DON PASQUALE
Personajes
DON PASQUALE DOCTOR MALATESTA ERNESTO NORINA NOTARIO |
Rico Solterón Amigo de don Pasquale Sobrino de Don Pasquale Joven Viuda Notario |
Bajo Barítono Tenor Soprano Bajo |
La acción se desarrolla en Roma durante la primera mitad del siglo XIX.
ATTO I Scena Prima (Sala en casa de Don Pasquale) DON PASQUALE Son nov'ore; di ritorno il Dottor esser dovria. Zitto... parmi... è fantasia... forse il vento che soffiò. Che boccon di pillolina, nipotino, vi preraro! Vo' chiamarmi don Somaro se veder non ve la fo. DOTTOR MALATESTA E permesso? DON PASQUALE Avanti, avanti. Dunque? DOTTOR MALATESTA Zitto, con prudenza. DON PASQUALE Io mi struggo d'impazienza. La sposina? DOTTOR MALATESTA Si trovo. DON PASQUALE Benedetto! DOTTOR MALATESTA (fra sè) Che babbione! (a don Pasquale) Proprio quella che ci vuole. Ascoltate, in due parole il ritratto ve ne fo. DON PASQUALE Son tutt'occhi, tutto orecchie, muto, attento a udir vi sto. DOTTOR MALATESTA Udite: Bella siccome un angelo in terra pellegrino, fresca siccome il giglio che s'apre in sul mattino, occhio che parla e ride, sguardo che i cor conquide, chioma che vince l'ebano, sorriso incantator. DON PASQUALE Sposa simile! Oh giubilo! Non cape in petto il cor. DOTTOR MALATESTA Alma innocente, ingenua, che sé medesma ignora, modestia impareggiabile, bontà che v'innamora, ai miseri pietosa, gentil, dolce, amorosa, il ciel l'ha fatta nascere per far beato un cuore. DON PASQUALE Famiglia? DOTTOR MALATESTA Agiata, onesta. DON PASQUALE Il nome? DOTTOR MALATESTA Malatesta. DON PASQUALE Sarà vostro parente? DOTTOR MALATESTA Alla lontana un po'; è mia sorella. DON PASQUALE Oh gioia! E quando di vederla, quando mi fia concesso? DOTTOR MALATESTA Stasera sul crepuscolo. DON PASQUALE Stasera? Adesso, adesso. Per carità, dottore! DOTTOR MALATESTA Frenate il vostro ardore, quetatevi, calmatevi, fra poco qui verrà. DON PASQUALE Davvero? DOTTOR MALATESTA Preparatevi, e ve la porto qua. DON PASQUALE Oh caro! DOTTOR MALATESTA Ma udite... DON PASQUALE Non fiatate! DOTTOR MALATESTA Si, ma ... DON PASQUALE Non c'è ma, o casco morto qua. Un foco insolito mi sento addosso, ormai resistere io più non posso. Dell'età vecchia scordo i malanni, mi sento giovine como a vent'anni. Deh! Cara, affrettati. Vieni, sposina! Ecco, di bamboli mezza dozzina veggo già nascere, veggo già crescere, veggo scherzar. Son rinato. Or si parli al nipotino: a fare il cervellino veda che si guadagna. (Ernesto entrano) Eccolo appunto. (a Ernesto) Giungete a tempo. Stavo per mandarvi a chiamare. Favorite. Non vo' farvi un sermone, vi domando un minuto d'attenzione. E vero o non e vero che, saranno due mesi, io v'offersi la man d'una zitella nobile, ricca e bella? ERNESTO È vero. DON PASQUALE Promettendovi per giunta un bel assegnamento, e alla mia morte quanto possiedo? ERNESTO È vero. DON PASQUALE Minacciando, in caso di rifiuto, diseredavi e a torvi ogni speranza, ammogliarmi, s'è d'uopo? ERNESTO È vero. DON PASQUALE Or bene, la sposa che v'offersi or sono due mesi, ve l'offro ancor. ERNESTO Non posso: amo Norina, la mia fede e impegnata. DON PASQUALE Si, con una spiantata. ERNESTO Rispettate