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Il sistema filosofico kantiano apre la strada a tutte le correnti di pensiero successive: dall'idealismo (che parte dalla critica della ragione pura dialettica di K.) alla filosofia romantica dell'800 e all'ermeneutica del '900 (che trovano le loro basi nella Critica del giudizio) al positivismo dell'800, al pragmatismo e alla moderna epistemologia (analisi della realtà fenomenica come scienza), fino alla metafisica contemporanea che restringe il suo orizzonte all'ontologia del nulla.
Attingono a Kant in parte anche i filosofi irrazionalistici dell'800 (dal pessimismo schopenhaueriano, al nichilismo di Nietzsche, alla fenomenologia di Husserl e dei suoi epigoni Heidegger). Lo stesso distruttore dei sistemi filosofici, il fondatore dell'esistenzialismo Kierkegaard assume un atteggiamento critico (che esalta la soggettività) comunque inquadrabile nell'appercezione trascendentale kantiana e nell'imperativo categorico della ragione pratica. Anche Marx, fautore del materialismo scientifico-dialettico, e della moderna analisi della società, trova la sua strada facilitata dai concetti kantiani di scienza del fenomeno.
Il valore fondamentale
del pensiero di K. si trova nell’esigenza
di studiare tutte le potenzialità dell’uomo, Egli si pone la domanda:
“Che cos’è l’UOMO?”. La risposta a livello fenomenico viene data dalle
scienze (chimica fisica biologia) e – a livello più generale-
dall’ANTROPOLOGIA PRAGMATICA che studia il comportamento dell'uomo.
Le domande radicali
sottostanti la precedente sono: “Che cosa posso CONOSCERE?”: qui possiamo
trovare una risposta attraverso la LOGICA ANALITICA
studiata dalla ragione TEORETICA (intuizione sensibile, intelletto). L’altra
domanda è “Che cosa DEBBO fare?”: la risposta viene dalla RAGIONE PRATICA
che a partire dall’analisi dell’istinto e della volontà giunge al massimo
comandamento morale, l’imperativo categorico.
Infine l’uomo si
chiede: “Che cosa POSSO SPERARE?”: la risposta viene dalla critica del
giudizio sentimentale, che produce come giudizio estremo il giudizio TELEOLOGICO
che ha un carattere RELIGIOSO (sento l’esigenza di DIO come fine della mia
conoscenza e della mia morale).
Secondo K. sono due i
tipi di conoscenza (sensazione e intelletto), al loro interno differenziati in
un contenuto-materia e in una forma
pura a priori. La rivoluzione copernicana che K. sostiene di voler portare in
filosofia consiste nel fatto che si può cercare di avere qualche progresso
nella conoscenza dei fenomeni solo se l'uomo pone in essi ciò che già c'è
nella ragione: vale a dire le forme a priori.
K. affronta dapprima il
tema della sensibilità' e delle sue forme a priori (estetica trascendentale),
poi la LOGICA (analitica trascendentale o delle forme pure dell'intelletto,
e dialettica trascendentale riguardante l’attività' della ragione pura
teoretica). Le forme pure di spazio e tempo garantiscono la scientificità'
della MATEMATICA, e dei giudizi sintetici a
priori("345+4567111=4567456"è un giudizio sintetico a priori).
L'intelletto produce
tre tipi di giudizi: analitici, sintetici a posteriori, sintetici a priori. I
giudizi ANALITICI sono tautologici cioè hanno il predicato già compreso nel
soggetto (corrispondono alle leibniziane verità di ragione): contengono verità
universalmente valide ma non sono suscettibili di aumento della conoscenza
(aumento che può essere dato solo dall'esperienza): p. es. "i corpi sono
ESTESI" è un giudizio analitico, in quanto nel concetto di corpo rientra
la determinazione spaziale (non si può concepire un corpo se non nello spazio).
.
