home page | Filosofia del Novecento | filosofi italiani del Novecento | educatori
W. Goethe (1749-1832) |
|
Ancor più sensibile di Schiller
ai più diversi motivi del dibattito filosofico e scientifico del suo tempo, fu
il più grande poeta tedesco, W. Goethe, che manifestò espliciti interessi
pedagogici espressi nella forma del romanzo di formazione (Bildungsroman).
Il "Wilhelm Meister" (questo il titolo dell'opera) si divide in tre
parti: "La vocazione teatrale di W.M.", "Il noviziato di W.M.",
"Le peregrinazioni di W.M.", che corrispondono ad altrettante fasi
della concezione goethiana. Se nella prima si rappresenta il tipico ideale
romantico di libero dispiegamento della propria natura (W.M. è un giovane
borghese che abbandona la casa paterna per dedicarsi alla vita d'attore), e
nella seconda si approda ad un modello di formazione enciclopedico coerente con
lo spirito neoumanistico (W.M. incontra una comunità educativa rousseauiana
diretta da un personaggio chiamato l'Abate), è soprattutto nella terza che si
consegue una visione pienamente matura ed equilibrata di educazione: Wilhelm si
rende conto dell'errore del suo precedente individualismo e riconosce e
riconosce che la Bildung consiste in un'autoeducazione attraverso esperienze,
che implicano l'apertura alla vita sociale e alle peregrinazioni indispensabili
al completamento della propria personalità. Al termine dei suoi viaggi, il
nostro eroe si sente inserito nel mondo: superati sia l'individualismo sia
l'enciclopedismo, egli ha compreso che l'autentico modello formativo deve essere
fondato sulla partecipazione attiva alla società attraverso l'esercizio
specialistico di una professione che sia utile agli altri. La specializzazione
però non può essere precoce ma deve giungere al termine di un processo
culturale generale che consenta all'individuo di trovare la propria collocazione
nel mondo e la propria funzione particolare. Nella sezione intitolata "La
provincia pedagogica" si narra infatti come Wilhelm, per realizzare
l'educazione del proprio figlio Felice, lo conduca in una immaginaria località
dove, sotto la guida di saggi, tutte la attività sono indirizzate alla
formazione dei giovani, in una felice sintesi che concilia l'attività
specialistica in cui ciascuno deve diventare esperto con un'educazione generale,
senza la quale la prima non risulterebbe proficua. Gli educatori nutrono il più
alto rispetto per gli educandi, scrutandone le inclinazioni e le attitudini ma
lasciando anche il massimo di libertà nelle manifestazioni personali. I giovani
imparano le lingue e le arti, che vengono esercitate tutte a rotazione. E'
significativo che Goethe escluda dalla provincia pedagogica il teatro, a
testimonianza della presa di distanza del poeta dai giovanili ideali romantici:
il mondo attuale non ha bisogno di "anime belle", ma di uomini operosi
e profondamente inseriti nel mondo sociale. Le stesse convinzioni sono del resto
espresse anche nel "Faust", dove l'eroe stipula con Mefistofele un
patto che gli consenta di realizzare il progetto di dominare la natura con
un'attività che la trasformi integralmente.
ome page | Filosofia del Novecento | filosofi italiani del Novecento