una giovane povera, ma onorata e virtuosa. DON PASQUALE Siete proprio deciso? ERNESTO Irrevocabilmente. DON PASQUALE Or bene, pensate a trovarvi un alloggio. ERNESTO Cosi mi discacciate? DON PASQUALE La vostra ostinazione d'ogni impegno mi scioglie. Fate di provvedervi, io prendo moglie. ERNESTO Prender moglie? DON PASQUALE Si, signore ERNESTO Voi? DON PASQUALE Quel desso in carne ed ossa. ERNESTO Perdonate la sorpresa. DON PASQUALE Io prendo moglie. ERNESTO Oh, questa è grossa! Voi? DON PASQUALE L'ho detto e lo ripeto. Io, Pasquale da Corneto, possidente, qui presente, d'annunziarvi ho l'alto onore che mi vado ad ammogliar. ERNESTO Voi scherzate. DON PASQUALE Scherzo un corno. ERNESTO Si, si, scherzate. DON PASQUALE Lo vedrete al nuovo giorno. Sono, e vero, stagionato, ma ben molto conservato, e per forza e vigoria me ne sento da prestar. Voi, frattanto, signorino, preparatevi a sfrattar. ERNESTO (fra sè) Ci volea questa mania i miei piani a rovesciar! Sogno soave e casto de' miei prim'anni, addio. Bramai ricchezze e fasto solo per te, ben mio: povero, abbandonato, caduto in basso stato, pria che vederti misera, cara, rinunzio a te. DON PASQUALE (fra sè) Ma veh, che originale! Che tanghero ostinato! Adesso, manco male, mi par capacitato. Ben so dove gli duole, ma e desso che lo vuole, altri che se medesimo egli incolpar non può'! ERNESTO Due parole ancor di volo. DON PASQUALE Son qui tutto ad ascoltarvi. ERNESTO Ingannar si puote un solo: ben fareste a consigliarvi. Il dottore Malatesta e persona grave, onesta. DON PASQUALE L'ho per tale. ERNESTO Consultatelo. DON PASQUALE E già bello e consultato. ERNESTO Vi sconsiglia? DON PASQUALE Anzi al contrario, m'incoraggia, n'è incantato. ERNESTO Come? Come? Oh, questo poi... DON PASQUALE Anzi, a dirla qui fra noi, la... capite?... la zitella, ma... silenzio... è sua sorella. ERNESTO Sua sorella! Che mai sento? DON PASQUALE Sua sorella! ERNESTO Del dottore? DON PASQUALE Del dottor. ERNESTO (fra sè) Mi fa il destin mendico, perdo colei che adoro, in chi credevo amico discopro un traditor! D'ogni conforto privo, misero! A che pur vivo? Ah! non si da martoro eguale al mio martor! DON PASQUALE (fra sè) L'amico e bello e cotto, non osa far un motto, in sasso s'è cangiato, l'affoga il crepacuor. Si roda, gli sta bene, ha quel che gli conviene: impari lo sventato a fare il bell'umor. |
ACTO I Escena Primera (Sala en casa de Don Pasquale) DON PASQUALE Son las nueve; el doctor ya debería estar de vuelta. Silencio... me parece... fantasías... quizá el viento que sopló. ¡Qué pildorita, sobrinito, la que te estoy preparando! ¡Que me llamen don Asno si no te la hago tragar! DOCTOR MALATESTA ¿Se puede? DON PASQUALE Pasad, pasad... ¿Y pues? DOCTOR MALATESTA ¡Chitón, con prudencia! DON PASQUALE Me consume la impaciencia. ¿Y la novia? DOCTOR MALATESTA La encontré. DON PASQUALE ¡Gracias a Dios! DOCTOR MALATESTA (para sí) ¡Qué bobalicón! (a don Pasquale) Justo la que os hace falta. Escuchad, en dos palabras os haré el retrato. DON PASQUALE Soy todo ojos, todo oídos, mudo, escucharé sin decir palabra. DOCTOR MALATESTA Escuchad pues: Bella como un ángel en la tierra