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"La Repubblica"
del 9/9/05 La
cantante torna con un disco che esce oggi,
"BabyBertè", e l´energia di un tempo
Bertè:
"Provo a far pace con la vita ma il digitale no, non
lo sopporto"
- Tecnologie:
Ho preteso che tutto venisse suonato come si
faceva una volta. Qua si fa come dico io, ho
detto. Si suona una canzone dall´inizio alla
fine.
- Ritocchi:
Qualche ritocco qua e là l'ho fatto anch'io ecco
perché il mio amico chirurgo plastico ha la sua
brava fotina nel disco.
- Tredici canzoni.
Scritte da lei o da Zero, De Gregori, De André
Ron. E Asia Argento...
di GIUSEPPE VIDETTI
MILANO - «Ho litigato con
la vita quando avevo cinque anni e non c´ho più fatto
pace». Per questo ha messo nella copertina del suo
ultimo disco BabyBertè (Ed. Edel) il disegnino di una
bimba con il fiocco, idealmente appoggiata sul banco
delle elementari, con gli occhi di chi guarda la vita con
mille speranze e un po´ di perplessità. «Adesso non
abbiamo più nessuno che ci denuncia», esplode Loredana
Bertè festosa, alludendo a quando l´artista tentò la
rimonta (era il 1997) con "Un pettirosso da
combattimento", «un album che la mia casa
discografica ha letteralmente buttato al vento». Era
un´altra Loredana, opaca, spenta. La morte di Mimì
l´aveva provata, e la tragedia aveva riacceso i
dissapori con i genitori. Lei si confidò in
un´intervista al nostro giornale, imprecò contro la sua
infanzia negata e contro chi gliel´aveva negata. E la
storia finì in tribunale: «E io, ancora una volta, ho
perso e pagato».
Adesso ha tredici
«bambine» da crescere, pensa a loro, alle canzoni di
BabyBertè, che esce oggi nei negozi. Saranno il suo
ritorno al futuro, l´occasione di essere ancora la
Sophia Loren del rock Made in Italy, andata fuori binario
a causa dell´incuria dei discografici, di un grande
amore andato a male (con il tennista Björn Borg) e di un
carattere considerato aggressivo, inaffidabile. Dopo
album memorabili, come la magnifica trilogia Made in
Italy, Traslocando e Jazz. «Traslocare mi ha sempre
fatto bene. Quel disco nacque tra gli scatoloni. E in
mezzo ai pacchi ero anche quando m´invitarono a
"Music Farm". Risposi: "Siete matti? Non
fa per me". E un mio amico: "Perché no? Che
hai da perdere? In questo momento non hai neanche
casa". Aveva ragione. Ficcai tutto in un deposito e
andai da Mességué (dove peraltro ero già stata con
Renato Zero a digiunare. Che ridere, gli chiedevamo una
Coca Cola e ci portavano una tisana)».
Aveva le sue «creature»
da sfamare: «Io queste canzoni me le sono pagate una a
una, il disco l´ho scritto e prodotto io. E senza
l´ausilio del digitale: ho preteso che tutto venisse
suonato e cantato come si faceva una volta. Ho mandato al
diavolo i pigri cialtroni che pretendono di registrare
col Pro Tools, un pezzettino alla volta. Qua si fa come
dico io, ho detto. Si suona una canzone dall´inizio alla
fine. E loro lì a guardarmi come se fossi una bestia
rara, perché lo so, ormai non si fa più così. Ma con
il digitale di merda l´immediatezza, la grinta, la
voglia e la rabbia che vuoi metterci dentro, vanno a
farsi fottere».
