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Origini della Magna Grecia campana
Cuma fu la prima colonia greca d'Occidente. I primi greci dall'Eubea (Chalcis ed Erethria) sarebbero giunti a Pithecusa (Ischia) - primo emporio - e a Cuma (Strabone V 247) nella prima metà |
Terre del desiderio, della bellezza, del vigore degli abitanti, seconde solo ad Atene e alla valle del Peneo (Euripide, Troiane, 220-229) Dalle metropoli in Asia MInore e in Grecia alla fondazione delle colonie in Magna Grecia |
dell'VIII sec. a. C. Gli elementi locali furono eliminati o - in parte - acculturati. A quell'epoca risalgono le prime documentazioni scritte (graffiti su anfore inneggianti a Bacco, forse ai relativi misteri, e al culto di Era-latinamente Giunone) a Pithecusa. Alla fine dello stesso secolo gli Achei fondano Sibari e pochi anni dopo la sub-colonia di Poseidonia (Paestum). Furono proprio gli abitanti di Poseidonia, dopo la distruzione di Sibari operata dai Crotonesi (con il sostegno di Pitagora) a rifondare questa città nel 453. A Poseidonia vi sono plurime tracce del culto di Era. |
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Miti greci relativi alla colonizzazione
dell'Occidente e in particolare della Campania.
Secondo il mito cantato da Esiodo (Theogonia, 1011-1016) i Tirreni (Etruschi) e i Latini sarebbero i discendenti del frutto dell'amore di Circe e Odisseo (Ulisse). Nei miti spesso Cuma ha un ruolo centrale (a significare una iniziale egemonia delle colonie dell'Eubea). La colonizzazione è rappresentata dal mito di Eracle che - sottratte le vacche sacre al mostro tricorpore Giasone che abita l'estremo occidente - le dissemina in tutte le terre italiche, in funzione di vittime privilegiate nel sacrificio agli dei olimpici, di costituzione di templi e di introduzione dell'agricoltura. In un altro mito, Dedalo - sfuggito a Minosse - giunge a Cuma, dove scolpisce le porte del tempio di Apollo. |
zone archeologiche del Golfo di
Napoli. Pitecusa era un porto commericale fondato prima del 750 a.C.
(Pugliese Carratelli 1996, 241) |
Le costituzioni e la struttura delle poleis campane
L'intera cittadinanza è detta dêmos , che esprime il proprio volere nell'assemblea (alìa , apella, bulà).Tali costituzioni sono documentate a Poseidonia e a Cuma (almeno dal VI sec. a. C.). A Parthenope/Neapolis (colonia cumana) e a Elea (colonia focea, dai romani chiamata Velia) compare anche un consiglio detto synkletos. In queste ultime città la magistratura è rappresentata dagli arconti. Compaiono in varie costituzioni altre cariche, come gli strateghi (costituzione di Cuma fine VI sec.), i loghisteres (contabili), gli agoranòmoi (controllori dei mercati).
Unica città greca di cui si conservano le mura è Elea. In genere l'elemento più importante era il tempio all'esterno delle città, con funzione di dominio sul territorio (e di protezione dei coloni agricoltori). Si tratta spesso di grandi templi dedicati ad Era, divinità principe dell'olimpo della Magna Grecia. Nelle città achee, lo stile è quello acheo-dorico. A Paestum è visibile sia il complesso sacro dedicato ad Era (heraion) sia quello dedicato ad Atena e a Nettuno.
