IO e TVL

 La mia esperienza nella prima radiotelevisione privata italiana

Nuova pagina: TVL AMARCORD. Clicca qui per vedere alcune foto dei tempi "eroici" di TVL.

AUTUNNO 1974 Sulla scia di analoghe iniziative che stavano prendendo piede in varie città italiane, anche a Livorno nacquero due emittenti televisive locali, Teletirrenouno e Telelivorno. La prima, nel mese di novembre, avviò le sue trasmissioni sul canale 38 irradiando il film "I ponti di Toko-Ri". Pochi giorni dopo, in un appartamento del grattacielo di piazza Matteotti, cominciava la seconda fase della sperimentazione. Per tre volte la settimana veniva registrato un notiziario di cronaca locale. La bobina, dato che non esisteva ancora un ponte di trasferimento, veniva quindi portata direttamente al Castellaccio, una collina a sud di Livorno, dove era stato sistemato il trasmettitore. Da lì, collegando un videoregistratore direttamente al modulatore dell'apparato, il telegiornale e altri programmi andavano in onda. Per arricchire il palinsesto, a Teletirrenouno (che ormai era nota come TT1) pensarono di utilizzare il segnale della nascente Telemontecarlo. La posizione elevata del Castellaccio permetteva di ricevere il segnale dell'emittente monegasca orientando un'antenna direttamente verso il Principato. Con questo sistema la tv livornese poteva offrire al suo pubblico, abituato a ricevere solo i due programmi RAI, una programmazione alternativa. Non esistevano ancora i ripetitori che permettevano la ricezione delle tv estere, anche se in molti si erano dotati di apparecchi multistandard per ricevere, direttamente da Bastia, in Corsica (distante poche decine di miglia da Livorno), il segnale della francese Antenne 2.
Nello stesso periodo, anche TVL/Telelivorno stava attrezzando i suoi studi di trasmissione nel capannone di via dei Funaioli 25.  Inizialmente questa emittente avrebbe dovuto funzionare via cavo, ma i costi elevati e le enormi difficoltà tecniche e burocratiche conseguenti alla cablatura suggerirono in seguito di passare alla trasmissione via etere. Le fibre ottiche erano ancora di là da venire, così come gli apparecchi dotati di presa Scart, quindi l'unico modo per far arrivare il segnale nelle case dei livornesi sarebbe stato l'utilizzo del normale cavo coassiale a 75 Ohm, alimentato da un modulatore sintonizzato su un canale televisivo VHF: chilometri di cavo e un numero enorme di amplificatori di segnale per compensare le perdite che, dopo qualche centinaio di metri, rendevano difficoltosa la ricezione. A TVL allora prese corpo l'idea di utilizzare, anziché il Castellaccio, il Monte Serra. Le ragioni di questa scelta erano evidenti: gli impianti RAI che servivano gran parte delle province di Livorno, Pisa e Lucca erano lì. Ciò significava avere a portata di mano un bacino d'utenza assai più vasto, nella speranza che le antenne usate per ricevere la tv pubblica potessero servire a ricevere anche TVL che, nel frattempo e in virtù della speranza di uscire dalla dimensione cittadina, aveva leggermente cambiato nome, passando da "Telelivorno" a "TVLibera". La stampa locale iniziava a dare le prime notizie sull'attività delle nascenti TV libere, sottolineando che entro poche settimane "i livornesi avrebbero avuto nei loro televisori quattro canali anziché due".