peregrino, fresca como la azucena que se abre al amanecer, ojos que hablan y ríen, mirada que los corazones conquista, cabellera que supera al ébano, y sonrisa hechicera. DON PASQUALE ¡Esposa tal! ¡Oh júbilo! No me cabe en el pecho el corazón. DOCTOR MALATESTA Alma inocente, ingenua, que a sí misma se ignora, modestia sin par, bondad que enamora, con los desvalidos piadosa, gentil, dulce, amorosa, el cielo la hizo nacer para hacer feliz un corazón. DON PASQUALE ¿Familia? DOCTOR MALATESTA Pudiente, honrada. DON PASQUALE ¿Se llama? DOCTOR MALATESTA Malatesta. DON PASQUALE ¿Acaso pariente suya? DOCTOR MALATESTA Algo lejana... Es mi hermana. DON PASQUALE ¡Oh, alegría! Y ¿cuándo verla me será concedido? DOCTOR MALATESTA Esta tarde, al anochecer. DON PASQUALE ¿Esta tarde? ¡Ahora, ahora! ¡Por caridad, doctor! DOCTOR MALATESTA Frenad vuestro ardor, tranquilizaos, calmaos, dentro de poco vendrá. DON PASQUALE ¿De veras? DOCTOR MALATESTA Preparaos y os la traeré. DON PASQUALE ¡Oh querido! DOCTOR MALATESTA Pero escuchadme... DON PASQUALE ¡No digáis más nada! DOCTOR MALATESTA Sí, pero... DON PASQUALE No hay pero que valga, o caeré muerto aquí mismo. Un fuego insólito en mí siento arder, que resistir ya no puedo más. De la vejez olvido los achaques, me siento joven como a los veinte años. ¡Eh! ¡Querida, date prisa!. ¡Ven, mujercita mía! De chiquillos media docena ya veo nacer, veo crecer, veo retozar. Me siento renacer. Ahora le hablaremos al sobrinito: verá lo que gana por ser tan testarudo. (entra Ernesto) ¡Aquí está! (a Ernesto) Llegas a tiempo. Iba a mandarte llamar. Siéntate. No trato de sermonearte, sólo te pido un minuto de atención. ¿Es verdad o no es verdad, que, hará unos dos meses, te ofrecí la mano de una doncella noble, rica y bella? ERNESTO Es verdad. DON PASQUALE ¿Y además prometí asignarte una buena pensión, y a mi muerte, darte todo lo que poseo? ERNESTO Es verdad. DON PASQUALE Te amenacé, en caso de negarte, con desheredarte y, para privarte de toda esperanza, casarme si fuera necesario? ERNESTO Es verdad. DON PASQUALE Pues bien, la esposa que te ofrecí hace dos meses te la ofrezco todavía. ERNESTO No puedo aceptar: amo a Norina, mi palabra está comprometida. DON PASQUALE Sí, con una pobretona. ERNESTO Respetad a una joven pobre, pero honrada y virtuosa DON PASQUALE ¿Estás totalmente decidido? ERNESTO Irrevocablemente. DON PASQUALE Pues bien, ya puedes pensar en buscar alojamiento. ERNESTO ¿Así que me echáis? DON PASQUALE Tu obstinación me libra de cualquier compromiso. Espabílate.... Yo me caso. ERNESTO ¿Os casáis? DON PASQUALE Sí, señor. ERNESTO ¿Vos? DON PASQUALE El mismo que viste y calza. ERNESTO Disculpad mi sorpresa. DON PASQUALE Yo me caso. ERNESTO ¡Ésta sí que es buena! ¿Vos? DON PASQUALE Te lo he dicho y lo repito. Yo, Pasquale da Corneto, propietario, aquí presente, tengo el honor de anunciar que me voy a casar. ERNESTO ¿Bromeáis? DON PASQUALE Bromear... ¡Un cuerno! ERNESTO Sí, sí, estáis bromeando. DON PASQUALE Mañana lo verás. Soy, es verdad, maduro, pero muy bien conservado, y con fuerza y vigor, estoy preparado para cortejar. Tú, entretanto, señorito, prepárate a desalojar. ERNESTO (para sí) ¡Sólo faltaba esta manía para mis proyectos desbaratar! Sueño suave y casto de mi juventud, adiós. Ambicioné riquezas y fiestas sólo para ti, bien mío. Pobre, abandonado, caído en desgracia, antes que verte en la miseria, querida, a ti renuncio. DON PASQUALE (para sí) ¡Mira, qué original! ¡Vaya un patán obstinado! Ahora, menos mal, parece haber comprendido. Sé bien cómo le duele, pero él se lo ha buscado, a nadie más que a sí mismo puede echar la culpa. ERNESTO Quiero agregar dos palabras. DON PASQUALE Aquí estoy para escucharte. ERNESTO Quizás estéis equivocado, haríais bien en solicitar un consejo. El doctor Malatesta es persona seria y honrada. DON PASQUALE Por tal le tengo. ERNESTO Consultadle. DON PASQUALE Ya le he consultado. ERNESTO ¿Y os lo desaconsejó? DON PASQUALE Todo lo contrario, me dio coraje... él está encantado. ERNESTO ¿Cómo? ¿Cómo? No es posible... DON PASQUALE Dicho sea entre nosotros, la...¿comprendes?... la muchacha... pero...silencio... es su hermana. ERNESTO ¡Su hermana! ¡Qué oigo! DON PASQUALE ¡Su hermana! ERNESTO ¿Del doctor? DON PASQUALE Del doctor. ERNESTO (para sí) ¡El destino me hace mendigo, pierdo a la que adoro y en quien creía mi amigo descubro a un traidor! De todo consuelo privado, ¡miserable! ¿Para qué vivir? ¡Ah, no hay un sufrimiento igual a mi martirio! DON PASQUALE (para sí) Nuestro amigo está anonadado, no osa decir ni una palabra, ha quedado paralizado, le ahoga la congoja. Que rabie, le viene bien, tiene lo que se merece: así aprende el calavera a hacerse el gracioso. |
Scena Seconda (sala in casa de Norina) NORINA «Quel guardo il cavaliere in mezzo al cor trafisse; piego il ginocchio e disse: "Son vostro cavaliere." E tanto era in quel guardo sapor di paradiso, che il cavalier Riccardo, tutto d'amor conquiso, giuro che ad altra mai non volgeria il pensier.» Ah, ah! Ah, ah! So anch'io la virtù magica d'un guardo a tempo e loco, so anch'io come si bruciano i cori a lento foco; d'un breve sorrisetto conosco anch'io l'effetto, di menzognera lagrima, d'un subito languor. Conosco i mille modi dell'amorose frodi, i vezzi e l'arti facili per adescar un cor. Ho testa bizzarra, son pronta, vivace, brillare mi piace, mi piace scherzar. Se monto in furore di rado sto a segno, ma in riso lo sdegno fo presto a cangiar. E il dottor non si vede! Oh, che impazienza! Del romanzetto ordito a gabbar Don Pasquale, ond'ei toccommi in fretta, poco o nulla ho capito, d or l'aspetto... (Entra un servo con una lettera) La man d'Ernesto... io tremo. DOTTOR MALATESTA (entrano) Buone nuove, Norina. Il nostro stratagemma... NORINA Me ne lavo la mani. DOTTOR MALATESTA Come? Che fu? NORINA Leggete. DOTTOR MALATESTA (leggendo) «Mia Norina, vi scrivo colla morte nel cor. (Lo farem vivo.) Don Pasquale, aggirato da quel furfante... (Grazie!) da quella faccia doppia del dottore, sposa una sua sorella, mi scaccia di sua casa, mi disereda infine. Amor m'impone di rinunziare a voi. Lascio Roma oggi stesso, e quanto prima l'Europa. Addio. Siate felici. Questo e l'ardente mio voto. I1 vostro Ernesto.» Le solite pazzie! NORINA Ma s'egli parte! DOTTOR MALATESTA Non partirà, v'accerto. In