A Paestum (PONTRANDOLFO 1996, 450-63) rimangono testimonianze della pittura figurativa in più di cento tombe. Riferite all'aristocrazia locale del V sec. a. C. (all'epoca i lucani avevano conquistato varie terre campane), rievocano la cerimonia del passaggio all'altra vita. Nella tomba del tuffatore (480-470 a. C., scoperta nel 1969) si leggono sulle 4 pareti i momenti del simposio amoroso gestito da un pedagogo barbuto che attraversa le fasi della libagione, della musica e del gioco fino al raggiungimento dell'estasi. Sulla lastra di copertura il defunto (la lira deposta accanto a lui indica che si tratta di un mousikòs anèr) è rappresentato nel tuffo di passaggio al mondo oltretomba. La tecnica pittorica è riferibile ad un ibrido greco e locale. Ritengo che il tuffo possa rievocare il passaggio ad altra vita visto dai pitagorici come viaggio inesausto e anche meraviglioso verso nuove forme di conoscenza e verso il mondo degli dei.
Con il completamento della via Appia (22 a. C.) il traffico mediterraneo che prima faceva capo a Paestum sulla via per Roma, successivamente si spostò sulla direttrice Brindisi-Roma, per cui la città decadde; intorno al IV sec. d. C. gli abitanti si ritirarono intorno al tempio di Atena trasformato in chiesa cristiana, finché le incursioni saracene determinarono lo spopolamento completo della zona.
Culti e religioni nella Magna Grecia campana
La tradizione omerica risulta documentata in Magna Grecia fin dal 730-725 a. C. Risale infatti all'epoca la cosiddetta coppa di Nestore, trovata nell'emporio di Pitecusa, sulla quale compare epigrafato in dialetto locale il rito del bere come assunzione del desiderio di Afrodite [nell'originale omerico - Iliade, XI, 633-643, il bere dalla coppa comporta il dissetarsi amoroso(GIGANTE 1996, 499)].
I coloni dedicano il primo culto a colui che li ha guidati nell'attraversamento dei mari e nella fondazione della colonia. Dopo la morte il fondatore (ecista, oikistés) è assimilato ad un eroe ed entra nel rango degli immortali come il dio che ha autorizzato e guidato i suoi passi, vale a dire Apollo, la divinità che tutela l'ordine costituito, l'espressione armonica (mousiké téchne), la salute (è il padre di Asclepio, dio della medicina), la conoscenza e la connessa tecnica divinatoria (la mantica, da manthànein, imparare a conoscere). Presiede alle fauste previsioni di colonizzazione occidentale l'Apollo di Delfi, attraverso la Pizia, e l'Apollo di Delo. Naturalmente si tratta di consuetudini celebrative invalse ex eventu. A Delo fanno riferimento i coloni che fondano l'emporio di Pitecusa e la colonia di Cuma. |
La visione gerarchica presente nel pantheon riflette quella della società. Gli àristoi - corrispondenti agli dei olimpici - vanno distinti dagli eroi e dagli uomini. Chi tenta di valicare il confine - lasciandosi portare dall'hybris - dall'eccesso d'orgoglio - sarà punito (Prometeo). E' Apollo che sorveglia tale confine, è lui il custode olimpico delle tre massime delfiche (.conosci te stesso, nulla di troppo, sii saggio).
Dioniso e Demetra (di cui Persefone/kore è figlia), il primo dio del vino e dell'estasi, l'altra dea dell'agricoltura e della terra, stanno al margine del pantheon, sono energie spontanee e irresistibili della natura: esprimono idealità precedenti l'invasine indoeuropea, ancorate ai ritmi nascita-crescita-morte. Mentre il mito di Prometeo codificava l'irreparabile distanza tra dio e gli uomini, il mito di Dioniso proponeva il cammino che l'uomo doveva ripercorrere per rinascere e congiungersi alla divina matrice. Dioniso rappresenta il rapporto dell'uomo con la Terra in quanto vitalità (chtòn) in opposizione alla vitalità olimpica. La dimensione ctonia è presente sia nel mito che nei misteri come modalità d'essere del continuum uomo-dio, del femminile, mentre la modalità olimpica assume la modalità del discreto, del solare, del maschile, dell'assoluto (Apollo). Entrambi figli di Zeus, rappresentano le due dimensioni complementari dell'uomo. Tutti i riti dei misteri iniziatici hanno come base la cultura della continuità, sia quelli di Demetra (in particolare i misteri di Eleusi) sia quelli di Dioniso.
