
6 – Idem riguardo altri apparecchi come autoradio impianti HI-FI o surround domestici e udite udite pure telefono (fisso e cellulare, occhio al livello dell'altoparlante che di solito si tende a tenere alto per mascherare i rumori del traffico ma che in ambienti chiusi si può facilmente abbassare)
6 – In studio di registrazione è consigliabile mantenere volumi bassi durante la lavorazione (è provato dalla psicoacustica che a bassi livelli si percepisce più chiaramente tutto lo spettro delle frequenze) e alzare il volume solo per ascoltare i risultati (della lavorazione).
7 – Negli ambienti meno rumorosi, cercare di localizzare ed eliminare tutte quelle piccole fonti di rumore costante che il nostro cervello tende ad escludere per assuefazione acustica (di solito dispositivi che ronzano, ventole etc.).
8 – In situazioni di quiete, educare l'orecchio ad identificare suoni e rumori più lontani; quando possibile parlare a bassa voce, ne gioverà tutto il corpo.
9 – Sottoporsi a visita medica ed esame audiometrico da uno specialista in Otorinolaringoiatria una volta all'anno.
Se amiamo veramente la musica e noi stessi questi consigli non “peseranno” e ci permetteranno di attenuare il forte impatto sonoro che dobbiamo affrontare ogni giorno.
Nel diciannovesimo secolo, Robert Koch, lo scienziato scopritore del colera affermò: “Un giorno l'uomo dovrà combattere il rumore come un tempo combatteva il colera e la peste…” .
Nella tabella sono riportati i valori in dB dei tipi di rumore più comuni.
FENOMENO |
dB |
Soglia di udibilità |
0 |
Conversazione normale |
30 - 40 |
Macchina da scrivere |
50 - 70 |
Automobile |
80 - 90 |
Gru |
100 - 110 |
Aereo a reazione |
120 - 130 |
Soglia del dolore |
140 |
Descrizione del grafico: HANDICAP UDITIVO
E' caratterizzato dalla difficoltà a comprendere le parole, conseguente ad un'esposizione quotidiana a livelli di rumore superiore a 80 dB per tempi prolungati (10, 20, 30 anni). Tale lesione risulta inavvertibile all'inizio della patologia ma proseguendo con l'esposizione al rumore, l'effetto della lesione si concretizza nella difficoltà di comprendere le parole e quindi si parla, non di sviluppo di sordità, ma di handicap uditivo. L'audiogramma, evidenzia un "buco" uditivo sulla frequenza dei 4000 Hz, che si aggrava man mano che aumenta il tempo di esposizione del soggetto.