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Caro Luigi, sono andato a vedere l'ultimo adattamento di una tua opera molto famosa, "L'uomo dal fiore in bocca".
Il regista e interprete principale è Hervé Ducroux, uno che ci sa fare, con una ottima presenza scenica e un'inflessione straniera che sa di imperi, guerre per una donna, ordini e comandi che portano alla vittoria e ai ricordi davanti al camino.
Il passato il presente e il futuro che tu avevi tanto ben miscelato dentro una malattia che non fa morire subito e che è musicale quasi come la vita è, in questo originalissimo allestimento, rappresentata dalle note vere di un sax tenore e dai passi di due ballerini che non smettono mai di rincorrersi, di prendersi e lasciarsi come fa la povera moglie di quel tuo bel personaggio principale.
Ducroux ha rispettato, ed è questa la novità, completamente il testo da te scritto, non l'ha ricamato soltanto su di sé proponendo il consueto monologo ma ha inserito il personaggio laterale e quasi sempre senza parole del viaggiatore, del passante che non presta attenzione.
Il dialogo c'è anche se è un parlare nel vuoto senza risposta, non è un monologo, un lungo schiaffo accusatore verso chi scansa la malattia, il dolore, la passione e la sofferenza di chi non è fortunato, sano e bello.
Il pubblico, ed io tra loro, ha ringraziato con un lungo applauso il lavoro svolto dagli interpreti e dal regista.
P.S. Se puoi metti una parola buona per quelli di Scenari Paralleli perché nel Teatro ci credono, gli vogliono bene ed hanno un cartellone da fare invidia a spazi ben più famosi.
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