L'attività SINTETICA A
POSTERIORI (giudizio sintetico a posteriori) è propria dell'esperienza: dal pdv
logico si ottiene con una predicazione relativamente ad un soggetto che nel suo
concetto non conteneva/ nella fase precedente
l'esperienza / tale predicazione. Coincide con le verità di fatto
leibniziane. P.es. "Quando il sole riscalda la pietra, questa diventa calda
oppure "I corpi sono PESANTI" sono giudizi sintetici a posteriori: in
quest’ultimo caso si può vedere che nel concetto di CORPO non
rientra il concetto della pesantezza (concettualmente posso pensare anche
corpi in assenza di peso) la quale mi viene solo dall'esperienza.
Invece "Il sole
riscalda la pietra" è un giudizio sintetico APRIORI (GSAP) in quanto
generalizzo l'attività sintetica della mia esperienza (relativa ad: alcuni
corpi che ho sperimentato essere scaldati) alla totalità dei corpi, attraverso
la categoria (O FORMA CONCETTUALE PURA) di CAUSA che applico appunto al sole. La
formula del GSAP si può condensare in "A+B=C", dove ABC stanno ad
indicare concetti universalmente validi. Altro es.: 5+2=7.
I giudizi sono il
prodotto della attività' dell'intelletto, che per funzionare necessita di forme
pure chiamate categorie. Mentre le categorie
aristoteliche sono però considerate come facenti parte del
fenomeno-oggetto-realtà, quelle kantiane sono considerate solo come
strumenti apriori posseduti dal soggetto (non dall'oggetto). Le categorie
vengono costituite in 4 gruppi: di Qualità' Quantità' Relazione Modalità'.
Ogni gruppo e' composto da 3 categorie; p.e. Unita' Totalità' Pluralità'
appartengono al gruppo di categorie relative alla Quantità;
sostanza causa relazione appartengono al gruppo della Relazione
La RAGIONE tenta di
sintetizzare tutti i concetti in una forma superiore chiamata IDEA, che prende
forma nelle tre idee di DIO ANIMA MONDO. Le idee non sono però razionalmente
dimostrabili, mancando a tali forme un contenuto - il quale contenuto (p.e. il
contenuto di DIO) dovrebbe essere prodotto dall’intuizione intellettuale,
che però l’uomo non possiede.
Per K. la METAFISICA
non è lo studio della SCIENZA SPERIMENTALE: a queste conclusioni egli arriva
facendo la critica della RAGIONE TEORETICA PURA. Pura significa TREASCENDENTALE,
cioè precedente l’esperienza. L’esperienza è propria del FENOMENO, che è
ciò che i sensi dell’uomo passivamente recepiscono
all’interno delle due intuizione pure (=forme a priori) della
sensibilità: spazio e tempo.
Si può fare scienza (=
giudizio sintetico a priori, GSAP, applicato ai concetti) solo sul fenomeno (che
colpisce la nostra sensibilità).L’uomo non può invece fare scienza del
NOUMENO, cioè del “pensabile”. Il Noumeno rimane per l’uomo un
“concetto limite” indicante l’essenza causale della natura fenomenica
(“mondo fisico”) in se stessa, e come tale sarebbe dimostrabile solo
attraverso un’intuizione intellettuale che l’uomo non possiede.
La ragione applicata al
comportamento e' la VOLONTA', Il COMPORTAMENTO che si struttura in base
all'esperienza (uguale a posteriori, condizionato dall'esperienza) e' basato
sull' IMPERATIVO IPOTETICO.A livello di eteronomia (cioè' quando la ragione NON
e' AUTONOMA, non obbedisce a se stessa ma ad altri) i nostri comandi assumono
tale carattere di necessita' ("se voglio essere sano DEVO prendere questa
medicina", se non voglio scottarmi e' necessario che tenga la mano lontana
dal fuoco). L'attività umana nell'ambito dell'imperativo ipotetico viene
studiata dall'ANTROPOLOGIA PRAGMATICA.
