Paolo Saluzzi
engineering
Nuove tecnologie di difesa dai terremoti
(estratto
dagli atti della giornata di lavoro organizzata il 29.11.97 a Perugia
dall'Università degli studi di Perugia e dal GLIS(Gruppo di Lavoro
Isolamento Sismico))
Normali costruzioni antisismiche
La
struttura di tali costruzioni è progettata per resistere, con danneggiamento,
agli effetti dinamici a cui sono soggette le masse portate per effetto delle
accelerazioni orizzontali del terreno; di fatto, con riferimento all'attuale
normativa italiana le accelerazioni di progetto sono convenzionalmente assunte
pari a circa 1/4 di quelle reali poiché, se le strutture hanno sufficiente
duttilità (nel caso citato è necessario un fattore pari circa a 4), l'uscita
dal comportamento elastico lineare (imposto per le verifiche), provoca fenomeni
di plasticizzazione e danneggiamento locale che, in primo luogo, dissipano
parte dell'energia cinetica ed in secondo, spostano le frequenze proprie verso
un campo delle accelerazioni sismiche avente un minor contenuto energetico.
Alla
fine dell'evento sismico reale, le strutture risultano quindi danneggiate ma in
genere riparabili, mentre tutti gli elementi rigidi non strutturali, quali i
tavolati ed i rivestimenti risultano fortemente danneggiati o distrutti; per
effetto della elevata rigidezza iniziale della struttura, le accelerazioni
sismiche vengono fortemente amplificate ai piani superiori ed in numerosi casi
superano 1g (g = 9.81m/s²), così che gli arredi e le attrezzature vengono
proiettati violentemente contro le pareti, con conseguenze evidentemente
disastrose per gli oggetti e per le persone.
In
sostanza, con la normale tecnologia, non esistono alternative:
Tecnologie alternative
In
alternativa ai metodi di difesa antisismica, in genere tutti basati sul
rinforzo delle strutture, le attuali tecnologie sono orientate verso la
mitigazione degli effetti dei terremoti; da un punto di vista applicativo si
distinguono due categorie, entrambe aventi lo scopo di ridurre la vulnerabilità
delle costruzione nelle aree a rischio sismico:
Protezione passiva
Entrambe
le predette tecniche di protezione passiva (intrinsecamente sicure e non
dipendenti dalla efficienza di servomeccanismi) consentono di ridurre fortemente
le azioni sismiche a cui devono resistere le strutture e ne garantiscono
l'integrità, salvaguardando inoltre gli altri elementi non strutturali
(divisori, facciate, arredamento, etc), così che le costruzioni protette
possono resistere indenni a terremoti di elevata magnitudo ed a reiterazione
delle scosse di intensità significativa.
La
drastica riduzione o la assenza di danno, così ottenuta riveste grandissima
importanza in particolare per alcune opere quali:
Isolamento sismico
La
tecnologia dell'isolamento prevede l'inserimento, normalmente tra la base della
struttura e le fondazioni, di speciali dispositivi (isolatori) che, grazie alla
limitata rigidezza orizzontale, traslano la frequenza fondamentale del sistema
isolato nel parte del campo di accelerazioni sismiche caratterizzato da basso
contenuto energetico.
Alla riduzione delle accelerazioni corrisponde l'insorgere di significativi
spostamenti relativi tra la base dell'edificio ed il terreno, che devono essere
considerati sia nel progetto dei dispositivi che dei collegamenti (ingressi
pedonabili e carrabili, impianti idrici, fognari , elettrici, condotte del gas,
etc.).
Rispetto
ad un progetto tradizionale, quello per costruzione isolata è caratterizzato
da:
Gli isolatori sono costituiti da strati alterni di elastomero e di lamierini in
acciaio (aventi la funzione di contenimento delle deformazioni trasversali
dovute al carico assiale), intimamente collegati mediante vulcanizzazione; si
realizza in tal modo una elevata rigidezza assiale (necessaria per evitare
fenomeni di rollio della costruzione) e la deisderata deformabilità orizzontale
che agisce da filtro delle accelerazioni sismiche.
La
peculiarità di questi dispositivi sta nella capacità dissipativa della gomma,
che limita lo spostamento della struttura, unita alla reazione di richiamo
elastico necessaria per riportare la costruzione nella posizione originaria
dopo l'evento sismico.