Che sollievo, dopo aver
raccolto sette anni fa le sue amare confessioni e
assistito impotenti al pessimismo cosmico dei giorni del
lutto, ritrovarla con la voglia di dare, salvata dal
rock. Ringhia a chi solo osa sfiorare le sue canzoni. I
testi sono compiuti, la musica rotonda e potente. Lei ci
canta dentro il buio che ha conosciuto e questa nuova
voglia che le è venuta di ricominciare: "Sola come
un cane", "Notti senza luna", "Io
ballo sola", "Sto male", "Non mi
pento". E qualche brano regalato dagli amici:
"Deliri a 45 giri" di Renato Zero, "Una
storia sbagliata" di De André, arrivata attraverso
una premurosa Dori Ghezzi, e "I ragazzi
italiani", firmata da Dalla, De Gregori e Ron. Di
quel canto strozzato e della feroce drammaticità di
tante spietate trasmissioni televisive che le hanno solo
fatto più male, qui non c´è traccia. Salvata dal
reality? «Dice bene, salvata dal reality. E, badate
bene, non era il "Music Farm" della Ventura,
dove tutti si ingozzavano. Noi eravamo a dieta stretta.
Con Amadeus che stentava a capire lo spirito con il quale
io ero lì. Per rompere il ghiaccio m´inventai quelle
sedute di "Artisti anonimi", autoanalisi tipo
alcolisti anonimi per intenderci. Il momento decisivo fu
quando la Minetti gridò: "Sono incazzata, perché
sono cieca". Chi ha il coraggio di lagnarsi perché
deve cenare con un sedano e una carota di fronte a
un´affermazione del genere?». Dagli Artisti anonimi, la
Bertè diventò amica dei Ricchi e Poveri. «Per me erano
i Gianni e Pinotto del pop italiano, improvvisamente mi
ritrovai a voler diventare la quarta del gruppo. Lì è
iniziata la mia carriera di scassa-format. Vorrei
continuare, aggredire Sanremo. E il Festival di Venezia.
Se a Sanremo invitano tutti quegli attori, perché noi
non dovremmo cantare a Venezia prima delle proiezioni?».
S´accarezza i capelli
lunghissimi, bianchi e neri a strisce, una maliarda rock
che non vuol più nascondere l´età (compie 55 anni il
20 settembre). «Le extension me le ha consigliate
Asia», dice, scoprendo il trucco. Già, Asia Argento: in
BabyBertè è il suo alter ego, l´ha contagiata con il
suo amore per Baudelaire (a cui è dedicata
""Notti senza luna") e ha diretto e
interpretato tre potentissimi videoclip, "Io ballo
sola", "Notti senza luna" e "Mercedes
Benz", un garbato omaggio a Janis Joplin (non una
cover). «La prima volta che incontrai Asia fu in un
aeroporto. Venticinque anni fa? Era una bimba, mandò sua
sorella a chiedermi l´autografo, io le regalai il mio
orecchino a forma di ciuccio». In Io ballo sola, Asia
dà vita a tutte le Bertè che hanno fatto di Loredana un
cult. Quella di "Dedicato", "Sei
bellissima", "E la luna bussò" («Non
dimentichiamo, per favore, che il reggae in Italia l´ho
portato io») e "Il mare d´inverno". La
diverte essere chiamata la Loren del nostro rock. Poi ci
ripensa e scatta in piedi (in realtà non sta seduta un
attimo): «Qualche ritocco qua e là l´ho fatto
anch´io. Con la menopausa le tette erano diventate
enormi, e allora zac! E poi qui (si accarezza il ventre,
ora piatto), e qui (alza la mini, le gambe sono perfette
come ai tempi di Streaking, il disco-scandalo del ´74 in
cui era nuda in copertina). Ecco perché il mio amico
chirurgo plastico ha la sua brava fotina nel disco. Però
io non vado mica da Harrods ad autografare i miei libri
di cucina scortata da guardie del corpo. Io stasera mi
butto in mezzo ai miei fan, a mezzanotte esatta alle
Messaggerie Musicali del Duomo, senza rete». L´ha fatto
davvero, ieri sera. Un trionfo. Quella è la Loren a cui
pensavamo: mica quella delle ricette, la «Ciociara».
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