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I restroscena della rottura tra
Pacolli e la Bertè, che non va più a Sanremo. Al suo
posto Spagna, neoacquisto della casa discografica dell'ex
della Oxa. La cantante calabra avrebbe chiesto un
risarcimento miliardario per un video smarrito. Renato
Zero ha tentato di rimettere la pace. In esclusiva le
dischiarazioni dell'imprenditore Niente Sanremo per
la Bertè, idolo di tanti fan ora delusi dal suo forfait.
Loredana, che avrebbe dovuto partecipare al Festival, tra
i big, con il brano Dimmi che mi ami un po', ha
rotto con la sua casa discografica, la B&G, creata da
Behgjet Pacolli, l'ex marito di Anna Oxa. Il
"suo" pezzo, scritto da Leon, con il benestare
della commissione selezionatrice, verrà intrerpretato da
Ivana Spagna, reclutata di recente da Pacolli, come
annunciato da "Chi" (vedi n. 2/02). La crisi,
clamorosa e imprevedibile, di cui siamo in grado di
rivelare i retroscena, è esplosa dopo le feste
natalizie. Fino ad arrivare a un punto di non ritorno,
nonostante gli accorati appelli di renato Zero, amico
fraterno della Bertè, che ha cercato di rimettere pace
tra l'imprenditore d'origine kosovara e la cantante. La
classica goccia che ha fatto traboccare il vaso sarebbe
stata una sfuriata di Loredana contro Pacolli per via di
un video girato negli Stati Uniti dalla Bertè con Asia
Argento. La copia unica, di cui sono state trasmesse
alcune immagini circa un mese fa da Raidue, durante una
puntata di Chiambretti c'è con Loredana tra gli
ospiti, è andata smarrita. E lei se la sarebbe presa con
il presidente e fondatore della B&G, minacciando, fra
l'altro, un'azione legale per un risarcimento da ben 3
miliardi di lire! A quest'episodio, però, si aggiunge
una catena d'incomprensioni che, dicono i bene informati,
hanno reso difficili i rapporti della Bertè non solo con
Pacolli, ma anche con il vicepresidente Gianni Belleno,
padre dei due bambini della Oxa, con Popy Minellono e con
l'intero staff direttivo della casa discografica, che
avrebbe addirittura mincciato dimissioni in blocco nel
caso in cui si fosse deciso di produrre comunque il brano
con Loredana come interprete. E dire che sulla bertè e
sul suo recupero d'immagine (è ringiovanita e ha perso
più di venti chili in meno di sei mesi) era stata
investita già una cifra da capogiro: si parla di oltre
258 mila euro, pari a mezzo miliardo di lire, senza
contare i contributi per le spese private della cantante.
Loredana avrebbe dovuto terminare l'incisione di Dimmi
che mi ami un po', nella sua formula definitiva,
già da tempo. E invece le scadenze continuavano a
saltare. Si vocifera di tremende litigate nelle sei sale
di registrazione della B&G a Lugano, con un drappello
di arrangiatori e tecnici messi in fuga, uno dietro
l'altro, nel giro di poche settimane.Nonchè di un intero
impianto danneggiato in un impeto d'ira e di fondamentali
incontri di lavoro, saltati senza una vera ragione.
Qualcuno accenna a difficoltà vocali di Loredana, che,
con Sanremo, sarebbe tornata alla canzone dopo 4 anni di
black out totale: "Nessun disco, nessun
concerto", ci aveva raccontato lei stessa (vedi n.
49/01). Altri invece si soffermano sul suo carattere
imprevedibile, su quegli impulsi resi più duri, a volte
autodistruttivi, in parte per i dispiaceri. E' certo,
comunque, che la carta del Festival sembrava un'ottima
chance di rilancio per la Bertè: il perchè non l'abbia
giocata fino in fondo resta diffcile da comprendere. Lei,
però, non vuol sentire parlare di "occasione
perduta" e, con gli intimi, getta accuse al vetriolo
su Pacolli e soci. Forse per orgoglio, forse per quella
grinta che già in passato si era ritorta contro lei
stessa. Fatto sta che Renato Zero, una delle persone che
più le sono rimaste vicine con Dori Ghezzi e Mimmo
Cavallo, ha cercato invano di farle cambiare idea e,
bypassando il silenzio dell'amica, ha continuato a
tentare di parlare con Pacolli: che cosa avrà voluto
dirgli? E' curioso: anche Renato, di cui Loredana ci
parlava di recente come di "mio fratello",
sette anni fa fu pubblicamente attaccato dalla Bertè, la
quale sostenne che lui le aveva sottratto dei suoi brani,
inserendoli indebitamente in un album e minacciando
un'azione legale miliardaria. La vicenda ricorada molto
quella del video smarrito, che avrebbe provocato la
rottura definitiva tra Loredana e la B&G.
