|
"Il Mattino" di
Napoli del 9/9/05 "Così hanno ucciso mia
sorella"
di Federico Vacalebre
Loredana ricorda con
rabbia, ritorna con rabbia. Il suo nuovo album
«Bandaberté» è appena uscito: «Per registrarlo ci
sono voluti 5 anni, tutti i soldi - e ne avevo chiesti
tanti - guadagnati con Music farm,
laiuto di Asia Argento, in cui mi rivedo ragazza, e
degli altri miei pochi amici». Che poi sarebbero Morgan,
Enzo Gragnaniello, Renato Zero (che ha scritto per lei
«Deliri a 45 giri»), Ron (di cui ha ripreso «I ragazzi
italiani»), Dori Ghezzi (che le ha concesso luso
della versione di «Una storia sbagliata» registrata in
occasione del concertone genovese per ricordare De
André), Rosita Celentano, tutti presenti anche con buffi
messaggi registrati sulla segreteria telefonica della
cantante. Il disco è ruvido, ostentantamente analogico,
senza peli sulla lingua sin dallincipit: «Sola
come un cane in questo schifo di città. Come un animale
che vive in cattività e mi costa un capitale questa
libertà virtuale». «Lho scritta un Ferragosto,
uno di quei Ferragosti in cui nel mio palazzo cero
solo io e la portinaia», spiega lei. Che torna in
qualche modo sullargomento in «Sto male»,
profonda dichiarazione di disagio. Ma il brano più
atteso è «Mufida», parola araba che significa
«sorella» e parla di Mia Martini: una requisitoria
contro «i soliti idioti, maghi e parrucchieri», «il
popolo della superstizione, la tribù che condannò Mimì
allassurda diceria delluntore. Dissero che
portava sfiga e la marchiarono, trattandola come un
gattino nero. Pensavo a questo proprio riascoltando il
disco: in tv passa ancora lo spot di quelli che si
fermano perché è appena passato un micio color pece. Ma
in quale nazione viviamo se nessuno protesta? Se i
presentatori continuano a giocare sulle persone che
portano bene e quelle che portano
male? Ha ragione Celentano: questa nazione di
ignoranti lha uccisa così». Le lampare accese sul
mare di Bagnara Calabra sono lunica immagine
positiva evocata dai versi. Il canto di Loredana è un
pianto soffocato, imploso, un rauco rantolo che si fa
jaccuse ed esorcismo: «Ora hanno seppelito in
fretta il cantante triste Sergio Endrigo:
quando lItalia riuscirà a tener conto delle sue
grandi voci, della sua grande musica popolare?». La
dedica alla piccola grande donna di «E non finisce mica
il cielo» non è lunica dellalbum: tra
«Notti senza luna» per Baudelaire e «Mercedes Benz»
per Janis Joplin si nasconde «Joe» per lamico
fragile Faber che amava i pettirossi da combattimento.
«Io resto quella di sempre, scomoda, scostante, quella
che rompe... Eppure vedendomi nel reality show la gente
ha cominciato a capire perché rompevo,
perché brontolavo e mi lamentavo. Prendiamo questo
disco: ho dovuto combattere con il maschilismo
dellambiente, con musicisti e tecnici ormai schiavi
del digitale e poco disposti a obbedire a una donna.
Quando sono entrata in sala di registrazione stavano
tutti intorno ai computer: Ma andate agli
strumenti, sono sbottata io». «Io ballo da
sola», «Non mi pento»; incalza «Babyberté».
Loredana «scomunicata dalla vita» firma i testi, P.
Leon gran parte delle musiche. «Forse un giorno capirò
dove è stato che ho sbagliato e mi perdonerò», ulula
Lory alla luna: «Ci rivediamo in tour». Speriamolo
davvero e presto.
|
|