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PENSIERO KANTIANO (F401)

 

Il sistema filosofico kantiano apre la strada a tutte le correnti di pensiero successive: dall'idealismo (che parte dalla critica della ragione pura dialettica di K.) alla filosofia romantica dell'800 e all'ermeneutica del '900 (che trovano le loro basi nella Critica del giudizio) al positivismo dell'800, al pragmatismo e alla moderna epistemologia (analisi della realtà fenomenica come scienza), fino alla metafisica contemporanea che restringe il suo orizzonte all'ontologia del nulla.

Attingono a Kant in parte anche i filosofi irrazionalistici dell'800 (dal pessimismo schopenhaueriano, al nichilismo di  Nietzsche, alla fenomenologia  di Husserl e dei suoi epigoni Heidegger). Lo stesso distruttore dei sistemi filosofici, il fondatore dell'esistenzialismo Kierkegaard assume un atteggiamento critico (che esalta la soggettività) comunque inquadrabile nell'appercezione trascendentale kantiana e nell'imperativo categorico della ragione pratica.  Anche Marx, fautore del materialismo scientifico-dialettico, e della moderna analisi della società, trova la sua strada facilitata dai concetti kantiani di scienza del fenomeno. 

 

KANT: ANTROPOLOGIA

Il valore fondamentale del pensiero di K. si trova nell’esigenza  di studiare tutte le potenzialità dell’uomo, Egli si pone la domanda: “Che cos’è l’UOMO?”. La risposta a livello fenomenico viene data dalle scienze (chimica fisica biologia) e – a livello più generale- dall’ANTROPOLOGIA PRAGMATICA che studia il comportamento dell'uomo.

Le domande radicali sottostanti la precedente sono: “Che cosa posso CONOSCERE?”: qui possiamo trovare una risposta attraverso la LOGICA  ANALITICA studiata dalla ragione TEORETICA (intuizione sensibile, intelletto). L’altra domanda è “Che cosa DEBBO fare?”: la risposta viene dalla RAGIONE PRATICA che a partire dall’analisi dell’istinto e della volontà giunge al massimo comandamento morale, l’imperativo categorico.

Infine l’uomo si chiede: “Che cosa POSSO SPERARE?”: la risposta viene dalla critica del giudizio sentimentale, che produce come giudizio estremo il giudizio TELEOLOGICO che ha un carattere RELIGIOSO (sento l’esigenza di DIO come fine della mia conoscenza e della mia morale).

 

RAGIONE PURA TEORETICA

Secondo K. sono due i tipi di conoscenza (sensazione e intelletto), al loro interno differenziati in un contenuto-materia e in una forma pura a priori. La rivoluzione copernicana che K. sostiene di voler portare in filosofia consiste nel fatto che si può cercare di avere qualche progresso nella conoscenza dei fenomeni solo se l'uomo pone in essi ciò che già c'è nella ragione: vale a dire le forme a priori.

K. affronta dapprima il tema della sensibilità' e delle sue forme a priori (estetica trascendentale), poi la LOGICA (analitica trascendentale o delle forme pure dell'intelletto, e dialettica trascendentale riguardante l’attività' della ragione pura teoretica). Le forme pure di spazio e tempo garantiscono la scientificità' della MATEMATICA, e dei giudizi sintetici a priori("345+4567111=4567456"è un giudizio sintetico a priori).

 

L'intelletto produce tre tipi di giudizi: analitici, sintetici a posteriori, sintetici a priori. I giudizi ANALITICI sono tautologici cioè hanno il predicato già compreso nel soggetto (corrispondono alle leibniziane verità di ragione): contengono verità universalmente valide ma non sono suscettibili di aumento della conoscenza (aumento che può essere dato solo dall'esperienza): p. es. "i corpi sono ESTESI" è un giudizio analitico, in quanto nel concetto di corpo rientra la determinazione spaziale (non si può concepire un corpo se non nello spazio). .