I culti religiosi dalla metropoli alle colonie sul Tirreno
La comunità che affronta il viaggio per fuggire alle pressioni persiane porta con se le immagini degli dei e dei templi. Relativamente agli ionici di Focea che portano nelle colonie il modellino del tempio di Artemide di Efeso (Erodoto, I, 164) - questo spiega perché nelle loro colonie esiste il culto di Artemide/Diana. E' questo il caso di Elea/Velia, che pone in primo piano anche il culto di Apollo. Proprio come sviluppo di quest'ultimo culto (in riferimento ad Asclepio, figlio di Apollo) si ha a Velia una fiorente scuola medica.
Le prime colonie in Campania sono di origine Achea (dall'Acaia peloponnesiaca), strettamente connesse alla prima colonia sullo Ionio, cioè a Sibari. Le colonie achee sono legate dallo stesso culto ad Era (Giunone latina) evidenziato a Poseidonia/Paestum dal grande tempio extramurano alle foci del Sele. La divinità che dà il nome a quest'ultima colonia, Poseidonia, è espressione dello specifico culto che ne facevano i Trezeni, primi colonizzatori.
I grandi santuari a distanza di qualche miglio dalla città, caratterizzano tutta la Magna Grecia. Quello di Poseidonia - come tutti quelli realizzati dagli Achei - è dedicato ad Era. Un tempio di questo tipo, ma dedicato ad Atena, sorgeva a Punta Campanella di Sorrento.
Dopo una prima fase "istituzionale", di religione civile fortemente legata ai modelli della madrepatria, compare una religione meno antropomorfizzata e più intellettuale, attraverso elaborazioni del filone "olimpico" e del filone "dionisiaco". In particolare Pitagora, pur nel rispetto formale della religione popolare, introduce da Crotone in tutta la Magna Grecia il concetto della trasmigrazione e dell'immortalità dell'anima, attraverso il rinnovo delle vite fino alla vera conoscenza che è la condizione dell'anima intellettuale totalmente libera dai vincoli corporali e quindi dalla morte. La conoscenza coinvolge quindi tutta l'esistenza (hodòs toû bìou, la "via pitagorica"), per cui dalla iniziazione rituale, attraverso comportamenti etici e politici, si arriva alla purificazione spirituale. Seguono il maestro in modo determinato coloro che vogliono fino in fondo apprendere (manthànein), chiamati per questo "matematici", mentre coloro che non sono ancora giunti al punto di non ritorno frequentano il maestro solo per ascoltare (akoùein), e sono detti "acusmatici". Pitagora pone come esigenza naturale quella di considerare anche la grande massa legata alla religione tradizionale, che va seguita ed educata nei suoi ritmi di maturazione, proprio utilizzando il tramite della religione che con il suo pantheon costituisce una traccia simbolica dell'universo per la definizione dei comportamenti etici.
Secondo la tradizione ricordata da Diogene Laerzio, Senofane di Colofone si stabilì ad Elea e in versi ne raccontò l'origine nel poema perduto "La colonizzazione di Elea".
FONTI
MADDOLI 1996: Gianfranco Maddoli, Culti e dottrine religiose dei Greci d'Oriente, in PUGLIESE CARRATELLI 1996, 481-498
PONTRANDOLFO 1996: Angela Pontrandolfo, La pittura parietale in Magna Grecia, in PUGLIESE CARRATELLI 1996
PUGLIESE CARRATELLI 1990: Giovanni Pugliese Caratelli, Tra Cadmo e Orfeo. Contributi alla storia civile e religiosa della Magna Grecia, BO,1990
PUGLIESE CARRATELLI 1996: Giovanni Pugliese Caratelli (a c.), I Greci in Occidente, MI:Bompiani,1996
TURANO 1964: Carmelo Turano, L'acrolito di Cirò, in Klearchos, 1964 (n.23-24), 61-72