home page | Filosofia del Novecento | filosofi italiani del Novecento | 

A. Rosmini - pedagogia

(1797-1855)

Sacerdote e filosofo, autore fin dal 1826 di un "Saggio sulla unità dell'educazione". Qui risulta particolarmente evidente la polemica contro l'Illuminismo, accusato di aver sconvolto, con il suo individualismo, l'ordine sociale e religioso che vanno ripristinati subordinando gli spiriti ad un'autorità suprema. L'unità dell'educazione dell'uomo può avvenire pertanto solo in chiave religiosa, poiché solo il Cristianesimo garantisce, sul fondamento dell'unica Verità, l'unità del fine, del sapere e del metodo. Quindi la religione costituisce il fondamento e il coronamento di tutte le discipline: la conoscenza e l'amore di Dio costituiscono la parte essenziale dell'educazione, mentre tutto il resto ne rappresentano l'aspetto secondario e derivato. Di qui la difesa della libertà d' insegnamento: se questa deve essere intesa come competenza e correttezza di colui che insegna (infatti non si può insegnare l'errore), essa va riconosciuta soprattutto alla Chiesa, quale prima interprete della Verità, e in subordine ai genitori e ai dotti. Rosmini si oppone invece al controllo dell'educazione e della cultura da parte dello Stato. Quanto al metodo, il problema viene trattato nello scritto pubblicato postumo "Del supremo principio della metodica e di alcune sue applicazioni in servizio dell'umana educazione". In sostanza esso si può ridurre alla legge della "gradazione", secondo la quale si passa, secondo un processo di naturale sviluppo, da ciò che si conosce a ciò che è ancora ignoto. Occorre pertanto col bambino procedere dall'universale al particolare, dalla sintesi all'analisi, passando da nozioni indeterminate ad idee via via più determinate

ome page | Filosofia del Novecento | filosofi italiani del Novecento  

1