"Chi" ha provato a chiedere conferma di ogni
dettaglio, sia a Loredana Bertè sia a Behgjet Pacolli.
Lei tronca subito la conversazione. Quanto
all'imprenditore ci dice: "Non fatemi domande.
Loredana per me era e resta una grande artista. Non
voglio ferirla in alcun modo. Lei è uno spirito libero,
un "cavallo a briglia sciolta" che non vuole
piegarsi ai tempi e alle regole di una scuderia. E'
giusto quindi che corra da sola. Noi, come casa
discografica, abbiamo bisogno di contare su programmi
precisi e con Loredana si era creata una situazione
difficile, che non rendeva più possibile un lavoro
comune. Le auguro tutto il meglio per la sua carriera.
Noi proseguiremo per la nostra strada, lei per la sua,
anche se mi dispiace perchè credevo molto nel suo
rilancio e avevo investito su di lei, soprattutto sul
piano umano". Proprio a "Chi", Pacolli
aveva annunciato la sua intesa professionale con Loredana
(vedi n. 30/01) come una "rivincita", spiegando
di aver pensato a lei come alla più nturale
"sostituta" in tanti progetti studiati per la
moglie Anna Oxa prima che il loro matrimonio andasse a
rotoli e di aver preso a cuore Loredana anche per sfidare
il cinismo del mondo canoro, che spesso chiude le porte
in faccia alle star in difficoltà. "Devo comunque
precisare", continua l'imprenditore, "che ci
sono anche impedimenti giuridici al prosieguo della
collaborazione con Loredana: è emerso di recente che lei
è ancora legata a un precedente contratto mai
risolto". Si tratta di un'intesa sottoscritta con il
manager Nando sepe, che, altra curiosa coincidenza, si
occupò anni addietro, prima di Gianni Strano, della
carriera della Oxa. "The show must go on" (Lo
spettacolo deve andare avanti), recita una regola
fondamentale non solo per gli artisti, ma anche per i
produttori. E così (la notizia è ancora senza conferma
ufficiale al momento in cui andiamo in stampa), la
B&G, che solo ai primi di gennaio aveva
"strappato" Ivana Spagna alla Sony, punta
proprio su di lei per Sanremo, avvalendosi della
possibilità, prevista dal regolamento, che, con il sì
della commissione selezionatrice, l'artista veuto meno
venga sostituito con un altro d'eguale
"spessore" in forza alla stessa casa
discografica. Sempre che i diritti d'autore del pezzo
appartengano all'azienda e non al cantante, com'è nel
caso della Bertè. Pare, fra l'altro, che di fronte al
forfait di Loredana, Pippo Baudo, direttore artistico del
Festival non si sia stupito, ammettendo di aver temuto
che qualche "fuori progranmma" della Bertè
turbasse la kermesse sanremese. A Lugano, già
dall'ultimo weekend, si pensa al rifacimento finale di Dimmi
che mi ami un po' e al look giusto per Ivana,
neointerprete di un brano che si rivolge alle donne
vessate, specie a quelle delle comunità soggette
all'integralismo islamico. Lieta sorpresa, dunque, per
Spagna, che lo scorso settempre ha inciso l'inno del
Chievo, squadra calcistica rivelazione: con un latro
pezzo era stata bocciata dai selezionatori sanremesi,
ora, invece, assapora la gioia del ripescaggio. Incidente
di percorso a parte, Pacolli ha messo nel carniere un
nuovo colpo: Mariella Nava, altra big al Festival, ha
firmato pure con la B&G, che porta, nella sezione
giovani, pure i Botero. "Siamo tra le prime tre case
discografiche presenti a Sanremo per quantità e qualità
degli artisti", conclude Pacolli con una punta
d'orgoglio. Resta tutta la tristezza per il mancato
rientro di Loredana, che al suo ultimo sanremo cantò la
solitudine in un brano, Amici non ne ho, che pare la
colonna sonora del suo dramma di oggi.
Luciano
Regolo
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