Isolatori con varie portate verticali, per una vasta gamma di altezze e quindi
di spostamenti orizzontali massimi, associati a varie rigidezze e ad elevati
valori dello smorzamento viscoso equivalente, sono già compresi nei cataloghi
dei costruttori italiani più qualificati e costruibili su commessa.
Un
edificio sismicamente isolato ha un costo di costruzione mediamente superiore
del 3% rispetto ad uno convenzionale, senza quantificare i vantaggi descritti
per l'assenza di danni garantita; in alcuni casi si sono ottenute anche
riduzioni del costo totale.
La
comunità scientifica internazionale è concorde nel ritenere che questa
tecnologia, basata principalmente sull'uso di isolatori in gomma ad elevato
smorzamento, fornisca oggi soluzioni interessanti ed ampiamente affidabili in
una vasta gamma di applicazioni.
Gli
eventi sismici di Northridge del 1995 e di Kobe del 1996 hanno dimostrato la
validità del sistema consentendo inoltre il paragone diretto dei comportamenti
di strutture convenzionali ed isolate poste alla stessa distanza
dall'epicentro; si ricorda a titolo di esempio tra le prime, l'Olive View
Ospital, che, apparentemente indenne all'esterno, ha dovuto essere
immediatamente evacuato per la distruzione dei servizi e delle attrezzature,
mentre fra le seconde, l'USC-University Teaching Hospital che ha continuato il
servizio senza interruzioni, ospitando anche i degenti del primo.
L'isolamento costituisce inoltre una soluzione molto promettente per
l'adeguamento sismico di strutture esistenti (ad esempio il municipio di
Salt-Lake City è stato separato dalle fondazioni mediante isolatori in
gomma-acciaio agenti su una sotto-struttura in acciaio solidale alle murature).
Normativa
italiana
Nonostante tale tecnologia sia stata impiegata in Italia sin dal 1980 nei ponti
e dal 1988 negli edifici, la necessità di approvazioni preventive da parte del
Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici (rese obbligatorie dal 1996), connesse
anche alla mancanza di normativa italiana ufficiale hanno di fatto limitato le
applicazioni.
Nel 1993
un gruppo di lavoro, composto da autorevoli membri del GLIS (Gruppo di Lavoro
Isolamento Sismico) e dal Servizio Sismico Nazionale, ha preparato le linee
guida di progetto per strutture isolate basate sia sulle vastissime ricerche
teoriche e sperimentali sviluppate dagli enti fondatori sia sul confronto con quelle
internazionali.
Tali
linee guida, revisionate da una apposita commissione, non sono ancora state
pubblicate; per i progettisti manca quindi un riferimento preciso atto a
velocizzare e rendere certo l'iter di approvazione previsto.
Classificazione
sismica del territorio italiano ed ubicazione degli edifici a base isolata
Normativa europea
In
analogia con i metodi adottati in altre branche dello scibile (es. nella
biologia), prima di definire la struttura della Norma, è stato fatto un
tentativo di abbozzare una prima sistematica delle tipologie odierne,
cioè di raggruppare i dispositivi esistenti in base alle loro funzioni, ai
principi comuni di funzionamento, ai materiali utilizzati, ecc. Si è partiti
quindi con operare le divisioni di carattere più generale, per passare poi a
suddivisioni di maggior dettaglio.
La prima
suddivisione è stata stabilita tra i sistemi che trasmettono solo forze
orizzontali e quelli che trasmettono anche carichi verticali. Questi ultimi
sono detti isolatori mentre i primi si chiamano semplicemente dispositivi
antisismici.
L'esempio appena citato fornisce il pretesto per ricordare che uno dei compiti
dell'SC1 (Sotto-Comitato CEN) è quello di definire un nuovo glossario dei
termini corretti da utilizzare in questo nuovo settore dell'ingegneria. Va
ricordato che in inglese, la lingua di lavoro dell'SC1, sussiste al presente un
certo grado di confusione in questo settore. Si pensi ad esempio che gli shock-trasmitters
(trasmettitori d'impulso) vengono indicati, talvolta persino nello stesso
documento, anche con i termini snubbers, lock-up devices o hydraulic
couplers.
