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LIBRO VIII  SCUOLE ITALICHE

VIII,i. PITAGORA

Di Samo, (o un Tirreno preso dagli Ateniesi, secondo Aristosseno). Fu iniziato a tutti i riti misterici sia greci sia barbari, a Samo, poi in Egitto (entrò nei santuari e apprese gli arcani della teologia egizia) indi per sfuggire al tiranno di Samo Policrate venne a Crotone dove trecento suoi seguaci amministravano ottimamente la città. Diceva di essere stato anima di un pescatore, di piante, animali e sofferenze varie.  Una volta fu Etalide che si credeva figlio di Ermes, ed Ermes gli consentì di scegliere ciò che volesse, eccetto l'immortalità. E scelse di avere - tanto da vivo quanto da morto - il ricordo di quanto accadesse (infatti nella trasmigrazione l'anima porta il ricordo delle vite precedenti i). Italici e romani accorrevano alla sua scuola. Fu il primo a proclamare comuni i possessi degli amici e l'amicizia uguaglianza. Non tutto era secondo loro rilevabile a tutti (dice Aristosseno, "Delle norme *Educative"); il miglior modo per *Educare un figlio: "Farlo diventare cittadino di uno stato ben governato", e infatti educò molti legislatori. Ammoniva a non voltarsi indietro una volta partiti, cioè a non lasciarsi prendere dal desiderio di vivere né a lasciarsi attrarre dalle gioie di quaggiù. Chiamava l'ammonire "riformare", perseguiva l'arte mantica (con presagi e auguri, o con sacrificio di esseri inanimati). "Onora prima gli dei, poi gli eroi, poi i genitori, poi gli uomini. I tuoi rapporti siano tali da renderti amici i nemici; nulla ritieni di tua proprietà, fa guerra all'illegalità, non rovinare pianta o animale che non arrechi danno all'uomo".

Principio di tutte le cose è la monade, da cui nasce la diade infinita, che sottostà come materia alla monade che è causa, da monade e diade nascono i NUMERI, dai numeri i punti, da questi le linee, da cui le figure piane (più bella delle quali è il cerchio), dalle piane le solide (la sfera è la più bella), da queste i corpi sensibili,, i cui elementi sono 4 (fuoco acqua terra aria) da cui risulta il cosmo animato intelligente rotondo con al centro la rotonda terra ai cui antipodi ciò che per noi è sotto per loro è sopra. Astri, sole, luna (da quello illuminata) sono divinità in quanto prevale in essi il caldo che è causa di vita. Anche l'uomo partecipa del caldo, e in questo senso v'è affinità (suggéneia) con gli dei: per questa ragione la divinità è nostra provvidenza. Il fato governa il tutto e le parti. Vive tutto quanto partecipa del caldo. Nulla si genera dalla terra spontaneamente. Gli umani si generano per mezzo dei semi (gocce di cervello che contengono il vapore caldo) depositati sulla matrice. L'embrione si forma in 40 giorni, in 9 mesi il bambino, il quale  ha in se stesso tutti i rapporti della vita e questi lo tengono unito secondo i rapporti di armonia, aggiungendosi ogni parte in tempi determinati. (epigenesi? i). L'anima si tripartisce: nous kai phrénas kai thimòn: nel cervello intelletto e mente, nel cuore l'animo. Solo la ragione (intelletto i) è immortale. Le facoltà dell'anima sono 20, invisibili come l'etere. I legami dell' *anima sono vene arterie e nervi, ma quando abbia  acquisito pieno vigore sono parole e opere. Ermes è l'accompagnatore (Pompèus) delle pure verso l'alto, delle impure alle Erinni. L'aria è piena di anime, ritenute demoni ed eroi, che mandano agli uomini  e agli animali i sogni e i segni di malattia e salute. La cosa più importante nella vita è indurre l'anima al bene (felicità) o al male (=essere accompagnati da un'anima cattiva). Virtù, sanità, divinità, l'universo, ogni bene, sono armonia. Bisogna mantenersi puri evitando le carni, uova, fave e quant'altro prescritto da chi compie i riti misterici. Il bianco è proprio della natura del bene, il nero del male.  *E giovinezza si identifica con crescita, come vecchiezza con decrescita. *M a 80 anni (secondo alcuni a 90) in incendio appiccato da un non convitato alla casa di Milone ove P. banchettava. Per altri l'incendio fu appiccato dai Crotoniati che temevano P. diventasse tiranno: questi fuggì, ma si fermò di fronte a un campo di fave, dove fu sgozzato (meglio essere preso che calpestare fave, meglio essere ucciso che parlare). Altri 40 suoi seguaci furono uccisi. Tra i pochi scampati fu Archita di Taranto e Liside.  Secondo Dicearco P. morì nel tempio delle Muse a Metaponto, ove s'era ritirato, per inedia. La moglie Teano di Brontino Crotoniate, secondo alcuni, fu sua discepola e scrisse alcune opere. Consigliava alla donna che stava per coire con il proprio uomo di deporre insieme alle vesti anche il pudore, e - quando si alzava - a riprendere oltre le vesti ciò. "ciò cosa?" "Ciò per cui sono chiamata donna".  Il figlio Telaurge successe al padre e - secondo alcuni - fu precettore di Empedocle. Sua la frase "autòs èfa" (ipse dixit) passata in proverbio.

