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"Sylvester Stallone è un attore non un culturista, non un pugile che solo per caso ha girato dei films.
In Copland la stessa persona che era protagonista, forse suo malgrado, di Rocky 5 e Rambo 3, dà una prova di recitazione da ricordare, da tenersi cara.
I fans, gli ammiratori dell'ex marito di Brigitte Nielsen, del collezionista di '700 italiano, sono finalmente lieti di avere un'arma recente abbastanza sofisticata per dimostrare le capacità del loro idolo, del loro 50enne con i muscoli sempre gonfi.
Bisognava ricorrere a Taverna Paradiso, a Rocky e agli ultimi 15 minuti di Rambo per poter salvare Stallone dall'accusa di essere uno di quei fenomeni molto legati agli anni '80, capaci di far saltare botteghini, di sbaragliare la concorrenza, ma di non farsi assolutamente ricordare per le loro capacità d'interpretazione.
Questa terra di poliziotti, questo paesotto abitato solo da uomini in blue e controllato da un imbolsito, adiposo, lento fino all'inverosimile sceriffo Sly è in realtà un vaso di Pandora con tanto di peccati dentro.
Pochi dicono la verità, molti sono spietati assassini più di chi lo è per mestiere, altrettanti fanno finta di niente di fronte ai soprusi di chi la legge dovrebbe far rispettare.
Quando il nostro eroe sceglie di non stare più al gioco, scopre di essere debole, stanco e quasi vigliacco.
Forse il film è un po' troppo carico di stars di parti impossibili da tagliare ma ha il grande merito di rendere noto al pubblico del quasi 2000 che esiste un attore di mezz'età con un'incredibile voglia di far vedere che lui ci sa fare, anche se vuole alternare "cose di qualità" a "cose che pesano".
Speriamo che non pesino troppo.
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