Il 15 gennaio 1975, alle 20,30, sul canale 42 comparve per qualche minuto una "Carta RETMA", cioè un monoscopio, seguito da  In questo palazzo abitava Paolo Romani. Nel salotto del suo appartamento, con le tende a fare da sfondo, venne registrata la prima trasmissione di TVLun annuncio letto da Paolo Romani, presidente della Telelivorno SpA, che comunicava che quel giorno TVL e altre emittenti aderenti alla A21, un'associazione che con questa sigla si ispirava all'Art. 21 della Costituzione e al fatto che erano 21 le tv iscritte, iniziavano a trasmettere  programmi regolari. La prima dichiarazione d'intenti di una battaglia contro il regime di monopolio in cui operava la RAI, e che avrebbe portato alla nascita di nuove emittenti, circuiti, consorzi, reti e via dicendo. L'esperienza di TVL durò poco più di due anni, e molte delle persone che contribuirono alla sua fondazione e alla sua crescita proseguirono poi a lavorare in radio o in televisione. Torniamo, comunque, all'inizio delle trasmissioni di TVL. Dopo il 15 gennaio, anche TVL scelse il sistema già usato da TT1: un'antenna orientata verso il Principato di Monaco e i programmi della TV di Montecarlo ai quali "appoggiarsi" in mancanza di meglio. Normalmente, il telegiornale di TMC, condotto da Antonio Devia e  Indro Montanelli, veniva oscurato per trasmettere il notiziario locale. Anche a TVL usavano, in attesa di poter contare su un ponte di trasferimento, il  sistema di preregistrare la trasmissione e portare sul Monte Serra un videoregistratore da collegare al modulatore dell'impianto per poter irradiare il programma. Era veramente un mondo di pionieri, dove più che le risorse economiche e i watt di trasmissione contava la capacità di arrangiarsi e di sfruttare al massimo apparecchiature e attrezzature che non erano certamente state progettate per un impiego professionale. Ad esempio, i trasmettitori usati da TT1 e, più tardi, anche da TVL, erano stati costruiti da un radioamatore livornese. Se TVL poteva almeno contare su quattro pannelli Kathrein e sul primo stadio del trasmettitore (20 W)  fabbricato dalla Siemens, TT1 operava con apparecchiature interamente autocostruite, e per le prime settimane di vita le antenne trasmittenti erano delle semplici Fracarro 20/3539R (sigla che forse a qualcuno ricorderà trattarsi di antenne in vendita per poche migliaia di lire in tutti i negozi di elettroforniture). Quando poi TT1 e TVL passarono al tanto sospirato "ponte di trasferimento", il telecomando che serviva per effettuare la commutazione tra il segnale proveniente dallo studio e i canali delle tv estere era in entrambi i casi basato sulla modifica di un apparecchio impiegato nelle automobiline radiocomandate prodotte da una nota fabbrica cittadina. 

Per quello che mi riguarda personalmente, siamo nel maggio 1975, fu in quel periodo che iniziò la mia collaborazione a TVL. Via dei Funaioli, l'ingresso della chiostra dove si trova il numero 25 Avevo già iniziato da qualche mese a sintonizzarmi sul canale 42 per seguire con interesse le trasmissioni. Una in particolare mi interessava più delle altre: si intitolava "Musica sì", ed era condotta da Eugenio "Neno" Vinciguerra (poi seppi trattarsi di un musicista che aveva nel suo curriculum una lunga collaborazione con Milva) e da Maria Amelia "Mela" De Montel. I due, forse senza neanche saperlo, stavano "inventando" un modo di fare TV che, quasi dieci anni dopo, sarebbe stato alla base del successo di MTV, Videomusic e simili: quattro chiacchiere tra i due conduttori, intervallate da filmati musicali che, nella maggioranza dei casi, venivano forniti da un amico, Aldo Mazzetti, che lavorava alla RCA. David Bowie, John Denver, George Mc Crae e altri artisti che sulle reti RAI si vedevano una volta ogni morte di papa... Questi videoclip mi interessavano anche perché, in quei mesi, la Federazione Giovanile Comunista (alla quale ero iscritto da diversi anni, all'epoca ero uno dei dirigenti provinciali) stava organizzando proiezioni di film musicali. Sullo schermo del cinema "4 Mori" erano già passati "Pink Floyd Live at Pompeii" e il "Concert for Bangla Desh" di George Harrison, e stavo cercando di trovare qualche altro titolo. Fu così che un pomeriggio di fine aprile mi recai in via dei Funaioli 25, per vedere se era possibile avere qualche informazione. Ricordo che trovai un andirivieni, un gruppo di ragazzi intenti a caricare telecamere e cavalletti (così mi apparve, poi imparai a capire che si trattava di una telecamera e di un cavalletto) su un paio di auto. Mi colpì il fatto che erano tutte di fabbricazione francese, una Renault 5 e una Dyane, se ricordo bene. Parlai con uno di questi, un volto a me familiare per averlo già visto in tv durante un programma di attualità intitolato "Canale 42": si trattava di tale Marco Taradash (futuro presidente della commissione parlamentare di vigilanza sulla RAI-TV). Mi disse di passare il giorno dopo perché adesso stavano tutti uscendo per andare a fare una registrazione. Così feci e l'indomani, con mia grande sorpresa, mi sentii dire che non potevano aiutarmi a ottenere i filmati che mi interessavano, ma dato che "masticavo" un po' di elettronica e di giornalismo, sarebbero stati felici di poter contare su una mia collaborazione. Da allora, passai due anni praticamente senza interruzione nel capannone di via dei Funaioli, lavorando gratis ma imparando un sacco di cose che mi sarebbero state utili negli anni a venire. Certo, TVL era diversa da come me la immaginavo guardando la tv. Poteva accadere che negli studi non ci fosse nessuno, dato che all'epoca le trasmissioni andavano in onda direttamente con un videoregistratore collegato al modulatore del trasmettitore sul Monte Serra, e per il resto della giornata c'era Telemontecarlo a occupare la frequenza. A me comunque tutto sembrava nuovo e affascinante, e anche i telespettatori livornesi e pisani iniziavano ad affezionarsi a questa emittente.

