Home page | filosofia e immagine | estetica | Disputa di Raffaello | Scuola d'Atene

Socrate conosci te stesso

(una delle tre massime delle tre massime dell'Apollo di Delfi)

Di questa massima è Impossibile abusare per  VERCELLESE (1994,55) 

L'ignoranza è l'unico male.

[Atene 469-399 a. C.]

Oggi non è di attualità

 Visse ed insegnò ad Atene (usò sempre la parola orale, come i sofisti, e quindi anche la dialettica, ma a differenza di questi ultimi non si fece mai pagare per il suo insegnamento in piazza (agorà) né usò la Retorica - cioè l'arte di costruire il discorso a prescindere dai contenuti.

Sosteneva di non voler insegnare niente a nessuno, utilizzava come metodo di elaborazione del pensiero il DIALOGO MAIEUTICO, che parte dal sapere di non sapere per stimolare l’interlocutore ad esprimere, a “levare fuori” (maieutica=arte della levatrice, dell’assistenza al parto) le proprie idee.  Fa parte di questo metodo dialogico l’IRONIA, cioè il fingere all'inizio del dialogo di sottovalutarsi per stimolare l’interlocutore a parlare.

Presso i greci il termine VIRTU’ era utilizzato per significare il giusto modo di comportarsi negli imprevisti. Si trattava di un principio di comportamento (principio etico) diretto al bene della propria anima (felicità) I sofisti ne avevano fatto oggetto sistematico di insegnamento. In polemica con questi ultimi Socrate sostiene che la virtù NON è insegnabile. Essa sta infatti SOPRA la conoscenza del vero, cioè la scienza, la quale è insegnabile. La virtù NON è conoscenza, bensì pratica morale, pratica del bene. La pratica non dipende dalla conoscenza ma dalla volontà, e la volontà sta sopra la conoscenza, non produce come quest’ultima oggetti “trasmissibili”, bensì comportamenti individuali – che nel caso della virtù attraverso l’agire che viene dal proprio “demone”(coscienza) tendono alla “eudaimonìa” = felicità del soggetto.  La virtù non “si sa”, NON è un dato di informazione neutro, da passare da una persona all’altra, bensì uno “stile di vita”: se si intende il “sapere” come il “desiderare” (e ogni “demone” esprime desiderio”, allora come saputo-desiderato  la virtù risulta l’unico vero sapere, ma non è un sapere conosciuto, piuttosto un sapere “agito”.

Gli oracoli greci (=previsioni sul futuro emesse dai sacerdoti dediti al culto di un particolare dio) raccomandavano “CONOSCI TE STESSO”. Ora secondo Socrate il “se stesso” in cui consiste l'uomo non è il suo corpo, bensì la sua anima. Aristotele dice che Socrate si interessò in fondo solo della vita  etica, solo cioè dei principi di vita, del comportamento morale.

Socrate, contro i sofisti, mostra che è chi fa ingiustizia (i cittadini ateniesi che lo condannano a morte) ad essere più infelice di chi – come lui – riceve l’ingiustizia. Ed infelice più di tutti è chi della sua ingiustizia non riceve la debita punizione.  Socrate scegliendo di morire per obbedire alla legge mostra che è più felice colui che obbedisce alla legge -  per quanto ingiusta – rispetto a colui che disubbidisce alla legge.  

Incuriosito dalla dottrina di Anassagora (Nous principio ordinatore dell'universo) -secondo il Fedone platonico, Socrate sarebbe stato deluso da tali teorie lette: infatti si riduceva tale nous a causa primordiale, non teleologica. Secondo la teoria accolta da Cicerone, Socr. rivolge la filosofia dallo studio della natura allo studio dell'uomo.La critica sofistica gli .

