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Storia divertente quella di Full Monty, dove si ride amaro e si mettono sul povero piatto i problemi di un mondo che ha dimenticato quale ruolo deve avere chi un lavoro non ce l'ha, non lo trova.
Il problema della disoccupazione è qui risolto in una trama degna del miglior cinema humour inglese, con ottimi interpreti che fanno quasi dimenticare di essere dei professionisti, degli attori, e non dei "prima volta sullo schermo", gente della strada calata per l'occasione in ruoli a lei congeniali.
La meraviglia è tutta nella svolta annunciata, che arriverà solo nel più che degno finale e nel cercare una soluzione che salvi il matrimonio, il figlio, l'amore e la faccia.
La morale è tutta in questa disperazione che si ride addosso, che non smette un attimo di farsi dire e giudicare immatura, che accusa una realtà che dopo aver costretto nelle fabbriche, negli uffici, nelle cravatte e nelle tute blue, non offre altra alternativa che quella di rimanere in mutande.
Sheffield, la città dove è ambientata la vicenda, funziona come Genova, la vicina Napoli, la provinciale San Benedetto, l'inquinata Livorno, la perduta occasione Palermo, la collusa Gela e tutto quello che sa di vittoria annunciata e Coppacampioni persa in casa, di miracolo economico e fallimento dopo sette mesi.
Vederlo è quasi obbligatorio per un cittadino del pianeta terra.
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