La qualità della ricezione non era certo soddisfacente, ma molti livornesi, pisani e lucchesi si sobbarcarono volentieri la spesa necessaria all'acquisto di antenne e amplificatori per avere qualche canale televisivo in più. I programmi di TVL, come del resto anche gran parte delle trasmissioni RAI, erano in bianco e nero, e venivano realizzati con telecamere adatte per tv a circuito chiuso, collegate a videoregistratori di analogo livello, funzionanti con bobine da mezzo pollice. Il risultato era abbastanza deludente, le immagini traballavano anche per l'assenza del  time base corrector, apparecchio che all'epoca aveva un costo proibitivo, ma il pubblico cresceva e lusinghieri indici d'ascolto, ovviamente, venivano raggiunti durante la trasmissione delle telecronache registrate delle partite del Livorno, del Pisa, di altre squadre minori, e quando, al sabato notte, andava in onda "Bambini a letto", programma di strip-tease prodotto da Telelibera Firenze, realizzato in alcuni night club toscani e che causò anche un'occupazione degli studi da parte di un gruppo di femministe. Da mesi, inoltre, al segnale televisivo presente sul canale 42 si erano affiancati i 102 MHz FM stereo di Radio Libera. 

La prima radiotelevisione privata italiana degna di questo nome, quindi,è nata a Livorno nell'estate 1975. Ma il 1976 fu via dei Funaioli 25, il capannone che ospitò gli studi di TVL davvero un anno d 'oro per TVL. L'audience cresceva. Arrivarono, grazie a un accordo con Telecagliari, una tv che aveva iniziato via cavo, rischiava la chiusura e si preparava a funzionare via etere (il proprietario era l'allora quasi sconosciuto Nicky Grauso) col nome di Videolina, alcune "nuove" telecamere e videoregistratori da 1" in grado di registrare anche a colori (ma i programmi di TVL restavano in bianco e nero anche se ogni tanto, a fine trasmissioni, mandavamo in onda un cartone animato di Calimero e un po' di un programma sul circo che avevamo registrato dalla RAI che, allora, non usava ancora il marchietto per far riconoscere i suoi canali). Oltre alle "nuove" attrezzature, un piccolo magazzino di film e, soprattutto, la riorganizzazione della redazione con l'apertura dei nuovi uffici sul viale Italia e l'entrata in funzione del ponte di trasferimento dallo studio al ripetitore permettevano all'emittente livornese di funzionare a pieno regime, trasmettendo ogni giorno per circa dodici ore. La famosa sentenza della Corte Costituzionale aveva stabilito che fare radio e tv non era reato, e quindi le emittenti locali iniziarono a sperare in un futuro un po' più roseo. Al nucleo originario di TVL (Paolo Romani, Marco Taradash, Andrea Piccardo, Maurizio Venturini, Antonio Heusch, Daniele Tornar, Vezio Benetti, Carlo Salvadorini, Mauro Gaffuri, Neno Vinciguerra, Mela De Montel e il sottoscritto) si stavano aggiungendo altri collaboratori. La testata giornalistica "TVL Radio TV Libera" era stata registrata presso il Tribunale di Livorno, e il direttore responsabile era Nino Pirito, che aveva lasciato "Settimana TV" per buttarsi nell'avventura televisiva. Oltre a lui, anche giornalisti del "Telegrafo" (Vinicio Saltini, Sandro Lulli e Giuliano Fontani) collaboravano spesso con TVL, mentre Vezio Benetti e Carlo Salvadorini avevano preferito "migrare" verso Teletirrenouno. Da TT1, invece, erano arrivati due cameramen: Leonardo Pasquinelli e Massimo Meini. In redazione c'erano Fausto Pirito, fratello di Nino, Maurizio Silvestri, Giovanni Neri, Gabriella Cerrano e Alessandro Volpi che si occupavano della preparazione del telegiornale serale, compreso il rituale "giro": carabinieri, vigili del fuoco, polizia e pronto soccorso. Gaffuri era passato alla consolle di Radio Libera, e sui 102 MHz si udivano spessissimo, oltre alla sua voce (i suoi annunci erano diventati una specie di tormentone: "Radio Libera, sono le ore..."), anche quelle di altri esordienti DJ che poi, in molti casi, avrebbero proseguito altrove questa professione: Riccardo Cioni, il già citato Aldo Mazzetti, Riccardo D'Ancona, Giada Liscia. Tutte queste collaborazioni, superfluo ricordarlo, venivano svolte gratuitamente. Gli unici che ogni tanto racimolavano qualche soldo erano quelli della concessionaria pubblicitaria, un'agenzia di Pontedera dall'ambiziosa denominazione "Pastonudostudio". 