VIII,ii. EMPEDOCLE

Di Agrigento. Suo padre vinse nella LXXI Ol. (445-4), fiorì nella LXXXIV (444-1). Fu uditore (con Zenone) di Parmenide, poi andò ad udire Anassagora e Pitagora. Secondo Arist. ("Sofista") inventò la retorica, mentre Zenone inventò la dialettica. Fu medico, maestro di Gorgia da Lentini. Uomo democratico, rifiutò il regno che gli venne offerto, perché amò di più la vita semplice. *M 77enne per postumi frattura coscia destra diretto a Messina. Per Arist. a sessant’anni, per altri a 109 scivolando in mare. Per Demetrio di Trezene "adattò un alto laccio ad un alto corniolo, vi sospese il collo, e la sua anima andò giù all'Ade". Epigr. DL: "... non dirò che di tua volontà ti lanciasti nella corrente dell'Etna, ma, volendo rimanere nascosto, vi precipitasti non volendo."; "Si tramanda che E. sia morto caduto da un cocchio; ma se si lanciò nei crateri di fuoco e bevve la vita, come mai ancora a Megara (di Sicilia? i) si mostrava il suo sepolcro?" (ivi è tuttavia il suo sepolcro). Dottrina: i 4 elementi (fuoco acqua terra a ria) sono uniti da Amore (Philìa) e divisi da Discordia (Néikos) "e il loro continuo mutamento mai si interrompe". 5mila versi ("Della natura" e "Purificazioni"- Katharnoi), 600 righe del "Trattato sulla medicina" e tragedie.

VIII,iii. EPICARMO[]

Di Coo, uditore di Pitagora, sapiente a Siracusa. *M 90enne. Indagini naturalistiche, morali e di medicina.

VIII,iv. ARCHITA[430-350 ca a. C.: secondo Orazio (28ma ode) *morì naufrago in Apulia]
Di Taranto, pitagorico. Salvò con una lettera Plat. che stava per essere ucciso da Dionisio. Sette volte stratego. Si occupò di meccanica in base a principi matematici. Per primo (Platone "Rep.") scoprì il cubo e cercò di trovare il raddoppiamento del cubo.

VIII,v. ALCMEONE[I metà V sec. a. C.]

Di Crotone, pitagorico, seppe di medicina, ma anche della natura quando dice "La maggior parte delle cose è duplice"; "delle cose -visibili  e invisibili - gli dei hanno piena conoscenza, ma a noi, in quanto uomini, è possibile solo inferire dall'evidenza."

VIII,vi. IPPASO

Di Metaponto, pitagorico. Il tempo di mutamento dell'universo è definito, l'universo intero è in perpetuo moto ed ha confini determinati. Non lasciò scritto alcuno.

VIII,vii. FILOLAO

Di Crotone, pitagorico, vendette tramite Dione a Plat. libri pitagorici. *M mandato a morte ché si credeva tramasse per la tirannia. Crede che tutto avviene per necessità ed armonia. Per primo (secondo altri Iceta di Siracusa) disse che la terra si muove in circolo. Un solo libro "Della natura" (secondo alcuni da lì trasse Plat. gli elementi per il "Timeo"), che inizia: "La natura nell'universo è armoniosamente costituita da elementi indefiniti e definienti sia l'universo intero sia tutto ciò che è in esso").

VIII,viii. EUDOSSO[408-355 a. C.: iniziò gli studi su sfera e curve]

Di Cnido. Astronomo geometra (da Archita)  medico legislatore. Salpò in Egitto col medico Crisippo con raccomandazioni per i sacerdoti (a Eliopoli Api lambì il suo mantello). Il piacere è il bene (testimonianza di Nicomaco figlio di Arist.). Fiorì nella CIII Ol (368-65). *M 53enne.

 

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