L'attività SINTETICA A POSTERIORI (giudizio sintetico a posteriori) è propria dell'esperienza: dal pdv logico si ottiene con una predicazione relativamente ad un soggetto che nel suo concetto non conteneva/ nella fase precedente  l'esperienza / tale predicazione. Coincide con le verità di fatto leibniziane. P.es. "Quando il sole riscalda la pietra, questa diventa calda oppure "I corpi sono PESANTI" sono giudizi sintetici a posteriori: in quest’ultimo caso si può vedere che nel concetto di CORPO non  rientra il concetto della pesantezza (concettualmente posso pensare anche corpi in assenza di peso) la quale mi viene solo dall'esperienza.

Invece "Il sole riscalda la pietra" è un giudizio sintetico APRIORI (GSAP) in quanto generalizzo l'attività sintetica della mia esperienza (relativa ad: alcuni corpi che ho sperimentato essere scaldati) alla totalità dei corpi, attraverso la categoria (O FORMA CONCETTUALE PURA) di CAUSA che applico appunto al sole. La formula del GSAP si può condensare in "A+B=C", dove ABC stanno ad indicare concetti universalmente validi. Altro es.: 5+2=7.

I giudizi sono il prodotto della attività' dell'intelletto, che per funzionare necessita di forme pure chiamate categorie. Mentre le categorie  aristoteliche sono però considerate come facenti parte del fenomeno-oggetto-realtà, quelle kantiane sono considerate solo come  strumenti apriori posseduti dal soggetto (non dall'oggetto). Le categorie vengono costituite in 4 gruppi: di Qualità' Quantità' Relazione Modalità'. Ogni gruppo e' composto da 3 categorie; p.e. Unita' Totalità' Pluralità' appartengono al gruppo di categorie relative alla Quantità; sostanza causa relazione appartengono al gruppo della Relazione

 

La RAGIONE tenta di sintetizzare tutti i concetti in una forma superiore chiamata IDEA, che prende forma nelle tre idee di DIO ANIMA MONDO. Le idee non sono però razionalmente dimostrabili, mancando a tali forme un contenuto - il quale contenuto (p.e. il contenuto di DIO) dovrebbe essere prodotto dall’intuizione intellettuale, che però l’uomo non possiede.

Per K. la METAFISICA non è lo studio della SCIENZA SPERIMENTALE: a queste conclusioni egli arriva facendo la critica della RAGIONE TEORETICA PURA. Pura significa TREASCENDENTALE, cioè precedente l’esperienza. L’esperienza è propria del FENOMENO, che è ciò che i sensi dell’uomo passivamente recepiscono   all’interno delle due intuizione pure (=forme a priori) della sensibilità: spazio e tempo.

Si può fare scienza (= giudizio sintetico a priori, GSAP, applicato ai concetti) solo sul fenomeno (che colpisce la nostra sensibilità).L’uomo non può invece fare scienza del NOUMENO, cioè del “pensabile”. Il Noumeno rimane per l’uomo un “concetto limite” indicante l’essenza causale della natura fenomenica (“mondo fisico”) in se stessa, e come tale sarebbe dimostrabile solo attraverso un’intuizione intellettuale che l’uomo non possiede.

 

CRITICA DELLA RAGIONE PRATICA

La ragione applicata al comportamento e' la VOLONTA', Il COMPORTAMENTO che si struttura in base all'esperienza (uguale a posteriori, condizionato dall'esperienza) e' basato sull' IMPERATIVO IPOTETICO.A livello di eteronomia (cioè' quando la ragione NON e' AUTONOMA, non obbedisce a se stessa ma ad altri) i nostri comandi assumono tale carattere di necessita' ("se voglio essere sano DEVO prendere questa medicina", se non voglio scottarmi e' necessario che tenga la mano lontana dal fuoco). L'attività umana nell'ambito dell'imperativo ipotetico viene studiata dall'ANTROPOLOGIA PRAGMATICA.