Dante (Inf., IV,136-138) lo colloca tra i precursori del cristianesimo

Democrito, che il mondo a caso pone,
Diiogenès, Anassagora e Tale,
Empedoclés, Eraclito e Zenone:

  sembra solo negativa. Si domanda: qual è la perfetta rispondenza dell'uomo alle sue esigenze intrinseche? Qual è l'aretè? La strada è chiedersi implacabilmente quid est (tì estin) sui casi singoli (a partire dai sofisti, che dicono di sapere) cercando di risalire da essi all'unico concetto, alla definizione. Socr. è l'inventore di questi due termini e dell'induzione.  Assume come motto la sapienza delfica del gnothi sauton, nosce te ipsum. Nucleo saldo è la dipendenza della virtù dal sapere: non si può fare il bene se non lo si conosce, se non si sa il criterio, il concetto,  e la conoscenza della virtù è innamoramento cioè spinta inevitabile a tradurli in realtà di vita. (qs significa il suo "nessuno pecca di propria spontanea volontà". La conoscenza è momento INTRINSECO della stessa volontà (intellettualismo etico). Per l'eudemonismo socratico il bene attrae (al contrario di quanto risulterà poi da Aristippo, cioè che quel che attrae è bene (edonismo)). Il cinismo risponde meglio in qs. senso al concetto socratico di attraenza del bene. Il bene è suprema attrattiva, unica, universale, oggettiva, termine di verità possibile, e non astratta verità teoretica: è l'agathon contrapposta agli agatha=beni particolari. Tale unità volontà-sapere si spezzerà con il Protagora platonico della virtù insegnabile, ma qui per virtù si intende il complesso di qualità che rendono l'uomo "buono" cioè socialmente apprezzato e realizzato (virtù come motore della mobilità sociale in Kerferd 1981, tr.it. 169); secondo gli illuministi la sua morte è il "primo crimine commesso dalla superstizione contro la filosofia" [ma Anassagora fu condannato prima di lui], e tuttavia il caso volle che proprio attraverso le canzonature di Aristofane (Le nuvole) noi oggi  sappiamo che S. si interessava alla geometria, alle meteore, alla cartografia, allo studio dei vetri incandescenti (Condorcet 1795, tr. it, 166-167)]
dalla collezione Farnese. Sull'erma, sotto il nome del filosofo, la citazione dal Critone Platonico: "Non per la prima volta, ma sempre fui tale, perché a nulla di ciò che mi appartiene sono solito piegare la mia volontà, se non alla forza del ragionamento che mi sembra il migliore". (MAIURI 1957, 44)

Per il dipinto di Socrate ne La scuola d'Atene Raffaello ha usato come modello un antico disegno  (Becatti 1968, II, 522)

Socrate, affresco di Efeso.

 

v. anche Socrate e i suoi studenti, tela secentesca di Johan Firedrich Greuter e iIl simposio -1648 di Pietro Testa, entrambe a  Sa Francisco:Fine Arts Mus.; La morte di Socrate-1787 di Jeacques Luois David a N.Y: Metropolitan Mus.

Socrate beve la cicuta    Questo rilievo del Sarcofago di Plotino secondo me rappresenta Socrate (tutte 3 le riproduzioni sono tratte da: TASSINARIi, St. della filosofia occid., I, FI:Bulgarini, 1994,117,126,309)
Il filosofo è presente nelle "Vite di filosofi"  da Diogene Laerzio.
Gaetano Gandolfi, morte di Socrate, 1782, olio su tela 217x163, BO:collezione Trenta

FONTI

VERCELLESE 1994   Michele Vercellese, Cogito ergo sum. Breve storia della filosofia, MI:Garzanti, 1994 (un giro guidato nell'universo filosofico in 50 massime commentate)

Multimediale (vhs)

Vedova Socrate, di Friedrich Dürrematt, testo teatrale scritto dall'autore nel 1990, anno della sua morte: la sola voce di Santippe rievoca il circolo filosofico del marito per criticare la voracità platonica di assimilazione delle idee del marito, le tensioni - in sostanza produttive - tra Socrate e Aristofane, i rapporti di Socrate con l'amato Alcibiade e la difesa dell'onore maschile del marito. 

Filmografia:

Processo e morte di Socrate (Corrado d'Errico, Italia 1940). La migliore prova di Ermete Zacconi (Socrate).

 Le Socrate (Robert Lapoujade, Il Socrate- Francia 1968). Il poliziotto che sorveglia S. lo accusa di bolscevismo)

Socrate (Roberto Rossellini, Italia 1971, 104') film-tv. Opera di R. "per socializzare il sapere".

Linkografia:

http://-www.san.beck.org/EC21-Socrates.html biografia e idee viste dai due punti contrastanti di Platone e Senofonte.

 

Home page | filosofia e immagine | estetica | Disputa di Raffaello | Scuola d'Atene

1