quattro salti son da lui, della nostra trama lo metto a parte, ed ei rimane e con tanto di cor. NORINA Ma questa trama si può saper qual sia? DOTTOR MALATESTA A punire il nipote, che oppone alle sue voglie, Don Pasqual s'è deciso: prender moglie. NORINA Già mel diceste. DOTTOR MALATESTA Or bene, io, suo dottore, vistolo cosi fermo nel proposito, cambio tattica, e tosto, nell'interesse vostro e in quel d'Ernesto, mi pongo a secondarlo. Don Pasquale sa ch'io tengo al convento una sorella. Vi fo pasar per quella egli non vi conosce e vi presento pria ch'altri mi prevenga; vi vede e resta cotto. NORINA Va benissimo. DOTTOR MALATESTA Caldo, caldo vi sposa. Carlotto, mio cugino, ci farà da notaro. Al resto poi tocca pensare a voi. Lo fate disperar: il vecchio impazza. Lo abbiamo a discrezione... E allor... NORINA Basta. Ho capito. DOTTOR MALATESTA Va benone. NORINA Pronta io son; perch'io non manchi all'amor del caro bene, faro imbrogli, faro scene, so ben io quel ch'ho da far. DOTTOR MALATESTA Voi sapete se d'Ernesto sono amico, e ben gli voglio; solo tende il nostro imbroglio Don Pasquale a corbellar. NORINA Siamo intesi; prendo impegno. DOTTOR MALATESTA Io la parte ora v'insegno. NORINA Mi volete fiera o mesta? DOTTOR MALATESTA No, la parte non e questa. NORINA Ho da pianger, da gridar? DOTTOR MALATESTA State un poco ad ascoltar. Convien far la semplicetta. NORINA La semplicetta? DOTTOR MALATESTA Or la parte ecco v'insegno. NORINA Posso in questo dar lezione. DOTTOR MALATESTA Collo torto, bocca stretta. NORINA Or proviam quest'altra azione. Mi vergogno, son zitella, grazie, serva, signor si. DOTTOR MALATESTA Brava, brava, bricconcella! Va benissimo cosi. NORINA Vado, corro al gran cimento pieno ho il core d'ardimento; a quel vecchio, affè, la testa questa volta ha da girar. M'incomincio a vendicar. Quel vecchione rimbambito a' miei voti invan contrasta; io l'ho detto e tanto basta la saprò, la vo' spuntar. DOTTOR MALATESTA Si, corriamo al gran cimento, pieno ho il core d'ardimento. A quel vecchio, affè la testa questa volta ha da girar. Poco pensa Don Pasquale che boccon di temporale si prepara in questo punto sul suo capo a revesciar. Urla e fischia la bufera veggo il lampo, il tuono ascolto; la saetta tra non molto sentiremo ad iscoppiar. |
Escena Segunda (Una sala en casa de Norina) NORINA «Aquella mirada al caballero en mitad del corazón hirió; dobló la rodilla y dijo: "Soy vuestro caballero." Y tanto había en aquella mirada del aroma del paraíso, que el caballero Ricardo, por el amor conquistado, juró que jamás a ninguna otra dirigiría su pensamiento.» ¡Ja! ¡Ja! ¡Ja! ¡Ja! También yo conozco la magia de una mirada en el momento oportuno, también yo sé cómo se abrasan los corazones a fuego lento; de una breve sonrisa también conozco el efecto, el de una engañosa lágrima, el de una súbita languidez. Conozco los mil modos del amoroso juego, los melindres y fáciles artificios para halagar un corazón. Soy caprichosa, soy ágil y vivaz, brillar me place, me gusta bromear. Si monto en cólera, es raro si me contengo, mas en risa el enojo me apresuro a cambiar. ¡Y el doctor no aparece! ¡Oh, qué