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"Il
Gazzettino" del 9/9/05 Loredana
Bertè: è tornata "mamma rock", attuale con
rabbia
Asia Argento la chiama
"mamma rock", Renato Zero non la trova mai,
idem Rosita Celentano. Morgan le ricorda che «il
cappello è arrivato in America» e via dicendo. E poi
c'è un tizio misterioso che abbaia e ringhia. Il tutto
tramite segreteria telefonica, un articolo che alla luce
delle nuove tecnologie sembra obsoleto ma che si dimostra
strumento di libertà, di sfoghi e di silenzi. «Io non
ho il telefonino e lo detesto - spiega l'interessata -
mentre Renato ne ha diciotto», Renato Zero, s'intende.
Quello degli intermezzi della segreteria telefonica di
casa è l'intercalare curioso che Loredana Berté ha
scelto di inserire nel (finalmente!) nuovo cd
"BabyBertè " (lei in copertina è una specie
di Mafalda timorosa col pollice in bocca) in uscita oggi.
Ad ottobre seguirà uno show-evento allo Smeraldo di
Milano, forse una "convocazione" da Celentano
per Rockpolitic e poi, «se il disco andrà bene», un
vero tour. «Ho una gran voglia di fare concerti, ma come
dico io e sto cercando un grande manager», spiega Lori,
magra e con lunghe extension mechate ai capelli. «Me le
ha regalate Asia - dice - e sono quelle della Barbie....
». Proprio Asia Argento firmerà i prossimi video della
cantautrice di Bagnara Calabra. Per Natale poi è
prevista un'edizione speciale del cd con quattro popup,
dei veri e propri diorami, e forse una versione in vinile
per i collezionisti. «La pirateria si combatte così: i
falsari copiano solo il supporto, ma se la grafica è
curata uno preferisce comprare l' originale!» afferma.
Ieri sera dalle 23 in poi,
le Messaggerie Musicali di Milano hanno effettuato
un'apertura straordinaria per i fan, con Loredana
disponibile a firmare le prime copie del cd, in vendita
al prezzo "consigliato" di 15 euro. Loredana è
orgogliosa dei suoi sostenitori: «Esistono numerosi siti
Internet, molto ben organizzati, che controllano il
download pirata. Se uno tenta di copiare un mio brano
illegalmente invece della canzone appare Wanna Marchi che
grida... Saranno i miei fan a organizzare la vendita dei
biglietti per il concerto al teatro Smeraldo, così non
ci saranno favoritismi».
Il disco. Lori si conferma
come rockeuse naturale e ancora attualissima. Dentro,
umoralmente, c'è molto dell' eccellente "Un
pettirosso da combattimento", l'album del '97 già
autoprodotto, come quello nuovo d'altronde. «Un disco -
spiega la Berté -che mi sono pagata totalmente con i
soldi del lavoro teatrale per l'Opera di Roma e Music
Farm: 450 milioni di vecchie lire. Ci lavoro da cinque
anni, con tutti i problemi che ho avuto nel mezzo, e ho
fatto tutto in analogico, con veri musicisti e veri
strumenti al Forum di Roma».I brani, suoi i testi e le
musiche di Philippe Léon, sono efficaci e lineari.
"Sola come un cane" ha un riff coinvolgente e
le grandi chitarre di Giorgio Cocilovo.
"Mufida" è una storia di confine e
segregazione («Sono disillusa dalla politica anche se
sono sempre di sinistra... »). "Mercedes Benz"
è un brano originale, anche se nel titolo ricorda quello
della Joplin. "Joe" è forse il rock che
preferiamo. "Una storia sbagliata" («Poco
nota: uscì solo in singolo e in pochi capirono che si
parlava di Pasolini») per concessione di Dori Ghezzi è
nella versione integrale eseguita al Carlo Felice di
Genova per "Via del canto" e si sentono i
commenti di Fabio fazio, David Riondino e Michele Serra.
"I ragazzi
italiani" è quella di Ron, amico e mentore dei
tempi difficili così come Renato Zero, che le regala
"Deliri a 45 giri", in stile
"terzinato" anni Cinquanta. Molto personale
"Non mi pento", mentre "Strade di
fuoco" è co-firmata da Giulia Fasolino. Anche se il
cd si chiude con l'acido rock di "Sto male",
Loredana ci sembra decisamente messa meglio che nel
recente passato. I fantasmi di Mimì, Borg, e dei
genitori-padroni sono meno invasivi. «E' vero - conclude
- e lo devo a me stessa e ai miei pochi
"fratelli" come Renato, Asia, Ron, Dori e
Rosita Celentano, che mi auguro faccia carte false con
papà Adriano per portarmi nel suo show televisivo. Ho
tante cose da dire... ».
Bruno Marzi
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