Dolce primavera
di Simone Navarra

Nanni Moretti è un grande regista.
Nanni Moretti è un grande attore.
Nanni Moretti è un grande autore.
Nanni Moretti non sbaglia mai un film.
Questi brevi postulati del cinema contemporaneo italiano non sono lo specchio, del nostro pensiero e delle sue preferenze, ma l'esatta riproduzione di una realtà che ha aspettato Aprile, il nuovo film di Moretti, come si attendono la stella cometa, il Giubileo, i mondiali di calcio, le olimpiadi.
Eventi che si ripetono con intervalli regolari, che invadono le discussioni, i pensieri e i ricordi con la forza di cose che vanno dappertutto, che lasciano sempre il segno.
Non sappiamo quanto questo dibattito ridondante faccia bene alle olimpiadi, al Giubileo e a quel che abbiamo scritto sopra, ivi comprese le opere di Nanni Moretti.
Fughiamo alcuni dubbi: non è una riflessione sulla vittoria dell'Ulivo, non è solo questo; non è il film privato della nascita di un figlio, non è solo questo; non è la confessione su pellicola di una insoddisfazione, non è solo questo.
Confermiamo invece che si tratta di una ideale continuazione di Caro Diario, senza la suddivisione in episodi e gli spostamenti di un uomo in cerca di qualcosa.
In tutto il tempo che si rimane incollati alla poltroncina - come in un thriller tanto che dispiace quando la visione finisce - le battute, i pochi intrecci sono per un Italia che si cerca ma non si trova, per una cultura che dopo esser partita rimane senza benzina, entusiasmo, e vuole tornare indietro, in un porto sicuro di certezze, di padri e madri.
Nanni Moretti invece, a nostro piccolissimo parere, insegna e ricorda Francesco De Gregori che cantava in una sua canzone, "la storia siamo noi, nessuno si senta offeso, nessuno si senta escluso".

Le Recensioni

Somm. Apr. '98 - N° 18

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