Le tv locali degli anni del Far West dell'etere non avevano una lira. In compenso, c'erano tante idee e molta voglia di inventare trasmissioni e, come si chiamerebbero adesso, "format" che distinguessero le emittenti "libere" dalla paludata e ingessata "Mamma RAI".  Nuovi programmi, oltre alle consuete telecronache delle partite di calcio e basket e al notiziario locale, che ormai anticipava le notizie che sarebbero comparse sui quotidiani il giorno dopo, facevano la loro comparsa nel palinsesto di TVL. Tra tutti voglio ricordare "Di tutto un pop", una sorta di contenitore che, ogni giovedì sera, proponeva interviste a ospiti in studio, videoclip e filmati (registrati pochi minuti prima, praticamente delle "finte dirette") in occasione di eventi sportivi, di cronaca e di spettacolo Risale a quel periodo la serie di servizi realizzati per sostenere la lotta dei giornalisti e poligrafici del "Telegrafo". Il quotidiano era stato messo letteralmente in liquidazione dall'editore Attilio Monti e i lavoratori si erano opposti con forza, giungendo all'occupazione della sede e all'autogestione. TVL documentò puntualmente le varie fasi di quest'esperienza, esaltante e unica, di costituzione di una cooperativa che, rispolverata la vecchia testata "Il Tirreno", riuscì a mantenere in vita il giornale livornese. Un'altra interessante rubrica era "L'informazione capovolta", dove venivano presentati esperimenti di cinema fatto dai bambini. Marcello Piccardo, padre di Andrea, sul finire degli anni Sessanta era stato uno dei primi a tentare di introdurre nella scuola elementare la produzione di film ideati e girati dai ragazzi. Scrisse anche un libro, "Il cinema fatto dai bambini", dove descriveva la sua esperienza, e mise a disposizione il suo archivio. Ovviamente il lunedì di TVL era dedicato allo sport, con una trasmissione-fiume, "Lunedì Sport" dove giornalisti e atleti delle squadre livornesi e pisane parlavano della domenica appena trascorsa e dei risultati degli incontri di campionato. A parte alcune dirette sportive di importanza internazionale, ormai non c'era più bisogno di appoggiarsi alle tv estere per "rimpinguare" il palinsesto. Tutte le mattine intorno alle 9, seguendo l'esempio della RAI, veniva mandato in onda il monoscopio, seguito da un cartello (scritto a mano da me, piano piano iniziai ad arricchirlo con vignette e sfumature di colori) che annunciava i programmi del giorno. Il ponte di trasferimento funzionava sul canale 55, una normale frequenza UHF, e gli abitanti dei palazzi circostanti si accorsero presto che la ricezione era più agevole. Molti di loro, quindi, iniziarono a sintonizzarsi su questa lunghezza d'onda. Nei primi giorni di funzionamento del "ponte" accadde un buffo episodio: sul Monte Serra andò via la corrente elettrica proprio nel bel mezzo del telegiornale della sera, e Nino Pirito, convinto di essere fuori onda, si lasciò andare a colorite espressioni. Il giorno dopo, facendo colazione al Bar Piero, si accorse che tutti lo stavano osservando. Si era guadagnato la fama di "quello che dice le parolacce in televisione". Per far conoscere l'emittente al pubblico, e aumentare quindi il numero dei telespettatori, venne escogitata anche una curiosa forma di autopromozione. TVL era un periodico con testata registrata, abbiamo visto. Da qui nacque anche l'idea di pubblicare, con lo stesso nome, anche un supplemento "cartaceo", una locandina da affiggere nei locali pubblici e con la quale pubblicizzare i programmi della tv e di Radio Libera. Una serie di belle idee, come si può facilmente capire, destinate purtroppo a fare i conti con la difficoltà di reperire sul mercato pubblicitario le risorse necessarie a finanziare l'attività delle due emittenti.