impaciencia! De la falacia urdida para embaucar a don Pasquale, me habló tan apresurado que poco o nada comprendí, y ahora le espero... (Entra un criado y le entrega una carta.) Es la letra de Ernesto... tiemblo DOCTOR MALATESTA (entrando) ¡Buenas noticias, Norina! Nuestra estratagema... NORINA Me lavo las manos. DOCTOR MALATESTA ¿Cómo? ¿Qué sucedió? NORINA Lee. DOCTOR MALATESTA (leyendo) «Norina mía, te escribo con la muerte en el corazón.» Le reviviremos. «Don Pasquale, embrollado por aquel farsante, (¡Gracias!) por ese medicucho... ... se casa con una hermana suya, me echa de su casa y, finalmente, me deshereda. El amor me impone renunciar a ti. Dejo Roma hoy mismo, y cuanto antes Europa. Adiós. Sé feliz. Este es mi ardiente voto. Tuyo, Ernesto.» ¡Las tonterías de siempre! NORINA Pero, ¿y si se va? DOCTOR MALATESTA No se irá, te lo aseguro. En cuatro saltos estaré a su lado, de nuestra intriga lo pondré al tanto, y quedará con el corazón contento. NORINA Pero esta intriga ¿se puede saber de qué se trata? DOCTOR MALATESTA Para castigar al sobrino, que se opone a sus deseos, don Pasquale ha decidido casarse. NORINA Ya me lo dijisteis. DOCTOR MALATESTA Pues bien, yo, su doctor, viéndole tan firme en su propósito, cambio de táctica, y rápido, en tu interés y en el de Ernesto, comienzo a secundarle. Don Pasquale sabe que yo tengo una hermana en un convento. Te hago pasar por ella, él no te conoce, y te presento antes de que otro se me adelante; te ve y se enamora. NORINA Muy bien. DOCTOR MALATESTA Rápidamente se casa contigo. Carlotto, mi primo, hará de notario. El resto te corresponde a ti. Lo haces desesperar: el viejo enloquece. Lo tenemos en nuestras manos... Entonces... NORINA Basta. Comprendo. DOCTOR MALATESTA Está bien. NORINA Estoy dispuesta; siempre que no manche el amor de mi amado, urdiré embrollos, haré escenas, sé bien lo que debo hacer. DOCTOR MALATESTA Sabes que de Ernesto soy amigo y que le quiero; lo que pretende nuestro embrollo es a don Pasquale burlar. NORINA De acuerdo; me comprometo a ello. DOCTOR MALATESTA Ahora te enseñaré tu papel. NORINA ¿Me quieres altiva o dócil? DOCTOR MALATESTA No, el papel no es ése. NORINA ¿He de llorar o gritar ? DOCTOR MALATESTA Escúchame. Te conviene hacerte la tonta. NORINA ¿La tonta? DOCTOR MALATESTA Ahora te enseñaré el papel. NORINA En eso puedo dar lecciones. DOCTOR MALATESTA La cabeza, de lado; la boca cerrada. NORINA Ahora probemos esto otro. Me avergüenzo, soy doncella, gracias, servidora, sí señor. DOCTOR MALATESTA ¡Bravo, bravo, bribonzuela! Así está muy bien. NORINA Voy, me dispongo al gran acontecimiento, pleno el corazón de audacia; a aquel viejo, a fe mía, la cabeza haré bajar. Empiezo a vengarme. Ese vejestorio atontado a mis deseos se opone en vano; lo he dicho y basta, sabré salirme con la mía. DOCTOR MALATESTA SÍ, dispongámonos al acontecimiento, pleno el corazón de audacia; a aquel viejo, a fe mía, la cabeza haré bajar. Poco se imagina don Pasquale la preciosidad de tormenta que se prepara en estos momentos a desatarse sobre su cabeza. Ulula y silba el huracán, veo el rayo, el trueno escucho; pronto oiremos la tormenta estallar. |