IMPERATIVO CATEGORICO come esito della ragione pura pratica

Mentre l'imperativo ipotetico e' legato a condizioni materiali di eseguibilità' (= non e' ne' assoluto ne' categorico ne' puro),  l'imperativo categorico è, oltre che necessario, anche incondizionato e universale. Una volta posto come legge universale, l'imperativo categorico e' necessario, non ha oggetto, si pone a priori (come io devo), non e' condizionato dall'esperienza. La volonta' è la ragione fattasi pratica: in quanto propria di ogni individuo e' capace di costituirsi legiferatrice universale: la forma della ragione applicata al comportamento (= ragion pratica) è , a livello di eteronomia "io voglio", mentre a livello di autonomia è io devo (= forma dell'imperativo categorico). La legge morale (della quale  la libertà è ratio essendi) è ciò in cui consiste l'imperativo categorico. In che cosa consiste? Nella virtù? Nella felicità? Non può ridursi al perseguimento della felicità (il fare per altro sarebbe indice di imperativo ipotetico, non categorico) bensì nella realizzazione da parte dell'uomo della finalità' che gli è propria. L'imperativo categorico, essendo pura forma, non è immediatamente esemplificabile. Lo sono però le massime del comportamento individuale (in cui si concretizza attraverso un giudizio sintetico a priori, l'imperativo categorico): quella che esemplifica l’universalità' è la massima per cui la tua azione per tua volontà diventa legge universale per tutti. La massima che esemplifica l' incondizionalita' è quella per cui la tua azione è fatta in modo da trattare l'umanità (sia nella propria persona che nel prossimo) sempre come fine mai come mezzo.

 

CRITICA DEL GIUDIZIO

Il sentimento, che è pura soggettività, se analizzato dalla RAGIONE dà luogo al Giudizio. La critica del Giudizio riguarda quindi  l'attività sentimentale.

Non si tratta di un giudizio logico (giudizio determinante la realtà, in base alla convinzione kantiana che é l'uomo, con il suo apparato conoscitivo di cui é a priori dotato, a "determinare" modalità d'essere del fenomeno), bensì di una attività soggettiva RIFLETTENTE sul sentimento dell'individuo.

L'estetica come teoria del bello non affronta il tema della scienza (=relativa ai fenomeni d'esperienza, vedi Estetica trascendentale)ma i giudizi estetici (di gusto, del bello).Il principio di finalità non ha un uso esclusivamente razionale. Il giudizio teleologico è il giudizio riflettente sulla finalità della natura, finalità che ha l'UOMO stesso come centro.. Il principio di finalità ha un uso puramente REGOLATIVO, non costitutivo di una conoscenza oggettiva, come avviene invece nell'ambito della critica della  ragione pura teorica.

 

DIRITTO,RELIGIONE,STORIA,PEDAGOGIA

Si tratta di ambiti di studio del comportamento dell'uomo che K. inserisce nell'antropologia pragmatica. Sono dunque oggetto di studio scientifico (attraverso giudizi sintetici apriori) in modo progressivo, sempre aperto (perché infinite sono le esperienze di cui l'uomo può fare sintesi).

La religione positiva, quella storicamente realizzata attraverso una rivelazione divina, si differenza dalla religione razionale (o naturale), la quale NON necessita di una autorità, è connaturata in tutti gli uomini in quanto espressione del sentimento naturale. In quanto universale ogni uomo appartiene alla CHIESA INVISIBILE.

La storia è espressione della tendenza dell'umanità verso la pace, ha una tendenza finalistica verso la pace universale. La politica serve per criticare e cambiare le leggi, ed è quindi parte applicativa del diritto Il diritto naturale (= la forma razionale del diritto) consiste, ha il suo fondamento- prima che nella legge- nella libertà. Quest'ultima costituisce il primo dei tre principi puri del diritto, gli altri due essendo l'indipendenza e l'uguaglianza. Siamo sempre nell'ambito della legalita' cioè del semplice rispetto esteriore della legge Non vi rientra invece la moralità come tale (bontà-giustizia come elementi noumenici) . Per realizzare comunque i principi di libertà/uguaglianza/indipendenza la divisione dei poteri dello stato è necessaria.

La pedagogia kantiana distingue tra educazione fisica ed educazione pratica. Kant prevede sin dal primo grado di studi l'educazione religiosa (del sentimento) da non confondere con l'educazione teologica.

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