A questo si aggiunge che la concorrenza di altre stazioni, nate dopo TVL ma con maggiori disponibilità, si stava facendo sentire. Chi abitava nella zona nord di Livorno e in buona parte della provincia di Pisa poteva ricevere, direttamente da Monte Morello, il segnale di Telelibera Firenze, di Canale 48 (che trasmetteva a colori) e di Rete A (era la TV del quotidiano fiorentino "La Nazione", niente a che vedere col network dell'editore Peruzzo, che sarebbe stato costitutuito anni dopo). C'erano poi le tv estere, Montecarlo, Capodistria, la TV svizzera, che venivano ripetute fuori frequenza da un impianto della Elettronica Industriale sulle Alpi Apuane, a Campocecina. Occorrevano dei convertitori, i famosi "rigoli" per poterne ricevere il segnale. Insomma, dopo il primo entusiasmante periodo di "boom", TVL segnava il passo e gli introiti pubblicitari non bastavano a coprire le spese (molto limitate, come abbiamo detto, in pratica provvigioni, affitti e bollette, dato che tutti collaboravano gratuitamente). La dirigenza di TVL preferì cercare di ridurre le spese diminuendo le ore di produzione locale, e stabilendo un accordo con Telelibera Firenze per ripetere su Pisa, Livorno e Lucca il suo segnale. Le uniche trasmissioni che partivano dallo studio di via dei Funaioli, ormai, erano i notiziari locali, sempre più brevi e con sempre meno notizie. A questo va aggiunto che il ponte di trasferimento, come abbiamo visto, funzionava sul canale 55, e sullo stesso canale una nuova emittente, Teleciocco, che in seguito si sarebbe chiamata Tele Elefante, trasmettendo dai monti dietro Lucca, disturbava la ricezione del segnale proveniente da Livorno e indirizzato verso il ripetitore. Poche settimane dopo, appena il "ponte" era stato spostato sul 54, ecco proprio Telelibera Firenze che, comparendo d'improvviso sulla stessa frequenza, riproponeva il problema. Sarebbe stato il caso di provare a spostare il "ponte" su un canale al di sopra del 69, invece venne presa la decisione di ridurre le spese al minimo, in attesa di tempi migliori. Romani stava infatti puntando tutto su un'altra grandiosa quanto irrealizzabile idea: il Co. Na. Tel. (Consorzio Nazionale Televisivo), che avrebbe dovuto raggruppare alcune emittenti sparse qua e là per il paese in un vero e proprio network. Milano TV, TR Canale 40 di Reggio Emilia, Telecittà di Genova, Telelibera Firenze e TVL erano alcune di queste tv. Purtroppo per TVL, il consorzio non iniziò mai a trasmettere. Come recita un celebre proverbio livornese: "Idee da principi, entrate da cappuccini". Un altro progetto, rimasto anch'esso lettera morta, era quello di unificare le due emittenti livornesi, TVL e TT1, in una società che faceva capo a uno dei soci fondatori della Telelivorno SpA. 