IMPERATIVO
CATEGORICO come esito della ragione pura
pratica
Mentre l'imperativo
ipotetico e' legato a condizioni materiali di eseguibilità' (= non e' ne'
assoluto ne' categorico ne' puro), l'imperativo
categorico è, oltre che necessario,
anche incondizionato e universale. Una
volta posto come legge universale, l'imperativo categorico e' necessario, non ha
oggetto, si pone a priori (come io devo),
non e' condizionato dall'esperienza. La volonta' è la ragione fattasi pratica: in quanto propria di ogni
individuo e' capace di costituirsi legiferatrice universale: la forma
della ragione applicata al comportamento (= ragion pratica) è , a livello di eteronomia
"io voglio", mentre a
livello di autonomia è io devo (=
forma dell'imperativo categorico). La legge
morale (della quale la libertà è ratio essendi) è ciò in cui consiste l'imperativo
categorico. In che cosa consiste? Nella virtù? Nella felicità? Non può
ridursi al perseguimento della felicità (il fare per altro sarebbe indice di
imperativo ipotetico, non categorico) bensì nella realizzazione da parte
dell'uomo della finalità' che gli è propria. L'imperativo categorico, essendo
pura forma, non è immediatamente esemplificabile. Lo sono però le massime del comportamento individuale (in cui si concretizza
attraverso un giudizio sintetico a priori, l'imperativo categorico): quella che
esemplifica l’universalità' è la
massima per cui la tua azione per tua
volontà diventa legge universale per tutti. La massima che esemplifica l' incondizionalita'
è quella per cui la tua azione è fatta
in modo da trattare l'umanità (sia nella propria persona che nel prossimo)
sempre come fine mai come mezzo.
Il sentimento, che è pura soggettività, se analizzato dalla RAGIONE dà
luogo al Giudizio. La critica del Giudizio riguarda quindi
l'attività sentimentale.
Non si tratta di un
giudizio logico (giudizio determinante la realtà, in base alla convinzione
kantiana che é l'uomo, con il suo apparato conoscitivo di cui é a priori
dotato, a "determinare" modalità d'essere del fenomeno), bensì di
una attività soggettiva RIFLETTENTE sul sentimento dell'individuo.
L'estetica come teoria
del bello non affronta il tema della scienza (=relativa ai fenomeni
d'esperienza, vedi Estetica trascendentale)ma i giudizi estetici (di gusto, del
bello).Il principio di finalità non ha un uso esclusivamente razionale. Il
giudizio teleologico è il giudizio
riflettente sulla finalità della natura, finalità che ha l'UOMO stesso come
centro.. Il principio di finalità ha un uso puramente REGOLATIVO, non
costitutivo di una conoscenza oggettiva, come avviene invece nell'ambito della
critica della ragione pura teorica.
Si tratta di ambiti di studio del comportamento dell'uomo che K. inserisce nell'antropologia pragmatica. Sono dunque oggetto di studio scientifico (attraverso giudizi sintetici apriori) in modo progressivo, sempre aperto (perché infinite sono le esperienze di cui l'uomo può fare sintesi).
La religione positiva, quella storicamente realizzata attraverso una rivelazione
divina, si differenza dalla religione
razionale (o naturale), la quale NON necessita di una autorità, è
connaturata in tutti gli uomini in quanto espressione del sentimento naturale.
In quanto universale ogni uomo appartiene alla CHIESA INVISIBILE.
La storia è espressione della tendenza dell'umanità verso la pace, ha
una tendenza finalistica verso la pace universale. La politica serve per criticare e cambiare le leggi, ed è quindi parte
applicativa del diritto Il diritto
naturale (= la forma razionale del diritto) consiste, ha il suo fondamento-
prima che nella legge- nella libertà.
Quest'ultima costituisce il primo dei tre principi puri del diritto, gli altri
due essendo l'indipendenza e l'uguaglianza.
Siamo sempre nell'ambito della legalita'
cioè del semplice rispetto esteriore della legge Non vi rientra invece la moralità come tale (bontà-giustizia come elementi noumenici) . Per
realizzare comunque i principi di libertà/uguaglianza/indipendenza la divisione
dei poteri dello stato è necessaria.
La pedagogia kantiana distingue tra educazione fisica ed educazione pratica. Kant prevede sin dal primo grado di studi l'educazione religiosa (del sentimento) da non confondere con l'educazione teologica.
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