Sia gli isolatori che i dispositivi
antisismici sono stati a loro volta suddivisi in quattro gruppi in base alle
funzioni espletate e ai principi di funzionamento. La suddivisione dei
dispositivi antisismici, in ordine crescente di capacità dissipativa, è la
seguente:
I connettori rigidi sono a loro volta suddivisi in:
La suddivisione degli altri gruppi è stata operata con analoghi criteri. E' interessante notare il criterio adottato per distinguere i dispositivi lineari da quelli non lineari, che rappresenta anche un esempio di armonizzazione con l'EC8. Quest' ultimo fissa chiaramente i criteri (Parte2,par.7.3.3) da soddisfare per poter condurre un'analisi modale lineare, preferita per la sua semplicità alla più onerosa analisi passo-passo non lineare, e precisamente:
Gli stessi criteri sono stati adottati dall'SC1 per definire i dispositivi
lineari, per cui questi ultimi sono i dispositivi usati nelle strutture
progettate e verificate con analisi modale lineare.
Particolare attenzione è stata riservata alla definizione dei vari tipi di
dispositivo, anche nel rispetto delle regole CEN, che richiedono
"definizioni chiare e il più possibile concise".
Ecco
un esempio:
"Dispositivi viscosi
sono quei dispositivi la cui reazione dipende solo dalla velocità impressa, e
non dallo spostamento, secondo l'equazione (legge costitutiva):
F = C*v**n
dove v = velocità, e l'esponente n varia da 0 ad 1 a seconda del tipo di dispositivo."
La
struttura della Norma Europea per i Dispositivi Antisismici ha subito varie
modifiche. Nella versione definitiva è suddivisa in sei Parti:
Parte 1 - Regole e
requisiti generali di progettazione
Parte 2 - Connettori rigidi
Parte 3 - Dispositivi
lineari
Parte 4 - Dispositivi non
lineari
Parte 5 - Dispositivi
viscosi
Parte 6 - Isolatori
Ogni
Parte è suddivisa in capitoli, paragrafi, ecc. Vale la pena di elencare i
capitoli della Parte1, cioè quelli che trattano argomenti di validità generale:
Qui di seguito si riportano alcuni commenti sui capitoli più importanti:
Scopo: E' obbligatorio riportarlo in modo
chiaro all'inizio di ogni Norma CEN per definire l'oggetto e i vari suoi
aspetti e per indicarne i limiti di applicazione. Nel nostro caso questo
capitolo recita:
"La presente Norma
Europea riguarda i requisiti di progettazione e di produzione dei dispositivi
antisismici utilizzati in strutture erette in zone sismiche in conformità con
l'EC8."
Regole generali di
progettazione:
Nel progetto dei dispositivi antisismici vengono adottati i metodi di calcolo
agli stati limite (questa regola è comune a tutte le Norme Europee).
In considerazione del fatto
che i terremoti sono fenomeni casuali, nella Norma i comportamenti
imprevedibili vengono mitigati adottando in fase di progetto misure
cautelative.
Uso di appoggi strutturali in zone sismiche: La Norma Europea sugli Appoggi Strutturali non tratta il loro uso in condizioni dinamiche. La Norma per Dispositivi Antisismici copre questa carenza fornendo i requisiti che devono essere soddisfatti per le applicazioni sismiche (es. l'aumento del coefficiente di attrito per gli appoggi a scorrimento).
Combinazioni di dispositivi antisismici: La combinazione di dispositivi antisismici consente di generare degli "ibridi" che, come in botanica, possono presentare delle caratteristiche interessanti, somma degli aspetti più positivi dei progenitori. Ma potrebbe accadere anche l'esatto contrario. La Norma stabilisce i criteri generali per evitare queste occorrenze.
Valutazione di
conformità:
Non va confusa con l'attestazione di conformità la cui differenza e la
seguente:
la valutazione di
conformità è la risposta al quesito: "Come si può assicurare la conformità?"
mentre
l'attestazione di
conformità è la risposta al quesito: "Chi certificherà la conformità e
con quali prerequisiti ed a quali condizioni?"
In altre
parole la valutazione di conformità è vista come una materia
squisitamente tecnica, strettamente legata ad uno specifico prodotto, alle
modalità di produzione, che possono essere normalizzate per favorire la
confrontabilità.
Il
capitolo sulla valutazione di conformità sviluppa criteri da applicarsi per le
prove di qualificazione, per il controllo della produzione e per i collaudi.
Infatti la Norma distingue chiaramente tra:
Si noti che, oltre a quanto sopra elencato, in altre Parti della Norma vengono precisati, per ogni tipo di dispositivo, i metodi di prova, le attrezzature e le procedure, nonchè i criteri di valutazione di conformità.