Anche Radio Libera non se la passava meglio. Aveva cambiato il suo nome in Radio Elle 102 e, successivamente, in Radio Blu. Era stata sfrattata per morosità dalla villetta sulle colline livornesi e anche la frequenza dei 102 MHz era "assediata" dal segnale di altre emittenti di città vicine. Io e altri colleghi di TVL (Massimo Brachini e Andrea Palermo, due vecchi amici che da un anno circa erano venuti a darmi una mano negli studi) decidemmo di mollare tutto e di metterci in proprio. Secondo noi l'unica possibilità di salvare TVL consisteva proprio nel cambiare nuovamente frequenza al ponte di trasferimento e aumentare notiziari e programmi di cronaca locale. Un'idea inconciliabile col fatto che in cassa non c'era una lira, ma che forse sarebbe stata attuabile un po' di mesi prima. A parte tutto, noi ci credevamo, ed eravamo intenzionati a dimostrarlo. Certo, non potevamo metter su una TV. Telecamere, videoregistratori, trasmettitori, parabole, pannelli... tutto ciò era ben al di fuori delle nostre magre  finanze di ragazzi ventenni, ma... un paio di giradischi, un registratore a cassette, potenziometri e transistor per costruire un mixer, qualche centinaio di migliaia di lire per un modulatore e uno stadio finale da 50 watt, una decina di metri di cavo RG-8 e un'antenna ground-plane CB da segare a "metà della metà" per trasmettere in FM... ce li avevamo! Per quel che riguarda i dischi, molti erano arrivati negli studi di TVL in duplice copia, dato che le case discografiche effettuavano invii separati alla radio e alla TV. Bastava solo raccoglierli e metterli in uno scatolone. Stava per nascere Radio Flash.

TVL chiuse i battenti a fine maggio 1977, pochi  giorni dopo l'inizio delle trasmissioni della nostra radio, e Radio Blu, nell'appartamento del viale Italia (anche la "storica" sede di via dei Funaioli era stata sgombrata) resistette, usando la frequenza di 104,7 MHz, qualche mese di più. Radio Flash, messa su a tempo di record in una stanzetta all'ultimo piano del Grattacielo di piazza Attias e partita sui 99,2 MHz, impiegò pochissimo tempo a soppiantare la rivale e diventare la radio più ascoltata della città. Va detto per amor di precisione che un'altra radio locale, Radio Rosa, era nata più o meno nello stesso periodo, e che fino al 1982 fu l'unica vera concorrente di Radio Flash. Altre radio locali livornesi: Radio Livorno Città Aperta, legata alla Curia, Radio Silver Shadow International, Radio Popolare e, in seguito, Studio 82, nata dalle "ceneri" di Radio Rosa e destinata a cambiare proprietà e a chiamarsi Radio Fragola. Estate 1977: di TVL Radiotelevisione Libera non restava ormai che il solo ricordo di una breve e intensa stagione, piena di sogni e speranze. E gli altri componenti dello staff? Clicca qui e scoprirai che fine hanno fatto.

Per concludere, due preziosissimi reperti: i file audio di due delle sigle di TVL, composte da Eugenio Vinciguerra.

Clicca sull'altoparlante per ascoltare la musica della sigla di inizio trasmissioni.

Clicca sull'altoparlante per ascoltare la musica della sigla di "Speciale TVL".

In questi giorni il mio portale sta cambiando veste grafica, alcuni link non funzionano e alcune pagine mancano o verranno modificate. Anche questa pagina dedicata a TVL è incompleta. Me ne scuso coi visitatori.

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