La famiglia Bilali
Una storia esemplare
di Roberto Ricciotti

Gennaro e la giovane moglie mi accolgono nella dignitosa dimora, con aiuole ed orticello, elargendomi generosi sorrisi: un po’ imbarazzanti lui, spontanei e dolcissimi lei.
All’ombra degli eucaliptus i convenevoli stanno sciogliendo la loro aria impacciata quando la signora entra in casa per riuscirne subito con in braccio la loro bambina di un anno.
La mamma adesso ostenta un sorriso fiero, il papà, ancor più orgoglioso, mi dice il suo nome, lei da sotto il cappellino leva uno sguardo appena corrucciato che nulla toglie alla meraviglia di occhi d’un indescrivibile azzurro.
Così, con immediata cordialità, inizia l’incontro con la famiglia slava di cui fa parte anche Marco, il fratello minore di Gennaro. I Bilali, i cui veri nomi sono Kenan e Mahir, costituiscono un esempio di positivo inserimento sociale nella comunità dell’Axa, realizzatosi nel breve volgere di quattro anni.
Arrivato ventiduenne in Italia per il tramite di un connazionale e subito diretto a Roma, Gennaro per due anni ha dovuto adattarsi ad una sistemazione alquanto precaria, dormendo appena e dedicandosi intensamente al lavoro in edilizia per quasi tutto il tempo produttivo.
Da quella gravosa esperienza, più che apprezzabili proventi economici ha potuto ricavare evidenti "giovamenti fisici" e d’altronde vedendo all’opera anche Marco ci si può rendere conto come fare il muratore con un certo impegno permette contemporaneamente di esercitarsi alla migliore delle palestre.
Spirito di sacrificio e serietà nel lavoro, oltre a una precisa scelta di ripetto del paese che li ospita, hanno consentito a Gennaro prima ed al fratello (ora ventenne) che lo raggiunse nel ‘94, di guadagnarsi la reputazione di lavoratori vigorosi ed affidabili, decisi a conquistare sul campo del lavoro, della disponibilità e dell’onestà l’indispensabile fiducia per essere accettati senza riserve nella nostra società.
A questi ammirevoli ragazzi non mancano poi doti di schietta semplicità ed innata simpatia che hanno certo favorito un evento determinante per il futuro del più grande.
Da due anni il lavoro di Gennaro è emerso, essendo regolare e tutelato dalle nostre leggi: grazie ai buoni uffici di un "padre adottivo" è infatti alle dipendenze di un sagace imprenditore (Angelucci, N.d.R.) che da sempre riscuote meriti nella vita del quartiere.
Anche per il suo lavoro quotidiano Gennaro è ormai uno di noi, come lo sta diventando la sua gentile signora dal nome, non ancora italianizzata, di Imrlije, arrivata a Roma dopo la raggiunta certezza lavorativa di lui ed il conseguente matrimonio celebrato nella natìa Macedonia.
La piccola Valmira, con quegli occhi cerulei, non poteva non conquistarsi qualcuno di grande sensibilità d’animo ed altruismo. Di lei e della timidissima madre si prende infatti amorevolmente cura un’encomiabile mamma che presta la sua opera di pubblico ufficiale proprio all’Axa.
Non meno affettuosa, poi, l’amicizia cementata dal capofamiglia con un giovane collega/atleta costituisce una mirabile testimonianza di solidarietà e fratellanza.
Della fortuna toccata al fratello finora Marco ha potuto fruire solo parzialmente, perché il suo lavoro è ancora tanto precario quanto sodo.
Mentre pacatamente mi racconta le sue giornate, lo sguardo mite e pieno di speranza sembra andare ad un sogno: un lavoro stabile, una casetta tutta per sé, una famiglia sua che conforti il dolore di quella d’origine lasciata da ragazzo fra le aspre montagne macedoni.
Qualcuno ha detto che se i sogni  volano sulle ali del coraggio, la realtà desiderata si avvicina ogni giorno di più....

Il Consorzio AXA
Somm. Lug. '97 - n° 10

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