La renna argentata

di Giovanna Gandolfi

Mancavano pochissimi giorni alla vigilia di Natale e, nella magica fabbrica di giocattoli di Babbo Natale, al Polo Nord, vi era un gran fermento: tutti gli gnomi si davano un gran daffare per ultimare i balocchi che la notte del 24 Dicembre sarebbero stati distribuiti ai bambini buoni di tutto il mondo.
Ma, nel suo studio privato, Babbo Natale passeggiava nervosamente avanti ed indietro con aria preoccupata: le sue 12 renne bianche erano piuttosto stanche ed anziane ed egli temeva che le povere bestiole quell'anno non ce l'avrebbero fatta a distribuire tutti i doni, almeno non in tempo.
Immerso in questi pensieri, Babbo Natale si diresse verso le Scuderie del Vento, dove le sue 12 renne si riposavano nell'attesa della Santa Notte.
Era vero, erano ormai stanche e le loro ali avevano perso elasticità e potenza; specialmente Fulmine e Saetta, le più veloci, erano ormai stremate.
Povero Babbo Natale, che guaio. Come avrebbe fatto a consegnare in tempo tutti quei doni?
Del resto non poteva permettere che qualche bimbo buono rimanesse deluso. Come risolvere la situazione?
Mentre rifletteva sul da farsi, si sentì chiamare da una flebile vocina. Si guardò intorno, ma non vide nessuno e proseguì per la sua strada.
Ma la vocina insisteva e allora, egli non poté fare a meno di notare, sul ciglio del sentiero, un bocciolo di rosa bianca ma così scintillante da sembrare d'argento. "Annaffiami!".
Babbo Natale trasalì, ma poi capì che era proprio il bocciolo che gli parlava (del resto erano nel mondo della Fantasia, no?).
Il buon vecchio si avvicinò allora ad un ruscello ghiacciato lì vicino, ruppe il ghiaccio sulla superficie e, riempito il berretto d'acqua, innaffiò la rosa che sembrò bere avidamente.
"Grazie, torna domani" disse il bocciolo, e Babbo Natale si ripromise di non deluderlo.
L'indomani andò tutto come il giorno precedente, e fu così fino al 23 Dicembre.
Proprio quel giorno Babbo Natale notò che il bocciolo era diventato uno splendido fiore argenteo dai riflessi multicolori.
"Coglimi!" disse la rosa, e Babbo Natale obbedì. Una volta reciso, il fiore perse tutti i suoi petali e sullo stelo rimase, meraviglia!, .. un brillante, ma così grosso e luminoso che il suo bagliore accecò il povero incredulo Babbo Natale!
"Portami nelle Scuderie del Vento e ricoprimi di paglia" ordinò il brillante.
Nonostante lo stupore, il buon vecchio fece come gli era stato detto: si recò nelle scuderie, dove già le renne scalpitavano, quasi pronte a partire, e nascose la gemma preziosa sotto un mucchietto di paglia, poi tornò al suo laboratorio piuttosto sconcertato.
Quella notte non riuscì a dormire: come avrebbe portato a compimento la sua consueta missione natalizia? E poi che significavano tutti gli avvenimenti di quegli ultimi giorni, la rosa, il brillante?
Finalmente giunse il giorno della vigilia e Babbo Natale si recò nelle scuderie a sellare le sue renne, seguito da uno stuolo di piccoli gnomi che portavano i sacchi pieni di doni.
Ma cosa era quel bagliore che proveniva dalle scuderie?
Trepidante, il vecchio entrò e ...... oohhh! Che splendore!
Dritta in mezzo alle altre c'era un altra renna, una meravigliosa renna argentata, con un gran brillante che le scintillava in mezzo alla fronte.
"Io mi chiamo Stella d'Argento e sono stata mandata dalla Regina delle Fate per guidare le tue renne ormai stanche nella loro missione. Legami alla tua slitta, davanti a loro, e non te ne pentirai!"
Babbo Natale non poteva credere ai suoi occhi ed alle sue orecchie, ma, riavutosi dallo stupore, si diede subito da fare: caricò i doni, sellò le renne e pose Stella d'Argento a capo del branco.
Con un prodigioso salto, la renna spiccò il volo, seguita da tutte le altre che, sotto la sua guida, ritrovarono agilità e vigore.
Così il nostro caro buon vecchio Babbo Natale riuscì a distribuire i doni in tempo e anche quell'anno nessun bimbo buono restò deluso.
Il Natale era salvo!

I Racconti di Zeus

Somm. Dic. '96 - N° 3
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